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Federico Zanon
Ho 40 anni, vivo a Padova e ho due figli. Da oltre 12 anni faccio lo psicologo. Ho lavorato nelle dipendenze e mi interesso di plusdotazione intellettiva nei bambini. Dal 2006 ho iniziato a occuparmi di politica professionale con Altrapsicologia, e da allora non l'ho più abbandonata. Mi sono interessato in modo particolare di previdenza, dal 2009 al 2013 sono stato consigliere di indirizzo generale ENPAP e dal 2013 sono vicepresidente dell'Ente. Sono diventato presidente di Altrapsicologia nel 2014.

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Psicologi in Europa: il report 2016 della Commissione Europea

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La Commissione Europea monitora le professioni svolte nei paesi dell’Unione, e fra queste è compresa la professione di psicologo. L’ultimo report disponibile è del 2016.

Leggendolo si trovano informazioni interessanti. E alcuni miti da sfatare. Va comunque fatta una premessa: la regolamentazione della professione di psicologo in Europa, le sue varie declinazioni e definizioni, rendono la comparazione complessa e per certi versi è difficile sostenere che parlando di ‘Psicologo’ si stia trattando lo stesso oggetto. Comunque, questo report mi pare un buon tentativo e la fonte autorevole ne fa certamente un punto di riferimento.

PROFESSIONE REGOLAMENTATA: SOLO IN ITALIA?

Fra i miti da sfatare, c’è quello che solo in Italia la professione di psicologo sia regolamentata e soggetta a vincoli. In realtà, secondo il report nella maggior parte dei paesi europei la professione di psicologo, e tutte le attività connesse, sono soggette a vincoli e regolamentazione e non possono essere svolte da soggetti non autorizzati in qualche misura da istituzioni di certificazione. In alcuni casi, tali istituzioni sono private, ma con riconoscimento governativo. In altri casi, le istituzioni sono enti pubblici o governativi appositamente preposti.

IN ITALIA 1/3 DEGLI PSICOLOGI EUROPEI?

L’altro mito da sfatare riguarda il numero di psicologi italiani: secondo una stima comunemente diffusa, in Italia ci sarebbero 1/3 degli psicologi europei. Secondo il report, gli psicologi europei sono circa 400.000 e in Italia ci sarebbero 93.000 psicologi. In realtà, i dati italiani (forniti dal CNOP) non tengono conto che non tutti gli iscritti agli ordini esercitano realmente la professione, pur essendo per la legge degli psicologi.

Chi esercita attivamente sono gli iscritti attivi ENPAP, ovvero 44.000 psicologi nel 2016 (dati estratti dal bilancio 2016 di ENPAP). A cui si possono aggiungere i circa 5700 psicologi dipendenti del SSN (stima ministero salute 2010). Riconsiderando la stima secondo questo dato, gli psicologi europei sarebbero circa 350.000, di cui 1/7 circa italiani.

SIAMO DAVVERO TANTI IN ITALIA?

Il rapporto numerico fra psicologi e popolazione, sempre dal report della Commissione Europea, in Italia sarebbe di 156 psicologi ogni 100.000 abitanti. Tuttavia, riconsiderando il dato in base ai soli iscritti attivi enpap, il rapporto scende a circa 80 psicologi ogni 100.000 abitanti. A titolo di paragone, in Germania ci sono 109 psicologi ogni 100.000 abitanti, in Finlandia 105, in Francia 84, in Spagna 133.

COUNSELOR? PER LA COMMISSIONE EUROPEA NON ESISTONO.

Il terzo colpo di scena: fra le centinaia di professioni regolamentate in qualche modo – dallo skipper al portiere, dall’investigatore di incidenti aerei all’infermiere veterinario – non figurano né il coach, né il counselor. Figure che la Commissione Europea non prende in considerazione nel proprio elenco.

IL REPORT COMPLETO

Per consultare il report completo: Psicologi in Europa

 

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2 commenti

  1. Il terzo non è un colpo di scena, ma una storia molto travagliata. La Commissione europea, nella sua proposta del 2002 di Direttiva sul riconoscimento della qualifiche, voleva riconoscere le professioni concorrenti di quelle regolamentate e riservate, come per noi sono quelli citati nell’articolo di Altra Psicologia: counselor, coach ecc. Durante la presidenza italiana di turno del secondo semestre del 2004, ed ancora restando nella Troika come past-presidenza nel semestre successivo, siamo riusciti ad evitare quella vanificazione di fatto di tutti gli Ordini, che voleva soprattutto Monti dalla DG 3 Concorrenza. Così la Direttiva 36 del 2005 ha sbarrato loro il cosiddetto zig-zag, che li avrebbe fatti dilagare passando da qui attraverso qualunque Paese che li avesse in qualunque modo riconosciuti. Così la direttrice dell’Unità competente, Brumter-Coret, si ricordò di bloccare a livello europeo il successivo decreto italiano Bonino-Scotti, del 9/11/2007, essendole stato spiegato che avrebbe avuto sui nostri ordini l’effetto del nine-eleven, nove settembre, come lo scrivono a rovescio gli americani.

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