Il voto postale alla prova: un relitto preistorico.

Abbiamo appena cominciato, e il voto postale per le elezioni degli Ordini regionali si sta già mostrando per quello che è: un relitto dei primi anni di vita degli Ordini, quando internet era una leggenda nerd e nelle case più evolute c’era il Commodore 64.

Oggi il voto postale dovrebbe valere come reperto archeologico, di quelli da indicare in vetrina al museo con i bambini.

– Vedi? quando il papà era piccolo si usava quella roba lì per votare.
– Ma dai, papà, che dici?
– Si, davvero, si doveva chiederlo, poi te lo spedivano, lo ritiravi alla posta, ci scrivevi sopra i nomi, chiudevi la busta piccola, la portavi da un signore che ci metteva un timbro, poi mettevi la busta piccola nella busta grande, andavi alla posta e lo spedivi.
– Ma dai, ma quanto ci mettevi?
– Eh, giorni, settimane, dipendeva dalle poste, dalla segreteria dell’Ordine, dagli orari in Comune, dalla coda allo sportello. Mica sempre arrivava in tempo.
– E ci mettevi anche il francobollo colorato?
– Eh, magari! no, facevi una raccomandata, costava tipo 5 euro.
– 5 euro? come un mese di giga sull’iPhone?

Ecco, scene che vedremo presto nei musei delle nostre città, quando Altrapsicologia avrà portato la luce elettrica negli Ordini e al CNOP.

Intanto, a questo giro elettorale il voto postale ce lo dobbiamo tenere. Con la sua grande variabilità regionale: arancini e autentica prima della chiusura delle candidature in Sicilia. Pizza e divieto di far ritirare le schede ad un delegato in Campania.

In Veneto, bigoli e gran dispiegamento di comunicazioni dell’Ordine per aprire il periodo del voto, poi vai in segreteria e non ti danno le schede perché forse la tipografia non le ha ancora stampate.

In Emilia Romagna c’è il notaio, che autentica ma non ha le schede, e ancora non si è capito se i consiglieri faranno i pony express per portare i plichi dai notai all’Ordine, che se cade uno in motorino e gli cascano le schede nel tombino invalida tutte le elezioni.

In un’altra regione c’è il notaio che ha pure le schede, e allora sembra un seggio, ma se è un seggio deve esserci uno scrutatore e venne il cane che morse il gatto che si mangiò il topo.

Questa della delega, poi. Forte davvero. Alcuni Ordini si inventano che non puoi mandare una persona delegata a ritirare le schede, come facciamo ogni giorno quando andiamo a ritirare in Comune o in posta un documento per conto della vicina di casa ammalata. Una follia, illegale, assurdo.

Insomma, un casino. E siamo solo all’inizio. A breve arriveranno i ritardi, i disguidi postali, i plichi deteriorati, l’impossibilità di chiederne uno nuovo, le buste aperte che non sai se valgono o meno. Follie. Nell’era dell’Home Banking con doppia autenticazione e degli interventi chirurgici a distanza, noi psicologi usiamo ancora il voto postale.

La diligenza a cavalli che trasporta le schede lungo lo stivale si presta fra l’altro all’assalto di banditi. Agli incidenti. E poi metti che le schede postali, che a differenza delle elezioni politiche o amministrative non sono presidiate dalla forza pubblica e non vengono scrutinate in continuità e nel più breve tempo possibile, finiscano stipate per giorni nel magazzino dell’Ordine a disposizione di chiunque abbia le chiavi? Il signore delle pulizie, per dire. O il presidente ricandidato.

Un metodo che fra l’altro costa, e parecchio. Va bene che pagano gli iscritti, e a chi governa oggi gli Ordini può pure non fregargliene nulla. Ma intanto ENPAP ha risparmiato un milione di euro con il voto elettronico. Non spicci: dieci volte meno.

E allora cari Presidenti in scadenza, e caro Presidente Giardina: avete avuto sei anni per adeguare il metodo di voto degli psicologi ai tempi. Per agevolare gli psicologi a votare, per organizzare elezioni più sicure, per spendere meno. Non l’avete fatto. E pazienza che stiamo sempre a criticare, ma è così: quello che non funziona va cambiato.

Auguratevi che Altrapsicologia non abbia la maggioranza in troppe regioni, perché altrimenti cascasse il mondo la prossima volta si voterà da casa, con lo smartphone, in pochi minuti e in totale sicurezza con credenziali a prova di missile, spendendo dieci volte meno.

E no, certo: non si può fare senza interpellare il Ministero della Salute, senza modificare le norme, senza… si: senza un minimo di volontà non si può fare nulla.