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13 Agosto 2026Il progetto AscoltaMI è operativo da oltre due mesi.
Tuttavia, tramite il questionario predisposto da AltraPsicologia, continuano ad arrivare numerose segnalazioni.
Ciò che colpisce non è tanto l’esistenza di criticità – inevitabili in ogni iniziativa di questa portata – quanto la loro ricorrenza.
Professionisti che lavorano in territori diversi descrivono gli stessi problemi organizzativi, gli stessi dubbi operativi e le stesse difficoltà nel rapporto con studenti e famiglie.
Per questo abbiamo deciso di raccogliere in modo sistematico queste esperienze.
LE STESSE CRITICITA’ OVUNQUE
Le testimonianze raccolte convergono sugli stessi punti.
Le difficoltà di accesso alla piattaforma continuano a impedire l’avvio di molti colloqui e, quando qualcosa va storto, gli psicologi non dispongono di alcun recapito per contattare studenti e famiglie.
Anche un semplice problema tecnico rischia così di trasformarsi in un colloquio che non si svolgerà mai.
Una collega racconta:
«Molti primi colloqui sono saltati perché gli studenti non si sono connessi. Non avendo alcun recapito non ho avuto modo di sapere quale fosse la problematica.»
Un’altra testimonianza evidenzia come questa limitazione possa incidere anche sulla corretta gestione del consenso:
«Al primo colloquio non c’erano i genitori. Ho chiesto al minore di darmi una mail per inviare il consenso, per presentarmi e concordare un nuovo appuntamento. Il minore mi ha dato una mail sbagliata. Quindi ho prenotato un nuovo colloquio, senza avere avuto l’opportunità di concordarlo con loro.»
Le criticità non riguardano però soltanto gli aspetti organizzativi.
Molti colleghi continuano infatti a segnalare dubbi operativi e deontologici sui quali, ad oggi, non sembrano essere arrivate indicazioni sufficientemente chiare.
A questi si aggiungono dubbi sulle procedure operative anche più elementari.
Come racconta una collega:
«Non è chiaro come i genitori prendono visione e firmano il consenso informato e la privacy. È il professionista a predisporlo? Qualora il professionista usasse il modulo che il CNOP ha predisposto non è chiaro come consegnarlo ai genitori, poiché non è reperibile nessun indirizzo mail.»
Ci sono poi limiti organizzativi che molti professionisti e studenti faticano a comprendere.
Gli incontri possono essere programmati esclusivamente nel pomeriggio per non interferire con l’attività scolastica, una regola che continua a essere applicata anche nel mese di luglio e agosto, quando le scuole sono ormai chiuse da tempo.
Permangono inoltre difficoltà sul fronte dell’informazione: diverse scuole e segreterie conoscono ancora poco il progetto o non dispongono di indicazioni sufficienti per orientare le famiglie.
E poi?
Chi è riuscito a condurre i colloqui e ha terminato il ciclo, cosa fa? Come procede? È possibile proseguire privatamente? È possibile inviare gli studenti a colleghi o colleghe del territorio o ai servizi pubblici, spesso già in difficoltà?
Cosa facciamo dei postumi di quello che “quelli bravi chiamano un intervento one shot”?
Nel loro insieme, queste testimonianze mostrano una comune realtà carente: psicologi che cercano di garantire un servizio di qualità mentre continuano a confrontarsi con criticità organizzative ancora irrisolte.
NUOVE CRITICITA’ ALL’ORIZZONTE
A queste criticità se ne aggiunge ora un’altra.
È stata infatti annunciata la sospensione della Piattaforma Unica dal 1° settembre al 20 ottobre, mentre i colloqui prenotati entro il 31 agosto potranno comunque essere svolti fino al 21 settembre.
Come verrà garantita, concretamente, la conclusione del progetto?
La domanda non è secondaria. Nel corso della formazione ECM il CNOP ha infatti sottolineato che i colloqui devono essere svolti esclusivamente attraverso la Piattaforma Unica e che non è consentito utilizzare piattaforme alternative, come Google Meet o Microsoft Teams, nemmeno in presenza di difficoltà tecniche.
Dopo mesi caratterizzati da problemi di accesso e malfunzionamenti della piattaforma, viene spontaneo chiedersi cosa accadrà se dovessero verificarsi ulteriori criticità nelle ultime settimane del progetto.
I professionisti saranno ancora una volta costretti a rinviare gli incontri o sono previste modalità operative che, ad oggi, non sono state comunicate?
Alle incertezze organizzative si aggiungono poi quelle amministrative.
Anche le tempistiche per l’invio dei codici univoci necessari alla liquidazione dei compensi sembrano essere state posticipate dall’estate all’autunno.
Una modifica che, almeno finora, non è stata comunicata ufficialmente a tutti i professionisti, ma emerge dalle risposte fornite dall’assistenza della piattaforma a chi richiede chiarimenti.
LE CRITICITA’ SONO STATE SEGNALATE. MA COSA STA CAMBIANDO?
Le criticità emerse non sono rimaste confinate nelle conversazioni tra colleghi. Molti professionisti raccontano di averle segnalate alla Piattaforma Unica e al Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi.
Tuttavia, a distanza di settimane e più vicini alla chiusura del progetto che al suo avvio, le stesse problematiche continuano a essere riportate da psicologi che lavorano in territori diversi. Così come permane la mancanza totale di interventi correttivi.
AscoltaMI non è un’iniziativa nata dall’oggi al domani.
È un progetto preparato per mesi, sostenuto da un investimento di 18 milioni di euro di risorse pubbliche e destinato a coinvolgere migliaia di studenti, famiglie e professionisti.
Ci si aspetterebbe che un progetto di questa portata funzionasse fin dal primo giorno e soprattutto, ci si aspetterebbe che le criticità segnalate dai colleghi trovassero ascolto e si traducessero rapidamente in chiarimenti, correttivi e soluzioni operative.
Supportare i professionisti che ogni giorno realizzano il progetto dovrebbe rappresentare una priorità per chi ha promosso il progetto, soprattutto da parte dell’ente che dovrebbe rappresentarli a livello nazionale.
Gli psicologi e le psicologhe sono i primi a intercettare limiti, criticità e possibili miglioramenti.
Un investimento pubblico di questa portata non si tutela soltanto con una buona progettazione iniziale, ma anche con la capacità di correggere rapidamente ciò che, nella pratica, non sta funzionando.
Ancora oggi, però, nessuno sembra ascoltarli. E nessuno sembra aiutarli.
LA FORMAZIONE OBBLIGATORIA ARRIVA DOPO L’AVVIO DEL PROGETTO
In questo contesto arriva una novità annunciata dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi: dal 18 luglio ha preso il via la formazione ECM obbligatoria per i professionisti coinvolti nel progetto.
Che una formazione sia prevista è certamente un elemento positivo.
Colpisce però il momento in cui viene proposta: il progetto è operativo da settimane, molti psicologi hanno già svolto i primi colloqui e concluso i primi cicli e hanno dovuto affrontare sul campo numerosi dubbi organizzativi e deontologici senza aver ricevuto prima questo supporto.
Risulta inoltre difficile comprendere il significato dell’obbligatorietà del corso: la frequenza non era e non è tuttora richiesta per aderire al progetto e arriva quando, per una parte dei professionisti, l’attività è già conclusa.
Prima di esprimere un giudizio ho voluto seguire il corso.
La prima parte è dedicata alla presentazione del progetto e delle modalità di adesione: informazioni che, a progetto ormai pienamente avviato, arrivano grottescamente in ritardo.
Ma è il resto del programma a suscitare una riflessione paradossale.
Le lezioni dedicate alla psicologia scolastica, alla consulenza con gli adolescenti, alla complessità della scuola, al coinvolgimento di docenti, famiglie e servizi territoriali e agli aspetti deontologici e giuridici descrivono una psicologia scolastica ricca, sistemica e profondamente integrata nel contesto educativo.
Ed è proprio questo il punto. Da mesi sosteniamo che la psicologia a scuola non possa essere ridotta a cinque colloqui online.
La scuola non chiede semplicemente uno spazio di ascolto a distanza: chiede professionisti capaci di leggere il contesto, costruire reti, dialogare con insegnanti, famiglie e servizi, comprendere il funzionamento dell’istituzione scolastica e intervenire in una logica preventiva.
Paradossalmente, è lo stesso corso del CNOP a confermarlo.
E allora la domanda diventa inevitabile: se questa è la psicologia scolastica che il CNOP ritiene necessario insegnare ai professionisti, perché il progetto AscoltaMI è stato costruito attorno a cinque colloqui individuali online senza alcun contatto con il contesto scolastico?
Come può il CNOP proporre nella formazione un modello di psicologia scolastica di questo tipo e contemporaneamente non aver fatto nulla per rendere AscoltaMI un progetto coerente con queste linee guida?
Se il CNOP ha davvero presente il senso della psicologia scolastica , fatico a comprendere come abbia permesso che un investimento pubblico di 18 milioni di euro sia stato concentrato esclusivamente sull’erogazione di colloqui online, rinunciando proprio a quella dimensione sistemica che la stessa formazione indica come caratterizzante della psicologia scolastica.
MANCANZA DI VISIONE, INCOERENZA ED EVIDENTE IMPROVVISAZIONE.
Perché AscoltaMI non è semplicemente un progetto che presenta qualche criticità organizzativa.
Le criticità tecniche, prima o poi, si risolvono.
Quello che emerge con sempre maggiore chiarezza è una mancanza di visione, un’idea chiara di dove vogliamo indirizzare la psicologia scolastica.
Da una parte, la formazione del CNOP racconta una psicologia scolastica fatta di relazioni, lavoro di rete, prevenzione, collaborazione con docenti, famiglie e servizi, conoscenza dei contesti e capacità di leggere la complessità.
Dall’altra, il progetto finanziato con 18 milioni di euro continua a proporre un modello ridotto a cinque colloqui online, isolati dal contesto scolastico e privi di qualunque integrazione con la comunità educante.
Le due immagini non coincidono.
Ed è forse questo il dato più preoccupante.
Perché se persino chi ha progettato la formazione ritiene indispensabile insegnare tutto ciò che AscoltaMI non prevede, allora il problema non è più qualche difetto di funzionamento della piattaforma. È il progetto stesso.
La domanda, oggi, non è più se AscoltaMI possa essere corretto. La domanda è se questo sia davvero il modo in cui vogliamo investire 18 milioni di euro di risorse pubbliche per portare la psicologia nelle scuole.
La psicologia scolastica non è una piattaforma. Non è una videochiamata. È relazione, contesto e lavoro di rete.
Se il percorso formativo del CNOP, in piena coerenza con la letteratura scientifica e con la pratica professionale, descrive questo come il modello di riferimento, allora è difficile comprendere perché il più grande investimento nazionale sulla psicologia scolastica degli ultimi anni continui a finanziare un modello che da quel riferimento sembra allontanarsi in modo così evidente.
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