
Psicologi nei servizi sociali: 979 posti con il concorso nazionale ATS
1 Luglio 2025
ATS: un concorso, mille aspettative, 36 mesi di incertezze
17 Luglio 2025Il concorso pubblicato nei giorni scorsi sul portale inPA.gov.it rappresenta un momento di svolta per la psicologia italiana: quasi mille psicologi verranno assunti a tempo determinato negli ATS (Ambiti Territoriali Sociali, le aree geografiche, composte da uno o più Comuni, che gestiscono i servizi sociali di base) grazie a un investimento significativo del Ministero del Lavoro.
Il bando si colloca all’interno del “Piano nazionale per la lotta alla povertà” e si propone di rafforzare i servizi sociali territoriali con nuove competenze professionali, in particolare psicologiche. Una scelta che non è solo quantitativa ma qualitativa, e che apre una serie di riflessioni sul presente e sul futuro della professione.
Una nuova collocazione per la psicologia
Per la prima volta in maniera così esplicita, il “Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale” diventa un importante datore di lavoro per la categoria professionale degli psicologi.
È un fatto che merita attenzione, perché finora la maggior parte degli inserimenti lavorativi di psicologi nella pubblica amministrazione si è collocata all’interno del sistema sanitario.
I Servizi Sociali sono da sempre appannaggio di assistenti sociali ed educatori, prevalentemente, (circa 200 gli psicologi oggi inseriti direttamente negli ATS) mentre a tutt’oggi gli psicologi vi contribuiscono ampiamente attraverso gli Enti del Terzo Settore.
L’ingresso organico della psicologia nei Servizi Sociali segna dunque una trasformazione importante del ruolo stesso della disciplina in Italia, aprendo spazio strutturale a quegli interventi di psicologia di comunità che nel nostro paese hanno finora fatto enorme fatica ad uscire dall’ambito accademico.
L’orizzonte della psicologia di comunità: benessere e funzionamento sociale
Per comprendere la portata di questo passaggio è utile richiamare la definizione di salute mentale proposta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: “uno stato di benessere in cui ogni individuo realizza il proprio potenziale, può far fronte alle normali tensioni della vita, lavorare in modo produttivo e contribuire alla propria comunità”.
È una visione che restituisce alla psicologia il compito di promuovere risorse, sviluppare capacità, sostenere l’inclusione e rafforzare i legami sociali.
In questa prospettiva, il ruolo dello psicologo nei servizi territoriali non si limita alla presa in carico individuale, ma si espande verso la costruzione di contesti relazionali, abitativi, educativi e lavorativi più sani, accessibili e capaci di promuovere benessere.
Il contributo psicologico diventa allora essenziale non solo nella valutazione, ma anche nella pianificazione di interventi multidimensionali, nella facilitazione del lavoro d’équipe, nell’empowerment delle persone e delle comunità.
Il Terzo Settore e l’integrazione degli interventi
Un altro aspetto rilevante riguarda i cambiamenti imminenti nel rapporto dei Servizi Socio-assistenziali con il Terzo Settore, che sinora ha svolto un ruolo cruciale per lo sviluppo e l’integrazione dei servizi solitamente sussidiando la frammentazione del pubblico.
L’arrivo degli psicologi negli ATS potrebbe aprire scenari nuovi: da un lato, rafforzare l’alleanza tra pubblico e privato sociale; dall’altro, ridefinire i confini delle responsabilità istituzionali.
Per evitare dinamiche competitive e duplicazioni, sarà importante che questi nuovi inserimenti professionali siano accompagnati da regole chiare di coprogettazione e da strumenti condivisi di monitoraggio e valutazione degli interventi.
In questo senso, la figura dello psicologo può diventare un ponte tra mondi, un facilitatore della collaborazione e un presidio di qualità nei percorsi di integrazione socio-sanitaria ma è necessario che queste funzioni siano agite con competenza.
Superare la dicotomia tra sanitario e sociale
Da anni il legislatore e gli operatori auspicano un’integrazione effettiva tra Servizi Sanitari e Servizi Sociali eppure, nella pratica, questi due ambiti restano solitamente separati, sia nei modelli organizzativi che nei linguaggi professionali. L’inserimento degli psicologi negli ATS potrà contribuire in modo sostanziale a colmare questo divario, ma per farlo avremo bisogno di mettere in campo capacità operative efficaci per lavorare sui contesti e sulle matrici relazionali.
La salute mentale è una dimensione trasversale, che attraversa l’esperienza di chiunque e accoglie le fragilità per dischiuderne il potenziale all’interno della rete delle relazioni sociali. Ed è proprio nella molteplicità di queste esperienze di vita quotidiana che lo psicologo viene chiamato ad agire negli ATS, con strumenti flessibili e sguardo sistemico.
Alla luce di queste trasformazioni, di fronte ai bisogni emergenti nella società di oggi, la declinazione di quella di psicologo come “professione sanitaria” – tanto rivendicata in passato da alcune delle nostre istituzioni ed organizzazioni di categoria – si rivela oggi una chiave troppo ristretta per interpretare la complessità della professione che si delinea.
Una formazione da ripensare
Queste evoluzioni impongono, quindi, una riflessione cruciali sulla formazione professionale degli psicologi.
La maggior parte dei percorsi di formazione (universitari e post-universitari) sono fortemente centrati su modelli clinici e individuali, mentre l’intervento nei servizi sociali richiede competenze in ambito di progettazione, lavoro di rete, valutazione e intervento di comunità, mediazione interculturale e governance dei sistemi locali. Serve, dunque, una nuova offerta formativa, sia universitarie che post-laurea, capaci di preparare i professionisti a questo cambiamento di paradigma.
In questo gli Ordini regionali e il CNOP sono chiamati a un ruolo proattivo: non solo devono garantire la qualità deontologica nelle prestazioni professionali di questo tipo, ma devono accompagnare la categoria nella definizione di nuovi standard professionali, percorsi di aggiornamento delle competenze e modelli organizzativi coerenti con il nuovo assetto.
Tutele e prospettive professionali
Ancora, il concorso attuale prevede assunzioni a tempo determinato, con inquadramento contrattuale al livello di “funzionario” negli enti locali e con contratti triennali, legati al progetto PNRR “Inclusione”.
Sarà fondamentale garantire condizioni lavorative dignitose, evitare precarizzazioni sistemiche e costruire percorsi di stabilizzazione.
I sindacati e le associazioni professionali avranno un ruolo importante nel monitorare l’evoluzione di questi contratti e nel promuovere il riconoscimento pieno, anche economico, del valore professionale degli psicologi nei contesti pubblici.
Verso una rete pubblica della psicologia
Infine, il ruolo professionale dello psicologo degli ATS si aggiunge e sovrappone, almeno in parte, ad altre declinazioni professionali della psicologia già in discussione o in fase di sperimentazione: lo psicologo scolastico, lo psicologo di base, lo psicologo delle cure primarie.
Ciascuna di queste figure dovrebbe risponde a bisogni specifici ma per garantire, con l’efficacia degli interventi professionali, la buona salute mentale della collettività è essenziale che non resti isolata. Serve una visione sistemica, che riconosca la pluralità degli ambiti di intervento psicologico e costruisca una rete integrata, coerente, accessibile e capace di generare impatto reale sul benessere psicologico delle persone e delle comunità.
Conclusioni
Il concorso per psicologi negli ATS rappresenta un’opportunità storica per la professione. Ma come ogni opportunità, richiede visione, competenza e responsabilità.
Siamo di fronte a una sfida che può ridisegnare il ruolo della psicologia nei sistemi di welfare e contribuire concretamente alla costruzione di una società più equa, inclusiva e attenta al benessere.
Affinché ciò accada, è necessario che tutti gli attori – Istituzioni, Università, Ordini professionali, Sindacati, Terzo Settore – collaborino attivamente per costruire un modello innovativo di psicologia pubblica. Una psicologia capace di abitare i territori, intercettare la complessità, e restituire centralità alla dimensione relazionale della salute.

