Lo psicologo in oncologia è inutile? la risposta a Morelli.

di Rossella Dartizio e Irene Fonti

Nella trasmissione televisiva Mattino Cinque di lunedì 21 gennaio, Raffaele Morelli, medico psicoterapeuta ha affermato di essere “contrarissimo allo psicologo nei reparti di oncologia perché gli oncologi sono grandi psicologi, grandi psicoterapeuti.

Lo psicologo è inutile in Oncologia?

La psiconcologia è una branca specialistica della psicologia relativamente recente ma non per questo inutile.

La sua ‘giovane età’ trova spiegazione nel rapido mutamento che ha coinvolto la medicina negli ultimi decenni. La diagnosi di tumore era, infatti, fino a poco tempo fa, considerata alla stregua di una sentenza di morte, al punto tale che era difficile da nominare, ma i progressi nel campo della medicina hanno fatto si che le terapie disponibili per i pazienti oncologici siano molte rispetto al passato.

Di pari passo ad un aumento delle patologie tumorali assistiamo anche ad un numero sempre maggiore di pazienti long life survivor, persone che hanno ricevuto diagnosi di tumore ma che, grazie alle terapie, sono riuscite a sopravvivere, non senza ripercussioni a livello fisico, psicologico e sociali.

Lo psicologo in oncologia.

Anche il più empatico e bravo oncologo ha bisogno di rimanere lucido per prendere decisioni di vita e di morte sui propri pazienti.

Si rende quindi necessario, se non indispensabile, delegare a figure competenti nel gestire il dolore psichico che si prova e attraversa con la diagnosi di un tumore e queste figure competenti sono gli psicologi.

Psicologi che lavorano fianco a fianco dei medici oncologi in reparto e nelle associazioni che sul nostro territorio italiano sono molte.

Psicologi che si formano costantemente in questo ambito grazie a Società come la Sipo (Società Italiana Psiconcologia) che organizza master, convegni e formazioni, grazie a master universitari di I e II livello organizzati in molte università italiane. Psicologi dal curriculum altamente specializzato che non può essere sostituito dagli oncologi.

NO, non ci si improvvisa PSICOLOGI, non ci si improvvisa PSICONCOLOGI.

Cosa dicono le linee guida.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la salute come qualcosa di più della semplice assenza di malattia, ma bensì di benessere a livello fisico, psicologico, sociale.

La letteratura scientifica e le linee guida internazionali dicono che il miglior approccio in ambito oncologico è una presa in carico da un punto di vista bio-psico-sociale, poiché questi tre aspetti sono ritenuti strettamente interconnessi.

Solo in tempi relativamente recenti, tuttavia, sono state presentate dal Consiglio Europeo (2008) delle indicazioni importanti agli stati membri che riconoscono il significato di aspetti psicosociali nella cura del Cancro.

Più precisamente il Consiglio Europeo indica che  “per raggiungere risultati ottimali, un approccio centrato sul paziente onnicomprensivo e multidisciplinare e cure psicosociali ottimali dovrebbero essere implementate nella routine delle cure oncologiche, riabilitazione e follow-up  post trattamento per tuttti i tipi di cancro (par.5).

Tutti i membri dell’UE sono invitati a  “tener conto dei bisogni psicosociali dei pazienti e a migliorare la qualità della vita dei pazienti oncologici attraverso il sostegno, la riabilitazione e le cure palliative”  (par.19).

E in Italia a che punto siamo?

Dallo spunto dell’UE, sono nate normative come la Legge 38/2010 che evidenzia l’importanza dello psicologo all’interno delle équipe di cure palliative.

All’articolo 7 si pronuncia a proposito dei programmi di supporto psicologico all’équipe, all’articolo 9 sulla salvaguardia della dignità e autonomia del malato attraverso la valutazione multidimensionale dei bisogni e dei sintomi fisici e psicologici e all’articolo 11 richiede l’attuazione di programmi di supporto al lutto.

Ma purtroppo, come spesso accade nel nostro Paese, leggi e linee guida non vengono messe in pratica adeguatamente.

Nonostante il riconoscimento in letteratura dell’importanza del ruolo dello psicologo in oncologia, sono pochissimi gli strutturati assunti dal SSN o con contratti continuativi. La realtà italiana dei colleghi dice che sono pagati molto spesso dalle associazioni del territorio, associazioni di familiari che raccolgono fondi da destinare al supporto psicologico.

Speravamo che l’obbligo dello psicologo in cure palliative e nelle breast unit avrebbe migliorato i contratti e portato a maggior stabilità, invece continuano le borse di studio, i contratti liberi professionali sottopagati.

Le istituzioni, le stesse che scrivono quanto siamo importanti nella sanità pubblica (LEA CNOP, giugno 2017, Ruolo della psicologia nei livelli essenziali di assistenza), non hanno un dialogo concreto con il Governo su come poter mettere in atto i LE, tanto che da giugno 2017 arriverà anche giugno 2019 e siamo ancora allo stesso punto.

Caro dottor Morelli, di una cosa dobbiamo darle merito: ci ha fatto uscire dalle nostre scomode stanzette, spesso ricavate da uno sgabuzzino dell’ospedale, per sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto a ciò che siamo e facciamo tutti i giorni per i nostri pazienti in oncologia.

 

Intervista di FABIO DELLI SANTI (AP Puglia) al Prof. LATTANZIO, oncologo.




La vittoria di Pirro di Assocounseling

Nel 2015 il TAR aveva escluso Assocounseling dall’elenco del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) che contiene alcune associazioni.

Si tratta di quelle associazioni private, prive di qualunque riconoscimento pubblico, che rappresentano le così dette ‘professioni non regolamentate’, quelle cui lo Stato ha dato una blanda forma di riordino con il contenitore indistinto della Legge 4/2013.

Il TAR si era pronunciato su ricorso del Consiglio Nazionale (CNOP) e dell’Ordine Lazio, dando loro ragione: aveva così impedito alla famosa associazione Assocounseling di iscriversi all’elenco del MISE.

A sua volta, il MISE insieme al Ministero della Salute avevano opposto alla decisione del TAR un ulteriore ricorso, al Consiglio di Stato.

Che oggi si è pronunciato respingendo la sentenza del TAR e quindi permettendo ad Assocounseling di iscriversi all’elenco del Ministero dello Sviluppo Economico.

Il mondo del counseling in queste ore è in fermento e sta presentando questa sentenza come una vittoria e addirittura un riconoscimento del counselor non psicologo.

Non è così. La sentenza dice qualcosa di molto diverso.

NESSUN RICONOSCIMENTO DELLA PROFESSIONE DI COUNSELOR!
La sentenza, così come sottolineato dal Giudice, NON esprime alcuna considerazione sulla legittimità dell’attività di counseling svolta da non psicologi o sulla sua sovrapponibilità con l’attività di psicologo.
Ciò significa che la sentenza NON entra nel cuore della questione, ma si muove su un piano meramente amministrativo e tecnico rispetto ad una questione secondaria.

Scrive:

“i contenuti della presente decisione nel grado di appello sono circoscritti e limitati alla valutazione della legittimità o meno dell’inclusione della preredetta associazione (ndr: Assocounseling) all’elenco tenuto dal MISE”

e aggiunge che la sentenza non può:

“estendersi ad esprimere considerazioni circa la legittmità dell’attività di counseling e la sovrapponibilità o meno, nell’esercizio effettivo della professione di counseling, con l’attività propria dello psicologo professionale”.

 

LE FALLE DELLA LEGGE 4/2013.
La Legge 4/2013 è da sempre la norma cui i counselor fanno riferimento per il loro riconoscimento, ed è all’interno di questa legge che il Consiglio di Stato si esprime.
Non prima però di aver sottolineato una serie di storture e inadeguatezze nella legge stessa, caratterizzata da “non limpida ed immediata percepibilità degli obiettivi che il legislatore si è voluto porre con il varo della Legge 4/2013”

Il Giudice, infatti, sottolinea come la ragione per cui Assocounseling debba essere riamessa nell’elenco del MISE sia che non esiste nel testo della legge 4/2013 un ordine di requisiti necessari per essere iscritti all’elenco, e nemmeno dà compito al MISE di fare alcuna verifica se non sugli aspetti formali.

Nella sentenza il Giudice scrive:

“Infatti la formulazione (della Legge) si presenta inidonea a considerare esistente, per previsione normativa, la necessità che l’iscrizione alla quale aspirano le associazioni in questione sia preceduta dalla verifica del possesso di taluni requisiti ritenuti indispensabili per ottenere l’inserimento nell’elenco.
Addirittura i requisiti per l’iscrizione all’elenco non sono affatto indicati in modo dettagliato (…) appare sufficiente dimostrare di aver rispettato le prescrizioni di cui ai successivi art. 5 (l’esistenza di un atto costitutivo o di uno statuto, la puntuale declaratoria del tipo di attività professionale svolta dagli associati, la individuazione di coloro che siedono negli organismi deliberativi e siano titolari delle cariche sociali, la rappresentanza della struttura organizzativa dell’associazione, la dichiarazione che l’associazione non ha scopo di lucro), 6 (l’esistenza di un modello di autoregolamentazione…), 7 (la predisposizione di un sistema di attestazione di professionalità degli iscritti)”.

Insomma, il Giudice è costretto a riammettere Assocounseling nell’elenco amministrativo del MISE perché la legge 4/2013 è così fragile, e priva di controlli e controllori, che non ci sono elementi per impedire a qualcuno, praticamente CHIUNQUE, di iscriversi.

Nella sentenza infatti è scritto:

“in conclusione, la Legge 4/2013 non specifica quali siano le doverose indagini rimesse ai competenti uffici del MISE per vagliare l’accoglibilità o meno dell’istanza di una associazione di imprenditori o professionisti (…) la cui presentazione ha natura di attività prettamente compilativa che si perfeziona con il deposito presso gli uffici del MISE (…)detti uffici non debbano svolgere alcun filtro ai fini dell’iscrizione se non quello di verificare che tutte le dichiarazioni siano state rese e depositate con la documentazione necessaria, senza entrare nel merito dei contenuti di tale documentazione.
Quindi gli uffici del MISE (…) eseguono una MERA attività di acclaramento circa la COMPLETEZZA DOCUMENTALE della domanda proposta dall’associazione”.

Insomma: la legge 4/2013 è priva di filtri e controlli, basta avere uno statuto e qualche iscritto, e chiunque può iscriversi all’elenco del MISE…

NULLA in questa sentenza è detto circa il riconoscimento dei counselor come professione a se stante, né sposta di un millimetro quanto detto nei giorni scorsi dal Ministero della Salute, che ha stoppato la normazione al tavolo UNI dei counselor!

IL FRONTE DELLA TUTELA E IL RUOLO DEL CONSIGLIO NAZIONALE (CNOP).
A questo punto, a maggior ragione, di fronte ad una fragilità normativa così sconcertante, la tutela della salute dei cittadini diventa un presidio da tenere con sempre maggior trasparenza, fermezza e soprattutto chiarezza di intenti e strategia.
Le ambiguità degli inviti al tavolo della Consensus Conference (a proposito, sarà mica ora di chiuderla definitivamente?), le partecipazioni applaudite ai convegni di Assocounseling, gli intenti di “pacificazione” e di condivisione di perimetri portata avanti dal CNOP negli ultimi anni… salvo poi tentare di intestarsi all’ultimo momento le battaglie storiche di AltraPsicologia, sono un rischio non solo per la nostra professione, ma soprattutto per i cittadini.
E’ ora di avere un CNOP senza posizioni opache, e che si attivi concretamente per azioni legali a tutela della professione, in diffida dei counselor e di tutti i loro formatori.

 

Qui trovi la sentenza completa, con evidenziate in rosso, nella parte finale del documento, tutte le parti più importanti.

Assocounseling – Sentenza n.545 CDS




COUNSELOR: SIAMO AL GAME OVER!

UN EVENTO STORICO: IL MINISTERO CHIUDE AI COUNSELOR. Con una lettera, il Ministero della Salute, su impulso dell’Ordine del Lazio a guida AP, ha chiesto di chiudere il contestato percorso per riconoscere la figura del Counselor, che si stava svolgendo presso UNI con un processo di normazione.

Questo passaggio è un punto di non ritorno. Una pietra tombale sul counseling svolto da non psicologi.

Perché è la seconda volta che il Ministero della Salute chiude un tavolo dei Counselor. Ci pare difficile che le associazioni di Counselor e UNI agiscano un nuovo e imprudente tentativo.

Lo dice il Ministero stesso, avvertendo che già una volta intervenne contro il ‘Counselor Relazionale’, di contenuto analogo.

LA LETTERA DEL MINISTERO. La lettera inviata dal Ministero all’UNI chiarisce che:

“il progetto di norma UNI n.1605227 pone la figura del Conselor non psicologo in palese sovrapposizione con quelle dello psicologo, dello psicologo psicoterapeuta, del dottore in tecniche psicologiche, del medico, del medico psichiatra, del medico psicoterapeuta, in analogia con il precedente progetto UNI 08000070 sul “Counselig relazionale”, la cui adozione venne già sospesa da codesto Ufficio”.

Della serie: ora basta!

UN PRINCIPIO GENERALE: NO AI COUNSELOR. Ma l’aspetto significativo è che il Ministero della Salute afferma un principio generale: scrive che “il counseling è (…) tra le attività che non possono essere riconosciute ad una professione non regolamentata” ai sensi della Legge 4/2013, perché rientra nelle casistiche di sovrapposizione con professioni sanitarie.

Si tratta di una vittoria importante, a tutela della chiarezza verso i cittadini, della salute pubblica e degli Psicologi che finalmente vedono affermata con chiarezza la loro professionalità.

IL RUOLO DELL’ORDINE LAZIO A GUIDA AP. È merito dell’Ordine Psicologi Lazio se la situazione si è sbloccata, se il Ministero ha preso posizione. Attraverso una serrata azione di stimolo prima verso il CNOP e poi – non ottenendo risposta – direttamente presso il Ministero, l’Ordine Lazio ha promosso questo colpo di grazia ad una delle principali pseudoprofessioni psicologiche.

L’Ordine Lazio non ha messo in atto complicate e occulte trattative. Ha agito alla luce del sole, con scambi scritti formali, in modo trasparente e pubblico. E ha ottenuto ascolto dal Ministero con la forza dei fatti.

Ovviamente non lo diciamo noi, ma lo stesso Ministero nella sua nota:

COLLABORAZIONE CON IL CNOP? NON PERVENUTA. Questo risultato si sarebbe potuto ottenere molto prima, se ci fosse stata la collaborazione del Consiglio Nazionale e degli altri Ordini regionali. Ci dispiace che invece siano rimasti passivi quando non oppositivi – nonostante i numerosi stimoli ricevuti dai tre Ordini a guida AltraPsicologia e dall’Associazione stessa. E probabilmente questa divisione ha rappresentato un punto fragile per la credibilità della categoria di fronte al Ministero della Salute.

UNA NUOVA FASE PER GLI ORDINI: STOP AI FORMATORI DI COUNSELOR. Gli Ordini regionali non potranno più tentennare: dovranno applicare l’articolo 21 del codice deontologico nei confronti degli Psicologi formatori di Counselor. E perseguire chi esercita la professione di Counselor senza essere Psicologo, compiendo di fatto un abuso di professione sanitaria.

LE ELEZIONI 2019: UN’OCCASIONE PER GLI PSICOLOGI. Fortunatamente nel dicembre 2019 ci saranno le elezioni per il rinnovo degli Ordini regionali. Fatti come questi convinceranno gli psicologi a non sostenere più progetti politici inconsistenti. Fatti come questi testimoniano – concretamente e oltre ogni dubbio – che con idee chiare, impegno e azioni trasparenti si ottengono risultati reali.

The Game is over!




Lettera di una psicologa in auto-rottamazione dall’AUSL.

Ci scrive una collega, precaria da anni in diverse AUSL con contratti fra i più disparati e disperati. Sono temi che conosciamo, ma che ancora una volta ci interrogano sullo stato della psicologia nel Servizio Pubblico.

Il fenomeno della proliferazione delle tipologie di contratti è particolarmente allarmante: sempre più spesso riceviamo sia come Associazione che nelle istituzioni (Ordini ed ENPAP), segnalazioni di colleghi con contratti e borse di studio utilizzati per coprire l’attività professionale da psicologi. Con enormi problematiche sul piano assicurativo, di responsabilità e previdenziale.

Se vogliamo fare qualcosa per la psicologia nel SSN, dobbiamo partire da questo: la tutela anche contrattuale degli psicologi e del loro ruolo, attivando tutte le risorse della categoria. Compreso il sindacato, che non può più limitarsi a tutelare i soli dirigenti psicologi con lavoro dipendente.


Carissimi,

Negli ultimi anni ho collaborato diversi servizi sanitari ASL. Vi scrivo perché sono preoccupata sia per le condizioni di lavoro degli psicologi, che per la mancata erogazione di servizi psicologici importanti.

Ciò che ho visto e vissuto è una psicologia che nei servizi sanitari sta sempre peggio e in alcuni casi scomparendo. Le liste di attesa nei centri di salute mentale sono lunghissime e con un’offerta di percorsi incompleta (con uno psicologo dipendente nel servizio è umanamente impossibile coprire tutto).

Tutti si occupano di aspetti psicologici perché gli psicologi dipendenti del SSN sono troppo pochi.

Poi ci sono tutti i precari della sanità, psicologi che lavorano con borse di studio, collaborazioni o contratti sottopagati. Conosco un collega che per una distorsione alla caviglia ha corso il rischio di vedersi sospendere il contratto.

La Legge Madia in molti casi ha peggiorato le cose, perché la stretta sul precariato ha paradossalmente avuto l’effetto di interrompere collaborazioni che duravano da anni fra un rinnovo e l’altro.

Se poi consideriamo l’aspetto economico, quanto guadagna uno psicologo con contratti di collaborazione e borse di studio? Nessuno tutela questi colleghi e non c’è nessuna retribuzione minima, eppure fanno gli psicologi come tutti gli altri, con le stesse responsabilità.

Ma soprattutto, se parliamo di salute e dell’effetto del precariato sulla salute, come stanno gli psicologi di oggi che lavorano nell’AUSL? Quali priorità, sostegno e supporto per aiutare a concretizzare il diritto alla Salute di tutti e anche degli stessi psicologi?

So che le domande sono tante, ma spero che per AltraPsicologia questi siano temi a cui dare una riposta, magari con lo stesso senso di responsabilità, impegno e passione che ho visto in tante altre vostre battaglie.

Con affetto

Una psicologa precaria in auto-rottamazione dal servizio pubblico




Concorsi pubblici: una panoramica della situazione a Ottobre 2018.

Sono attualmente aperti diversi concorsi pubblici per Dirigente Psicologo e molti colleghi si rivolgono privatamente a noi per spiegazioni o informazioni. Questo articolo è una sintesi delle principali questioni segnalate, in generale e nelle singole Regioni.

Vogliamo precisare che le informazioni che seguono non hanno carattere ufficiale. Sono indicazioni sulla base delle informazioni raccolte da Altrapsicologia. La tutela delle singole e personali situazioni deve essere affrontata direttamente dagli interessati.

Altrapsicologia non si occupa direttamente di materie o procedure di concorso, non interviene presso singole Aziende Sanitarie e non offre alcun parere che abbia valenza legale.

INDICAZIONI GENERALI

La nostra raccomandazione ai colleghi che intendano partecipare a concorsi pubblici per DIRIGENTE PSICOLOGO è di conoscere al meglio la normativa vigente, che è estremamente esaustiva: riceviamo spesso segnalazioni e richieste su aspetti dei concorsi che la normativa prevede espressamente.

⭕ NORMATIVA DI RIFERIMENTO

La normativa di riferimento per i concorsi pubblici è ampia, e il Ministero della Pubblica Amministrazione è il riferimento del Governo per la regolamentazione puntuale di tali procedure.

Dal sito del Ministero della Pubblica Amministrazione:

“(…) le norme generali di riferimento si rinvengono, principalmente nell’articolo 35 del decreto legislativo n. 165 del 2001, nel D.P.R. 9 maggio 1994, n. 487, nel D.P.R. 24 settembre 2004, n. 272 e nel D.P.R. 16 aprile 2013, n. 70. A queste previsioni generali vanno aggiunte quelle relative a specifiche categorie di personale, tra cui il personale in regime di diritto pubblico, quello delle istituzioni educative e quello del Servizio sanitario nazionale. (…)”

Va da sé che una materia tanto complessa è stata oggetto di numerosissime sentenze. Essendo la competenza divisa all’interno della Magistratura in base ai diritti e interessi da tutelare, la provenienza delle sentenze significative (che sono centinaia) è estremamente varia. Di particolare rilievo sono le sentenze del Consiglio di Stato e della Corte di Cassazione.

⭕ PRESUNTE IRREGOLARITÀ

Qualora vi siano fondati sospetti di irregolarità nelle procedure, essi vanno segnalati nelle sedi opportune: non gli Ordini, le bacheche di facebook, AltraPsicologia o altri soggetti, ma le ASL e/o le Procure della Repubblica.

Si ricorda che affermazioni pubbliche relative a irregolarità vere o presunte nei concorsi pubblici, nel comportamento dei commissari o dei partecipanti, espone l’autore alla possibilità di incorrere nel reati di diffamazione nel caso in cui non sia in grado di provare la veridicità di quanto affermato.

Dobbiamo tenere conto che ogni segnalazione infondata di irregolarità sui Concorsi espone comunque la procedura a rallentamenti di mesi: anche solo per motivi di prudenza le Aziende possono mettere in atto verifiche che inevitabilmente allungano i tempi e mettono a rischio lo svolgimento stesso dei Concorsi.

E’ interesse della categoria e dei colleghi che i concorsi procedano in modo regolare, senza intoppi e contenziosi inutili.

⭕ VENETO

Da diverso tempo non vengono banditi concorsi. Le assunzioni avvengono trimestralmente nelle diverse ASL in base alle autorizzazioni regionali. Il reclutamento sta avvenendo attingendo alle graduatorie di concorsi pubblici salti in passato ed è prassi assolutamente legittima.

Anzi, la normativa e la giurisprudenza considerano questa una prassi preferibile, anche qualora si attinga da graduatorie di concorsi svolti per servizi diversi (esempio: attingere da una graduatoria per minori per coprire un posto SerD). Questo perché il ruolo è DIRIGENTE PSICOLOGO ed è unico.

Recentemente vi è stata una difficoltà nella scelta delle graduatorie a cui attingere, perché due recenti sentenze del Consiglio di Stato (Sez III sent 31.05.2018 n. 3273; Sez IV sent 03.07.2018 n.4078) hanno messo in dubbio che la proroga delle graduatorie dei Concorsi Pubblici, che negli ultimi anni è sempre avvenuta per mezzo delle Leggi di Bilancio, interessi anche gli enti del SSN.

Stante queste sentenze del CdS, le graduatorie del SSN avrebbero una validità limitata a 3 anni.

Ad oggi, la Regione Veneto ha inviato una nota a tutte le ASL per informare di questo orientamento, e le ASL si stanno gradualmente adeguando con i comprensibili rallentamenti nelle assunzioni programmate. Tuttavia resta un’alea nel comportamento delle singole ASL

⭕ LOMBARDIA

L’Ordine Psicologi Lombardia ha recentemente inviato una Newsletter informativa che ha generato allarmi, a nostro avviso ingiustificati. L’Ordine ha semplicemente informato – seppure in modo migliorabile – sulla possibilità di coprire posti da DIRIGENTE PSICOLOGO mediante la stabilizzazione di personale in servizio a vario titolo.

Si tratta di una possibilità prevista dalla normativa PER TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE, che non ha nulla di irregolare ed è praticabile solo per colleghi che abbiano requisiti di servizio precisi e identici per tutti.

Tali assunzioni non configurano quindi alcuna forma di nepotismo, clientelismo o altro: si tratta di stabilizzazioni di colleghi che operano con contratti precari nel SSN da anni.

⭕ PIEMONTE

Sono aperti diversi concorsi che tuttavia hanno avuto rallentamenti. Va ricordato che gli uffici del personale delle ASL che hanno indetto i concorsi sono a disposizione degli iscritti ai concorsi stessi per fornire tutte le informazioni, e quindi non vi sono informazioni occultate. Come AltraPsicologia abbiamo comunque svolto una prima ricognizione sia presso alcuni Uffici personale delle ASL sia attraverso la rappresentanza sindacale AUPI del Piemonte, per comprendere le situazioni specifiche. Questi i risultati:

CONCORSO ALESSANDRIA: la convocazione delle prove è stata inviata e poi sospesa a causa del ritiro di uno dei commissari per una incompatibilità riscontrata durante le verifiche preliminari. Non è stato possibile il reperimento di un sostituto nei tempi della convocazione. Al momento non si conoscono i tempi di convocazione per le nuove prove.

CONCORSO TORINO: il calendario delle prove dovrebbe essere pubblicato a breve. Il rilevante numero di iscritti ha rallentato di molto l’organizzazione delle prove.

CONCORSO CUNEO: si attendono da sei mesi i calendari delle prove ma al momento non vi sono altre notizie. Probabilmente si tratta di un rallentamento per motivi organizzativi.

CONCORSO VERCELLI: è stato avviato e poi sospeso a causa di segnalazioni pervenute all’ASL. Attualmente si è in attesa di un parere dell’ANAC relativo all’incompatibilità di uno dei commissari.