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Federico Zanon
Ho 40 anni, vivo a Padova e ho due figli. Da oltre 12 anni faccio lo psicologo. Ho lavorato nelle dipendenze e mi interesso di plusdotazione intellettiva nei bambini. Dal 2006 ho iniziato a occuparmi di politica professionale con Altrapsicologia, e da allora non l'ho più abbandonata. Mi sono interessato in modo particolare di previdenza, dal 2009 al 2013 sono stato consigliere di indirizzo generale ENPAP e dal 2013 sono vicepresidente dell'Ente. Sono diventato presidente di Altrapsicologia nel 2014.

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ENPAP: il ‘pacchetto gravidanza’ per le psicologhe.

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Una nuova tutela ENPAP per le psicologhe in gravidanza, con Altrapsicologia. Dal 16 Gennaio 2016.

ENPAP: LA VISION DI ALTRAPSICOLOGIA. Crediamo da sempre nella valorizzazione delle nostre istituzioni di categoria, Ordini ed ENPAP. Al governo dell’ENPAP, abbiamo lavorato con decisione negli ultimi due anni per recuperare un’immagine dell’ente deteriorata da chi ci ha preceduto. Lo stiamo facendo attraverso una decisa azione di trasparenza, buona gestione finanziaria e ampliamento dell’assistenza a tutti gli psicologi.

DONNE E PSICOLOGHE. Le psicologhe sono l’80% della popolazione ENPAP. Su 10 psicologi, 8 sono donne. Il 57% di loro ha meno di 40 anni, il 72% ha meno di 45 anni. Una demografia che ci caratterizza come categoria professionale e che è ben rappresentata nell’EBook dedicato alla condizione femminile in ENPAP, che abbiamo voluto per raccontare la realtà delle donne psicologhe.

PSICOLOGHE E MATERNITA’. Una popolazione femminile e giovane, che vive la gravidanza come evento frequente: 1171 gravidanze nel 2010, 1332 nel 2011, 1474 nel 2012. Un trend che non accenna a fermarsi. Sono colleghe con grandi risorse personali e professionale: in controtendenza rispetto al senso comune, riescono a recuperare il proprio reddito dopo la gravidanza e a superarlo lievemente rispetto a prima.

GRAVIDANZA: UN MOMENTO DELICATO. Le risorse che dimostriamo come categoria non devono farci dimenticare che la gravidanza è sempre un momento delicato. Chi ha avuto figli conosce bene quel tempo di nove mesi scandito da attese, gioie, ma anche timori e bisogno di rassicurazioni sulla salute del bambino e della mamma. E non sempre l’organizzazione del Sistema sanitario pubblico aiuta: fra tempi di prenotazione e indisponibilità degli esami, spesso ci si deve rivolgere alla sanità privata affrontando spese impreviste.

ECCO PERCHE’ ABBIAMO CREATO IL ‘PACCHETTO MATERNITA’. Per liberare le colleghe in gravidanza da spese e fastidi imprevisti. Per agevolarle nella prenotazione di visite ed esami. Perché possano vivere solo il meglio della gravidanza e liberarsi da preoccupazioni superflue. Perché possano dedicarsi a coltivare la loro professione anche in gravidanza, se lo desiderano.

COSA CONTIENE. Ogni iscritta ENPAP, per il solo fatto di essere iscritta e quindi senza dover fare nulla, ha una ‘dote’ di 2000,00 Euro complessivi (massimale coperto), senza franchige o scoperti, da spendere per i seguenti esami e percorsi riabilitativi:

• n. 4 ecografie (compresa la morfologica)
• le analisi clinico chimiche da protocollo
• alternativamente: amniocentesi, villocentesi o Harmony test.
• n. 4 visite di controllo ostetrico ginecologiche
• n. 1 ecocardiografia fetale
• n. 1 visita di controllo ginecologico post-parto
inoltre:
• 2 visite urologiche
• 1 ciclo di prestazioni fisioterapiche riabilitative del pavimento pelvico post parto
• 3 colloqui psicologici post parto (con massimale di 250 euro complessivi)

COME USUFRUIRNE. Attraverso EMAPI, a partire dal 16 Gennaio 2016. Si potrà anticipare la spesa e poi ottenere il rimborso oppure prenotare direttamente i strutture convenzionate e non pagare nulla. Il sito di riferimento è QUESTO.

L’IMPORTANZA DELLO PSICOLOGO. Non potevamo non prevederlo: tre colloqui con uno psicologo a scelta dell’iscritta, per una spesa complessiva di 250,00 Euro, per tutelare la salute psicologica nel delicato periodo dopo il parto.

COPERTE ANCHE LE PARTNER DEGLI ISCRITTI. Le coniugi e conviventi degli iscritti ENPAP, anche se non sono psicologhe, possono avere la stessa copertura delle iscritte ENPAP se per loro è stata stipulata con EMAPI la Garanzia A, che costa 53,00 Euro l’anno. Per chi non avesse esteso questa copertura, il prossimo slot utile per farlo è a partire dal 16 Aprile 2016.

TUTELA ANCHE PER LE COPPIE OMOSESSUALI. Il ‘pacchetto maternità’ è estendibile alle conviventi, indipendentemente dal genere dell’iscritto/a. Nel solco della nostra tradizione sul tema, dopo il contributo per la genitorialità aperto anche a coppie omogenitoriali, anche per questa tutela abbiamo abbiamo voluto affermare con la forza dei fatti che per noi il riconoscimento dei diritti civili delle persone LGBT è irrinunciabile.

Ecco, direi che ho scritto quel che c’è da scrivere. Probabilmente in modo asciutto, ma in realtà siamo arrivati a questo risultato con passione, ed è emozionante poterlo finalmente comunicare. Per noi è un altro passo avanti nella creazione di un Ente di previdenza su misura degli psicologi.

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3 commenti

  1. Buonasera Dott. Zanon
    le scrivo perché se da un lato ritengo che sia stata creata una buona possibilità con il”pacchetto gravidanza” dall’ altro però rimango perplesso su come viene supportata realmente.
    Essendo un collega maschio è previsto per me solo un bonus di mille euro anche se io pago contributi da 12 anni. Mi sembra di aver superato abbondantemente quanto riceverò. Senza pensare a quanto poi non potrò più ricevere perché le gravidanze saranno finite ed io continuerò a versare. Mi sembra non proporzionale e francamente ingiusto visto l’esiguo numero di colleghi maschi.
    A questo si aggiunge che mia moglie, pure una collega, è probabile che non riceva nessun compenso perché se supera un minimo compenso ottenuto dall’ Inps per il principio dell’incumulabitá non otterrà niente. Però quando si deve pagare non mi sembra che esista questo principio.
    Mi chiedo se ci sia qualcuno che su certi aspetti riesca a porre una semplice attenzione.

    Dott. C. Bonanno

    • Federico Zanon

      Gentile collega,

      parto dalla fine: il tema dell’incumulabilità. Purtroppo esiste questo problema – risaputo – per cui la normativa (151/2001) di fatto impedisce a chi ha l’indennità di maternità riconosciuta già dall’INPS di riceverla anche da altri enti previdenziali, anche quando obbligatori. Il che crea, per un lavoratore che ad esempio ha metà dei redditi con contribuzione presso INPS e metà dei redditi verso ENPAP, una sorta di iniquo calcolo dell’indennità: essa viene calcolata usando come base i soli redditi INPS. Il problema non è solo conosciuto, ma è anche stato segnalato più volte ed è stato oggetto di varie azioni legali che nel tempo si sono succedute, da aprte di lavoratrici che si sono – a mio avviso giustamente – sentite vittima di iniquità. Ma non hanno mai ottenuto vittoria: il razionale è che l’indennità di maternità debba essere proporzionale al reddito, ma non debba avere la funzione di mantenere il reddito, bensì di ‘non impoverire’ la madre. Questa interpretazione deriva da una recente sentenza della Cassazione, che può trovare commentata qui: http://newsletter.cassaforense.it/index.php?option=com_content&view=article&id=475:indennita-di-maternita&catid=82&Itemid=488

      Non trova invece riscontro il tema maschi/femmine per quanto attiene le forme di assistenza, per la natura del tutto solidaristica di questi interventi. Per fare un esempio molto grezzo, ma che penso possa rendere l’idea: le forme di assistenza sono come una cassa comune in cui tutti mettiamo qualcosa, come amici che mettono in comune una quota per affittare un campetto da calcio una volta a settimana per un anno. Poi ciascuno ci andrà quando può, qualcuno lo frequenterà di più e qualcuno di meno, ma il ‘contratto sociale’ è che ciascuno versa in proporzione alle proprie possibilità economiche, e ciascuno attinge in base alle proprie esigenze.

      Il contributo di paternità e genitorialità è finanziato con il nostro 2% di contributo integrativo, che forma una cassa comune da cui noi come ENPAP attingiamo per questo contributo, per l’assistenza sanitaria integrativa, per l’indennità di malattia, spese funerarie, convenzioni per gli iscritti, consulenze e molto altro. Ciascuno, a prescindere dall’essere maschio o femmina, attinge secondo il proprio bisogno.

      Spero di aver mitigato un po’ di legittimi dubbi, in ogni caso resto a disposizione.

  2. Gentili colleghi,

    avevo anche io lo stesso dubbio del Bonanno. La risposta del Dott. Zanon è chiarificatrice e conferma, se ancora una volta ce ne fosse bisogno, che nel nostro Paese, a legislazione attuale, è necessario uno sforzo accordo e continuo per andare a costruirsi una posizione ad hoc che permetta di risultare, agli occhi dello Stato, come minimi contributori ma grandissimi esattori.

    ossia come persone, e cittadini, che allo Stato mostrano di poter contribuire pochissimo e, al contempo, mostrano di avere necessità elevate, crescenti e peculiari.

    Ecco allora che il famoso “contratto sociale” lavora al nostro fianco e dalla nostra parte.

    Nel caso si faccia il contrario, ossia si mostri una posizione opposta, la sensazione di essere vacche da mungere solamente non ci abbandonerà mai per il resto della vita.

    Esistono consulenti pagati e preparati per generare la prima situazione in tutta sicurezza.

    Auguro a tutti buon lavoro, ringrazio per l’attenzione.

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