Siamo tutti un po’ psicologi e psicologhe? Anche no!

Ha poco più di trent’anni la legge che definisce la Professione psicologica, riconoscendone confini e tipicità.
E questo è un fatto.
Mentre non lo è, assomigliando forse più ad una fantasia o ad un sogno, la regolamentazione di altre attività che si appropriano furtivamente della nostra professione!

Da maghi a cartomanti, da counselor a mental coach, solo per fare alcuni esempi, proliferano le proposte, anche in rete, di servizi psicologici offerti, dalla gestione dell’ansia al sostegno psicologico per problemi sentimentali o pseudo traumi (valutati poi da chi e con quali strumenti???).

E l’emergenza da Covid-19 ha soltanto ancora più evidenziato quello a cui assistevamo quotidianamente ormai da tempo. Ancora ricordo, con sorprendente aumento durante il lockdown, il proliferare di più o meno credibili proposte di soggetti appartenenti ad altre categorie professionali o pseudo tali. Tutti impegnati, senza alcuna competenza legislativamente e culturalmente riconosciuta, a promuovere azioni di aiuto per la valutazione e il superamento del disagio psicologico derivante dall’emergenza epidemiologica o da altri eventi più o meno impattanti sul piano della comunicazione suggestiva. Patologica e allo stesso tempo, sempre e subdolamente salvifica.

Ad un incalzante bisogno di benessere psicologico, spesso dimenticato dalle istituzioni governative come obiettivo prioritario di intervento e di strategie di investimento pubblico, ecco che rispondono, pure efficacemente sul piano comunicativo, disparate realtà associative o singoli che propongono impropriamente e soprattutto furtivamente…seppur convintamente la salvezza di una cura. Altro che Lupin, che era pure simpatico!

Ed ecco che arriva a supporto della nostra Professione una schiera di colleghi e colleghe, talvolta presunte vittime dirette e/o persone presumibilmente informate che stanano queste situazioni e le segnalano ai rispettivi Ordini regionali auspicando un intervento. E proprio grazie a quest’atto, di corresponsabilità professionale e/o richiesta di supporto, ci addentriamo con il lavoro istruttorio negli scenari più disparati per fare luce su questi più o meno consapevoli ladri della Professione psicologica. Al di qua e al di là della rete. Da siti internet o ambienti social, all’appartamento vicino casa: i luoghi in cui i nostri piccoli e grandi Lupin di diagnosi e sostegno psicologico gestiscono e pubblicizzano le loro magiche e pericolose avventure. Magiche perché basate su un certo buon livello di suggestione, pericolose perché mettono a rischio la salute degli inconsapevoli pazienti, talvolta anche particolarmente vulnerabili.

Solo nel Lazio e solo in sei mesi, i primi di insediamento della nuova Consigliatura e della relativa Commissione Tutela abbiamo raccolto e gestito ben 65 segnalazioni di cui più del 60% hanno riguardato condotte di presunto abusivismo e usurpazione del titolo! Entrambi reati penali rispetto ai quali, se sussiste un ragionevole dubbio emergente nell’ambito dell’attività istruttoria dedicata, ci si deve rivolgere alle competenti autorità per l’attivazione dei dovuti approfondimenti: le Procure della Repubblica per l’esercizio abusivo e le Prefetture per segnalare le situazioni in cui viene usato/mostrato pubblicamente un titolo per cui lo Stato prevede una limitazione. E’ questo il caso dei tanti Lupin e delle tante Margot che esercitano come se fossero dotati delle competenze necessarie e abilitanti la professione psicologica e di coloro che si definiscono psicologi pur non avendo completato l’iter necessario con l’iscrizione ad un albo…o non averlo nemmeno iniziato! E pensare che nel nostro caso, ovvero di una Professione per cui è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, rispetto all’esercizio abusivo, se dimostrato, la pena prevista è la reclusione da sei mesi a tre anni con multa (sanzione pecuniaria penale) da € 10.000 a 50.000 con la pubblicazione della sentenza (art. 348 c.p.), mentre nell’ipotesi di usurpazione del titolo è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria da € 154,00 a 929,00 oltre alla pubblicazione del provvedimento (art. 498 c.p.).

Ancora non abbiamo un dato di ritorno sulle situazioni che abbiamo segnalato ai diversi uffici giudiziari competenti territorialmente, troppo presto, ma noi attendiamo con trepida attenzione gli esiti delle indagini. E non solo. Abbiamo offerto la disponibilità di dare un contributo esperto, ad esempio supportando la raccolta della fonte di prova dichiarativa, durante, cioè, l’ascolto da parte di pubblici ministeri e/o polizia giudiziaria delle vittime del presunto esercizio abusivo.

Le restanti situazioni gestite hanno riguardato bandi e avvisi pubblici che nella loro formulazione evidenziavano delle criticità prontamente segnalate ai rispettivi enti (prevalentemente ASL) e la cui risposta è stata l’annullamento del bando in autotutela oppure, accogliendo le criticità evidenziate ma anche le relative proposte di adeguamento, la sua rettifica con una maggiore linearità e legittimità del ruolo dello psicologo. E ancora: richieste di parere specialistico e segnalazioni screditanti la professione in relazione a contenuti emersi nell’ambito di contenitori televisivi, carta stampata e social network.

Quali i prossimi obiettivi di tutela e protezione della nostra Professione? Non solo stanare gli abusivi certo! Non possiamo mica solo accontentarci del contrasto. Ma riuscire a promuovere una maggiore consapevolezza nella cittadinanza e nelle istituzioni pubbliche di quelli che sono gli atti tipici della Psicologia, i margini di manovra possibili e attualmente normati per promuovere il benessere psicologico individuale e collettivo. Costruire accordi e migliorare le procedure operative, attivarci tutti e tutte per contrastare e non avallare, come richiamato dal nostro Codice Deontologico, l’esercizio abusivo, come invece spesso avviene in ambienti formativi e operativi in cui vengono preparati pseudo-professionisti all’utilizzo improprio di strumenti e metodologie cliniche. Dall’analisi della domanda al sostegno psicologico.

Una battaglia in tal senso è ad esempio quella che ad oggi molti Ordini degli Psicologi regionali e finalmente anche il CNOP (meglio tardi che mai!) stanno portando avanti per contrastare il tentativo di normazione della figura del counselor presso un tavolo dedicato all’UNI, su cui è peraltro intervenuto lo stesso Ministero della Salute chiedendone la chiusura (su sollecitazione dell’Ordine Psicologi Lazio e non di certo del Consiglio Nazionale), a quanto pare senza essere ancora ascoltato.

Un’altra è quella quotidiana di monitoraggio dei tanti enti che furtivamente erogano queste attività illecite anche accogliendo giovani tirocinanti in psicologia, ancora non adeguatamente sensibilizzati sulla materia. Ecco perché auspichiamo anche una sempre maggiore attenzione da parte degli Atenei universitari a prevedere degli spazi laboratoriali, seminariali o formativi sulla tutela della Professione e gli aspetti di etica deontologica, in un’ottica preventiva e promozionale.

Perché la valorizzazione e il rispetto della Psicologia, senza se e senza ma, è questione e responsabilità di tutti. Solo l’occhio attento, impegnato e proattivo di cittadini e colleghi può infatti supportare il monitoraggio di queste situazioni illegittime e contribuire a ripristinare un ordine cosmico in cui ognuno rispetta il proprio margine di azione, che peraltro spesso si è anche sudato sette camice e 15 gonne per raggiungerlo! E anche solo per questo merita di essere protetto. Ma ancora di più per il danno che si rischia di recare alle persone che hanno bisogno di un (vero) aiuto psicologico e molta poca consapevolezza del fatto che no, non tutti siamo psicologi e psicologhe, proprio no!!!

di Vera Cuzzocrea, PhD psicologa giuridica e psicoterapeuta, Consigliera Ordine Psicologi Lazio e Coordinatrice della Commissione Tutela.