ESAME DI STATO PSICOLOGO: UNA RIFLESSIONE SULLA SUA ABOLIZIONE E LA LAUREA ABILITANTE

Abstract

La professione di Psicologo è disciplinata dalla Legge n. 56 del 18 febbraio 1989, la normativa è molto chiara circa gli ambiti di intervento ed i requisiti necessari all’esercizio della professione tuttavia, non sono chiare le competenze necessarie all’esercizio della professione. Ad oggi nel percorso formativo dello Psicologo, è presente una dicotomia tra la formazione universitaria e la professione, in quanto l’Università insegna prevalentemente discipline accademiche, che raccolgono le principali teorie sul funzionamento della Psiche umana, sul comportamento degli esseri umani in contesti sociali e sulla loro evoluzione, mentre, fatta eccezione per alcune aree quali ad esempio la Psicologia Clinica e la Psicologia del Lavoro, sono ancora poco presenti le discipline applicative che declinano i saperi delle discipline accademiche all’interno dei contesti specifici. Inoltre, sebbene l’offerta formativa post-universitaria sia abbastanza ricca da coprire i diversi ambiti applicativi della disciplina, sono ancora molto poche le esperienze formative che propongano di lavorare sulle competenze necessarie all’esercizio della professione, non esistono training per la professione di Psicologo, che dovrebbero essere forniti allo studente così da permettergli di affrontare l’ingresso nel mondo della Professione con un bagaglio completo che limiti la scelta di percorsi formativi e professionali incerti e poco concreti. Alla luce di questa disamina, sono favorevole al principio ispiratore del disegno di legge proposto da Gaetano Manfredi, finalizzato a una più diretta, immediata ed efficace collocazione dei giovani nel mercato del lavoro, ma non credo che questa applicazione sia fattibile per la nostra categoria professionale, per come è organizzata la Formazione Universitaria oggi. L’Esame di Stato, rappresenta il primo step in cui i laureati in Psicologia prendono consapevolezza che per esercitare la nostra professione, sono necessarie tutta una serie di competenze teorico-tecniche oltre a quelle trasversali per l’avviamento professionale, eliminare l’ESAME DI STATO, senza una previa riforma dell’ordinamento didattico universitario delle Facoltà di Psicologia, significherebbe esporre i laureati o due ordini di problemi:

1.L’affacciarsi al mondo del lavoro di Psicologi profondamente impreparati, con grosso rischio di fare danni a se stessi ed all’utenza.

2.Proporre sul mercato del lavoro professionisti impreparati, rischia di essere un vero boomerang, per la nostra categoria, che tanto ha lottato per far affermare l’importanza del proprio operato all’interno della società e delle istituzioni e per costruire una credibilità nei cittadini.

Sulla scorta di queste premesse, ritengo perciò che abolire l’Esame di Stato anche per i laureati in psicologia, sia solo un modo per dare l’illusione di essere realmente equiparati ai medici ed agli infermieri, la vera equiparazione si raggiungerebbe, a mio avviso, rendendo il percorso realmente professionalizzante inserendo nell’ordinamento didattico le discipline applicative e fornendo l’opportunità agli studenti di effettuare tirocinii teorico-pratici nelle varie branche della disciplina, esattamente come avviene per i medici e gli infermieri; e comprendendo nel percorso di studi anche gli aspetti fiscali, legali, deontologici, di marketing. Il tutto andrebbe fatto di concerto con l’Ordine Professionale, così da raggiungere un ulteriore obiettivo, quello di avvicinare il mondo accademico e della ricerca al mondo della professione.

 

Articolo

Clicca per leggere l'articolo

La professione di Psicologo è disciplinata dalla Legge n. 56 del 18 febbraio 1989, e i suoi ambiti di intervento vengono descritti nell’ART.1: “La professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito”. Mentre i requisiti per l’esercizio della professione sono disciplinati dall’ART.2 che afferma che è psicologo colui che ha conseguito la Laurea in Psicologia, è in possesso dell’adeguata documentazione che certifichi l’effettuazione di un Tirocinio, consegua l’Abilitazione alla professione mediante il superamento dell’Esame di Stato e si iscriva all’Albo professionale. (Andronico F., 2016: PSICOLOGO:Aspetti fiscali, legali e deontologici, Alpes, Roma.)

La normativa è molto chiara circa gli ambiti di intervento ed i requisiti necessari all’esercizio della professione tuttavia, al di la’ dell’aspetto normativo, non sono chiare le competenze necessarie all’esercizio della professione.

 

Per prima cosa è opportuno distinguere il piano delle conoscenze necessarie all’esercizio della professione da quello delle competenze: le conoscenze rappresentano il corpus teorico della disciplina psicologica così come formulato negli anni dagli autori di riferimento, mentre le competenze fanno riferimento alle abilità necessarie all’esercizio della professione. Per comprendere meglio la differenza potremmo dire che le conoscenze fanno riferimento all’ambito del sapere mentre le competenze fanno riferimento a quello del saper fare e del saper essere (Guilbert JJ., 2001: L’attraente ambiguità del sapere, saper essere e del saper fare. Medic., pp. 9: 152-5.)

Non a caso quando si parla di acquisizione di saperi siamo nell’ambito dell’istruzione e dell’insegnamento, mentre quando di parla di competenze entriamo nell’ambito della formazione. Quest’ultima parola ha un’accezione più ampia in quanto il termine formazione fa riferimento non solo agli aspetti della conoscenza, ma anche agli aspetti personali che l’individuo mette in atto nel proprio percorso formativo. La formazione ha una vera e propria funzione trasformativa sull’individuo, perché agisce sulla sua identità. Per tale motivo nel titolo ho espressamente posto la domanda: fare lo psicologo o essere uno psicologo? Quella dello psicologo è una professione intellettuale e come tale implica che chi la pratica attui la prestazione professionale sulla base della propria competenza, infatti mentre l’artigiano o il commerciante, vende prodotti, beni o servizi, il professionista “vende” competenza, frutto della propria formazione.

La psicologia è la scienza scientifica che studia i processi mentali, il comportamento e le relazioni che ne derivano (CNOP, 2015). All’interno della materia si distinguono discipline accademiche e discipline applicative, tra le prime ricordiamo (Andronico, 2017):

Storia della Psicologia: si interessa dei diversi modelli teorici della psicologia nella sua evoluzione storico-geografica.

Metodologia della Scienza Psicologica: si occupa dei metodi di indagine usati dalla psicologia per indagare i fenomeni di interesse.

Psicologia Evolutiva e del Ciclo di Vita: studia i processi evolutivi e del ciclo di vita che interessano l’individuo dalla nascita fino alla morte, nella sua interazione con l’ambiente e con gli altri individui.

Psicologia Fisiologica e Cognitiva: studia le funzioni fisiologiche e cognitive dell’individuo.

Psicologia Dinamica e Sociale: studia gli aspetti intrapsichici e sociali delle persone.

 

Mentre tra le seconde possiamo annoverare (Andronico, 2018):

Psicologia di comunità: E’ quel settore della disciplina che studia le dimensioni delle comunità e che definisce i parametri dell’intervento della progettazione sociale.

Psicologia Clinica: Come disciplina specifica, la psicologia clinica è un settore della psicologia applicata che si avvale delle conoscenze dei principali orientamenti psicologici, per sanare quei problemi di varia estensione e natura che coinvolgono la personalità dell’ individuo e incidono più o meno gravemente sul suo benessere psichico (Menarini R., Neroni G., 2006).

Psicologia della Salute: Questa disciplina si occupa del benessere soggettivo della persona e della tutela della salute come interesse della collettività e come diritto dell’individuo. I suoi ambiti più importanti sono gli stili di vita e la qualità della vita, i comportamenti a rischio e le situazioni di malattia cronica o grave. Si occupa inoltre degli aspetti psicologici delle malattie fisiche (Bertini, 2012).

Psicologia Scolastica: Quel settore della psicologia che si occupa dei problemi relativi all’apprendimento, all’insegnamento e alle procedure impiegate nell’istruzione, della didattica e della formazione scolastica, nonché dei problemi connessi all’orientamento scolastico e professionale e alla valutazione. Gli altri fenomeni che interessano la psicologia scolastica sono il bullismo e la dispersione scolastica (Masoni, 2004).

Psicologia delle Lavoro e delle Organizzazioni: Settore della psicologia che ha preso in considerazione un certo numero di problemi del lavoro, ponendo attenzione sia alle diverse condotte lavorative, sia ai processi psicologici e psicosociali che le sottendono, come pure alle forme di interazione che hanno luogo tra le persone ed il loro contesto lavorativo (Pedon A., 2006). Le aree di interesse di questa disciplina sono la selezione del personale, la disoccupazione, il miglioramento delle prestazioni lavorative e lo stress-lavoro correlato (Avallone F.,1994). Burn out/mobbing.

Psicologia delle Migrazioni: E’ quel settore della disciplina che si interessa degli aspetti psicologici del fenomeno migratorio, studia il fenomeno dei flussi migratori per quanto riguarda l’impatto delle migrazioni sulle popolazioni migranti e sul paese ospitante. (Brown, Capozza, Licciardello, 2012)

Psicologia delle Emergenze: E’ la disciplina che studia il comportamento individuale, gruppale, sociale e comunitario in situazioni di crisi e si occupa degli interventi clinici e sociali in situazioni di calamità, disastri ed emergenza/urgenza (Pietrantoni, Prati, Palestini, 2008). Essa si interessa al trauma psichico, ai fattori protettivi, a quelli di rischio, alle strategie di coping o resilience. Include i processi di normalizzazione e cerca di ripristinare l’equilibrio psichico mettendo in primo piano la salute.

Psicologia Giuridica: Disciplina che si interessa delle conseguenze psicologiche dei reati penali, quali ad esempio l’abuso e la prostituzione(De Leo, Patrizi, 2002) e fa riferimento all’area del diritto civile e del diritto di famiglia che si occupa di separazioni e divorzi e di affido ed adozione (Petruccelli F., Petruccelli I., 2004).

Psicologia dello Sport: La psicologia dello sport studia i processi cognitivi, emotivi e comportamentali connessi con le prestazioni degli atleti e delle squadre nel contesto sportivo, l’esercizio fisico e la partecipazione ad attività sportive. (CNOP, www.psy.it, http://www.psy.it/allegati/aree-pratica-professionale/psicologo_dello_sport.pdf )

Ad oggi vi è una discrasia importante tra lo studio della scienza psicologica e l’esercizio della professione, giacchè nelle università si studiano prevalentemente le discipline accademiche che non annoverano tra il loro corpus teorico le competenze tecniche di base per l’esercizio della professione. E questa discrepanza si riflette nella difficoltà che gli studenti trovano nella Preparazione all’Esame di Stato che è il vero rito di passaggio dalla condizione di studente a quella di professionista. Si crea una situazione paradossale in cui dopo 5 anni di Università in cui lo studente è stato formato su un piano prettamente teorico, gli si chiede di affrontare un esame che valuti le sue competenze professionali.

Le competenze di base che riguardano la professione di Psicologo fanno riferimento a tutti gli aspetti relativi alla costruzione e l’implementazione di interventi psicologici sia rivolti al singolo che al gruppo che all’istituzione.

L’intervento psicologico è un procedimento sistematico che si fonda sui principi formalizzati da un particolare modello teorico.

In tutte le forme di intervento possiamo distinguere due livelli: quello della tecnica e quello della teoria della mente e delle relazioni e della manifestazione fenomenica del disagio. La tecnica viene a configurarsi come metodo che porta alla conoscenza delle cause e dei processi che sottendono il disagio psicologico, al fine di sciogliere i nodi problematici e restituire al soggetto che ne è portatore un modus vivendi più funzionale.

Per fare ciò è necessario avere un modello teorico che sia una lente di osservazione del sistema e delle relazioni di cui il soggetto è portatore (Andronico, 2015). Per “soggetto” non intendiamo necessariamente il singolo individuo ma anche, in accordo con l’ART.1 della Legge 56/89 che definisce la professione, la famiglia, il gruppo e le istituzioni. L’intervento psicologico si pone in essere grazie all’acquisizione delle competenze psicologiche di base che sono derivanti dalla Psicologia Clinica, dalla Dinamica di Gruppo, dalla Psicologia di Comunità e dalla Formazione. Non sono competenze applicabili solamente all’ambito clinico, ma riguardano tecniche spendibili anche nei contesti scolastici, aziendali ed in tutti quei settori in cui si lavora con i gruppi, le famiglie e le istituzioni.

Queste competenze fanno riferimento all’utilizzo degli strumenti specifici della professione necessari a porre in essere gli interventi psicologici finalizzati al raggiungimento degli obietti proposti; tra gli strumenti di base che ogni psicologo deve possedere possiamo distinguere (Andronico, 2014):

• Colloqui clinici-diagnostici

• Analisi della domanda

• Relazione con l’utenza e la committenza

• Test standardizzati

• Interviste e Questionari

• Progetti di Intervento

• Brainstorming

• Role Playing

• Laboratori e Gruppi Esperienziali

• Resoconti sugli interventi posti in essere

Tutti questi strumenti sono necessari a raggiungere gli obiettivi che l’intervento psicologico si propone di conseguire. In linea generale, indipendentemente dal contesto di intervento, le finalità sono quelle descritte dall’ART.3 del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani che definisce i doveri della professione (Andronico, 2015):

• Accrescere le conoscenze sul comportamento umano

• Promuovere il benessere psicologico

• Migliorare la capacità delle persone di comprendere se stessi e gli altri e di comportarsi in maniera consapevole, congrua ed efficace

L’acquisizione delle competenze di base permette di conseguire un’identità professionale forte spendibile in diversi contesti, infatti la Psicologia si declina in numerosi ambiti applicativi, ma la professione di psicologo, al di là delle tecniche specifiche si svolge secondo gli stessi principi. Lavorare su tali competenze consente al collega di poter spendere la sua professionalità in qualsiasi contesto dove sia richiesto l’intervento psicologico. Alla base dell’esercizio della professione, al di la dello studio strumenti fondamentali per tale acquisizione vi sono la formazione e la supervisione. I termini Formazione e Supervisone fanno riferimento non solo agli aspetti della conoscenza, e dunque all’acquisizione di saperi che attingono al corpus teorico di una disciplina, ma anche all’acquisizione di competenze, ovvero alle abilità necessarie all’esercizio di una professione, tali abilità si riferiscono agli aspetti personali che l’individuo pone in essere nel proprio percorso. La formazione e la supervisione ha una vera e propria funzione trasformativa nell’individuo, perché agiscono sulla sua identità professionale. Quella dello psicologo è una professione intellettuale e come tale implica che chi la pratica attui la prestazione professionale sulla base della propria competenza; infatti mentre l’artigiano o il commerciante, vendono prodotti, beni o servizi, il professionista “vende” competenza, frutto della propria formazione e supervisione. Esercitare la professione significa apprendere le COMPETENZE SPECIFICHE, o “CORE COMPETENCE” che sono relative all’area del saper fare dello Psicologo e che riguardano tutti gli aspetti relativi alla COSTRUZIONE DI INTERVENTI PSICOLOGICI, sia competenze rivolte al singolo e alle istituzioni, CON PARTICOLARE RIFERIMENTO AGLI ASPETTI TECNICI relativi all’area di intervento in cui si esercita la professione.

Ad oggi nel percorso formativo dello Psicologo, è presente una dicotomia tra la formazione universitaria e la professione, in quanto l’Università insegna prevalentemente discipline accademiche, (Psicologia Generale, Psicologia Evolutiva, Psicologia Sociale etc.) che raccolgono le principali teorie sul funzionamento della Psiche umana, sul comportamento degli esseri umani in contesti sociali e sulla loro evoluzione, mentre, fatta eccezione per alcune aree quali ad esempio la Psicologia Clinica e la Psicologia del Lavoro, sono ancora poco presenti le discipline applicative (Psicologia Scolastica, Psicologia Giuridica, Psicologia della Salute, Psicologia dello Sport etc.), che declinano i saperi delle discipline accademiche all’interno dei contesti specifici.

Inoltre, sebbene l’offerta formativa post-universitaria sia abbastanza ricca da coprire i diversi ambiti applicativi della disciplina, sono ancora molto poche le esperienze formative che propongano di lavorare sulle competenze necessarie all’esercizio della professione. Infatti gran parte del mercato formativo è costituito dalle scuole di psicoterapia che propongono al loro interno percorsi che formano su tutti gli aspetti della professione attraverso specifici training. Tuttavia tali percorsi lavorano esclusivamente sulla formazione per la professione di psicoterapeuta, e non esistono training per la professione di Psicologo, che dovrebbero essere forniti allo studente una volta concluso il percorso universitario così da permettergli di affrontare l’Esame di Stato e l’ingresso nel mondo della Professione con un bagaglio completo che limiti la scelta di percorsi formativi e professionali incerti e poco concreti.

Come detto in precedenza esercitare la professione significa apprendere sia COMPETENZE SPECIFICHE, o “CORE COMPETENCE” che sono relative all’area del saper fare dello Psicologo e che riguardano tutti gli aspetti relativi alla COSTRUZIONE DI INTERVENTI PSICOLOGICI INDIVIDUALI E DI GRUPPO, sia competenze rivolte al singolo e alle istituzioni, CON PARTICOLARE RIFERIMENTO AGLI ASPETTI TECNICI quali la TIPOLOGIA, l’ORIENTAMENTO ED IL SETTING DI INTERVENTO. A queste si aggiungono le COMPETENZE TRASVERSALI, ovvero “SOFT SKILLS” che sono relative all’area del saper essere Psicologo, che riguardano tutti gli aspetti non solo squisitamente tecnici, ma che hanno a che fare con le capacità del professionista di gestire il rapporto con il cliente e con la committenza, dalla presentazione della propria offerta professionale, alla credibilità personale, alle forme di accreditamento presso colleghi e stakeholder di interesse. Le soft Skills, fanno riferimento alla PRESENTAZIONE PROFESSIONALE NEI CONTESTI DI LAVORO, DALLA STESURA DEL CV, ALLA REGOLAZIONE DEI RAPPORTI INTERPERSONALI NEI CONTESTI PROFESSIONALI, INCLUSO LE ABILITA’ SOCIALI DA SVILUPPARE , PASSANDO PER GLI ASPETTI LEGALI DELLA PROFESSIONE, UTILI NELLA STIPULA DI CONTRATTI CON CLIENTI, COMMITTENTI, ISTITUZIONI, PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI E COOPERATIVE.

Questo tipo di competenze devono essere apprese dai colleghi ancora all’inizio della professione i quali, usciti dal contesto universitario, necessitano di fare esperienza per comprendere le logiche del contesto professionale dello psicologo.

Spesso i giovani colleghi, una volta concluso il percorso universitario, allettati dalle numerose offerte formative, tendono a continuare a studiare, convinti che per affacciarsi nel modo del lavoro sia necessario studiare molto, di fatto in realtà così facendo non fanno che perpetuare la condizione di studenti, ed affrontano l’Esame di Stato come un altro esame universitario, non essendo consapevoli che una volta iscritti all’Ordine sono già dei professionisti. Un approccio maggiormente consapevole al mondo della professione invece potrebbe essere si quello di continuare a formarsi, del resto anche l’ART.5 del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani sancisce l’obbligo all’aggiornamento professionale, ma facendolo in una prospettiva diversa, non più da studenti ma da professionisti in formazione, affiancando alla formazione classica, specifici training e supervisioni.

Da oltre 10 anni mi occupo di Preparazione all’Esame di Stato Psicologo e Avviamento Professionale e in questa lunga esperienza ho potuto constatare che i colleghi che lavorano maggiormente sono coloro i quali riescono ad evolvere dalla condizione di studente a quella di professionista, uscendo dall’ottica passiva dell’allievo e ponendosi nell’ottica attiva del professionista. D’altronde, l’elevato numero di colleghi (circa 20.000 nel lazio e circa 100.000 in Italia), pone lo psicologo di fronte alla sfida della professione, in cui spesso sono la qualità del proprio lavoro e l’abilità personale a fare la differenza.

Con la Legge n. 219 del 22 dicembre 2017, che ha convertito in legge cosiddetto il DdL Lorenzin “Delega al Governo in materia di sperimentazione clinica di medicinali, nonché disposizioni per l’aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, per il riordino delle professioni sanitarie e per la dirigenza sanitaria del Ministero della salute”, la professione di psicologo ottiene il pieno riconoscimento quale professione sanitaria, le professioni sanitarie in Italia, sono esclusivamente quelle regolamentate, e ai sensi delle normative che ne definiscono i requisiti (DLCP n.233 del 13 Settembre 1946, DPR n.221 del 05 Aprile 1950, Legge N.56 del18 Febbraio 1989) per esercitare le professioni sanitarie in generale e la professione di Psicologo in particolare, occorre aver conseguito una Laurea ed aver superato un Esame di Stato per l’abilitazione alla relativa professione. Dunque l’Esame di Stato è una condizione propedeutica e necessaria all’Iscrizione all’Albo professionale. Il Codice Civile Italiano all’ART.2229 inquadra l’esercizio di una Professione intellettuale come quella di Psicologo, precisando che per l’esercizio di tali professioni è necessaria l’iscrizione in appositi albi o elenchi. Gli ART.2230 e ART. 2231 ribadiscono che la Prestazione d’opera intellettuale può essere condizionata all’iscrizione in un albo o elenco (Izzo, Iacobellis, 2009). l’Albo Professionale è l’elenco di tutti gli psicologi iscritti l’Ordine degli Psicologi, istituito dalla Legge n. 56 del 18 febbraio 1989 (ART. dal 4 al 30), che è un Ente pubblico non economico sul quale vigila il Ministero della Salute, strutturato a livello Nazionale, Regionale e Provinciale (limitatamente alle Province di Bolzano e Trento) (Andronico, 2015).

Alla luce di questa disamina, sono favorevole al principio ispiratore del disegno di legge proposto da Gaetano Manfredi, che introduce nuove disposizioni in materia di titoli universitari abilitanti e prevede una radicale semplificazione delle modalità di accesso all’esercizio delle professioni regolamentate, finalizzato a una più diretta, immediata ed efficace collocazione dei giovani nel mercato del lavoro, ma non credo che questa applicazione sia fattibile per la nostra categoria professionale, per come è organizzata la Formazione Universitaria oggi. Mi spiego meglio, l’Esame di Stato, rappresenta il primo step in cui i laureati in Psicologia prendono consapevolezza che per esercitare la nostra professione, sono necessarie tutta una serie di competenze teorico-tecniche oltre a quelle trasversali per l’avviamento professionale, eliminare l’ESAME DI STATO, senza una previa riforma dell’ordinamento didattico universitario delle Facoltà di Psicologia, significherebbe esporre i laureati o due ordini di problemi:

1) l’affacciarsi al mondo del lavoro di Psicologi profondamente impreparati, con grosso rischio di fare danni a se stessi ed all’utenza, la nostra professione, è molto complessa e delicata, ed in quanto operatori sanitari abbiamo il dovere normativo, deontologico e morale, di tutelare la salute e promuovere il benessere di chi si rivolge a noi, ed esporre ad un rischio così grande i giovani laureati, senza fornirgli un’adeguata preparazione pratica, esplicata sul campo, sarebbe un’azione davvero rischiosa.

2) Proporre sul mercato del lavoro professionisti impreparati, rischia di essere un vero boomerang, per la nostra categoria, che tanto ha lottato per far affermare l’importanza del proprio operato all’interno della società e delle istituzioni e per costruire una credibilità nei cittadini.

 

Sulla scorta di queste premesse, ritengo perciò che abolire l’Esame di Stato anche per i laureati in psicologia, sia solo un modo per dare l’illusione di essere realmente equiparati ai medici ed agli infermieri, la vera equiparazione si raggiungerebbe, a mio avviso, solo equiparando il corso di laurea in Psicologia a quello in Medicina, rendendo il percorso realmente professionalizzante inserendo nell’ordinamento didattico le discipline applicative e fornendo l’opportunità agli studenti di effettuare tirocinii teorico-pratici nelle varie branche della disciplina, Psicologia Scolastica, Psicologia Giuridica, Psicologia del Lavoro, etc., esattamente come avviene per i medici e gli infermieri; e comprendendo nel percorso di studi anche gli aspetti fiscali, legali, deontologici, di marketing. Il tutto andrebbe fatto di concerto con l’Ordine Professionale, così da raggiungere un ulteriore obiettivo, quello di avvicinare il mondo accademico e della ricerca al mondo della professione.

Mi rendo conto che tale visione può sembrare utopistica e di difficile realizzazione, ma ritengo che sia questa l’unica strada percorribile per rendere realmente abilitante la laurea in Psicologia.