Psicologi obbligati a trasmettere dati dei pazienti: la tessera sanitaria.

[Leggi il vademecum pratico sul Sistema Tessera Sanitaria a cura di Laura Salvai]

Obbligo di trasmettere i dati dei pazienti all’Agenzia delle Entrate anche per gli psicologi. Questa è la novità del Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 1 Settembre 2016, pubblicato ieri (13 sett 2016) in Gazzetta Ufficiale. QUI PER SCARICARLO.

Un obbligo che scatta sulle prestazioni sanitarie rese a privati a partire dal 1 Gennaio 2016. Non nasce dal nulla: rientra in un piano più ampio per cui tutte le strutture sanitarie erano già tenute a trasmettere i dati dei propri pazienti all’Agenzia delle Entrate per permettere di precompilare la dichiarazione dei redditi con le spese detraibili e deducibili.

Fra l’altro, con una serie di distinguo sulle categorie di pazienti dei quali si deve comunicare, perché non sono tutti ma solo i lavoratori dipendenti e assimilati.

Già mi vedo: ‘mi scusi, lei è un dipendente o assimilato? no, perché dovrei trasmettere gli affari suoi all’ufficio provinciale dell’Agenzia delle Entrate’

Ora, io sono ormai abbastanza rassegnato a vivere e lavorare in un paese di idiozie. Non ci avrei voluto nemmeno scrivere nulla, su questa ennesima complicanza che ruba tempo, denaro ed espone al rischio d’errore e relativa sanzione i professionisti. Ma qualche considerazione non posso non farla.

(1) LIBERTA’ VIGILATA. Qui siamo oltre la mera adempienza burocratica: si entra nel campo dei furti alla libertà di scelta del cittadino. Il quale non può più decidere se detrarre o meno una spesa sanitaria, caricandosene in caso lo svantaggio.

(2) IL PESO AL PROFESSIONISTA. Ed è un furto al professionista, che viene caricato dell’onere di un passaggio amministrativo ulteriore a quello, già pienamente efficiente ai fini della dichiarazione reddituale, del rilascio della fattura.

(3) LA RISERVATEZZA VIOLATA. Infine, è l’ennesimo insulto alla riservatezza del rapporto professionale, perché istituisce un obbligo di trasmettere un’informazione sulla salute laddove prima c’era una facoltà, e lo trasferisce al professionista laddove prima era più correttamente un’azione compiuta dal diretto interessato. Non riuscirò a non pensare che trasmettendo i dati dei miei pazienti all’Agenzia delle Entrate, otterrò un effetto a catena difficile da prevedere nella vita di quella persona. Magari nulla, magari qualcosa. Un parente a cui non si voleva far sapere, e che invece vedrà la spesa sanitaria sulla dichiarazione dei redditi spedita a casa, ad esempio.

Io non amo lamentarmi per partito preso del Governo-Ladro o dei Politici-Brutti-E-Cattivi. Chi mi conosce sa che ho un profondo senso di rispetto per le leggi e le istituzioni. Ma ho scelto di scrivere di questo argomento perché so già che mi troverò in difficoltà. Certamente per l’ulteriore adempimento che mi costerà tempo e denaro, ma soprattutto perché mi sentirò fuori posto nel fare una cosa che mi è imposta dalla Legge, ma cozza con l’imperativo – deontologico e personale – di rispettare la riservatezza, la libertà e l’autodeterminazione delle persone che si rivolgono a me.

Non starò nemmeno a far commenti sul fatto che questo decreto è del Ministero delle Finanze e nemmeno d’intesa con quello della Salute. Il quale immagino non abbia obiettato nulla, forse perché troppo impegnato a confondere fertilità, genitorialità e natalità nel #fertilityday. Come se le prestazioni sanitarie fossero una mera questione ragionieristica.

Non starò nemmeno a far commenti sul CNOP, al quale la faccenda pare essere del tutto sfuggita, nonostante i vari tavoli e sedie aperti nei giardinetti ministeriali. L’impatto gestionale sui professionisti e l’impatto deontologico specifico per la nostra professione quantomeno avrebbe imposto per tempo una riflessione, ma tant’è. Sarà per la prossima volta.

No, non commenterò. Non riuscirò nemmeno a fare obiezione di coscienza attraverso la catarsi dell’elusione delle fatture, che molti praticano con soddisfazione. Mi rassegno al triste progredire della Storia.

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