Psicologia di base in Italia: un’occasione che non possiamo perdere

Premessa
Lo scorso 28 novembre la XII Commissione Affari Sociali della Camera ha adottato all’unanimità il testo unico della Proposta di Legge per l’istituzione del Servizio di Psicologia di Assistenza Primaria, frutto di quattro proposte dei gruppi parlamentari di maggioranza (Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega Nord, Noi Moderati) e tre di minoranza (Cinque Stelle, due del PD).

Un importantissimo passo in avanti verso una Legge nazionale che potrà assicurare l’estensione del Servizio in tutto il Paese.

Da dove siamo partiti
La Legge Regionale del 3 agosto 2020, n.35, redatta e presentata per il tramite dell’Ordine degli Psicologi della Regione Campania, ha istituito per la prima volta in Italia il “Servizio di psicologia di base”, volto a sostenere ed integrare l’azione dei Medici di Medicina Generale e dei Pediatri di Libera Scelta nell’intercettare e rispondere ai bisogni assistenziali di base dei cittadini.

Attualmente in Campania 146 tra psicologhe e psicologi hanno preso servizio nei Distretti Sanitari di Base con un finanziamento di 32,5 milioni di euro che, in attesa della Legge nazionale, dovrebbe garantire il servizio per tre anni (fondi PNES – Programma Nazionale Equità in Salute).

Nello specifico la Regione Campania, nell’esercizio della propria competenza in materia di tutela della salute, di cui all’articolo 117 comma terzo della Costituzione, per garantire al singolo, alla coppia ed alla sua famiglia le prestazioni sanitarie di cui alla legge 23 dicembre 1978, n. 833 (Istituzione del servizio sanitario nazionale) e al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell’articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421), istituisce a sostegno dei bisogni assistenziali emersi a seguito del Covid 19 il servizio di Psicologia di base, ai sensi dell’articolo 12 del decreto-legge 3 aprile 2019, n. 35 (Misure emergenziali per il servizio sanitario della Regione Calabria e altre misure urgenti in materia sanitaria) convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 2019, n. 60.

Il cerchio si chiude il 13 dicembre 2021 con la sentenza n. 241 attraverso la quale la Corte Costituzionale ha respinto il ricorso proposto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri contro la LR della Campania.

Una sentenza storica per la nostra professione che ha spinto le forze politiche a depositare in Parlamento le proprie proposte di Legge, poi al vaglio della Commissione Affari Sociali della Camera ed oggi confluite in un testo unico.

Precursori
Tre in estrema sintesi i precursori che hanno reso possibile nel tempo una simile accelerazione:

1) Il DPCM 12 gennaio 2017 che, sostituendo il DPCM 29 novembre 2001, ha definito le attività psicologiche nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) ed i nuovi bisogni, sottolineando la necessità di prevedere modelli organizzativi idonei alla loro applicazione nei diversi contesti, nelle diverse fasi dei percorsi diagnostico terapeutici riabilitativi, nella necessità di interconnessioni ed integrazioni tra discipline e saperi.

2) Il Decreto Calabria che, in fase di conversione, ha portato per così dire all’integrazione dello psicologo nel D. Lgs. 502/92.

3) Il DM 77/2022 sulla riforma dell’assistenza sanitaria territoriale che, delineando un modello di intervento integrato e multidisciplinare nell’assistenza territoriale, prevede un ruolo attivo dello psicologo nella rete dei professionisti. Tutto ruoterà infatti intorno al Distretto Sanitario, dove oggi opera lo psicologo di base, con un ruolo fondamentale assegnato alle Case della Comunità presso le quali i cittadini potranno trovare assistenza h24 ogni giorno della settimana.

Criticità ed opportunità
In attesa di una Legge Nazionale le Regioni pioniere si ritrovano oggi di fronte ad inevitabili criticità, formative e contrattuali, risolvibili, a mio modo di vedere, per il tramite di una formazione specifica e regolamentata (simile, durata a parte, a quella dei MMG) e di un apposito CCNL o meglio ad un ACN dedicato.

A tale riguardo fa riflettere, e non poco, la volontà di alcune Regioni oggi impegnate a legiferare in materia di psicologia di base di volersi rifare, per evitare le criticità sopra evidenziate, ad un ACN già esistente, nello specifico a quello che disciplina la Specialistica Ambulatoriale.

Un tentativo maldestro che, per risolvere inevitabili criticità, rischierebbe di far perdere un’occasione d’oro alla nostra professione, di quelle che non è detto che si ripresentino.

Un contratto specifico per la psicologia di base, oltre a definire un giusto ed “equo” compenso, contribuirebbe infatti a co-costruire l’identità dello psicologo di base, evitando una lapalissiana confusione tra assistenza primaria (psicologia di base) e livello specialistico di cura (es. ACN specialistica ambulatoriale, CCNL dirigente psicologo) che un tipo diverso di contratto finirebbe invece per avallare.

In momenti cruciali come questo, dove si parla di psicologia a destra e a manca, ci vuole coraggio e noi, che abbiamo di fronte un’occasione imperdibile, non possiamo non averne.

Un’occasione che, a livello nazionale, si può e si dovrebbe meglio valorizzare.

Per questo motivo, in occasione della riunione CNOP dello scorso novembre 2023, ho suggerito di istituire un tavolo tecnico per accompagnare l’iter della proposta di legge nazionale, al fine di evitare che i personalismi o peggio gli accordi sotto banco abbiano la meglio e per fare in modo che le realtà regionali, grazie alle quali siamo giunti oggi a questo risultato, vengano riconosciute e possano continuare ad operare vedendo riconosciuto il diritto acquisito da centinaia di psicologhe e psicologi vincitrici e vincitori di complesse procedure di selezione.

Un tavolo “laico” con esperti a vario titolo che coinvolga le parti sociali interessate, col fine unico di lavorare nell’interesse comune delle psicologhe e degli psicologi italiani.

Dai cenni del capo al CNOP sono sembrati tutti d’accordo anche se ad oggi questo tavolo non c’è.

Una volta raggiunto l’obiettivo che ognuno poi apponga, se proprio necessario, il cappello che vuole.

Prima però dovremmo assicurarci di essere pronti con un abito, la legge nazionale, adeguato all’occasione.