
Tra Bonus e Raccolta Punti: la psicologia svenduta al mercato
17 Ottobre 2025
Il benessere psicologico a scuola è un optional
19 Ottobre 2025Il 23 maggio 2025 il Ministro dell’Istruzione e del Merito, On. Giuseppe Valditara, ha presentato il Disegno di Legge dal titolo “Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico” (Atto Camera n. 2423).
Il provvedimento, attualmente uscito dall’esame della Commissione Cultura della Camera dei Deputati, è stato trattato congiuntamente ad altri due Disegni di Legge:
- “Introduzione del requisito del consenso informato dell’esercente la responsabilità genitoriale per la partecipazione dello studente minorenne ad attività scolastiche vertenti su materie di natura sessuale, affettiva o etica” (Atto n. 2271, presentato il 25 febbraio 2025);
- “Norme sul riconoscimento dell’identità di genere in ambito scolastico e sul consenso informato preventivo delle famiglie per la partecipazione dello studente minorenne ad attività scolastiche sui temi concernenti la sessualità e l’affettività” (Atto n. 2278, presentato il 27 febbraio 2025).
Ben tre disegni di legge solo per definire l’impianto del consenso informato e della partecipazione sul tema della sessualità?
Un’attenzione decisamente inedita che non ha precedenti su altre materie o attività curriculari.
PER L’EDUCAZIONE SESSUALE UN TRATTAMENTO SPECIALE.
L’articolo 1, comma 1, del DDL n. 2423 prevede che:
“le istituzioni scolastiche sono tenute a richiedere il consenso informato preventivo dei genitori o degli studenti, se maggiorenni, per la partecipazione a eventuali attività che riguardino temi attinenti all’ambito della sessualità, nonché ad acquisire tale consenso previa messa a disposizione del materiale didattico che intendono utilizzare per le attività medesime”.
Il provvedimento, come specificato nella relazione illustrativa, intende rafforzare il principio di corresponsabilità educativa tra scuola e famiglia. Detto in parole povere: se fai un corso extracurriculare a minori devi chiedere il consenso informato: e fin qui tutto come sempre previsto.
Ma nel caso di attività inerenti l’ambito della sessualità viene richiesta la condivisione preventiva di tutto il materiale utilizzato.
Un trattamento speciale, riservato solo ai contenuti inerenti l’educazione sessuale.
Cosa si dovrà quindi condividere?
Ogni foto, ogni slide, ogni dispensa?
Per quale ragione richiedere un tale livello di dettaglio, mai richiesto per altre attività extracurricolari?
Il comma 4 dello stesso articolo introduce una disposizione che, “fermo restando quanto previsto dalle indicazioni nazionali adottate ai sensi dell’articolo 1 del DPR 20 marzo 2009, n. 89”, esclude in ogni caso, per la scuola dell’infanzia e per la scuola primaria, la possibilità di realizzare attività didattiche e progettuali aventi a oggetto temi attinenti alla sessualità.
Il 18 settembre 2025, un emendamento presentato dall’On. Giorgia Latini (n. 1.41) e recentemente approvato, ha proposto di estendere tale divieto anche alla scuola secondaria di primo grado.
Nella relazione di accompagnamento, la norma viene giustificata come misura “ispirata al principio della tutela dell’interesse superiore del minore e alla primaria funzione educativa della famiglia, e finalizzata a garantire che vengano trattati esclusivamente gli argomenti previsti e declinati dalle Indicazioni nazionali, le quali costituiscono la cornice di riferimento per l’offerta formativa, nel pieno rispetto dell’età̀ evolutiva dei bambini e degli alunni e delle esigenze di gradualità dei percorsi educativi e formativi”.
In sostanza: si può parlare di educazione sessuo-affettiva SOLO dalle scuole superiori in poi.
Parlarne prima potrebbe essere vietato dalla legge!
E non si parla solo di attività progettuali ma anche didattiche.
Quindi il prof di scienze potrà dire qualcosa? Se un alunno o un’alunna faranno domande specifiche sul tema cosa potrà rispondergli?
UN DIVIETO PERICOLOSO E PRIVO DI ALCUN FONDAMENTO SCIENTIFICO
La letteratura scientifica e le maggiori agenzie governative internazionali sono concordi nel ritenere che la sessualità rappresenti una dimensione relazionale, affettiva ed emozionale dell’essere umano, soggetta a maturazione progressiva e a trasformazioni significative durante l’infanzia e l’adolescenza.
La costruzione dell’identità di genere e la consapevolezza del proprio corpo si sviluppano infatti fin dai primi anni di vita, attraverso esperienze di socializzazione, linguaggio, gioco e interazione con il contesto familiare e scolastico.
Un’educazione sessuo-affettiva adeguata all’età contribuisce a:
- promuovere comportamenti relazionali sani;
- prevenire fenomeni di bullismo, violenza di genere e uso distorto dei media digitali;
- rafforzare le competenze emotive e sociali di bambini e adolescenti.
Intervenire precocemente su tali dinamiche significa agire in modo preventivo ed efficace sull’insorgenza di nuclei relazionali disfunzionali,
prima che si traducano in veri e propri atti di prevaricazione o maltrattamento.
Limitare o escludere la possibilità di promuovere attività educative sui temi della sessuo-affettività significa privare le giovani generazioni di strumenti fondamentali per comprendere e gestire i cambiamenti fisici ed emotivi legati alla crescita, che sono strettamente connessi alle dinamiche relazionali e alla costruzione della propria identità personale e sociale.
Significa, inoltre, rinunciare a un intervento preventivo e formativo che la scuola, in collaborazione con le famiglie e le istituzioni, è chiamata a garantire per la tutela del benessere psico-sociale dei minori.
Significa non rispondere alle migliaia di richieste di aiuto che ci arrivano dalle scuole e dagli studenti che annualmente richiedono interventi qualificati e professionali sul tema.
Evidenzia una visione settorializzata della salute pubblica che agisce ed interviene solo a valle di situazioni di disagio e problematicità senza agire preventivamente per limitarli.
Il DDL sta finendo il suo iter di valutazione nelle varie commissioni parlamentari e a breve verrà presentato e calendarizzato alla Camera dei Deputati.
Come professionista della salute, come esperta della tematica, come cittadina, e come madre sono profondamente preoccupata e scandalizzata per le implicazioni culturali e sociali derivanti dall’approvazione di questa norma: l‘educazione sessuale non è collegata solo al sesso, ma riguarda un più generale tema di prevenzione e promozione di relazioni sociali sane.
Pronta a fornire in ogni istante il mio contributo professionale auspico che il Governo e i Deputati coinvolti in questo processo si fermino ed ascoltino chi – come noi – entra quotidianamente nelle scuole a rispondere alle migliaia e migliaia di dubbi e domande che ci arrivano.
Non costringiamo i nostri ragazzi a cercare informazioni sul web o in contesti o contenitori non appropriati.
Il nostro ruolo, come sanitari e come generazione adulta, è di tutelare la salute delle giovani generazioni e garantirgli il diritto all’accesso a una informazione libera e scientificamente fondata.

