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Valentina Armenio
Classe 1985, barese doc, psicologa e specializzanda in psicoterapia ad orientamento sistemico relazionale, ho frequentato presso l'Università Cattolica di Milano un Master in mediazione familiare e comunitaria, nonché gruppi di parola per figli di genitori separati. Sono libera professionista e collaboro con associazioni non profit per la realizzazione di servizi a sostegno delle famiglie e dei minori.

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Diritti a scuola: come è andata a finire?

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Cosa ne pensano i colleghi che hanno partecipato a Diritti a Scuola?

Dove eravamo rimasti? Qualche mese fa avevamo scritto un articolo sul progetto “Diritti a Scuola” che si svolge in Puglia da diversi anni . In quell’occasione abbiamo fatto il nodo al fazzoletto per riprometterci di tornare sulla questione. L’iniziativa, finanziata con i fondi europei, è nata anni fa per contrastare la dispersione scolastica attraverso il potenziamento delle competenze dei ragazzi e l’implementazione di attività che coinvolgono insegnanti e psicologi. L’idea era stata già descritta come meritevole per il suo scopo e al tempo stesso come una buona occasione di lavoro per la nostra categoria.fazzoletto

Erano state sollevate però alcune perplessità: le ore di sportello di ascolto dello psicologo dovevano essere consumate da maggio a giugno, poi si è raddrizzato il tiro e sono state spalmate fino a ottobre, col risultato di essere così inframezzate da una lunga pausa estiva.
Altro punto critico era l’estrema discrezionalità con cui erano valutati i curricula degli psicologi candidati (la stessa persona era valutata con punteggi molto diversi a seconda della scuola dove presentava domanda di candidatura per il progetto).

Ora che il progetto Diritti a Scuola è volto al termine ci chiediamo come sia davvero andato.  Abbiamo chiesto un parere ad alcuni colleghi che hanno partecipato all’iniziativa. Molti di loro concordano sull’utilità di un’esperienza simile per la professione: è estremamente arricchente e consente di lavorare in un contesto dove lo psicologo serve davvero, affianco alle nuove generazioni, cariche di problematiche, situazioni a rischio, ma anche di tante potenzialità.

Diversi però i limiti nel lavorare come psicologo per Diritti a scuola (alcuni dei quali erano prevedibili ed erano infatti già oggetti dei forti limiti descritti nell’articolo precedente): poco il tempo a disposizione, poche ore, troppo concentrate in un breve lasso di tempo e inframezzate dalla lunga pausa estiva. E poi il mostro della burocrazia, con autorizzazioni su autorizzazioni, firme su firme, per poi riscontrare che, aldilà della forma, nella sostanza delle cose regna l’anarchia più completa, che il senso dell’intervento psicologico sembra perdersi in una marea di scartoffie, perché non c’è una regia, un controllo, una raccolta di feedback o una valutazione degli esiti dell’intervento.

E ancora: alcuni hanno espresso la necessità di coinvolgere tutti i ragazzi che necessitano di un intervento psicologico, non solo quelli iscritti nel progetto “Diritti a Scuola”; è forte la convinzione di dover intervenire un su sistema per fare un buon lavoro, facendo rete con genitori e docenti (cosa che per ora sembra essere un’utopia).

Non per ultimo, emerge un sentimento di scarsa tutela come categoria professionale: alcuni colleghi aspettano di essere pagati, ma a differenza degli insegnanti coinvolti nel progetto, che hanno contattato i sindacati e ottenuto prontamente parte di quanto loro spettava, i colleghi non hanno chi faccia la voce grossa per loro, sentendosi ulteriormente svalutati nel loro lavoro. Il senso di scarsa tutela, tuttavia, si estende all’esperienza del progetto nella sua totalità, poiché i colleghi che vi hanno partecipato si sono imbattuti in un iniziativa non sempre ben coordinata e non hanno avuto riferimenti utili per poter lavorare al meglio.

Va da sé che le cose da migliorare sarebbero la deburocratizzazione, un lavoro di rete con docenti e genitori, una condivisione di buone prassi ma anche di alcuni elementi che devono poter essere comuni agli interventi di tipologia C, per evitare che ognuno interpreti il suo lavoro liberamente, restando isolato e spaesato.

Mesi fa la pubblicazione del bando suscitò il malcontento di alcuni colleghi, da cui scaturì la decisione, da parte dell’Ordine, di indire una serie di incontri nelle province della regione per raccogliere le perplessità degli iscritti e sottoporle all’attenzione della Regione Puglia, affinché la stesura del bando stesso potesse essere soggetta ad una revisione.

In particolare, in un video dell’Ordine viene dichiarato che, a tal fine, l’Ordine avrebbe presentato un documento (frutto della condivisione con alcuni colleghi che hanno sollevato delle criticità rispetto al progetto) presso l’Assessorato e l’Ufficio Scolastico Regionale contenente le seguenti proposte: revisione di alcuni criteri di valutazione dei punteggi dei candidati; costituzione di un nucleo di valutazione regionale, composto anche da psicologi; stesura di una graduatoria regionale unica per tutte le scuole candidate.

Nel video si aggiunge, inoltre, che la Regione Puglia, nella persona dell’Assessore Leo, si sarebbe impegnata a coinvolgere l’Ordine nel partecipare ad un tavolo tecnico per soffermarsi sulle criticità del progetto  e a far partire la successiva edizione di “Diritti a Scuola” entro fine anno, ovvero tra non molto …

A oggi, tuttavia, non risulta sia stato indetto il tavolo tecnico al quale avrebbe partecipato anche l’Ordine e con quale esito.

Vi terremo, come sempre, aggiornati…

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