Previsioni, la terra di nessuno

Da La Stampa, 14.11.2012

Le allerte meteorologiche di queste settimane, delle quali l’ultima del tutto motivata sulla Maremma, chiedono a gran voce istruzioni per l’uso per i cittadini e riorganizzazioni istituzionali. Cominciamo dalle previsioni. In Italia il panorama è all’insegna della frammentazione: l’Aeronautica Militare detiene il ruolo di Servizio Meteorologico nazionale presso l’Organizzazione meteorologica mondiale ma la sua presenza a scala locale è limitata. Per questo sono sorti negli ultimi trent’anni i servizi meteo regionali in genere gestiti dalle Arpa- Agenzie Regionali per l’Ambiente. La Protezione civile nazionale a sua volta ha costituito una propria struttura previsionale. Su questa complessa meteorologia dei granducati si è sovrapposta la recente esplosione di siti web amatoriali e commerciali la cui attendibilità è più o meno buona ma la cui capacità di relazionarsi con le persone è ben più dinamica delle istituzioni. Sul numero 4/2012 di Ecoscienza, rivista del Servizio Meteo Regionale dell’Emilia Romagna (www.arpa.emr.it), Stefano Tibaldi, uno dei fisici dell’atmosfera che più si sono spesi per la nostra meteorologia, definisce questa situazione un “disastro nazionale unico in Europa”, motivato da “enorme debolezza accademica e totale disinteresse istituzionale statale”. Di recente è vero che il Dipartimento della protezione civile ha favorito “la crescita di alcune eccellenze scientifiche e operative”, ma la persistente indifferenza dello Stato mantiene l’Italia una “terra (meteorologica) di nessuno”, nonostante la legge 100/2012 per il riordino del Sistema nazionale di protezione civile, che dovrebbe realizzare il “Servizio meteorologico nazionale distribuito” richiesto dal decreto legge 112/98 e mai attuato. Nel frattempo i cittadini si arrangiano, pescando le previsioni dove capita ricevendo le allerte non da un’unica e autorevole fonte, diciamo MétéoFrance o Meteosvizzera, bensì dalle chiacchiere del bar. Poi l’alluvione arriva, anche per via della cementificazione selvaggia e dell’urbanistica che non si è accordata con l’idraulica, cose ipernote, se ne parla dall’evento di Firenze del 1966. Fiumi di congressi, gruppi di lavoro, commissioni, progetti di ricerca… Eppure le famiglie di Vicenza che in due anni si sono viste invadere la casa dal Bacchiglione, si stanno arrangiando da sole: se ne vanno, cambiano casa. Incredibile che la dinamica di adattamento stia coinvolgendo in modo dirompente e improvvisato le persone senza che vi sia la minima guida di questi delicati processi da parte delle istituzioni! Che cosa giunge di tante dotte riflessioni a chi ora ha l’acqua in salotto? In Francia, dopo la tempesta Xynthia che il 28 febbraio 2010 ha causato 29 vittime nel comune atlantico di La Faute-sur-Mer, l’area residenziale costruita in violazione del rischio è stata dichiarata dalla prefettura “zone noire” con abbattimento e delocalizzazione di 674 case.
(luca mercalli)