Home / Articoli / Tutela / Counseling e sostegno psicologico: chi farà davvero chiarezza?
Mauro Grimoldi
Mi occupo in prevalenza di criminologia minorile e problemi dell'adolescenza. Faccio attività peritale, clinica e formazione. Sono coordinatore scientifico della Casa dei Diritti del Comune di Milano e blogger per la testata “Il Fatto Quotidiano”. Tra le altre cose, per alcuni anni sono stato responsabile dell’unità operativa che effettua la valutazione diagnostica dei minori che commettono crimini presso il T.M. di Brescia. Dal 2010 al 2013 sono stato Presidente dell’Ordine Psicologi della Lombardia; oggi sono consigliere OPL ed ENPAP. Ho pubblicato tra l'altro “Adolescenze Estreme. I perché dei ragazzi che uccidono” (Feltrinelli) e altri saggi e contributi sulla devianza minorile e sul disagio adolescenziale. Collaboro saltuariamente con l’Università Vita-Salute San Raffaele.

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1 Commento

  1. Gentilissimi, solo una considerazione che spero possa essere utile…
    la legge 56, all’art. 1 parla di “strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno… in ambito psicologico”.
    Al di fuori di tale ambito il problema non si pone, pertanto sarebbe opportuno che gli psicologi, che più di tutti ne hanno la competenza, lo definissero e lo circoscrivessero (con la consapevolezza e l’onestà che non può rientrarvi tutto ciò che riguarda la natura umana e l’esistenza), ciò, a mio avviso, gioverebbe sicuramente alla categoria in primis e, a cascata, all’intero mondo delle relazioni d’aiuto (sia per chi ci lavora che per chi ne usufruisce).

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