Doppio stop ai Counselor.

Due dure battute d’arresto al counseling svolto da non psicologi. Grazie al lavoro unitario degli psicologi, che in questo caso hanno saputo collaborare per la tutela della professione.

I due fatti salienti sono questi:

(1) Stop del Ministero della Salute al processo di normazione UNI della professione di ‘Counseling relazionale’ ai sensi della Legge 4/2013. Gli Ordini regionali degli psicologi presenti al tavolo UNI in rappresentanza della categoria, hanno segnalato al Consiglio Nazionale degli Psicologi tutte le criticità di un percorso di normazione del counseling. Il CNOP ha scritto al Ministero della Salute, e il Ministero della Salute ha sospeso il processo di normazione dei counselor in attesa di raccogliere ulteriori informazioni. Una tappa raggiunta anche grazie al lavoro degli Ordini di Lazio, Piemonte e Marche, a maggioranza Altrapsicologia, e dell’Ordine della Lombardia, rappresentato al tavolo da consiglieri di Altrapsicologia. QUESTO ARTICOLO di Paolo Campanini, che ha partecipato ai lavori fin dall’inizio, approfondisce meglio la vicenda.

(2) Ricorso contro il riconoscimento dell’Associazione Assocounseling, il Consiglio Nazionale degli Psicologi ha presentato un ricorso al TAR di Roma contro la decisione del Ministero dello Sviluppo Economico e di quello della Salute. Il ricorso è contro il provvedimento con il quale il Ministero dello Sviluppo Economico ha iscritto Assocounseling negli elenchi di cui alla Legge 4/2013 (elenco delle associazioni professionali non regolamentate).

MA ANDIAMO CON ORDINE…

Le associazioni di counselor stanno tentando di affermarsi sempre più in Italia, e il fortissimo dibattito relativo al potenziale carattere di sovrapposizione alla professione di psicologi non si è mai spento. Dal 2005 Altrapsicologia è attiva su questo fenomeno, e ha tentato di sensibilizzare gli Ordini regionali e il CNOP su un problema che incide direttamente sulla tutela della categoria degli psicologi, ma anche e soprattutto sulla tutela della salute dei cittadini.

Inutile dire come la pensiamo noi: il counseling è un’attività che rientra nella professione di psicologo, i cittadini vanno garantiti rispetto al proliferare di attività che (1) afferiscono alla sfera psicologica e rientrano di diritto nella nostra attività (2) possono rappresentare un serio rischio per la salute, perché possono attrarre persone con un bisogno di cura e non riuscire nemmeno a impostare una valutazione corretta, figuriamoci individuare un trattamento o formulare un invio appropriato.

Per anni Altrapsicologia è rimasta l’unica voce alzata contro il counseling e i fenomeni similari.

Abbiamo durato anni perché questo problema fosse finalmente preso in carico dalle istituzioni di categoria, e abbiamo dovuto entrare a maggioranza in alcuni ordini per trasformare in azione istituzionale un’idea che era frutto di una sensibilità associativa e popolare fra gli psicologi.

Nel frattempo è arrivata la Legge 4/2013 che ha inteso disciplinare le ‘professioni non organizzate in ordini o collegi’. La definizione di ‘professioni non organizzate’ data da questa Legge è chiarissima:

(…) si intende l’attivita’ economica, anche organizzata, volta alla prestazione di servizi o di opere a favore di terzi, esercitata abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale, o comunque con il concorso di questo, con esclusione delle attivita’ riservate per legge a soggetti iscritti in albi o elenchi ai sensi dell’art. 2229 del codice civile, delle professioni sanitarie e delle attivita’ e dei mestieri artigianali, commerciali e di pubblico esercizio disciplinati da specifiche normative.

Non c’è quindi alcuno spazio interpretativo: le ‘nuove professioni’ non possono contenere attività proprie delle professioni con Ordine. Quelle che vorranno disciplinarsi ai sensi della Legge 4/2013 non potranno avere ad oggetto attività che rientrano in quelle riservate per legge ad iscritti ad albi già esistenti, o che abbiano carattere sanitario. Nel caso che ci riguarda, non si può inventarsi e far cadere sotto la disciplina della Legge 4/2013 una professione che si sovrappone come oggetto o attività a quella dello Psicologo.

Ma l’occasione della legge 4/2013 era troppo ghiotta per non provarci, anche perché potrebbe rappresentare l’ultima finestra per alcune nuove professioni che intendano ricevere un qualche imprimatur ufficiale da parte dello Stato. E così le associazioni di counselor hanno tentato di coglierla.

Ora i counselor hanno ricevuto un paio di duri STOP su due fronti aperti dalla Legge 4/2013.

Vorrei che si riflettesse sul fatto che quando gli psicologi riescono a mettersi insieme e a non perdere tempo in polemiche sterili, diatribe localistiche e dispetti al confine del trash, qualcosa di buono riescono a combinare. Questo non significa che non debba esserci dibattito politico: diffido sempre delle posizioni molli di chi non sopporta nemmeno il minimo confronto.

Credo che se oggi si sia riusciti in questo doppio stop al counseling svolto da non psicologi, sia anche perché negli ultimi anni c’è stato un forte dibattito politico in cui Altrapsicologia ha avuto un ruolo determinante.

Ma ritengo che il confronto debba essere pubblico, aperto, di qualità e giocato a livello politico. Tutto il resto è noia.