La Storia dell’Ordine degli Psicologi dal '93 all'99 (Parte 3 di 3)

Negli anni dal 93 al 95 accadono un paio di cose rilevanti.

Viene nominata una commissione ministeriale per il riconoscimento delle Scuole di Psicoterapia. La Commissione comincia a lavorare, ma senza un regolamento, e qualche volta con ratio difficilmente percepibili. Esclude alcune scuole, che faranno ricorso. Un parere del Consiglio di Stato và nel senso della illegittimità di tutto quanto ha fatto fino ad allora la Commissione.

Con le ovvie conseguenze per tutti coloro che, nel frattempo, hanno iniziato a frequentarle. Si arriverà ad un regolamento, che, come tutti i regolamenti, non può scrivere “devi essere bravo” ma “ devi avere tot metri quadri”. E si ri-apre la strada alle scuole, sanando anche il pregresso. Bastano che abbiano tot metri quadri. Magari concessi in comodato dal fratello dell’amico della zia. Tanto nessuno controlla. Tentativi di realizzare forme “alte” (consorzi, Università, Ordini Psicologi e Medici, Regione, Scuole) naufragano nel disinteresse generale (contro-interesse). Naturalmente da questo varco passa di tutto. Da situazioni rispettabilissime, a……..

Poi c’è il problema dell’applicazione dell’art 34

34. Ammissione all’esame di Stato degli iscritti ad un corso di specializzazione.

1. In deroga a quanto previsto dall’articolo 2, comma 3, sono ammessi a sostenere l’esame di Stato di cui al comma 2 di detto articolo, dopo il conseguimento del diploma di specializzazione, coloro che, al momento dell’entrata in vigore della presente legge, risultino iscritti ad un corso di specializzazione almeno triennale in psicologia o in uno dei suoi rami, e che documentino altresì di avere svolto, per almeno un anno, attività che forma oggetto della professione di psicologo

La Scuola di Psicoterapia Comparata (presidente Patrizia Adami Rook) ottiene da un oscuro funzionario del MURST una lettera, dove questi dice che il “corso di Specializzazione” può anche essere qualcosa gestito da privati, purchè questi “presentino la domanda di riconoscimento”. Attenzione, non che l’abbiano avuto.

Su questo scriverò (ve lo riporto perché mi sembra divertente):

“Un solerte funzionario (o dirigente )… ha ampiamente dimostrato che Dio, il Diavolo, ed Hegel avrebbero fatto bene a ritornare all’asilo d’infanzia. Mai infatti il padre della filosofia occidentale, si sarebbe sognato di arrivare a quelle vette per cui non solo il razionale è reale, ma lo è anche l’immaginato, il desiderato, lo sperato.

Si sveglia una mattina e stabilisce che scuole di specializzazione (che non esistono) datosi che potrebbero esistere è come se esistessero.

Mai Sant’Anselmo, e il suo “argomento ontologico” erano giunti a sì sublimi vette. Continua l’illustre signore di cui sopra stabilendo che le scuole che non esistono, qualora rilascino certificati sulla base di corsi che non esistono, questi allora esistono, e determinano effetti. Con ciò stesso scatenando un disumano casino (me lo permette?) in tutta Italia.

Con questo foglietto in mano, il Direttore della SPC (Rolando Ciofi), nonchè segretario del MOPI, e marito della dr. Adami Rook, inizierà a curare la presentazione di domande di partecipazione all’esame di Stato di persone che, al momento di entrata in vigore della legge (89) erano iscritte a corsi di specializzazione, di durata epocale, talchè poi li avevano conclusi nel 93, 94, 95, interrotti per maternità, viaggi all’Estero, ragioni di salute etc…, poi ripresi. Alcuni forse si erano anche dimenticati di essersi iscritti. Il MOPI curerà la presentazione delle domande, la preparazione all’esame, i ricorsi al Tar per le sospensive contro le esclusioni dall’esame, il successivo contenzioso giudiziario etc….

Le Università sono in una brutta posizione. Alcune di loro resistono, e si rifiutano di ammettere all’esame coloro che hanno queste specie di “specialicavolazioni” private.

Ma i Tar, come è ovvio in questi casi, danno sempre la sospensiva. Inoltre le università dipendono in via amministrativa dal Ministero dell’Università, che è quello stesso che dice che le specialicavolazioni sono bone buana!

Seconda tesi del MOPI: Siccome nell’art 34 non c’è da nessuna parte scritto “laureati” ne consegue che si può essere specializzati (specialicavolizzati) senza essere laureati. Lo stesso Ciofi tenta la carta. Non laureato, cerca di essere ammesso all’esame di stato. L’università rifiuta, lui va al Tar, ma perde. Più tardi si laurea.

Comunque i Tar danno a tutti le sospensive, e alla fine abbiamo 400 persone circa, ammesse all’esame di stato, (Alcune anche senza laurea. Dagli ordini interessati non si riescono ad avere i dati), che lo hanno superato. Alcune iscritte a scuole di specialicavolazione all’età di 15, 16, 17 anni.

I Tar, quando andranno a discutere nel merito, adotteranno decisioni difformi. Stessa cosa farà il Consiglio di Stato.

Per cui dal 95 al 99 si avrà una situazione surreale. Le scuole non funzionano, per il problema del Regolamento. Ci sono 400 e più persone che hanno superato un esame di stato, ma non avrebbero avuto i titoli per esservi ammessi. Sono stati ammessi sulla base di una “colpa” del MURST, che nel frattempo ha cambiato parere (e trasferito il funzionario) e dice “no boni“

Alcuni di questi sono già iscritti agli Ordini, ed esercitano. Perché nel frattempo il MOPI ha sostenuto la tesi che “esame di stato superato = abilitazione conseguita” anche se il Rettore non ha rilasciato il Decreto. Alcuni Rettori hanno creato la meravigliosa figura giuridica della “abilitazione con riserva”. Gli Ordini territoriali dove il MOPI ha la maggioranza, o è determinante (Lazio, in prima fase, poi Lombardia) iscrivono in massa, con questi titoli. Magari fidando in una futura riconoscenza elettorale. Ma, come diceva Mattioli : ”La gente è riconoscente solo per i benefici futuri”. Si va ad una nuova sanatoria, per legge.

Nel 99 si riaprono i termini per l’art 35 (psicoterapia), si iscrivono, con norma di legge, i 34 isti che hanno superato l’esame di stato, come sono sono, si riaprono i termini per l’art 34.

E vi è la nuova infornata di 34, sempre scuole di specialicavolazione. Sono tutt’ora sub iudice al Consiglio di Stato. Ammessi con riserva, a seguito di sospensive dei Tar, abilitazione mai rilasciata, o rilasciata e revocata. Ma comunque iscritti agli Ordini. Chi sa se ci sono gli estremi, qualora il Consiglio di Stato si pronunciasse a loro sfavore, per una denuncia di interi Consigli degli Ordini per abuso d’ufficio e concorso in esercizio abusivo della professione? E’ tutto un problema di interpretazione dell’art 2. Cosa vuol dire “avere conseguito l’abilitazione in Psicologia”? Avere superato l’esame di Stato, o avere in mano il diploma di abilitazione? Quand’è che sei laureato? Quando dai la Tesi, o quando il Rettore ti certifica la laurea? E se il Rettore, dopo avertela certificata, te la revoca perché scopre che gli esami erano comprati, sei ancora laureato o no? Ma se ricorri contro il Rettore che te l’ha revocata, la revoca è valida, o dobbiamo aspettare la pronuncia?

Tutto questo accade nel totale disinteresse e mancanza di iniziativa dell’Ordine Nazionale. Problema di equilibri politici. Montagne di denaro sono ruotate intorno a queste vicende. Poi reimpiegato in campagne elettorali e iniziative varie.

A latere di tutto questo il problema della validità giuridica del 35. La Toscana sostiene che a tutti gli effetti ha valenza legale di diploma di specializzazione in Psicoterapia. Rilascerà, in tal senso, specifici attestati di “Specializzazione”. L’Ufficio legale della Regione concorda con questo, e disporrà alle ASL dipendenti che venga considerato alla stregua delle specializzazioni ex art 3 e delle Universitarie per l’accesso ai posti nel profilo di “Psicoterapia”. La tesi sembra convincente, e altre Regioni faranno lo stesso.

Problemi con il SSN- Titoli. Loro validità.

La ASL sono aziende autonome. Questo significa che possono fare quello che gli pare, nel “quadro”. In questo loro fare quello che gli pare, relativamente al personale, sono limitate da due fonti normative . Le leggi e i DPR che recepiscono i contratti.

L’ASL, non può, ad esempio, assumere come medico o come psicologo uno che non abbia i requisiti per essere iscritto all’albo (che debba esservi effettivamente iscritto è altro discorso – è un vecchio contenzioso se il pubblico dipendente debba – o meno- essere iscritto all’Albo), poiché tali professioni sono normate, per legge. Come non può inquadrare nel profilo Psicoterapia uno che non abbia una formazione psicoterapeutica riconosciuta, poiché anche questa è normata per legge. La certificazione della formazione in psicoterapia si ottiene, per l’art 3, o presso una scuola di specializzazione universitaria, o presso una scuola riconosciuta. O attraverso l’art 35 (norma transitoria nel tempo, non negli effetti) Poiché l’art 3 della 56/89 parla di Medici e Psicologi, essere l’uno o l’altro è prerequisito base per ottenerla.

Poi scattano i DPR, che recepiscono gli accordi nazionali. Ora su questo terreno niente vieta, astrattamente, che un requisito per partecipare ad un concorso possa essere “Laureati, iscritti all’Ordine degli Psicologi” anziché “ Laureati in Psicologia”. Ma, altrettanto, niente vieta che il SSN dica che per lui il prerequisito culturale di base è la laurea in Psicologia. Altrettanto, purchè recepito nell’accordo nazionale poi approvato con DPR niente vieta che il requisito per partecipare ai concorsi nel profili “Psicoterapia” sia “art 35, specializzazione ex art 3, universitaria o riconosciuta” Ma, altrettanto, niente vieta che (ove venga recepito in DPR) ci sia scritto (solo) “specializzazione universitaria abilitante alla psicoterapia”. Questi fatti fanno parte di una trattativa “politica”, di rapporti di forza all’interno dei quali valgono anche apprezzamenti “valutativi”. In una parola della “credibilità sociale” che alla lunga le aggregazioni sono riuscite a conquistarsi.

Quale sia la nostra, in termini complessivi, valutatelo voi




La Storia dell’Ordine degli Psicologi dal '90 all'93 (Parte 2 di 3)

Appena i Commissari hanno “depositato” l’Albo, e si comincia a sentire vento di elezioni, nella categoria cominciano i confronti su quello che è il punto nodale che il Consiglio, appena eletto, si troverà ad affrontare.

Il problema dell’art 35, cioè, in soldoni, la sanatoria per la psicoterapia.

35. Riconoscimento dell’attività psicoterapeutica.

1. In deroga a quanto previsto dall’articolo 3, l’esercizio dell’attività psicoterapeutica è consentito a coloro i quali o iscritti all’ordine degli psicologi o medici iscritti all’ordine dei medici e degli odontoiatri, laureati da almeno 5 anni, dichiarino, sotto la propria responsabilità, di aver acquisita una specifica formazione professionale in psicoterapia, documentandone il curriculum formativo con l’indicazione delle sedi, dei tempi e della durata, nonché il curriculum scientifico e professionale, documentando la preminenza e la continuità dell’esercizio della professione psicoterapeutica.
2. È compito degli ordini stabilire la validità di detta certificazione.
3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 sono applicabili fino al compimento del quinto anno successivo alla data di entrata in vigore della presente legge.

Vi sono, in questo articolo, quantità non irrilevanti di termini che vanno interpretati, e un rimando all’Ordine (Consiglio dell’Ordine) che deve stabilire la validità.

Occorre capire, allora, quale/i curricula formativi verranno ritenuti validi, e quali non validi, cosa vuol dire “preminenza” e cosa vuol dire “continuità”. Non irrilevante, in questo, l’incrocio con il problema della fatturazione. Quali sono i “mezzi documentali” con cui si può “attestare” preminenza e continuità”?

E poi, quest’ultima, per quanto tempo va dimostrata? 5 anni, due, uno, 1 mese, oggi ?

La forza “egemone” all’interno della categoria è l’AUPI. Nel senso che è l’unica ad avere una rete nazionale, e ad essere organizzata sostanzialmente su obiettivi “commutabili” in obiettivi elettorali. E l’AUPI assume, nelle varie regioni, posizioni diverse. In alcuni casi vengono fornite alla categoria intenzioni rassicuranti. In altri di tutt’altro tipo. Udii, personalmente, un dirigente AUPI affermare che l’unica formazione che avrebbero ritenuto valida sarebbe stata quella pubblica.

Probabilmente, là dove le posizioni dell’AUPI sono più “aperte” minore è l’organizzazione che i professionisti mettono in campo. La dove le posizioni sono più chiuse i professionisti si organizzano in proprio, in funzione anti AUPI. Non è una cosa particolarmente difficile. Esiste uno “zoccolo duro” nelle varie realtà territoriali, di persone che si conoscono tra loro da anni. Le “Catene di S. Antonio” funzionano abbastanza.

I consigli eletti affrontano il problema dell’art 35. Sostanzialmente in maniera piuttosto equilibrata, spesso anche notevolmente larga. Perchè sullo sfondo c’è sempre lo spettro dei tribunali, e di milioni da pagare per cause perse. L’applicazione di una legge, di una norma di sanatoria, è sempre un fatto formale. E’ assolutamente arduo, per non dire impossibile, dimostrare ad un tribunale che un curriculum di 10 anni con la SPI è cosa fondamentalmente diversa rispetto a 10 anni presso la “Llibera associazione per la psicoanalisi orbitale rimpallante”.

Qua e là alcune sentenze di Tribunali, o circolari interpretative del MURST, piazzano dei paletti. “Il fatto che l’attività sia stata remunerata non è un carattere necessario ai fini della dimostrazione della preminenza e continuità”. E, naturalmente, si apre una voragine. Qual è quel Consiglio, dotato di normale buon senso, che rischia di perdere una cinquantina di processi, a 20 milioni a botta, perché il collega ha dichiarato preminenza e continuità a gratis?

E anche, qualche problema di coscienza. Se x guadagna 100 milioni l’anno, 30 dei quali dalla psicoterapia, mentre Y ne guadagna 5 soltanto, e tutti dalla psicoterapia, per Y è certamente “preminente” per X forse no, ma X ne fa 6 volte più di Y. Che famo? Comunque, fra orde di “certificati” di parroci, Opere Pie, Centri Studi privati, Associazioni benemerite, gli Ordini bene o male se la gestiscono.

Il MOPI conduce la prima battaglia. Una serie di scritti di Patrizia Adami Rook puntano a sostenere che siccome nel testo dell’art.35 “laureati da almeno 5 anni” è scritto dopo medici e c’è o non c’è una virgola da qualche parte, si riferisce solo ai medici. Per cui gli Psicologi non hanno bisogno di essere laureati da almeno 5 anni, anzi, non hanno neanche bisogno di essere laureati, per avere l’art 35!

Si presenterà il caso, in Toscana, di una collega che si è laureata 10 gg. dopo l’entrata in vigore della 56/89 (Laureati da almeno 5 anni – le disposizioni si applicano fino al 5° anno significa, in soldoni, che dovevi essere già laureato al momento in cui la legge entrava in vigore). Il Consiglio respinse la sua richiesta, la collega ricorse. La Corte Costituzionale le dette torto, affermando che per l’art 35 occorreva la laurea, e occorreva che fosse posseduta al momento di entrata in vigore della legge.

Poi arriva un siluro, da Grazia e Giustizia. Un parere. “Le disposizioni si applicano…” ( comma 3) non significa che allo scadere del 5° anno si smette di applicarle. Significa, secondo loro, che allo scadere del 5° anno perdono completamente di validità. In una parola, la legge è del Febbraio dell’89. I consigli si sono insediati nel 92-93. Da Giugno a dicembre 93 hanno fatto i 35. Secondo Grazia e Giustizia, a marzo 94 l’abilitazione che l’art 35 ha rilasciato non esiste più. Zero.

Dopo un po’ la vicenda rientrò, e di questa temporaneità non se ne parlo più.

Intanto altri due problemi rilevanti si erano affacciati all’orizzonte.

L’art 34 e le scuole




La Storia dell’Ordine degli Psicologi dal '75 all'89 (Parte 1 di 3)

I personaggi sulla scena:
  • Adriano Ossicini- Senatore, psicologo, Indipendente di sinistra
  • Una serie di parlamentari circuiti, blanditi, coccolati, comprati, ricattati, convinti dal medesimo
  • Le facoltà di Roma e Padova
  • Il Direttivo della SIPS ( Meschieri, Cesa Bianchi, Spaltro, Fumai , Nocentini)
  • Il dr. Ferdano Pierucci che, per l’AUPI, segue la vicenda.

I personaggi entrano ed escono .

Gli Antefatti:

E’ alla fine del 70 che si comincia a parlare di Albo e Ordine degli Psicologi. La spinta viene soprattutto dai corsi di laurea di Padova e Roma.

Il resto della categoria è diviso. L’università non si pronuncia, fatta eccezione per le sedi “di sinistra” che sono contrarie (Firenze, Bologna). Le motivazioni della contrarietà sono:

  • politiche: gli Ordini sono strumenti corporativi, vanno abbattuti. Perché farne un altro?
  • culturali: Psicologia come disciplina “lievito” da usare per fecondare altre professioni, ma con dubbi sulla sua “specificità”..

Gli Psicologi dipendenti del SSN vogliono con forza l’Albo. La professione è, generalmente, concorde anche se al suo interno voci autorevolissime sono contrarie. Le società psicoanalitiche, P.F. Galli, tendenzialmente i colleghi impegnati a sinistra nel PCI.

Ossicini presenta un primo progetto di legge. Sistematicamente, tutte le volte che sta per andare in discussione, si sciolgono le Camere. Circolerà la battuta che l’Ordine degli Psicologi porta sculo.

Dalla fine del 70 all’89 (anno di approvazione della legge) il dibattito continua. All’interno della categoria, dove si realizza un progressivo avvicinamento di posizioni, (trovatevi un numero dell’Italia Journal of Psychology di quegli anni – Editrice Il Mulino) c’è un dibattito sull’Ordine e l’Albo tra Galli, Palmonari, Bosinelli, Batacchi, Nocentini e mi pare, qualcun altro, o comunque, un confronto non armato tra posizioni opposte.

Dall’altra Ossicini deve portare avanti un lavoro certosino di mediazione tra le istanze (dell’Ordine dei Medici, ferocemente contrario, delle società psicoanalitiche, contrarie anche se non ferocemente, della sinistra alla quale appartiene contraria per ragioni ideologiche, della categoria, che lo tira da tutte le parti).

I medici alzano il tiro. Cominciano a denunciare per esercizio abusivo della professione medica chiunque faccia psicoterapia. (ovvero: terapia è solo medica), ma si rivelerà un boomerang. Dopo qualche anno i Tribunali cominciano ad assolvere gli psicologi. All’interno della SIPS si è trovato un accordo. Fumai e Nocentini erano sempre stati per l’Ordine. Cesa Bianchi, Meschieri (agli inizi contari) e Spaltro (incerto) si sono convinti. Ossicini manderà il testo di legge alla SIPS chiedendone una “revisione”. In Casa di Meschieri, Lungotevere Flaminio 22, Direttivo convocato d’urgenza. Cinque persone intorno ad un tavolo con forbici, fogli bianchi, colla e macchina da scrivere a fare taglia e incolla. Ossicini ha fatto sapere che se vogliamo che la legge passi ci sono dei punti fermi. Occorre almeno la neutralità dei medici. Il prezzo è la psicoterapia a metà. Occorre lasciare delle aperture per la formazione in psicoterapia, nelle quali possano inserirsi le scuole. Il testo che esce, negli anni successivi, verrà modificato di nuovo.

Più avanti, anni dopo, quando è in discussione e in dirittura d’arrivo, Lazzeroni (direttore dell’Istituto di Psicologia di Siena) attraverso il senatore Bompiani fa presentare un emendamento con cui la psicoterapia rientrerebbe nelle competenze proprie della laurea in Psicologia. Naturalmente non passa. Il coagulo degli interessi contrari è troppo forte. Ossicini continua nel suo lavoro di tessitura parlamentare. Pierucci (segretario generale aggiunto AUPI) fa il lobbista a tutto spiano nei corridoi.

Finalmente la legge passa, senza che si sciolgano prima le camere. Le mediazioni sono state necessarie soprattutto su tre punti.

  • La psicoterapia.
  • La formazione in psicoterapia.
  • Le norme transitorie, con le quali occorreva salvare tutto il patrimonio di psicologia e di psicologi precedente, e contemporaneo al funzionamento dei corsi di laurea (perché, accanto a Padova e Roma c’erano, in Italia, un sacco di corsi di laurea ad indirizzo psicologico”).
La legge è passata!!!

Adesso occorre creare il primo Albo. Le norme transitorie dicono che i Presidenti dei Tribunali devono nominare un Commissario, incaricato della redazione dell’Albo, sulla base degli aventi diritto ai sensi dell’art 32 delle norme transitorie. I Presidenti ci stanno un pò di tempo. Verso il ’90, inizio o fine, i Commissari sono nominati.

Ma…. Il 32 si compone di 4 commi!

Sul comma A non ci sono problemi:
a) ai professori ordinari, straordinari, associati, fuori ruolo e in quiescenza che insegnino o abbiano insegnato discipline psicologiche nelle università italiane o in strutture di particolare rilevanza scientifica anche sul piano internazionale nonché ai ricercatori e assistenti universitari di ruolo in discipline psicologiche e ai laureati che ricoprano o abbiano ricoperto un posto di ruolo presso una istituzione pubblica in materia psicologica per il cui accesso sia attualmente richiesto il diploma di laurea in psicologia;

O, meglio, per la verità un problemino c’è. Devono “ricoprire”, ma la laurea in Psicologia, su quel posto, deve essere richiesta “attualmente”. Per cui se uno è ragioniere, e ricopre, entra. Ma non è un grosso problema. Saranno 10 in Italia.

Poi viene il B:
b) a coloro che ricoprano od abbiano ricoperto un posto di ruolo presso istituzioni pubbliche con un’attività di servizio attinente alla psicologia, per il cui accesso sia richiesto il diploma di laurea e che abbiano superato un pubblico concorso, ovvero che abbiano fruito delle disposizioni in materia di sanatoria;

Debbono essere tutti laureati, e avere superato un pubblico concorso. Magari un po’ di problemi li crea l”attinente”. E anche questo problema delle sanatorie. Ma insomma, sembrerebbe ragionevole. Poi cominciano i Tribunali. L’insegnante di sostegno di ruolo nelle medie esercita una attività attinente? Perché, se si, è laureata, ed ha superato un pubblico concorso. E i Tribunali spesso, dicono di si. In realtà dicono tutto, e il contrario di tutto.

Adesso tocca al C:
c) ai laureati che da almeno sette anni svolgano effettivamente in maniera continuativa attività di collaborazione o consulenza attinenti alla psicologia con enti o istituzioni pubbliche o private;

Qui comincia il bordello vero. Attività di collaborazione o consulenza, in maniera continuativa che vuol dire? Se la faccio una volta all’anno, per 7 anni, è continuativa?

Ma, ancor più, c’è “private”. E non c’è scritto “pagate”. E allora il laureato in Psicologia che lavora volontariamente alla Misericordia, entra (e, per me, è anche giusto). Ma entra anche il laureato in Agraria che trova un cugino che ha una fornace che fabbrica mattoni, e che gli certifica che da 7 anni fa attività di consulenza, gratis. Al mattone, perché non si sgonfi.

Tuttavia, onestamente, questi problemi ci sono stati. Ma non riguardano poi enormità di casi. Molto più spesso riguardano situazioni di persone che con lauree ad indirizzo psicologico e magari formazioni psicoanalitiche o psicoterapiche alle spalle hanno fatto libera professione, e dovendola certificare presso “Enti o Istituzioni” trovano il modo di inventarseli. Fioriranno i “Centri Studi” e le “Associazioni”. Tutti (tanti) facevano attività (gratuita) presso i Centri studi. Per esempio: X, Y e Z fanno un “Centro Studi”. Poi X certifica Y, Y certifica Z e Z certifica X. In particolare fioriranno quelli “psicoanalitici”. Devono organizzarsi per forza (hanno solo clienti privati).
I tribunali sentenzieranno che “La psicoanalisi sta alla psicologia in un rapporto di genere a specie”. Salvo poi, recentemente, rimangiarsi tutto. E dire che la Psicoanalisi la fa chi vuole.

Poi c’è il D.
d) a coloro che abbiano operato per almeno tre anni nelle discipline psicologiche ottenendo riconoscimenti nel campo specifico a livello nazionale o internazionale;

Qui le cose cambiano da regione a regione, da Commissario a Commissario. La norma, all’epoca, era pensata per i Musatti, almeno nelle intenzioni. Ma, in certi posti, nei riconoscimenti c’entra tutto. “Caro sig….la ringrazio per essersi iscritto al nostro seminario sulla psicologia del fringuello saltatore…” Per qualcuno è un riconoscimento. E non c’è neppure bisogno della laurea (qualsiasi).

Comunque, nella sostanza, se teniamo conto del naturale casino che determina l’applicazione delle norme transitorie, la fase commissariale di redazione dell’Albo non va poi così male. Se debbo fare un stima, di “portoghesi” (intendo con questo termine gente che con la Psicologia aveva proprio poco a che fare) non ne entrano più del 5 %.
Il che, obiettivamente non è un cattivo risultato.

Nel frattempo, presso le Corti d’Appello, è istituita una commissione per la sessione speciale di esame di stato (per soli titoli), ai sensi dell’art 33.

Il 33 non crea particolari problemi. Non c’è nulla, in esso di “discrezionale”. Si può discutere se sia più o meno ampio, ma il testo è piuttosto preciso. In sostanza, tutto quanto deve essere in qualche modo “certificato” dalla pubblica amministrazione (che, almeno su questo terreno, è cosa diversa dal cugino con la fabbrichetta).

A questo punto i Commissari pubblicheranno il primo Albo, e indirranno le prime elezioni.

Alla prossima per la seconda puntata…




Lo Sviluppo (IN)sostenibile della Psicologia

Sto riflettendo da un pò di tempo sulla “Demografia” prossima ventura della professione di psicologo, e sugli scenari futuri di “sviluppo (in)sostenibile” in cui potremmo trovarci nell’arco di una decina d’anni.
Premetto che i dati numerici cui faccio riferimento sono orientativi, in quanto tratti da differenti fonti (siti ordinistici, discussioni in ML,
dati degli atenei, etc); e da cui ho derivato inferenze ed estrapolazioni “ad occhio” di cui mi assumo tutta la responsabilità (anzi, mi piacerebbe essere smentito!). Spero che comunque le stime siano “sufficientemente buone”.

Ad oggi abbiamo quasi 40.000 iscritti all’Albo (più almeno 20 triennalisti :-D), ed altrettanti studenti di psicologia in formazione, equivalenti a un paio di corpi d’armata di psicologi. Nel 2015, calcolando il pensionamento progressivo di chi ha iniziato la professione negli anni ’70, ma aggiungendo i nuovi studenti che entreranno nel contesto formativo psi- nei prossimi 3 o 4 anni, avremo circa 70-80.000 psicologi operanti sul territorio; una cifra pari al quadruplo di quella che c’era solo a metà degli anni ’90.Questi 75.000 psicologi dovranno lavorare, in un modo o nell’altro.

Il problema è dove. E non è solo un problema di “inventarsi nuove
nicchie”, o “proporre servizi innovativi”. E’ un problema di “macroeconomia”: esiste veramente una base di mercato (“domanda”) che possa soddisfare “un’offerta” che si è letteralmente, confusivamente, quadruplicata in pochi anni ? Non parlo dei circa 50.000 psicologi che nel 2015 avranno un’anzianità professionale di circa 10 anni, e che quindi avranno probabilmente una situazione stabilizzata (anche se alla meno
peggio), ma di quelli in quegli anni saranno troppo giovani o arriveranno sul mercato solo a quel punto (probabilmente anche in presenza di un trend di ulteriore, leggera, crescita degli accessi alla formazione universitaria psicologica).
Cosa mangeranno 30.000 giovani psicologi ultraqualificati (molti saranno muniti di specializzazione, master, etc., anche per motivi di necessità di rinviare il più possibile l’ingresso su un mercato del lavoro eccezionalmente saturo) ?

Alcune variabili e scenari possibili:

1) Il parziale ricambio generazionale nei Servizi Pubblici, ormai ad assunzioni praticamente bloccate, non inizierà prima di una decina d’anni circa. A quel punto, qualche centinaio di posti all’anno si libererà (forse una proiezione di 3-4.000 posti tra il 2015 ed il 2025).

2) Il settore psicoterapeutico privato è già “saturo”, almeno nelle
principali aree urbane del centro-nord; gli attuali specializzandi hanno forse la speranza di andare a riempire i dei “buchi” in alcune aree del Sud ed in città secondarie, o di scavarsi “nicchie operative” in aree già presidiate da molti colleghi. Alcune regioni presentano invece già ora una densità di psicologi drammaticamente alta, che andrà ulteriormente peggiorando nei prossimi anni (Veneto, Lombardia, Lazio, in parte Piemonte, Toscana e Emilia; bisognerebbe calcolare il rateo psicologi/popolazione su base regionale).

3) 200 Scuole private formano (o cercano di formare) alcune migliaia di psicoterapeuti all’anno. Ovviamente bisogna vedere se la domanda territoriale di psicoterapeuti (o la richiesta di titoli di
specializzazione a fini concorsuali) sarà nel 2015 ancora così sostenuta da giustificare tutte le 200 scuole e le molte centinaia di
psicologi-didatti che vi lavorano (certo, non come unica fonte di reddito; ma comunque importante). Anche se avessimo solo 2000 nuovi psicoterapeuti all’anno, tra i 75.000 psicologi del 2015 ci saranno allora circa 35.000 psicoterapeuti, il doppio di adesso (20.000 formati tra adesso ed il 2015, più circa 10.000 non ancora pensionati degli attuali 15.000).

4) La psicologia del lavoro e delle organizzazioni (formazione, selezione, etc.) inizia a dare segni di stanca; non è più il settore che garantisce le migliore prospettive d’impiego. Una quantità spropositata di giovani psicologi si trova intruppata nel sistema degli stages come “selezionatori” presso le società interinali, da cui viene simpaticamente “espulsa” dopo un annetto in media. Il mercato si sta drogando anche in questo settore. La Formazione va ancora abbastanza bene, ma la saturazione è dietro l’angolo.
Siamo sicuri che in Italia ci sia mercato per un paio di decine di migliaia di persone che offrono gli stessi corsi di autostima, comunicazione (“messaggio, emittente, ricevente; siate assertivi”) e time-management da Aosta ad Agrigento ? Ovviamente semplifico, ne sono consapevole, ma scorrere le tipologie di corsi offerti dalle varie società di formazione presenta elementi di ripetitività impressionanti (perchè il mercato richiede questo, o perchè è l’unica cosa che sappiamo offrire e facciamo credere al mercato che è questo che gli serve ?).

5) Di psicologi scolastici nessuna traccia… Ed anche se arriviamo alla Legge, ci trasformiamo tutti di colpo in psicologi scolastici ?

6) Nuove professionalità: realisticamente, attività come la progettazione di interfacce Web, psicologia militare, psicologia viaria, psicologia della tutorship online e neoprofessionalità similari potranno assorbire stabilmente, nel loro complesso, più di 2-3000 psicologi nel corso dei prossimi anni (stima generosa) ? Nulla in contrario, anzi, ricavo soldi da una di queste cose… ma mi sto chiedendo quale sia la solidità strutturale a lungo termine, e su grandi numeri, di queste nicchie di mercato. In fondo anche dall’E-Commerce su Internet pochi anni fa tutti si aspettavano centinaia di migliaia di posti di lavoro, e si è finiti con la “bolla del Nasdaq”.

7) Si aprono in continuazione scuole di Counselling Filosofico/Reflectors/LifeCoach/EtcEtc. che “mangeranno” parte del mercato della consulenza e “psicologia clinica di base”, attraverso una politica di penetrazione commerciale volutamente aggressiva, e minori pastoie burocratiche.

8) Domanda: tra i terapeuti, quanti ricavano almeno il 30% delle loro entrate da altri “psicoterapeuti in formazione” impegnati nei loro percorsi personali o training formativi ? Il mercato di settore non sta diventando troppo avvitato su sè stesso ? Quando non si genera domanda dall’esterno, e la si sostiene artificiosamente con un travaso economico interno alla categoria (ormai strutturale), si arriva troppo vicini al paradosso storico dei tulipani olandesi… sostenibile per un pò, ma appena aumenta il numero di psi che per vivere devono avere altri psi che gli passano soldi… lo so, anche questa è una vexata quaestio, ma unita alle altre mi preoccupa ancora di più.
Il dubbio quindi è:

il CNOP, o qualche Ordine Regionale previdente, ha pensato che è
improrogabile basare le scelte strutturali di politica professionale nel medio-lungo termine su una analisi accurata ed approfondita del mercato del lavoro degli psicologi nei prossimi venti o trent’anni ? Analisi di “demografia” ed “economia politica” professionale da affidare magari adesperti di economia del lavoro, per comprendere quali saranno gli assetti demografici ed economici strutturali del nostro futuro prossimo venturo?
Un’indagine seria e necessaria per capire come progettare uno “sviluppo sostenibile” senza affidarsi solo ad intuizioni personali o stime a breve termine….
Il Club di Roma produsse stime troppo pessimistiche, ma lo studio sui “Limiti dello Sviluppo” che aveva commissionato obbligò tutti a prestare attenzione al tema della Sostenibilità delle scelte effettuate, in una prospettiva di medio-lungo termine.

A volte, pensando alle migliaia di studenti iscritti all’Università, alle
centinaia di ventenni che mi chiedono speranzosi, mese dopo mese, anno dopo anno, “E cosa potrò fare con la laurea triennale ? E se faccio il +2, le mie opportunità professionali aumentano di molto, vero ?”, mi sento preso dallo sconforto, e mi immagino sempre la corsa dei lemming più giovani verso il mare…

Articolo tratto dal forum di discussione di Obiettivo Psicologia