Home / Articoli / Italia: una delle poche nazioni in cui esistono gli Ordini?
Federico Zanon
Ho 40 anni, vivo a Padova e ho due figli. Da oltre 12 anni faccio lo psicologo. Ho lavorato nelle dipendenze e mi interesso di plusdotazione intellettiva nei bambini. Dal 2006 ho iniziato a occuparmi di politica professionale con Altrapsicologia, e da allora non l'ho più abbandonata. Mi sono interessato in modo particolare di previdenza, dal 2009 al 2013 sono stato consigliere di indirizzo generale ENPAP e dal 2013 sono vicepresidente dell'Ente. Sono diventato presidente di Altrapsicologia nel 2014.

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4 commenti

  1. Nessuno ha mai parlato di deregulation. In UK sono protetti 7-8 titoli di psicologo. Interessa quel campo a noi, non le altre professioni. E comunque dello psicologo non sono protette le attivitá. Potresti spiegare cosa significa protezione del titolo e non delle attivitá, per esempio, per vedere la differenza con l’ITALIA. Inoltre, NON è obbligatorio iscriversi all’HCPC se non si desidera avere un titolo protetto. Lo psicoterapeuta non è un titolo protetto e nemmeno le attivitá. Infatti gli psicoterapeuti si riuniscono e associano in associazioni professionali come la British Association for Counselling and Psychotherapy e la UKCP che sono libere associazioni accreditanti.

  2. Per una visione ulteriore sulla questione date un occhio alla voce wikipedia “Sistema dualistico” (professioni)… tranquilli nonostante sia wikipedia il tutto è stato tratto da un manuale di diritto del lavoro… vi riporto qui solo una parte:

    “Questa suddivisione, diffusa in Europa e nel mondo, si basa sulla distinzione tra il sistema ordinistico (cioè quello basato sugli ordini professionali) e quello associativo.
    Laddove il sistema associativo è diffuso da tempo, esso si basa sull’attestazione di competenza (rilasciata dalle associazioni professionali stesse ma in ottemperenza alle prescrizioni internazionali di accreditamento) o sulla certificazione di conformità alle norme tecniche ISO (rilasciata dagli organismi accreditati). Questa tipologia di qualifica è, attualmente, essenzialmente volontaria oppure sostanzialmente imposta dal mercato per prassi.
    Pertanto, sono due le direttrici di qualifica nel mondo delle libere professioni:
    quello ordinistico, basato sull’esame di stato e obbligatorio (per legge e questa è un’evidente limitazione) iscrizione all’albo corrispondente; il punto debole di questa direttrice è la storica “autoreferenzialità” in quanto il tutto si svolge all’interno dell’ordine o collegio e la valutazione non è ripetuta nel tempo;
    quello associativo, basato sulla certificazione del personale da parte di un organismo accreditato; il punto di forza è che la valutazione della competenza è eseguita e ripetuta nel tempo, attraverso norme e procedure internazionali, da un ente terzo indipendente; lo svantaggio è che il mercato delle professioni di alcune nazioni non dà il medesimo valore della certificazione del personale di quello dell’iscrizione ad un ordine”…

    Guarda caso giusto quello che serve adesso in italia e europa… standard di formazione continua chiari e valutazione esterna… (cosa che gli ordini non hanno!)… ecco perché sono da abolire. Altro infatti è il discorso sulle professioni regolamentate, altro è “come sono regolamentate in Italia” (cioè gli Ordini autoreferenziali). E se qualcuno obiettasse che “nelle professioni di tipo associativo” (come i counselor) non è obbligatoria la formazione, sappia che di fatto questa dicitura non è intesa come assenza di formazione, anzi sono richiesti sempre più standard internazionali verificabili e certificabili. Invece vuol dire che nelle professioni associative possono rientrare anche quelle professioni più pratiche in cui basta la competenza pratica e in cui lo stesso mercato seleziona (per esempio per fare il wedding planner, magari non c’è bisogno per forza di sapere la storia dei ricevimenti in Inghilterra, ma basta aver acquisito una competenza pratica). Non così le professioni associative di carattere intellettuale.

    E ancora sempre alla stessa voce wikipedia:

    “Si pensi, a titolo di esempi, che i più grandi paesi con le più importanti economie del mondo e la più alta competenza scientifica come USA, Cina, India e Gran Bretagna conoscono solo gli albi professionali degli avvocati e dei medici (rispetto ai 29 albi “protetti” italiani), mentre anche negli altri stati della stessa Unione europea il numero degli albi professionali è compreso tra tre ed undici. Ciò comporta anche serie difficoltà ed una contravvenzione evidente alla normativa UE sul diritto di stabilimento, cioè sul diritto di ogni professionista di stati appartenenti all’UE di esercitare la propria professione in tutta la Unione europea, venendo di fatto assoggettato, se vuole esercitare la propria professione in Italia, ad obblighi di esami, praticantati ed iscrizioni ad albi che non esistono nel proprio paese di origine”.

    Per finire… e parlando fuori dai denti: la professione di counselor rientra tra quelle non regolamentate, ma che stanno essendo regolamentate (vedi disegno di legge della camera n. 3270 del 19 dicembre 2012 “Disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi”, di ventata legge14 gennaio 2013 n. 4 “Disposizioni in materia di professioni non organizzate”).
    Questo che piaccia o no dà spazio alle professioni intellettuali di natura non ordinistica (in Italia!). E per di più col titolo di counselor professionista si può accedere nel mondo anglosassone all’esame per la professione medesima. Non il contrario ci sarà un motivo o noi Italiani siamo i detentori della scienza assoluta?! I soliti megalomani!
    E ricordiamoci sempre che i “corsi e ricorsi storici” di Vichiana memoria, sono validi anche per questa bagattella degli ordini. Volete sapere come va a finire? O che aboliscono tutti gli ordini o che anche i counselor avranno col tempo il loro albo (così come fu per la questione psichiatri/psicologi), tenendo presente che tanti ottimi attuali psicoterapeuti, a cavallo della riforma della categoria degli anni ’80, non hanno visto la facoltà di psicologia, ma magari lingue o lettere o filosofia… eppure ottengono certificazioni di competenze da enti internazionali come ottimi psicoterapeuti. Vorrà dire qualcosa?! O facciamo finta di nulla come gli struzzi con la testa sotto terra?!
    Usciamo dalla nostra limitata visione delle cose se non vogliamo rimanerne schiacciati… e delusi… e frustrati.
    Fate voi e buona vita a tutti!!!
    A proposito sono un counselor professionista… se non si era ancora capito!

    • Si sì bel discorso, peccato che nella realtà dei fatti l’unica certificazione che hanno i counselor in Italia (o almeno quella più nota) é quella di assocounseling (o almeno la più nota), certificazione che non é certificata da nessun altro se non da loro stessi.
      Il punto é che nella pratica serve un sistema di accreditamento, un ordine, un organismo chiamalo come vuoi, che possa certificare che tu possa svolgere una certa professione se no di fatto chiunque può scrivere sulla porta di essere medico, psicologo, counselor ecc. Per gli psicologi esiste questo organo, concordo che potrebbe essere perfezionabile ma intanto é riconosciuto dallo stato. Voi cosa avete? Avete un associazione autoreferenziale che lucra sulla vostra pelle vendendovi un titolo (quello di counselor) che in Italia non esiste (ed é tutto da vedersi se all’estero basta un corso privato di tre anni all’acqua di rose e nemmeno una laurea), ergo se io voglio domani fondo la Markcounseling e mi metto a certificare counselor con una formazione di 6 mesi a 3000€ (concorrenziale rispetto al vostro modello di business vero?). Chi sono i veri nemici? Gli ordini, gli psicologi o certe associazioni private furbette che pensano solo a riempirsi le tasche (le proprie)?

  3. Hai dimenticato di dire che negli altri paesi l’iscrizione è facoltativa e non è un obbligo !!

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