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01 - 2005: odissea nella Psicologia
Il problema più evidente è ovviamente la mancanza di lavoro e
la frequente condizione di precariato!
La questione è molto complessa e prende in carico diverse variabili: dai
perenni problemi d'identità professionale, dalle politiche professionali
non incisive e tutelanti, dallo smisurato aumento, negli ultimi anni,
di false promesse alle ingiustificabili masse di studenti e neolaureati,
dalle intrinseche difficoltà dei colleghi ad auto-organizzarsi, a fare
gruppo, ad auto-promuoversi, dalla confusione/frammentazione riguardo
i percorsi formativi e gli specifici operativi, etc, etc...
Vediamo, qui di seguito, di esplodere meglio alcune criticità che - se
affrontato in modo sistemico - possono dar luogo ad una riforma e miglioramento
della nostra comunità professionale.
Le varie "mancanze" disegnano lo scenario. Nei successivi capitoli
del progetto professionale di AP, proporremo le azioni concrete per mutare
lo scenario futuro.
Mancanza di identità
La figura dello Psicologo è vaga, confusa e non definita. E ciò
ad un duplice livello:
- internamente alla professione: spesso le professioni psicologiche
sono sconosciute agli stessi psicologi i quali organizzano le loro identità/appartenenze
altrove. Non possediamo un chiaro e forte sentimento di identità, unica
ed unitaria. Ci frantumiamo in mille scuole e modelli di pensiero, tendendo
più a valorizzare la singola particolarità che non lavorando per l'individuazione
di sinergie e colleganze.
- esternamente alla professione: nella società civile, come nel mercato
del lavoro, siamo figura indefinita. Schiacciati dalla dimensione di
cura/sofferenza (dove regna il medico) e molto carenti nelle molte aree
emergenti del benessere e della salute (dove invece scorazzano professioni
limitrofi e non riconosciute)
Mancanza di informazione
L’attuale sistema di comunicazione, che gli Ordini adoperano
con i 50.000 iscritti, è assolutaA?>???mente incapace di fornire informazione
e conoscenza in modo chiaro, esaustivo e trasparente. Molti colleghi non
sanno nemmeno perché esiste l’Ordine (ahimé, sembra impossibile, ma succede!)
e a cosa serve. Di contro l’Ordine non mantiene con la sua base un sufficiente
canale comunicativo, se non in prossimità di pagamenti e elezioni e qualche
rara iniziativa culturale.
Mancanza di partecipazione
Gli psicologi italiani non formano alcuna “comunità” allargata,
né di tipo scientifico, né di tipo professionale e tendono ad essere divisi
in ogni ambito. Gli psicologi italiani non sentono in gran parte
il bisogno di essere rappresentati politicamente e votano alle elezioni
(ordinistiche e dell’ENPAP) in percentuali irrisorie, lasciando spazio
a cordate elettoralistiche prive di progetto e spessore o viceversa legate
ad interessi di parte. D'altro canto gli Ordini poco hanno fatto per stimolare
la partecipazione e la cittadinanza professionale. L'attuale scollamento
tra vertici e base della comunità ne è lampante riprova.
Mancanza di cultura del servizio
Gli Ordini, ad oggi, sono esclusivamente un organismo burocratico, dedito
al rispetto degli adempimenti previsti dalla legge 56/89. La tutela professionale
è spesso vissuta come dovere e, per contro, la promozione della professione
viene lasciata a sporadiche iniziative di singoli. La comunità professionale
degli psicologi non ha spazio, nella cultura degli attuali Ordini, per
partecipare attivamente al processo di crescita della Psicologia e gli
Ordini non sono attualmente in grado di sostenere processi di cambiamento
e riforma sostenibili ed orientati al servizio dei colleghi.
Hai ulteriori riflessioni da proporre? Inviale a redazione@altrapsicologia.it
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