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“Psicologi in Piazza” a Verona: crescere in rete

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Sabato 30 Settembre 2017, a Verona, si è svolta la seconda edizione di “Psicologi in Piazza“. Incuriosita dall’iniziativa e dalla sua portata in termini di partecipazione – sia da parte dei cittadini che degli psicologi coinvolti nelle varie iniziative – mi ci sono intrufolata. Quello che ho scoperto è stata una realtà innovativa, un modo etico e orientato al sociale di fare impresa in ambito psicologico, un gruppo di lavoro assai coeso che ha fatto della differenza il suo punto di forza.
Ringrazio gli organizzatori Michele Orlando (M), Silvia Castelli (S), Maria Concetta Capuano (MC), Elena Ferlini (E), Giorgio Dal Maso e Davide Bicchierai che proprio durante la giornata e nonostante le incombenze della regia si sono ritagliati un po’ di tempo per raccontarmi della loro iniziativa e dei loro progetti.

Come nasce l’idea di “Psicologi in Piazza”?

M. Nasce in un pomeriggio di settembre di due anni fa dal desiderio di portare la psicologia sul territorio e far conoscere meglio alla popolazione la figura dello psicologo. Era un modo per portare avanti i valori di OMNIA, la nostra impresa sociale: uno dei nostri compiti, previsti anche dallo statuto, è l’informazione e la diffusione di una cultura orientata al benessere della persona.
L’idea era cominciata a maturare vedendo quello che veniva fatto a livello nazionale nei piccoli e grandi festival. C’è stato tanto lavoro dietro e ci abbiamo creduto tantissimo, al punto che siamo alla seconda edizione che è ancora più ampia dell’anno scorso per quanto riguarda le realtà psicologiche coinvolte, i patrocini e gli sponsor, la partecipazione dei cittadini. Stamattina sono venuti a trovarci gli studenti di alcune scuole superiori, hanno già chiesto se possono tornare il prossimo anno, senza sapere se lo rifaremo.

Quando è nata OMNIA?

M. L’abbiamo fondata il 7 ottobre 2014. In realtà ci eravamo avvicinati come gruppo quasi due anni prima: ci siamo formati in Camera di Commercio per quanto riguarda l’imprenditoria, seguendo dei corsi che per gli psicologi secondo me sono di una pesantezza infinita! Poi, sempre con la Camera di Commercio, abbiamo vinto un bando che ci ha dato la possibilità di essere seguiti come impresa fino alla fondazione. Abbiamo quindi avvicinato altre figure, perché nel gruppo non siamo solo psicologi: c’è anche un laureato in economia, Davide, che è un po’ quello che si prende carico delle difficoltà in questo settore e ci aiuta a metterle a posto. Diciamo che lui è terrorizzato da ogni nostra chiamata!

La vita dei poveri economisti che hanno a che fare con gli psicologi…

M. Esatto! Qui a Verona OMNIA, come realtà fondata da psicologi e costruita da psicologi, è abbastanza unica. Volevamo anche offrire uno spazio ai colleghi, soprattutto a quelli più giovani.
S. Sul territorio esistono altre associazioni, centri, studi associati, ma non imprese sociali di questo tipo.

Di cosa vi occupate con OMNIA, oltre che di organizzare la giornata di “Psicologi in Piazza”?

M. Ci occupiamo di sostegno psicologico e psicoterapia, ma non solo. Elena e Silvia coordinano due centri di sollievo per le persone affette da demenze, in cui seguiamo i pazienti in gruppo e offriamo supporto e formazione ai familiari. Poi pian pianino la cosa è cresciuta e ora lavoriamo anche con l’anziano sano attraverso dei training per fare prevenzione e promuovere il benessere.
E. Con Silvia, con cui condividiamo la parte legata alle neuroscienze, abbiamo sviluppato un protocollo che utilizziamo con i gruppi. Lo scorso anno l’abbiamo portato come materiale al convegno di psicologia dell’invecchiamento e ha avuto un ottimo riscontro. È uno dei nostri punti di forza.
MC. Con il mio ingresso, inoltre, stiamo cercando di ampliare un po’ di più la proposta per l’età evolutiva, sia a livello clinico, ad esempio i disturbi dell’apprendimento, che ludico-educativo.

Insomma, la differenza come risorsa.

S. La forza di OMNIA è che ha una rete di tanti psicologi con specializzazioni diverse, quindi possiamo “permetterci” di occuparci di settori differenti per dare una risposta a 360 gradi ai diversi bisogni del territorio.
E. Avendo noi interessi diversi, riusciamo a integrarci bene e ad essere complementari.
MC. Siamo come i pezzi di un puzzle, ben incastrati, che formano la parola OMNIA.
M. Se decidi di superare il tuo e riesci a mettere le differenze all’interno di un contenitore hai uno slancio in più. In questo modo abbiamo avvicinato altre figure sanitarie, creando dei progetti ad hoc che mettessero tutti quanti insieme. Collaboriamo anche con altre realtà perché possano fare il pezzo che manca a noi, e lavoriamo sia con il pubblico che con il privato.
S. E anche a livello domiciliare.

Dove a volte c’è un vuoto dei servizi.

M. Basti pensare che per attivare un SAD ci possono volere anche un mese e mezzo/due mesi. Noi in questo caso aiutiamo la famiglia nell’attesa, li affianchiamo nel rapporto con il pubblico e poi favoriamo il passaggio con i servizi. L’idea di base di OMNIA è il benessere di tutta la persona e di tutte le persone.
S. Con tutto questo stiamo cercando di avvicinarci al progetto per il quale siamo nati, l’Emporio del Benessere. Vorremmo essere un punto di riferimento sul territorio dove le persone si possano rivolgere per i propri bisogni senza correre tra un servizio e l’altro, tra una figura professionale e l’altra, dove possano conoscere la psicologia e magari superare i propri preconcetti, e dove venga fatta prevenzione.

La parola chiave di tutti questi progetti è rete…

M. Per la giornata di oggi siamo in 40. Di questi, 34 sono psicologi. È stato possibile arrivare fin qui con la forza condivisa da tutti, ognuno si è caricato di un pezzetto. Abbiamo montato fisicamente tutto noi oggi.
MC. Che non si dica che è solo un lavoro mentale!
S. In questa rete, in particolare, noi sei di OMNIA ci siamo suddivisi l’aspetto burocratico e logistico e tutte le rogne. Oltre a noi quattro, nel gruppo organizzatore ci sono Giorgio Dal Maso (anche lui psicologo) e Davide Bicchierai (laureato in economia).

Ci vuole chi tira le fila di tutto.

M. E a chi viene l’infarto quando succedono gli imprevisti due giorni prima. Noi ci mettiamo anche il rischio d’impresa, il dover trovare i soldi per poter far tutto questo. Siamo diventati bravi, iniziamo a farci conoscere e seguire, ma è comunque un terno al lotto ogni anno: a gennaio hai zero e devi sapere che per settembre devi avere qualche migliaia di euro.

E come fate?

M. Chiediamo sponsorizzazioni e patrocini con un contributo, e tutte le realtà presenti pagano una quota, molto bassa, per poter stare in piazza ed esporre. Mettiamo nell’evento tutto quello che prendiamo. Quest’anno abbiamo ricevuto più soldi e li abbiamo spesi tutti: la crescita richiede anche un investimento.

Secondo voi cosa vi rende unici nel territorio?

M. Da un lato ti assumi un rischio grandissimo, c’è tanto da mettere in gioco, anche il proprio tempo libero. Sai che torni a casa tutte le sere con i pensieri legati ad OMNIA e la mattina dopo sono ancora lì, non se ne sono andati. Sai che è qualcosa di tuo, di importante, che devi far funzionare. Dall’altro lato si tratta di avere un po’ di coraggio e di crederci tanto. Per me è stato possibile anche grazie al nostro gruppo, se non fossimo stati noi sei magari non saremmo arrivati qui. Ognuno mette il proprio impegno e condividiamo tutto, anche fatiche e litigi.
S. Forse c’è anche un’altra risposta: la voglia di mettersi in rete invece di coltivarci il nostro orticello. Abbiamo cercato un modo di fare psicologia con un’ottica di impresa e di economia sociale, per rispondere ai bisogni in maniera etica. Queste sono le differenze tra un’impresa sociale e uno studio associato.
MC. L’idea da scardinare è che l’unico modo di lavorare sia quello in studio e che, quindi, l’altro professionista sia un nemico, qualcuno da cui devo proteggere il mio lavoro. In rete aumenta sì lo sforzo, ma aumentano anche le possibilità lavorative e la soddisfazione.
E. È la soddisfazione della condivisione con il gruppo, di quello che stiamo portando avanti, dei traguardi che riusciamo a raggiungere. Credo che sia molto importante anche questa parte più personale. Aver condiviso i mal di pancia per gli imprevisti dell’ultima settimana è la nostra forza, ci sosteniamo l’un con l’altro e andiamo avanti a testa bassa.

Che consigli potete dare ai colleghi più e meno giovani sul tema dell’autoimprenditorialità?

M. Io sono sempre per il gruppo: il libero professionista che si mette insieme ad altri riesce a fare più cose e ha anche un maggior ritorno come singolo. Ad esempio per molti progetti è richiesta una realtà associativa a cui appoggiarsi: i colleghi di Verona, che ci conoscono, ci chiedono spesso aiuto e noi ci attiviamo, li portiamo nella rete. Il gruppo fa sì che il singolo riesca ad avere più possibilità.
S. Il posto fisso, soprattutto quando si parla di psicologia, praticamente non esiste più. Di fatto l’autoimprenditorialità non sembra una scelta ma è quasi un obbligo, il che non vuol dire che sia negativo perché ti porta a crescere come professionista, a crescere in rete. Tutto questo va anche nella direzione di far riconoscere l’importanza della psicologia e della figura dello psicologo non solo come lavoro ma anche rispetto al suo ruolo nella società.
E. È un dialogo che si deve creare anche a livello delle istituzioni, per far capire quanto questa figura è importante…
MC. …e quanto ci sia di psicologico in tanti ambiti che solitamente non vengono considerati settori di competenza della psicologia.

Come sta andando per voi il dialogo con le istituzioni?

S. Tra un’oretta inizierà un dialogo, un talk speciale in cui saranno presenti i rappresentanti delle istituzioni per riflettere sulla psicologia e sulla figura dello psicologo.
M. In particolare su come viene visto, come cresce e come si forma lo psicologo in Italia. Abbiamo invitato l’Università, l’Ordine del Veneto e l’ENPAP. Li abbiamo portati qua tutti insieme e li vogliamo far sedere attorno a un tavolo perché possano parlare con i cittadini oltre che con gli psicologi.
MC. Poi concluderemo con lo spettacolo teatrale. Abbiamo pensato a un modo un po’ diverso per trasmettere il messaggio che in ognuno di noi ci può essere qualcosa che fa soffrire e questo non deve far paura, può essere compreso e affrontato.
E. È un modo per chiudere il cerchio della giornata e, allo stesso tempo, un modo che rappresenta la giornata: portare fuori dagli studi la psicologia.

Cosa cambiereste nella prossima edizione?

S. Potrebbe cambiare tutto, potrebbe esserci un’edizione fatta in una maniera diversa, potrebbe non esserci un’edizione, non lo sappiamo! Dobbiamo raccogliere gli esiti della giornata, confrontarci e capire che cosa vale la pena proporre la prossima volta.

Sarebbe bello portarlo anche nel resto del Veneto!

M. C’è chi ci ha già fatto delle proposte in Veneto e fuori, in Friuli Venezia Giulia.

Grazie per questi spunti. Come possiamo seguirvi?

S. Attraverso il sito dell’iniziativa, www.psicologiinpiazza.it, e il sito di OMNIA, www.omniaimpresasociale.it.

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