Altra Psicologia Ultimo aggiornamento: mercoledì 06 gennaio 2010


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La crisi d'identità della Libera Professione di Psicologo.

sabato 14 novembre 2009 - AP Lazio (Luigi D'Elia, Nicola Piccinini, Felice Damiano Torricelli)

cultura e professione


libra professione psicologoLa nostra categoria professionale è affetta da problemi d'identità nel confrontarsi e misurarsi con la libera professione. E questa crisi nasce soprattutto da un preciso paradosso.

Dalla nascita dell'Ordine Psicologi, 20 anni addietro, l'intera categoria è governata da una ristrettissima minoranza di colleghi dipendenti pubblici, del comparto sanitario, sindacalizzati, avulsi dall'universo della libera professione, e ciò nonostante che la stragrande maggioranza (oltre il 95%) dei colleghi sia libero professionista. Nefasta prova di questo paradosso è il mancato sviluppo nella società italiana di ruoli e funzioni essenziali della psicologia professionale come quella dello psicologo scolastico, dello psicologo di base, il ruolo marginale dello psicologo del lavoro e delle organizzazioni, e di tutte le altre ed innumerevoli funzioni legate alle potenziali competenze della psicologia.

La vision e la mission della professione di questi colleghi sanitari, e nel Lazio anche universitari, è intrinsecamente e palesemente lontana anni luce dalla realtà e dalle esigenze del mondo libero-professionale, potremmo dire che esiste una fisiologica ed elettiva desensibilizzazione/indifferenza nei confronti delle sorti della libera professione. Nulla quindi che assomigli, neppure pallidamente, ad una visione unitaria!

Sia chiaro, non stiamo qui trattando valutazioni di merito su singoli colleghi, quanto più criticando l'incontestabile dato che il vertice di osservazione e di posizionamento dei colleghi pubblici e universitari è lontano dalla realtà della libera professione, espansa fuor di misura negli ultimi 20 anni e ormai fuori controllo.

D'altro canto, il mondo della libera professione s'è ampiamente meritato una rappresentanza del tutto impropria in quanto non s'è mai organizzato fino ad oggi in un fronte unico, avendo al proprio interno altri piccoli e particolari interessi, non componibili e non compatibili con gli interessi e le potenzialità della comunità professionale nella sua totalità. A questo si aggiungano la proverbiale litigiosità degli psicologi, la difesa delle proprie sigle, delle proprie “chiesette locali”, a determinare un panorama diviso e frastagliato. Insomma, se l'uno piange, l'altro non ride di certo, e neanche il mondo libero-professionale è riuscito ad esprimere leadership capaci di vedere troppo al di là del proprio naso (ed orticello).

Ecco allora la mancanza di un costrutto unitario e condiviso di ciò che s'intende per “Libera Professione di Psicologo”!

Non esiste in definitiva fino ad oggi nessuna elaborazione comune e aggiornata di ciò che s'intende per “Libera Professione di Psicologo”.
Si assiste ad un bizzarro assemblaggio di profili e rappresentazioni che solo nominalmente vengono definiti come “psicologi”, ma che in realtà appartengono ad anime talvolta incomparabili. Fermo restando l'anima prevalente, in condominio con i medici, della Psicoterapia.

Questo assemblaggio disomogeneo ha numerose cause, sia storiche che più recenti, che è possibile rintracciare nei seguenti fattori:

  1. la vaghezza della nostra legge istitutiva, L. 56/89, nata già datata, priva di atti tipici e di un disegno plurale della professione;
  2. l'assenza di un radicamento forte della professione a tradizioni scientifiche e di ricerca (la Psicologia prima ancora di essere una professione è una Scienza ed è questo che ne fonda le prassi);
  3. lo scollamento tra i progetti formativi accademici e le esigenze professionali o i fabbisogni del mercato e della società, e di conseguenza...
  4. la delega implicita della costruzione di identità e appartenenza professionale alle Scuole di Psicoterapia, che come noto formano esclusivamente psicoterapeuti e lo fanno in 338 modi differenti!

Il risultato di tale assemblaggio consegna alla categoria professionale degli psicologi privi di adeguate competenze primarie, e comunque sbilanciate verso la clinica e la Psicoterapia, così come assolutamente privi di quelle competenze abilitanti utili a muoversi da liberi professionisti all'interno di un mercato dei servizi competitivo.

Di fatto, quindi, il prodotto medio della formazione universitaria e post-universitaria appare inadatto e insufficiente per affrontare le sfide delle domande sociali. In un'età - 28/35 anni – nella quale in altri paesi civili si considera già robusto il profilo e le esperienze maturate da un professionista. Ma in Italia, si sa, si rimane giovani e formandi fino a 50 anni...

Questo, ovviamente, non dipende certo dalla maggiore incapacità della popolazione di psicologi italiani, ma dal sistema formativo, culturale e politico che ha eluso fino ad oggi ogni costruzione identitaria e ogni programmazione della libera professione di psicologo.

 

VOGLIAMO LAVORARE PER UNA
LIBERA PROFESSIONE DI PSICOLOGO
CON UNA PROPRIA IDENTITA' FORTE E RICONOSCIUTA

VOGLIAMO UN ORDINE LAZIO IN GRADO DI
INDIVIDUARE LE RICHIESTE CHE ARRIVANO
DAL MERCATO DEL LAVORO E DALLA SOCIETA'
E CAPACE DI PIANIFICARE AZIONI DI SVILUPPO
DELLA PROFESSIONE IN TAL SENSO.

COME PSICOLOGI, VOGLIAMO AVERE L'OPPORTUNITA' ED IL
SOSTEGNO PER SVOLGERE AL MEGLIO LA PROFESSIONE!

 

Sostieni la nostra candidatura all'Ordine Lazio
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a queste proposte operative!

 

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