Le critiche di Altrapsicologia al sistema ECM

Altrapsicologia ha sempre criticato il sistema ECM, se inteso come sistema unico per la formazione continua degli Psicologi. E questo non significa, come hanno sostenuto alcuni, che siamo contrari alla formazione continua. Al contrario.

Vogliamo un sistema di formazione adatto agli psicologi. Aderente alla normativa in materia di formazione obbligatoria per i professionisti. Definito con un processo decisionale rigoroso e democratico.

L’ECM può trovare spazio nel sistema della formazione continua per gli psicologi come modalità di assolvere l’obbligo. Ma riteniamo che non debba essere l’unica.

La nostra posizione non ha nulla di strano, o di fantasioso: è la soluzione prevista dalle norme. Il D.L. 138/2011 e il DPR 137/2012 prevedono infatti che ogni categoria professionale si doti di un Regolamento per la Formazione Continua specifico, che deve essere autorizzato dal Ministero vigilante, ‘fatta salva la normativa ECM‘. ECM è una parte, non il tutto.

La prova della correttezza di tale posizione viene dallo stesso CNOP, che il 27 gennaio 2018 ha approvato un regolamento per la formazione continua che prevedeva un contenitore generale sovraordinato e gestito dagli Ordini, e la possibilità per chi volesse di ottemperare l’obbligo mediante il sistema ECM. [LEGGI IL REGOLAMENTO 2018]

Oggi, inspiegabilmente e senza alcuna apparente ragione, il CNOP cambia posizione. E lo fa con uno strumento privo di qualunque rilievo giuridico: una news sul sito. Il nulla cosmico. [LEGGI COMUNICATO CNOP SU ECM]

In questo frangente, vogliamo ribadire i motivi di critica al sistema ECM, per i quali riteniamo che non sia adatto come unico sistema per la formazione continua degli psicologi.

I NOSTRI MOTIVI DI CRITICA AL SISTEMA ECM

Le perplessità che solleviamo da sempre sono molte. Qui ne elenchiamo alcune.

NON TUTTI GLI PSICOLOGI SONO SANITARI. Anche se la nostra professione è inserita nell’elenco delle professioni sanitarie del Ministero della Salute, non tutti gli psicologi svolgono attività sanitaria. Questi colleghi saranno costretti ad attingere ad un catalogo formativo modellato sulla sanità, e d’altra parte impossibilitati a vedersi riconosciuta come formazione l’attività di aggiornamento specifica delle attività che realmente svolgono.

ECM NON MIGLIORA LA SANITÀ. Nell’era dell’evidente based e della valutazione di esito, il principale sistema pubblico di formazione dei professionisti sanitari non valuta i propri risultati. Per cui non è possibile affermare che abbia migliorato la sanità.

In altre parole, non viene misurato se un chirurgo in regola con gli ECM ha un tasso maggiore di successi in sala operatoria. O se un presidio ospedaliero in cui gli operatori sono in regola con gli ECM ha esiti migliori di uno in cui non sono in regola.

Ed è una lacuna grave, se pensiamo che il sistema ECM impegna milioni di ore-operatore, pagate dai cittadini e sottratte all’assistenza dei pazienti.

Pensare di imporre tale sistema ai professionisti privati, totalmente a loro carico, non può non sollevare dubbi: quale razionale di esito giustifica tale operazione?

IL SISTEMA ECM È COSTOSO, E I COSTI NON SONO CONNESSI A RISULTATI. La complessità del sistema di accreditamento degli eventi ha generato la fioritura di provider specializzati che vendono a caro prezzo i loro servizi. Questo, insieme alla tassazione dell’accreditamento degli eventi, ha caricato la formazione di costi che sono destinati solo a mantenere in moto il sistema, senza collegamento con effettivi risultati formativi e di miglioramento della sanità.

IL SISTEMA ECM NON È FORMAZIONE. Nella sua complessità e rigidità, il sistema ECM finisce per indurre nel professionista un atteggiamento che è esattamente l’opposto di quello formativo: alla logica dell’apprendimento volontario si sostituisce quella dell’adempimento burocratico, della raccolta di crediti piuttosto che di esperienze formative con obiettivi di miglioramento.

LE ALTERNATIVE AL SISTEMA ECM.

Nessun sistema è perfetto, sia chiaro. Ma le alternative esistono. Ad esempio, un sistema di formazione continua di categoria, sempre di natura pubblicistica ma gestito dagli Ordini in una logica più sartoriale, permetterebbe senza dubbio il superamento dei limiti del sistema ECM. Peraltro senza escluderlo.

Che sia possibile farlo, è dimostrato da molte categorie professionali che sono già al sesto anno di esercizio della formazione continua di categoria.

Peraltro questo è quanto prescritto dal DL 138/2011 e dal DPR 137/2012.

Lo stesso CNOP aveva prospettato un sistema come questo. Il Regolamento approvato il 27 gennaio 2018 e inviato al Ministero della Salute parla chiaro. Prevedeva un sistema formativo specifico per psicologi, con procedure di accreditamento semplificate, e all’interno di questo la possibilità (ma non l’obbligo) di adempiere alla propria formazione attraverso crediti ECM.

Tale regolamento è ancora pubblicato sul sito del CNOP, non ce lo siamo inventati noi a fantasia: [LEGGI IL REGOLAMENTO 2018]

Lo stesso CNOP sosteneva in questo chiarimento del 2016 l’obbligo ECM riguardava solo gli psicologi operatori del SSN, mentre per gli altri vi era ancora incertezza: [LEGGI Comunicato CNOP 2016].

CONCLUSIONI

Ad oggi, febbraio 2019, nulla è cambiato rispetto alla formazione obbligatoria degli psicologi:

(1) esiste un generale dovere deontologico alla formazione continua

(2) esiste un obbligo di legge per tutte le professioni, sancito dal DL 138/2011, che però deve essere tradotto in un Regolamento di categoria che al momento non ha avuto approvazione ministeriale.

(3) esistono notizie del tutto informali dal CNOP, contenute in una news del 23 febbraio 2019. Tale news ha un valore puramente informativo.

Peraltro, non essendo stata fornita alcuna documentazione a supporto in Consiglio Nazionale, la situazione è tutt’altro che definita chiaramente.