Obbligo ECM: che fare?

In queste ore alcuni si staranno chiedendo come regolarsi a fronte della sentenza (leggi qui l’approfondimento) che ha rigettato il ricorso dell’Ordine Lazio contro gli ECM.

Prima cosa: no panic!

Di fatto non cambia nulla, l’obbligo di ECM continua a non essere previsto per legge, perché la legge è chiarissima su questo punto.
Tuttavia prudenzialmente conviene raccogliere i crediti ECM, in attesa dell’eventuale ricorso in Consiglio di Stato (che necessiterà comunque di almeno un paio d’anni).

Analizziamo la situazione: i crediti vanno raccolti per trienni.
L’attuale triennio prevede gli anni 2020, 2021, 2022.
Per ogni anno vanno acquisiti 50 crediti ECM, per un totale di 150 crediti, che possono essere raccolti anche tutti nello stesso anno.

Tuttavia come ogni sistema di formazione di qualità che si rispetti ci sono i… SALDI!

E quindi partiamo con gli SCONTI!
Per chi ha lavorato nell’anno 2020, c’è un’esenzione di 50 ECM a causa della pandemia (sconto per tutti!):

I crediti formativi del triennio 2020-2022, da acquisire, ai sensi dell’articolo 16-bis del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e dell’articolo 2, commi da 357 a 360, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, attraverso l’attività di formazione continua in medicina, si intendono già maturati in ragione di un terzo per tutti i professionisti sanitari di cui alla legge 11 gennaio 2018, n. 3, che hanno continuato a svolgere la propria attività professionale nel periodo dell’emergenza derivante dal COVID-19.

Poi ci sono le AGEVOLAZIONI:
Si chiama Dossier Formativo, in sostanza se si dichiara prima la formazione a cui si parteciperà nel triennio si ottiene uno sconto.
La ratio: programmare la formazione è meglio che rincorrere la raccolta punti delle merendine facendo corsi a casaccio.

E’ quindi possibile avere una riduzione del debito formativo con il dossier formativo, come di seguito specificato:

30 crediti assegnati per il triennio 2020-2022 se il dossier formativo è stato costruito nel medesimo triennio;
20 crediti per il triennio 2023-2025 se esiste la coerenza almeno del 70% fra la formazione programmata e quella realizzata ed il dossier è stato realizzato nel triennio 2020 – 2022;
– per coloro che hanno fatto e soddisfatto il dossier formativo nel triennio 2017-2019 verrà dato un bonus di 20 crediti nel triennio 2020-2022.

Il Dossier Formativo può essere individuale, ma anche collettivo (il CNOP a breve proporrà il suo).

A tal proposito vi invito a vedere questo video, dura 1 minuto, e vale davvero la pena guardarlo (soprattutto per la musica e le immagini che sono tanto motivanti): clicca qui

Poi c’è l’AUTOFORMAZIONE:
E’ possibile acquisire crediti tramite l’autoformazione fino al 20% del fabbisogno formativo (massimo 30 crediti in 3 anni). Per autoformazione si intende: studio di materiali durevoli/letture scientifiche. Si tratta di fatto di una mera autodichiarazione.

Quindi ricapitolando entro il 31.12.2022 vanno quindi acquisiti 150 ECM:

50 – Sconto pandemia 2020
30 (forse 20, dobbiamo capire se si può cumulare allo sconto pandemia) – Agevolazione grazie al Dossier Formativo
30 (forse 20, dobbiamo capire se si può cumulare allo sconto pandemia) – Autoformazione grazie a “letture scientifiche”

In totale quindi si tratterà di acquisire tra i 40 (se va bene) e i 60 (se va male) crediti ECM che verranno comunque erogati gratuitamente tramite la piattaforma del Consiglio Nazionale per tutti gli iscritti a partire da Luglio 2021.

Se però avete dubbi, non esitate a contattare il CNOP, saranno lieti di ricevere le vostre mail e vi sapranno sicuramente dare informazioni.




Compensi per i consiglieri degli ordini: il nuovo metodo di calcolo

Gli emolumenti e i compensi per chi ha ruoli politici da sempre un tema delicato, spesso anche abusato e strumentalizzato nell’arena politica.

Il M5S ci ha costruito una discreta parte del proprio successo, ogni bar (ieri) o social (oggi che al bar non si va più) possono proseguire per giorni interi al grido ‘vergogna’ appena si parla di compensi dei politici.
E anche nella politica professionale degli psicologi i compensi per consiglieri di Ordini ed ENPAP sono sempre un argomento utilizzato nelle campagne elettorali.

Nessuno poi rinuncia o riduce i compensi quando ha un incarico politico e potrebbe farlo.
Ma tant’è: il compenso troppo alto o inappropriato è sempre quello degli altri, mai il proprio.

Sulla nascita e la natura delle indennità consiglio vivamente di leggere questo articolo (https://www.federicozanon.eu/il-triste-mestiere-del-politico-ad-ore/) molto interessante scritto da Federico Zanon.

ESISTE UN MODO PER ESSERE OGGETTIVI? Questa è una domanda che tutte le aziende si fanno, per trovare retribuzioni per i propri collaboratori che siano eque e premiali dei risultati.
Purtroppo è più raro che a farlo siano le pubbliche amministrazioni.
Io ho voluto provarci e ho cercato di dare un contributo alla revisione nazionale dei compensi per i consiglieri degli Ordini degli Psicologi, dato che si stava procedendo alla revisione senza usare criteri oggettivi.

COME FUNZIONAVA FINORA? Il sistema di determinazione dei compensi dei consiglieri degli Ordini previsto dal CNOP fin dal 2006, e in vigore fino a qualche settimana fa, riguardava solo le 4 Cariche degli Ordini Regionali.
Era previsto un importo per il Presidente e un altro importo, sensibilmente più basso e uguale per tutti, per VicePresidente, Segretario e Tesoriere.

Un dato salta subito agli occhi: non è sensato attribuire lo stesso compenso a tre ruoli che svolgono compiti totalmente diversi.

Si pensi anche solo al Tesoriere: in assenza del Dirigente, per normativa svolge le funzioni del Direttore, ovvero il ruolo apicale Amministrativo, con importanti responsabilità anche sulla gestione dei soldi dell’Ordine e un carico di lavoro operativo importante.

Gli importi poi erano stabiliti sulla base del numero degli iscritti con una logica a scaglioni. In questo modo, anche una sola quota in più (150 Euro) nelle Entrate determina, tra uno scaglione e l’altro, un aumento della retribuzione e dei costi (Uscite) in modo discontinuo e completamente sproporzionato.

Questi sono solo alcuni dei vizi presenti nel precedente sistema, e a cui si è cercato di porre rimedio.

IL NUOVO ALGORITMO DEI COMPENSI. Algoritmo è una brutta parola, che richiama la robotica e i computer. Ma significa semplicemente “calcolo”, “operazione matematica”, come quelle che imparano i nostri figli e i nostri nipoti a scuola.

L’algoritmo per i compensi dei consiglieri è un calcolo matematico per arrivare a determinare il compenso finale di presidenti, vicepresidenti, segretari, tesorieri e consiglieri in base ad alcune variabili che riteniamo importante considerare.

Si parte dall’ipotesi di riconoscere un importo almeno in virtù di due elementi: la responsabilità professionale (se sei il rappresentante legale sei responsabile degli errori di tutti quelli che lavorano nella struttura) e il carico di lavoro (il lavoro che fai materialmente, ovvero quanto produci).

Negli ordini questi due elementi si esprimono concretamente in alcune variabili che possiamo quantificare: la grandezza del bilancio, la presenza o meno di dirigenti, il numero di dipendenti, il numero di iscritti comportano responsabilità e carico di lavoro diversi.

Ho quindi provato a costruire un algoritmo che tenesse in considerazione queste ed altre variabili, e che premiasse anche una gestione più virtuosa (cioè una gestione che tiene bassa la quota chiesta agli iscritti a parità di complessità del lavoro svolto).

Ho anche tenuto conto delle metodologie utilizzate in ambito aziendale per costruire le retribuzioni, un argomento molto dibattuto nel mondo del management. Per farlo ho utilizzato alcune delle linee guida internazionali.

LE VARIABILI CONSIDERATE. Il nuovo sistema per determinare gli emolumenti considera queste caratteristiche:

(1) gli obblighi legali derivanti dall’incarico ricoperto (responsabilità di ruolo)
(2) il carico di lavoro, le attività lavorative effettivamente svolte (la produttività e l’impegno di tempo)
(3) il grado di complessità dell’Ente all’interno del quale si opera (il contesto).
(4) la sostenibilità economica per l’Ente della spesa totale in compensi
(5) l’incentivazione della performance, il premio ai risultati oggettivi misurabili
(6) la riduzione al massimo della discrezionalità, per evitare che i compensi siano stabiliti in base a criteri soggettivi dagli stessi che li devono ricevere.

IL FUNZIONAMENTO CONCRETO DELL’ALGORITMO. Concretamente, l’algoritmo funziona inserendo i valori di ciascuna delle variabili descritte nel paragrafo precedente.

C’è un tetto massimo di spesa per gli emolumenti delle quattro ‘cariche’ dell’Ordine, che è proporzionale alle entrate in modo che sia sempre matematicamente sostenibile: la spesa non potrà mai superare una soglia predefinita intaccando il bilancio in modo sproporzionato.

Tale spesa è anche proporzionale al numero dei dipendenti presenti nell’organico dell’Ordine, ma fino al limite di spesa per il personale del 35% del bilancio . Oltre questo limite, avere ulteriore personale è considerata inefficienza e questo blocca l’aumento degli emolumenti di chi governa politicamente.

Stabilito l’importo massimo per gli emolumenti, questo viene ridotto se l’Ordine ha un Dirigente in organico, che assume i carichi di lavoro che altrimenti sarebbero delle quattro cariche. In questo modo gli importi complessivi vengono ridotti del 10% a Presidente, VicePresidente, Segretario, e del 50% al Tesoriere, il cui ruolo cambia radicalmente non dovendo più svolgere la funzione di Direttore.

L’importo massimo risultante viene poi diviso fra le cariche in questo modo:
– il 40% sulla base del Ruolo ricoperto, di cui: 37,5% per il Presidente, 25% per il Vice Presidente, 18,75% per Tesoriere e Segretario (che con la presenza del Dirigente hanno caratteristiche diverse, ma responsabilità analoghe).
– il 30% viene variato sulla base del numero di iscritti, in modo direttamente proporzionale e non più a scaglioni, così che la variazione della spesa sia continua e non discontinua.
– il 30% viene variato sulla base dell’importo della quota di iscrizione, in modo inversamente proporzionale: se il Consiglio aumenta la quota, le indennità si riducono. In questo modo viene premiata l’efficienza e la riduzione della quota, e si elimina la possibilità che un consiglio aumenti le quote per pagare di più se stesso.

Il sistema prevede poi la possibilità di inserire un’indennità fissa anche per i Consiglieri. Questo permette di regolare i costi a priori, evitando che le riunioni e i rimborsi spese non rappresentino più una variabile di costo imprevedibile.

Le indennità fisse anche per i consiglieri combattono il malcostume, presente in alcune regioni, di far figurare ufficialmente emolumenti bassi per dare agli iscritti una falsa e manipolativa idea di sobrietà, per poi pagarsi con molti ‘gettoni di presenza’ e rimborsi spese affondati nel bilancio in modo non trasparente.

Il caso della precedente gestione in Sicilia era emblematico: 7.500 Euro di indennità dichiarate sul sito, e un Consigliere che arriva a prendere 30.000 Euro tra gettoni e rimborsi che invece non sono dichiarati sul sito.

Stessa cosa in Campania dove a partire dalla precedente gestione a fronte di un’indennità bassa, i consiglieri potevano aggiungere fino a 30 gettoni e nel caso del presidente si arrivava a 60 gettoni.

Seguendo questa logica, in ogni caso le indennità delle quattro cariche assorbono completamente i gettoni di presenza, che non vengono più erogati.

Un presidente riceverà un fisso onnicomprensivo senza duplicazione di retribuzione per attività che fanno già parte del suo ruolo, come la partecipazione ad un consiglio.

I PUNTI FORTI DEL NUOVO METODO. A mio avviso il principale punto di forza è l’oggettività: questo algoritmo sottrae alla discrezione soggettiva la scelta di quanto remunerarsi.

Il metodo è nazionale e chi lo adotta è certo di usare un sistema di calcolo oggettivo e basato sulle reali responsabilità e carichi di lavoro di ciascun consigliere.

Inoltre, determinare gli emolumenti ‘in continuo’, ogni anno, sulla base del numero degli iscritti, dei dipendenti, della presenza del dirigente, delle quote, del volume di bilancio gestito permette di avere una spesa sempre proporzionata alle reali caratteristiche dell’Ente pubblico.

L’algoritmo può aggiornare costantemente gli emolumenti ogni anno, così che siano sempre finemente proporzionate al reale carico di lavoro e responsabilità e ai risultati. Ho testato il suo funzionamento simulando scenari diversi e si è dimostrato capace di garantire la sostenibilità per i prossimi 20 anni.

Peraltro non è vero, come sostenuto da alcuni, che questo nuovo metodo aumenti gli emolumenti. Anzi, per alcune regioni è esattamente l’opposto: in Lazio, Ordine regionale di cui sono presidente, con l’adozione dell’algoritmo abbiamo avuto una riduzione complessiva dei Costi delle 4 Cariche di circa 15.000 Euro.

L’effetto pratico è un aumento delle indennità in quelle realtà in cui strumentalmente le indennità ‘ufficiali’ erano basse, ma erano presenti retribuzioni ‘occulte’ sotto forma di rimborsi spese e simili.

Infine, questo sistema è trasparente: qualunque iscritto potrà conoscere come vengono determinate le spese relative alla parte politica, e potrà quindi criticarne il razionale a partire dal metodo invece che dal sentimento.

PICCOLA DIGRESSIONE FINALE

Spesso si è parlato dei costi della ‘Politica’ derivanti dalle indennità di Deputati e Senatori. Il Movimento 5 Stelle ha costruito una parte della sua fortuna politica su questo tema.

Ora mi domando: saremmo contrari a collegare le retribuzioni dei nostri parlamentari a parametri oggettivi come l’aumento o la riduzione del PIL, del Debito Pubblico, dell’occupazione e disoccupazione, dell’Inflazione?

Quanti di noi sarebbero disposti ad aumentare le indennità dei Parlamentari se questi garantissero risultati tangibili?

Magari un giorno si arriverà a capire che un algoritmo potrebbe essere un valido contributo alla risoluzione di una parte dei problemi del nostro Paese.




Il Consiglio Nazionale vuole l’obbligo ECM per tutti gli Psicologi!

La prima notizia è che il Tar ha stabilito che tratterà il ricorso dell’Ordine Lazio a Gennaio del 2021 mettendo un punto, che speriamo sia definitivo, alla vicenda che vede la maggior parte degli Psicologi opporsi all’obbligo di sottostare al sistema di formazione ECM.

La formazione continua è un obbligo di legge istituito ai sensi del decreto legislativo 138/2011 art.5, comma 3 lett. b, pertanto gli psicologi sin da allora avrebbero dovuto dotarsi di un proprio regolamento per l’assolvimento dell’obbligo.
Siamo convinti che il sistema ECM sia costoso e del tutto inefficace se applicato indiscriminatamente a tutta la categoria, il cui modello di intervento, e quindi di formazione all’intervento, è completamente diverso da quello dei medici e dalla maggior parte degli operatori sanitari, per i quali l’ECM (Educazione Continua in Medicina) è stato ideato.

 

La seconda notizia è che il Consiglio Nazionale (CNOP) si è opposto al ricorso dell’Ordine Lazio, a maggioranza AltraPsicologia, contro l’obbligo di  ECM per tutti, prendendo le parti del Min. Salute che da anni cerca, nei modi più disparati, di imporre questo costoso e inefficace sistema di formazione a tutti gli psicologi.
Per inciso, l’obbligo sarebbe così poco chiaro che gli stessi avvocati del Min. Salute hanno faticato a ricostruirlo ed hanno avuto bisogno di 16 pagine di memoria difensiva e diversi allegati per spiegare al Giudice del Tar da cosa originerebbe. Pur non essendo un giurista, ritengo che se ci fosse davvero un obbligo, basterebbe citare le 2 righe di norma che lo prevedono.

Ad ogni modo, la presa di posizione del CNOP appare incomprensibile anche alla luce del fatto che, da un lato il tema non è mai stato trattato in Consiglio, né vi è una delibera in cui i Presidenti delle varie regioni (che costituiscono il Consiglio Nazionale) si siano espressi al riguardo, e dall’altro non c’era alcun obbligo di prendere parte al ricorso dell’Ordine Lazio contro il Min. Salute.
Nonostante ciò, il Presidente del CNOP (Lazzari) ha scelto comunque di farlo.

Appare poi surreale dover constatare che il CNOP con questa decisione va contro se stesso, oltre che contro gli Psicologi italiani. Bisogna infatti ricordare che nei primi mesi del 2018 il Consiglio Nazionale aveva, così come previsto dalla norma, inviato al Min. Salute il Regolamento per la Formazione Continua (approvato quello sì all’unanimità) che contemplava la possibilità di un doppio binario, come previsto dalla legge: ECM per privati convenzionati e dipendenti pubblici e un sistema di Crediti Formativi gratuiti, gestiti dallo stesso CNOP, che potesse contemplare una serie di attività (supervisione, psicoterapia personale, formazione per psicologi del lavoro, ecc.) specifiche della formazione degli psicologi e che oggi non è possibile includere nel sistema ECM.

Il Presidente Lazzari ha dunque stabilito autonomamente di ignorare l’unica decisione presa dal Consiglio Nazionale, ovvero quella del doppio binario, e costituirsi in giudizio contro l’Ordine Lazio che paradossalmente si trova a difendere la posizione del CNOP, contro il CNOP stesso.

Nei mesi scorsi sono inoltre stati confermati due fatti che, a mio avviso, mostrano in modo inequivocabile il livello di impreparazione di chi gestisce da anni la nostra professione.
Nel 2013 il CNOP ha redatto un primo Regolamento (sempre finalizzato ad avere un sistema autonomo di formazione) e lo ha inviato al Ministero sbagliato (non è uno scherzo!) e la cosa è finita lì.
Nel 2018 invece, il CNOP ha redatto un secondo Regolamento, questa volta inviato al destinatario corretto, ricevendo però il diniego all’approvazione da parte del Min. Salute durante un’audizione, cioè la risposta è stata comunicata a voce e non ci sarebbe traccia di un documento scritto. Ora, la cosa non è banale, perché un atto scritto è impugnabile, le chiacchiere no.
Chi governa un Ordine dovrebbe avere l’onere di saperle certe cose ed agire di conseguenza a tutela dei propri iscritti. Ma per farlo servono competenza e autorevolezza, mentre la mia personale percezione è che al Consiglio Nazionale il pressapochismo regni da anni sovrano.

Agli psicologi non resta quindi che attendere e sperare nel Tar, consapevoli del fatto che, sebbene il sistema ECM preveda l’acquisizione di 150 crediti nel triennio (2020-2021-2022), per l’anno 2020 è stato previsto nel DL Rilancio (art. 5 bis)* un esonero di 50 crediti. Pertanto anche nella malaugurata ipotesi che il Tar dovesse confermare l’obbligo, sarebbero solamente 100 i crediti da acquisire tra il 2021 e il 2022, anno di scadenza del triennio.
E’ infine evidente che se fosse sancito l’obbligo, gli Ordini si attiverebbero per offrire eventi formativi gratuiti (o meglio, compresi nella quota di iscrizione) in modalità FAD (Formazione A Distanza) per tutti gli iscritti, cosa che gli Ordini a guida AltraPsicologia già fanno nelle Regioni dove sono in maggioranza, ma è altrettanto evidente che il rischio sarebbe quello di trasformare l’aggiornamento professionale in un banale accumulo di “punti” con un’offerta formativa uguale per tutti e finalizzata al mero assolvimento dell’obbligo.
Di certo non quella formazione individuale, specifica e di qualità che AltraPsicologia ritiene l’unica formazione utile agli Psicologi nell’esercizio delle loro attività professionali.

 

* DL RILANCIO Art.5bis: ”I crediti formativi del triennio 2020-2022, da acquisire, ai sensi dell’articolo 16-bis del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e dell’articolo 2, commi da 357 a 360, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, attraverso l’attività di formazione continua in medicina, si intendono già maturati in ragione di un terzo per tutti i professionisti sanitari di cui alla legge 11 gennaio 2018, n. 3, che hanno continuato a svolgere la propria attività professionale nel periodo dell’emergenza derivante dal COVID-19”.




Una nuova videoinchiesta sui counselor

L’Ordine degli Psicologi del Lazio ha diffuso in queste ore la nuova video-inchiesta del giornalista Luca Bertazzoni sul fenomeno dei counselor.
Dopo lo scalpore suscitato dalla prima video-inchiesta, dove era documentata l’attività di tre “counselor” alle prese con persone con storie di disagio psicologico, tra cui abuso di alcol, pensieri suicidari, arriva il seguito.

Se la prima inchiesta aveva sconvolto la comunità professionale, questa seconda inchiesta, dedicata ai counselor che prendono in carico minori, desta preoccupazioni se possibile ancora più angoscianti.


Nel primo caso la counselor vede una ragazza minorenne senza il consenso dei genitori.

Nel secondo caso la counselor prende in carico una minore con un fidanzato violento.

Nel terzo caso il counselor, pur rendendosi conto di trovarsi di fronte a una ragazza minorenne con una storia di grave disturbo alimentare, prende in carico la paziente invece di inviarla a dei professionisti sanitari: “sai” – le dice – “è un’avventura anche per me” . Peccato che l’avventura del counselor sia sulla pelle di una giovane ragazza con un problema di salute grave, che chiede aiuto e sta perdendo la possibilità di ricevere il sostegno di cui ha bisogno in un momento determinante.

Nel quarto caso il counselor si trova di fronte una minorenne che porta un problema di abuso di sostanze (cocaina) e durante il colloquio le confessa candidamente di aver fatto anch’egli uso di cocaina e altre sostanze… 

Nel  quarto caso una counselor, senza nemmeno una laurea, in uno sportello d’ascolto in una scuola pubblica, prende in carico il caso di una ragazza vittima di bullismo.

Di fronte a realtà come queste, appare ancora più sconcertante la condotta tenuta dalla maggior parte degli Ordini al Tavolo UNI dove si sta cercando di normare i counselor.
Ordini assenti a molte riunioni, quando presenti astenuti a molte votazioni: all’UNI si va avanti, con solo l’Ordine Lazio a cercare di arginare questo percorso che rischia di dare un riconoscimento a questi professionisti che sempre più evidentemente prendono in carico situazioni di disagio emotivo e psichico per cui non sono né abilitati né preparati in alcun modo, mettendo a rischio la salute dei cittadini.

AltraPsicologia combatte da sempre le pseudoprofessioni e l’esercizio illegittimo delle attività psicologiche: a maggior ragione ci aspettiamo che queste azioni vengano portate avanti dagli Ordini.
La tutela non è un optional: la legge 56/89 attribuisce loro espressamente la funzione di tutela.
Chi ha avuto un ruolo finora ha tenuto posizioni fragili e ambigue, che hanno esposto i cittadini a professionisti dalla preparazione incerta e autoreferenziale.
Gli Ordini regionali e il Consiglio nazionale devono avviare azioni complessive orientate alla tutela della salute del cittadino e alla prevenzione del danno.

Ci auguriamo che gli Ordini regionali e il nuovo CNOP, che si insedieranno nelle prossime settimane, possano portare ad un radicale cambio di rotta, perché, a giudicare da queste inchieste, la salute dei cittadini non può essere lasciata alla mercé di tale improvvisazione.




NO ai Counselor, NO agli Ecm, SI alla riduzione della Quota

Nelle prossime settimane si vota per il rinnovo dei Consigli degli Ordini regionali.

AltraPsicologia è l’unica associazione che ha un programma articolato con una visione sul piano nazionale e diversi programmi regionali.

Non è un fatto trascurabile: ci sono temi su cui un Ordine regionale non ha potere per intervenire, ma la posizione che il suo Presidente andrà a rappresentare in Consiglio Nazionale (CNOP) sarà fondamentale.

L’unico modo per intervenire sui grandi temi di interesse nazionale, infatti, è quello di avere la maggioranza al Consiglio Nazionale (CNOP).

Per questo motivo AltraPsicologia ha candidati in 18 Regioni e, unici tra tutti i candidati, un programma nazionale di 40 pagine.

Al suo interno vi sono 3 impegni concreti che potranno essere realizzati solo se AltraPsicologia vincerà nella maggioranza delle regioni:

1. NO ai Counselor: la battaglia che portiamo avanti, in solitaria, da anni si può chiudere solo con un’interlocuzione credibile con i Ministeri (MISE per il tavolo UNI, Min. Salute per il contrasto all’abusivismo professionale, MIUR per chiudere le scuole italiane ai counselor)

2. NO agli ECM per tutti: Siamo per la formazione continua, e stiamo aspettando da sei anni che il Consiglio Nazionale finalmente dia regole chiare agli psicologi. Che non possono risolversi in ECM per tutti. Ad oggi poi non ci sono i presupposti normativi perché l’obbligo sia esteso a tutti gli psicologi (quindi NO! Ad oggi non c’è nessun obbligo di ECM anche se alcuni Ordini dicono il contrario), ma bisogna essere abbastanza autorevoli e credibili per chiedere al Min. Salute di rispettare il nostro reale fabbisogno formativo e la norma, che prevede che il CNOP deliberi un Regolamento per la Formazione Continua con un sistema di crediti ad hoc (che preveda ad esempio il grande valore della supervisione, della terapia individuale, ecc.) e che il Min. Salute lo approvi.

3. SI alla riduzione della Quota: i bilanci degli Ordini sono del tutto approssimativi, soprattutto sui residui attivi, ovvero i crediti da incassare, e quindi si ha difficoltà ad uniformare gli importi delle quote. Con il risultato che ognuno paga importi diversi e il paradosso che in regioni come l’Abruzzo, dove l’Ordine fa il minimo sindacale (e a volte sperpera denaro in iniziative assolutamente inaudite, d’altra parte questo è il Presidente ) si paga 170 Euro, mentre nel Lazio, dove le attività fervono e i servizi sono numerosi, si paga 150 Euro, se poi si è iscritti al secondo o terzo anno nel Lazio si ha uno sconto del 50% e si paga 75 Euro con una differenza di quasi 100 Euro l’anno tra due Regioni confinanti.

Il CNOP è il principale responsabile di tutte queste storture perché non solo non determina una quota uguale per tutti, ma non vigila neanche in modo proattivo sui bilanci.

Se AltraPsicologia avesse la maggioranza si otterrebbe una quota uniforme per tutti gli Psicologi italiani, con l’obiettivo di portarla entro i 4 anni a 140 Euro e uno sconto del 50% per gli iscritti ai primi tre anni.

In fondo la logica è davvero semplice, se il numero degli Psicologi aumenta come mai non si riesce a ridurre la quota?
In questi sei anni il CNOP ha solo aumentato il minimo consentito passando dai 140 Euro ai 150 Euro.

Insomma se davvero si vuole cambiare qualcosa, prima di votare per l’amico o per il grande professionista della mia scuola di specializzazione, bisogna pensare a chi davvero ha la possibilità di realizzare quel cambiamento che tutti auspichiamo.

 

L’appello al voto di AltraPsicologia è da anni sempre lo stesso: facciamo in modo che prevalga la logica della “competenza” sulla logica dell’“amico”
E come diceva qualcuno: “La storia non cambia, se tu non la cambi!”