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19 Ottobre 2025Dopo vent’anni di lavoro come psicologo scolastico, nelle diverse declinazioni di questo ruolo, vorrei poter raccontare di aver visto nel tempo una scuola diversa.
Purtroppo invece bisogna ammettere che nella scuola italiana il benessere psicologico degli studenti e degli adulti è ancora un optional.
Tante linee guida, tanti progetti ministeriali sull’educazione affettiva (poco prima di terminare l’articolo leggo di assurde proposte di cancellare gli interventi sull’educazione affettiva a scuola quando sarebbe invece fondamentale aumentarli e renderli strutturali nel percorso formativo), sulla gestione delle emozioni o sull’inclusione ecc. Eppure, nella realtà quotidiana, tutto si scontra con una organizzazione scolastica che non pone affatto al centro il benessere psicologico. Al contrario.
TRA IL DIRE E IL FARE…
Un esempio concreto: se si vuole proporre un percorso sull’educazione affettiva, sulla prevenzione delle dipendenze, sulla gestione delle relazioni personali in classe o sull’orientamento professionale (gli esempi potrebbero ovviamente continuare) ci si scontra con la necessità di negoziare costantemente le ore con i docenti di italiano, lingue o scienze che dal canto loro hanno necessità di dedicare ogni ora a disposizione alle spiegazioni, alle interrogazioni, alle verifiche.
Non esiste uno spazio temporale stabile dedicato al benessere psicologico o al contrasto del disagio: tutto questo viene inserito “di straforo” nell’orario scolastico, come se fosse un lusso e non una componente centrale della vita a scuola.
Allo stesso modo gli spazi e i tempi per il benessere dei docenti e del personale non docente della scuola, dove sono ?
Il personale è la risorsa più grande della scuola, ma nella organizzazione del lavoro non è previsto un tempo strutturale per lavorare sulle relazioni tra gli insegnanti o tra insegnanti e genitori, sui vissuti e le fatiche emotive di chi deve ogni giorno essere punto di riferimento per decine e decine di ragazzi, ognuno con la sua vita e le sue risorse e difficoltà.
IL CIRCOLO VIZIOSO
Questo modello (che spesso ha ricalcato una concezione più generale che vede il benessere psicologico in secondo piano perché tanto “teniamo botta e passerà”) può avere conseguenze profonde sui ragazzi. Se a scuola il benessere psicologico viene sempre messo in secondo piano, gli studenti rischiano di imparare a fare lo stesso nella propria vita in un circuito infinito: avremo così adulti abituati a preoccuparsi di sé solo quando ormai il danno è fatto, invece di sviluppare una consapevolezza psicologica e di agire preventivamente anche chiedendo aiuto quando potrebbe essere sufficiente un investimento personale ed economico minimo.
NON BASTA LA BUONA VOLONTA’ DEI SINGOLI
Non sto criticando la dedizione dei tanti insegnanti, dirigenti, genitori o studenti che lavorano e studiano con passione e cura.
Il problema è strutturale. Mancano investimenti economici e strategie serie per il benessere psicologico. La presenza stabile dello psicologo scolastico, la formazione continua del personale sulla gestione emotiva, la promozione e valorizzazione del benessere psicologico, gli spazi ed i tempi per consulenze e supervisione… tutto questo è ancora considerato un “costo aggiuntivo” e non una priorità.
RIPENSARE LA SCUOLA DALL’INTERNO
Occorre ripensare profondamente la scuola: la sua organizzazione, le priorità, i tempi e gli spazi. Il benessere psicologico deve diventare un pilastro, non un accessorio da inserire quando possibile. Serve una azione di riforma strutturale nella quale la comunità professionale delle psicologhe e degli psicologi sia chiamata a mettere a disposizione in modo pieno le proprie competenze per disegnare un modello di scuola nuovo. Altrimenti continueremo a svuotare la vasca del malessere con il cucchiaino degli sportelli di ascolto e dei progetti estemporanei, senza mai chiudere il rubinetto di una articolazione dei tempi e degli spazi che ha ormai mostrato tutti i suoi limiti.

