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6 Giugno 2025
Una psicologia scolastica in cerca d’autore.
17 Giugno 2025ECM: un tema da sempre complesso e dibattuto, per mille ragioni.
È un ambito che conosco bene, anche perché per lavoro mi occupo proprio di formazione accreditata.
Per questo ho letto con particolare interesse la sezione dedicata a ECM e aggiornamento professionale nel Manifesto Programmatico del nuovo CNOP e ne sono rimasto abbastanza deluso: il CNOP non prende nessuna posizione concreta sugli aspetti più critici del sistema ECM.
IL PROBLEMA DELL’ASSICURAZIONE PROFESSIONALE
La legge dice che per esercitare una professione devi essere assicurato (art. 3 DL 138/2011, art. 5 DPR 137/2012, art. 44 DL 69/2013).
Norme successive stabiliscono che chi non raggiunge almeno il 70% dei crediti ECM obbligatori nel triennio non può coprirsi con una polizza RC professionale (legge 24/2017 e seguenti). Il presidente del Co.Ge.A.P.S., Roberto Monaco, ha dichiarato che “Dal 2026, chi non ha raggiunto il minimo di crediti non sarà assicurato”.
Mettendo insieme tutto questo, la domanda è inevitabile: chi non sarà in regola dal punto di vista formativo e quindi assicurativo, potrà esercitare?
Pare di no! Il mancato adempimento comporta conseguenze disciplinari e legali. Siamo davanti a un cambiamento epocale: chi non si mette in regola rischia concretamente di non poter più lavorare.
MA QUANTI SONO GLI IRREGOLARI?
A questo punto la domanda è d’obbligo: quanti sono gli irregolari che cadono sotto il fatidico 70% dei crediti ECM?
I dati (non pubblicati ma distribuiti fra addetti ai lavori), sono drammatici: quasi il 35% degli psioclogi ha ZERO crediti ECM.
In totale, quasi 50mila colleghi che nel 2026 potrebbero non poter più lavorare.
Nulla sappiamo di chi siano questi colleghi. Se lavorino o meno, se facciano parte di quella metà di iscritti all’albo che non esercita.
Eppure, il Manifesto Programmatico del CNOP — che dovrebbe essere la bussola politica della maggioranza al governo per i prossimi quattro anni — glissa sul cuore del problema. Dedica al tema ECM poche righe, parlando di corsi FAD gratuiti, moduli brevi, accessibilità. Per carità, tutte cose condivisibili, ma nessun accenno all’elefante nella stanza: quasi metà degli iscritti all’albo è totalmente irregolare.
L’ASSENZA DI UNA POLITICA PER LA FORMAZIONE DEGLI PSICOLOGI
Le carenze del manifesto sono anche altre.
Tutto si muove su un piano tecnico-burocratico. Manca una visione politica.
Non si capisce come ci si voglia coordinare fra Ordini regionali per dare un servizio omogeneo agli psicologi, o cosa si voglia portare nella Commissione ECM nazionale, dove si decidono le linee strategiche.
Manca inoltre qualunque idea sulla questione della formazione per chi non svolge attività sanitaria (lavoro, giuridica, etc). Ad esempio, oggi, uno psicologo del lavoro o un’esperta di marketing si trovano costretti ad accumulare crediti in ambito clinico-patologico, solo per risultare “in regola”.
CONCLUSIONI
Il paradosso è evidente: mentre cresce il riconoscimento dello psicologo come professionista sanitario, e cresce quindi anche l’importanza dell’aggiornamento continuo, il CNOP non affronta i problemi più rilevanti, evitando i temi scomodi.
Il sistema ECM è criticabile! Lo è per gli stessi addetti ai lavori e lo è per gli psicologi. Far finta di nulla non aiuta la categoria.
Non basta offrire corsi. Serve visione, capacità di individuare e affrontare con coraggio i temi critici. Serve responsabilità.
Passare quattro anni in una logica adempitiva, esecutoria, rischia di cronicizzare i problemi e danneggiare la professione intera.
Perché stavolta, chi guarda l’indice invece che la luna, rischia davvero di far male alla professione intera.

