Tutela: la prima falla del Titanic.

Paradossi di tutela dall’abusivismo: bando per counsellor nella ASL del presidente nazionale degli psicologi.

Signori, siamo di fronte ad un paradosso. Sarò breve. Fulvio Giardina, in un suo scritto, ci rammenta che:

L’etica, come la morale, in uno stato moderno e liberale, appartiene esclusivamente alla sfera privata di ogni individuo.

Ebbene, non è certo così nel resto del mondo, poiché le leggi, e in generale le norme, incluse quelle professionali e deontologiche sono in realtà argini al desiderio individuale.

Senza etica condivisa non c’è istituzione, non c’è ordine, non c’è forse neppure una psicologia. Tuttavia, ci fa sapere il Dott. Giardina, questa è la sua convinzione. Se l’etica è personale, sarà il singolo a decidere se una determinata formazione, o una certa pratica costituisca esercizio abusivo delle professione di psicologo.

Infatti, scrive il Dott. Giardina:

L’Ordine professionale svolge anche una funzione di vigilanza, affinché gli utenti vengano tutelati nel momento in cui attività sanitarie specifiche dello psicologo dovessero essere erogate da altri, con un esercizio abusivo della professione. Ma non possiamo certamente affermare che i counselors & C. svolgano attività illegali.

Neppure Assocounseling sarebbe stata più chiara. Solo le attività sanitarie sono specifiche. Quindi la psicologia dello sport, del traffico, del lavoro, la scolastica, la giuridica possono essere praticate liberamente? Peccato che i giudici, e alcune recenti sentenze (Zerbetto, tribunale di Milano “libero è il pensiero ma non l’esercizio di una professione” e Conversano, counselor condannata presso il tribunale di Busto Arsizio) dicano qualcosa di diverso.

Ora, non siamo sorpresi che in questo clima culturale l’azienda sanitaria provinciale di Siracusa abbia fatto una scelta del tutto personale. Di certo la scelta nell’ambito del progetto “Strategie per l’implementare l’accesso al test per la ricerca degli anticorpi anti HIV”, approvato il 22/7/2014 avrebbe per richiesto e giovato della presenza della figura dello psicologo.

Invece, sorpresa. Poiché Siracusa sarà stata sensibile alle parole e al nuovo corso inaugurato dal presidente nazionale. Ecco quindi una grande novità: invece dello psicologo, il bando prevede la figura del counselor.

Cosa farà questo “counselor”?
Perché nel bando è richiesta l’iscrizione ad una specifica associazione e non ad altre?

Ma queste sono domande cui il Presidente Giardina non può rispondere. Eccone invece alcune a cui sarebbe interessante avere un suo parere:

1) Era a conoscenza di questo bando, in considerazione del suo essere presidente nazionale oltre che regionale, e in considerazione, altresì del fatto che abbiamo appurato che lei appartiene proprio all’amministrazione dell’ASL di Siracusa?

2) E’ a suo parere sensato domandarsi sulla legittimità di un bando di un’azienda sanitaria riguardante personale sanitario?

3) Come giudica la scelta di preferire un counselor ad uno psicologo, ovvero quali  attività, se ve ne sono, possono essere riservate al cosiddetto “counselor” che non siano già ex lege 56/89 di pertinenza dello psicologo nella categoria del sostegno psicologico, della ricerca, della formazione?

Sia detto per inciso. Consideriamo questo episodio, avvenuto nella casa stessa di Fulvio Giardina una falla importante nello scafo della psicologia italiana. Che questo danno sia stato doloso, ovvero prodotto intenzionalmente per sdoganare le scuole di counseling e la pratica di un’attività del tutto sovrapposta a quella di psicologo, questo lo giudicherà il buon senso di chi è qui presente.

Di certo l’Ordine della Sicilia, e l’Ordine Nazionale sono stati in perfetto, e colpevole silenzio. Anche l’ipotesi di candida innocenza di Fulvio Giardina, che non si sarebbe accorto che la sua stessa ASL bandisce il primo concorso nazionale per counselor mentre lui è presidente regionale e nazionale, beh, sarebbe abbastanza grave e getterebbe un’ombra inquietante sul Presidente.

Altrapsicologia non starà nella stessa posizione mentre le istituzioni che dovrebbero rappresentare la psicologia invece di lavorare per essa operano attivamente in direzioni altre e a favore di interessi diversi da quelli della nostra intera comunità.