Il giudizio sugli Ordini, un anno dopo.

È passato un anno dalle ultime elezioni e dall’insediamento dei nuovi Ordini. Un tempo ragionevole per trarre un primo bilancio di questo mandato, che vede comunque delle interessanti innovazioni nel panorama della politica professionale.

UNA PANORAMICA

Intanto, sei degli Ordini più grandi sono ora amministrati a maggioranza da rappresentanti di AltraPsicologia: Campania, Emilia Romagna, Lazio, Marche, Sicilia e Veneto.

Inoltre AP è presente in minoranza anche nei Consigli di molte altre Regioni (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Liguria, Lombardia, Molise, Sardegna, Toscana, Val d’Aosta e provincia di Bolzano), e quindi l’azione per rendere trasparente il funzionamento delle nostre istruzioni di categoria, che ci caratterizza da sempre, si è molto estesa. Siamo in grado di monitorare cosa e come accade in quasi tutti gli Ordini d’Italia.

Un altro dato importante è che nelle elezioni del 2019 i voti complessivamente ottenuti da AltraPsicologia rappresentano la maggioranza numerica degli Psicologi italiani.

Al Consiglio Nazionale (CNOP), invece, questo avvio di mandato non ha portato grandi novità. Si è ricreata, in continuità con le gestioni precedenti, la stessa maggioranza che conosciamo da sempre: il consueto coacervo di tutte le altre sigle e dei piccoli potentati locali, aggregato con il contributo dei vertici nazionali del Sindacato.

In questo primo anno, comprensibilmente, la maggior parte degli Ordini sono stati impegnati a conoscere e studiare le loro precipue situazioni.

Alcuni, di certo quelli di AltraPsicologia, sono stati impegnati a fare il conto dei danni amministrativi che hanno ereditato, a riparare il riparabile e a predisporre gli atti legali per chiudere i conti col passato.

Al contempo, i nuovi presidenti delle Regioni AP non hanno messo tempo in mezzo, rispetto alla necessità di rilanciare servizi concreti per i loro iscritti e ad interloquire con l’opinione pubblica e le istituzioni dei loro territori per valorizzare la professione.

LA BLACK LIST

In diversi Ordini abbiamo notizia che le cose non vadano per niente bene. In alcuni casi si è già dovuti ricorrere al Tribunale, in altri crescono pesanti contrasti. Assistiamo a vere e proprie faide interne alle cosiddette maggioranze, che poi sono quelle che sostengono l’attuale vertice del CNOP.

Discorso speciale necessita la PUGLIA, dove il consiglio appena eletto è già stato destituito per decisione del Tribunale di Bari, che al termine di una azione giudiziaria a tempo di record in Italia, ha dato ragione al ricorso presentato da AltraPsicologia per le numerose anomalie, irregolarità e omissioni nella fase elettorale. (APPROFONDISCI)

In Puglia, quindi, si rivoterà a breve, sempre che da Roma arrivi rapidamente la designazione del Commissario che dovrà gestire le votazioni e che si faccia chiarezza nelle procedure di voto.

Sarebbe l’occasione per passare al tanto auspicato voto elettronico, che in questo periodo di pandemia avrebbe anche ulteriori ragioni di opportunità per essere utilizzato. Su questo il CNOP va richiamato alle sue responsabilità, perché alle dichiarazioni in favore del voto elettronico non sta seguendo alcuna azione concreta e il rischio che tutto si areni è alto.

Paradigmatico è anche quello che succede in MOLISE, dove la cosiddetta maggioranza ha prima scelto un presidente ma, dopo qualche mese, lo ha messo in discussione sempre più pesantemente, fino a spingerlo alle dimissioni, e poi ne ha affannosamente cercato un altro che mantenesse (immagino faticosamente) gli equilibri pregressi.

Il fatto che non si capisca il perché di questo ribaltone molisano, in cui tutto pare accadere per mere antipatie personali, senza niente di minimamente ‘politico’ (nel senso più nobile del termine) è segno ulteriore di una politica professionale degli Psicologi fatta da piccoli potentati locali, privi di collegamento e di reale interesse verso la base ampia degli iscritti, trascinati dal tirare a campare e dal pressapochismo.

Le conseguenze delle aggregazioni estemporanee, portate al governo degli Ordini dalla sfrontatezza e dalla faciloneria, hanno quindi già fatto fuori due Presidenti di ordini in un anno. E altre sorprese sono all’orizzonte.

In CALABRIA è recentissima la notizia dell’impugnazione innanzi al Tribunale di Catanzaro per l’annullamento della delibera con cui la cosiddetta maggioranza dell’Ordine della Calabria sta tentando un vero e proprio golpe, istaurando un triunvirato in cui presidente, segretario e tesoriere (chissà, poi, perché senza il vicepresidente) hanno assunto su sé stessi gran parte dei poteri del Consiglio previsti dalla legge 56/89.

La sensazione è che la cosiddetta maggioranza sia incapace di gestire il dialogo con i consiglieri di AltraPsicologia che individuano questioni cruciali di cattiva gestione e incalzano con proposte e azioni nel territorio, e quindi tenti il tutto per tutto, esautorando tutto il Consiglio pur di tentare di immobilizzare “quelli di AP”.

AltraPsicologia Calabria ha dovuto far quindi ricorso al Tribunale per salvaguardare il diritto, la democrazia e i Colleghi di quella regione: una pessima figura per la professione ma una extrema ratio di fronte alla tracotanza. (APPROFONDISCI)

E paiono ispirati allo stesso atteggiamento anche i fatti che accadono in BASILICATA, dove a un iniziale, timido accenno di disponibilità a dialogare e operare in trasparenza, ha fatto ora seguito, in assenza di un Regolamento di Consiglio pubblico che stabilisca le regole, la decisione d’imperio di chiudere proprio e solo quei gruppi di lavoro in cui sono impegnati i consiglieri di AltraPsicologia.

Così come è meglio tacere quello che sta succedendo in ABRUZZO, dove le tensioni crescenti nella cosiddetta maggioranza e alcuni scivoloni pubblici stanno consumando il presidente.

LA NON-POLITICA

Insomma, questo mal vedere sembra purtroppo declinare quello che da tempo andiamo dicendo: una politica professionale figlia di centri di potere locali e delle loro cerchie clientelari, senza un vero orizzonte politico e senza un contatto vero con i bisogni delle Colleghe e dei Colleghi, è una “non-politica”, che spesso lascia spazio al puro accaparramento di posizioni di (pseudo)potere.

È una non-politica che di solito – forse per inadeguatezza, leggerezza o arroganza – è incapace anche solo di darsi e applicare correttamente le regole e di praticare la buona amministrazione di base, necessaria a un ente pubblico.

Questo sistema di ‘non-politica’ non porta alcun beneficio concreto alla categoria, e inoltre genera un danno d’immagine doloroso per la professione quando finiamo davanti ai tribunali e nelle pagine di cronaca dei quotidiani locali.

SERVE IL VOTO ELETTRONICO

E di tutto questo è responsabile anche un sistema elettorale borbonico, che attraverso la farraginosità delle procedure mira a ostacolare il voto e quindi a premiare la raccolta domiciliare, il porta a porta, il clientelismo, piuttosto che le idee, le competenze e i programmi.

Il passaggio ad un sistema di voto elettronico, con una base di partecipazione molto più ampia è ormai indispensabile e non può più essere osteggiato per interessi di bottega.

LA QUALITÀ IN POLITICA

La politica professionale ha bisogno di dedizione, di capacità e di elaborazione condivisa del pensiero. Ha bisogno di persone che sviluppino capacità e portino valore.

Oggi più che mai abbiamo bisogno di una visione lungimirante della professione, in grado di individuare le linee su cui agire per valorizzarsi di fronte all’opinione pubblica e ai decisori politici.

Non ha nessun senso collocarsi passivamente nella scia della cronaca, inseguire ogni diligenza che passa sperando che porti in un posto più comodo, senza avere idea di dove si vuole arrivare.

C’è bisogno di progettualità ampie, partecipate e condivise con gli Iscritti. Quelle progettualità che AltraPsicologia promuove, sviluppa ed applica da sempre.




ECM e Formazione continua: scatta l’obbligo per tutti?

Cosa accade, ora – con questa delibera della Commissione Nazionale per la Formazione Continua – per tutti i colleghi e le colleghe che lavorano nella Psicologia dell’educazione, della formazione, del lavoro, delle organizzazioni, di comunità, del marketing, dello sport, del traffico, del turismo, in ambito forense e giuridico, eccetera?
Devono correre tutti (anche quelli che attualmente non stanno lavorando) ad accumulare punti per gli ECM?

Chiariamo subito: la delibera del 10 giugno 2020 della Commissione per la Formazione Continua – purtroppo e per fortuna – non scrive nessuna parola finale sulla questione dell’aggiornamento degli Psicologi.

Paradossalmente ci troviamo di fronte alla conferma di quello che abbiamo sostenuto in tutti questi anni come Altrapsicologia, a dispetto di chi si affannava a mischiare le carte: finora gli ECM non erano obbligatori per tutti.

Si tratta, però, di un punto fermo nel passato.

Ora emergono questioni urgenti sull’attualità e sul prossimo futuro della nostra comunità professionale.

Questa delibera è di certo una limitazione della libertà della nostra categoria di auto-organizzare il proprio processo di aggiornamento, ma appare anche come un passaggio quasi ineluttabile, dopo la serie lunghissima di errori ed omissioni che gli Ordini degli Psicologi hanno accumulato finora in quasi un trentennio di ignavia.

Questo è, infatti, solo il movimento più recente di un percorso cominciato nel lontanissimo 1992, con il Decreto Legislativo (502/92) che impostava i programmi obbligatori per la formazione continua e proseguito, tra noncuranze e lotte per interessi di parte, fino ad oggi.

Con un passaggio cruciale – avvenuto tra il tripudio di una parte (ristretta) della categoria – nel 2018, quando la Legge Lorenzin (legge 3/2018) ha sancito definitivamente essere, quella psicologica, Professione Sanitaria.

Per un sillogismo neppure tanto astratto “tutti i professionisti sanitari sono destinatari dell’obbligo all’Educazione Continua in Medicina” (Accordo Stato-Regioni 2 febbraio 2017).

Non è chiaro se l’obbligo ECM fosse un esito desiderato – visti anche i vastissimi interessi in campo – di un processo molto ambiguo. La Legge Lorenzin, infatti, pur affermando che “gli Psicologi sono professionisti Sanitari come gli altri”, aveva esplicitamente definito (su temi diversi dalla formazione) alcune peculiarità della nostra professione, ma proprio dove non servivano e anzi era auspicabile il loro superamento.

Alcune “manine” hanno, infatti, lavorato perché solo per gli Psicologi, con la Legge Lorenzin, valessero ancora alcune vecchissime regole, che invece la Legge stava aggiornando per tutti gli altri sanitari. Queste regole arcaiche riguardano, per esempio, la modalità di voto alle elezioni ordinistiche (solo cartaceo) e la composizione delle commissioni deontologiche (composte solo da consiglieri degli Ordini). Due questioni cruciali per ogni professione, che ancora oggi noi Psicologi gestiamo in maniera farraginosa, confusa e conflittuale, con ricadute legali anche pesanti, proprio perché il nostro sistema non è stato aggiornato.

Se quindi queste “peculiarità” della nostra categoria sono state riconosciute all’interno della Legge di riordino delle professioni sanitarie, forse era doveroso riconoscere anche le nostre specificità rispetto al meccanismo di formazione permanente, previsto originariamente per i medici. Ma questa non è stata la scelta fatta da chi all’epoca ci rappresentava (il precedente CNOP) nell’interlocuzione con il Governo.

E poi ci sono le moltissime occasioni perdute di formulare un Regolamento di formazione continua di categoria che riconoscesse sia la tipicità delle attività psicologiche non strettamente sanitarie, sia le peculiarità della formazione e dell’aggiornamento delle competenze specifiche della Psicologia quando opera per la cura, più legate al saper essere e al saper fare: dalla supervisione alla psicoterapia personale dei professionisti.

Ora siamo a questo punto, e poco di diverso poteva forse fare David Lazzari, da pochi mesi presidente del CNOP, Il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, visto che l’atto della Commissione Nazionale è un passo sostanzialmente ineludibile, dovuto all’immobilismo registrato per così tanti anni: il sistema di aggiornamento permanente delle competenze degli Psicologi si chiama ECM (Educazione Continua in Medicina) anche per coloro che operano in settori non sanitari della professione, e già da quest’anno saremmo obbligati ad accumularne i crediti; compresi coloro che non producono reddito professionale.

Scrivo “saremmo obbligati” perché vi è la promessa che saremo esentati dall’accumulo dei crediti ECM per il 2020, come già di recente sancito per altre professioni sanitarie ma non (ancora) per la nostra, a causa delle complicazioni legate alla pandemia.

Al momento c’è – comunque – un documento formale che impone a tutti gli Psicologi di acquisire 150 crediti ECM nel triennio 2020-2022 e, a tanti dei nostri Professionisti, di doversi adeguare ad ulteriori obblighi onerosi, burocratici e a volte sganciati da una concreta utilità.

Questo ovviamente è un piano diverso rispetto al fondamentale dovere di ogni psicologo di formarsi e aggiornarsi: il sistema ECM, così com’è, ci sta stretto da vari punti di vista. Non siamo i soli: molte professioni sanitarie premono infatti per una profonda revisione del sistema.

Al contempo, però, la disposizione della Commissione Nazionale rilancia le responsabilità del CNOP perché prospetta il riconoscimento degli “obiettivi formativi ritenuti strategici per la professione” e “delle tematiche di particolare rilevanza tecnico-professionale” attraverso la ormai improcrastinabile attivazione del Consiglio Nazionale dell’Ordine, che a questo punto non può più tergiversare come ha fatto per decenni, e dovrà davvero impegnarsi serratamente a definire una serie di soluzioni tecniche che possano soddisfare realmente tutte le componenti della professione.

Su questo fronte di tutela e qualità della formazione, AltraPsicologia impiegherà, dentro e fuori le istituzioni, ogni sua risorsa, come ha promesso di fare nei suoi impegni programmatici.

Sappiamo che nella nostra professione c’è chi ha giocato e tuttora gioca allo sfascio, che si affianca a chi pensa esclusivamente al proprio tornaconto personale.

In tanti vorrebbero che AltraPsicologia accettasse lo status quo, si ritirasse sull’Aventino e non cercasse più di migliorare trasparenza e qualità dei processi della Formazione Continua, dopo tanti anni di passività e confusione da parte dell’amministrazione della professione in merito.

Da un punto di vista operativo, nelle istituzioni, continueremo a lavorare affinché siano sempre più implementate occasioni di formazione e aggiornamento, ECM e non ECM, utili al lavoro dei colleghi.

Dal punto di vista politico, il nostro programma resta immutato e, anzi, questi passaggi ne sottolineano l’importanza cruciale: intendiamo sollecitare, contribuendo attivamente, il processo di organizzazione degli obiettivi formativi e delle tematiche strategiche per lo sviluppo delle competenze della professione che è in capo al CNOP.

E saremo inamovibili sulla necessità di gestire questo processo con consultazioni pubbliche della comunità professionale, sentendo le rappresentanze di tutti i settori professionali. Si tratta per noi di passaggi imprescindibili, in assenza dei quali qualsiasi buona intenzione si rivelerà una vuota promessa.

Lo faremo con chi vorrà starci per davvero, con prese di posizioni concrete e fatti conseguenti.

Noi andremo avanti ad impegnarci affinché l’art.5 del CD si concretizzi in una direzione sostenibile, equa, corretta e utile; con al nostro fianco – ne siamo sicuri – la stragrande maggioranza degli Psicologi italiani, che meritano, tutti, un riconoscimento reale delle specifiche qualità professionali di cui sono portatori.




LEGGE 180 E CURA PSICOLOGICA – Felice Torricelli intervista Luigi Cancrini

Cosa dice davvero la legge 180?

Perché è stata ed è ancora oggi così importante?

È davvero una legge tradita?

Qual è il ruolo della cura psicologica nella visione che propone?

Cosa c’è da fare, oggi, per dare concretezza alla cura psicologica dei disturbi mentali?

Un dialogo profondo – a quarant’anni da una delle leggi fondamentali sui diritti civili e sull’umanizzazione delle cure nel nostro Paese – con Luigi Cancrini, uno dei protagonisti di quegli anni e della diffusione della Psicoterapia nei Servizi pubblici, sull’eredità della Legge 180/78 e sul futuro della cura psicologica che bisogna costruire.




Psicologi e collettività: possiamo ancora fare una rivoluzione?

La professione di Psicologo, come la maggioranza delle professioni liberali, sta soffrendo pesantemente le ricadute della crisi degli ultimi anni: i tagli ai finanziamenti per il sistema di prevenzione sociale nazionale che i diversi governi degli anni recenti hanno effettuato hanno di fatto tolto possibilità di lavoro a tantissimi Psicologi ed hanno ridotto a lumicino i servizi in tutti i settori del sociale.

Sul piano sociale la conseguenza è che oggi sono diminuiti i servizi per le persone, i diritti sociali dei cittadini e sono – paradossalmente – cresciuti i costi economici, necessari a far fronte a questioni, non più gestire da tempo, che ora esitano in vere e proprie crisi sociali. Penso, ad esempio, a quello che succede nel campo della scuola – ai fenomeni di bullismo, di evasione e dispersione scolastica, di mancata presa in carico dell’educazione ai sentimenti, alle relazioni sociali, alle tematiche dell’integrazione – ma tensioni di grande allarme si verificano ormai in tutti i campi del sociale e del sociosanitario.

Anche in conseguenza di queste scelte della politica (oltre che, chiaramente, per il numero esponenzialmente crescente di nuovi professionisti), i redditi di categoria degli Psicologi sono stagnanti e quindi sono bassi i contributi previdenziali accumulati da ogni Psicologo, creando un danno anche alle future pensioni oltre che ai redditi di oggi.

Insomma, le scelte poco lungimiranti degli ultimi anni creano un circuito vizioso a lungo termine nella società che riverbera pesantemente sulla condizione degli Psicologi, impoveriti oggi ed ancora più in difficoltà domani al momento del pensionamento.

Per questo l’ENPAP a guida AP sta studiando meccanismi attraverso i quali diventi possibile, per il nostro Ente di previdenza, attivare investimenti che non solo rendano un utile monetario da riversare sulle pensioni ma anche producano un’utilità sociale alla collettività ed in particolare alla stessa professione di Psicologo.

Crediamo che la strategia più efficace per intervenire in questa situazione sia valorizzare la nostra professione proprio per il contributo che può dare ad efficientare e ridurre le spese pubbliche fuori controllo in campo sociale e sanitario.

Gli Psicologi italiani sono in grado di predisporre progetti innovativi di intervento sociale, strutturati intorno a chiari obiettivi di impatto sociale, che siano al contempo traducibili anche in un ritorno economico per la collettività, in termini di risparmio sulle spese finora sostenute dallo Stato sociale (vedi www.investireinpsicologia.it).

Uno degli strumenti considerati con più attenzione, per operare complessivamente in questo senso, è quello dei Social Impact Bond. I Social Impact Bond (in sigla, SIB) sono uno strumento finanziario innovativo attraverso cui enti privati forniscono il capitale iniziale per la gestione di progetti sociali di natura preventiva (come l’educazione sanitaria o il reinserimento dei carcerati recidivi nel tessuto sociale) dietro garanzia da parte di uno o più enti pubblici di elargire, come remunerazione sul capitale investito, parte dei risparmi generati per le casse pubbliche dal successo dei progetti stessi (nei casi sopra menzionati, meno malati e meno carcerati). La remunerazione, quindi, avviene solo se i programmi raggiungono obiettivi sociali prefissati.

In questo modo al circolo vizioso di cui sopra si sostituisce un circolo virtuoso in cui i risparmi generati dai programmi sociali preventivi di successo possono essere re-investiti nell’espansione di programmi similari, così liberando ulteriori risorse a beneficio della comunità.

Partendo da queste considerazioni ENPAP è impegnato sia a chiarire alla politica e alle istituzioni come i SIB siano funzionali nell’attuale congiuntura del Paese che a sostenere la sperimentazione in questo senso con la disponibilità ad investire proprie quote in progetti ad impatto sociale ed economico che abbiano al centro il lavoro degli Psicologi.

Queste sperimentazioni consentirebbero, soprattutto, di avere dati oggettivi sull’efficacia del nostro lavoro di Psicologi in campi di tensione sociale e di poter dimostrare che il nostro lavoro non è un costo per lo Stato ma un risparmio per la società. Ciò permetterebbe di spianare la strada ad interventi normativi nazionali che facciano lavorare tantissimi colleghi in questi campi e con schemi di intervento collaudati nella loro efficacia: sarebbe davvero una rivoluzione per la nostra professione, per la sua legittimazione sociale e per i redditi di categoria.

I SIB inglesi sono nati in Inghilterra qualche anno fa per un forte commitment del governo, preoccupato di non avere più risorse disponibili per affrontare questioni sociali drammatiche e con una grande  ricaduta economica. In Italia abbiamo invece una classe politica solitamente distratta da scadenze immediate (le prossime elezioni, di solito) ed abbiamo bisogno di sollecitare noi l’attenzione dei decisori pubblici verso soluzioni efficienti. ENPAP sta quindi sollecitando nelle Pubbliche Amministrazioni la consapevolezza che le difficoltà sociali possono essere affrontati con la collaborazione delle professioni e che progetti efficienti possono essere verificati nel loro funzionamento grazie alla collaborazione e al finanziamento delle Casse se le sperimentazioni sono costruite nella forma di investimento sui risparmi verificabili.

Per essere più efficaci possibili in questa opera di divulgazione ENPAP sta organizzando un Convegno (Investire in Psicologia: come gli Psicologi fanno risparmiare la Collettivitàche si terrà a Roma, il prossimo 9 novembre) per dialogare con le istituzioni e la politica su questi temi.

Al contempo, anche i singoli colleghi o loro gruppi più o meno organizzati sono chiamati ad impegnarsi presso le istituzioni con cui sono in contatto per sostenere l’utilità di sperimentazioni che aprano la strada a nuove committenze per il lavoro degli Psicologi. In questo solco si è attivata, in maniera particolarmente efficace, l’AIAMC-Sezione Abruzzo che proposto una mozione al Consiglio Regionale di quella Regione e ne ha ottenuto l’approvazione in Commissione (all’unanimità!): ne diamo atto in un altro articolo (link).

Questo passaggio formale rende possibile ora cominciare a concretizzare gli sforzi di questi anni.

Dobbiamo essere consapevoli che ora, davvero, la nostra professione ha la possibilità/dovere di dimostrare sul campo di saper dare un contributo concreto, non solo al benessere delle persone ma anche all’oggettivazione in termini economici dei vantaggi che può portare alla collettività.




ENPAP 2017-2021: Uno sguardo sul futuro.

Con la riunione del Consiglio di Indirizzo Generale del 29 aprile si è praticamente concluso il mandato 2013-2017 degli Organi dell’ENPAP.

È stato un mandato di sostanziale rifondazione del nostro Ente di Previdenza: sul piano formale, rinnovando i suoi regolamenti principali; sul piano sostanziale riformulando profondamente, con l’organizzazione e l’efficienza interna, la stessa la visione del mandato sociale dell’ENPAP.

I numeri, freddamente, dicono che:

  • siamo passati da meno di 42.000 iscritti registrati nel bilancio approvato nella primavera del 2013 a circa 55.000 oggi (+ 30%);
  • il patrimonio amministrato è cresciuto da 800 milioni di euro (2013) a circa un miliardo e duecento milioni di euro (+50%);
  • il risultato positivo di gestione è cresciuto da 8,7 milioni di euro a quasi 30 milioni nel 2016 (+240%);
  • gli stanziamenti per le forme di solidarietà ed assistenza sono oggi oltre 16 milioni;
  • le maternità erogate annualmente quasi 2.000;
  • i giorni di malattia ogni anno indennizzati dall’Ente oltre 22.000.

In questi quattro anni è stato trasformato radicalmente l’impianto complessivo dell’ENPAP. Eviterò di essere eccessivamente pedante e rimando, per la sintesi delle principali riforme varate in questo periodo, al “Report di mandato” pubblicato sul sito di ENPAP.

Userò solo un pezzettino dello spazio che mi è concesso per uno stringatissimo elenco dei cambiamenti più strutturali:

  • la trasparenza e l’accountability sono state adottate come modello complessivo di gestione: con la pubblicazione di tutti i dati di rilievo sul sito, attivazione delle procedure per la prevenzione dei reati, l’approvazione del codice etico, la pubblicazione e l’aggiornamento della Carta dei Servizi;
  • l’approvazione del Regolamento per la Gestione del Patrimonio e degli Investimenti e la successiva strutturazione di tutte le procedure conseguenti hanno consentito di mettere in sicurezza i nostri risparmi, recuperando risorse significative per le future pensioni;
  • la riforma del Regolamento di Previdenza ha consentito di riversare sui conti individuale di ognuno di noi e quindi alle nostre pensioni i rendimenti effettivamente conseguiti dagli investimenti (anche quest’anno il rendimento dei risparmi pensionistici di ognuno di noi sarà di più del 3%);
  • la riforma del Regolamento Elettorale, con l’introduzione del voto elettronico, ha permesso l’aumento della partecipazione e la riduzione drastica dei costi (da 1,1 milioni a meno di 200mila euro);
  • il microcredito, con l’accesso garantito al credito fino a 100.000 euro, consente ora a tutti di avviare i propri progetti per la professione;
  • la formazione sulle competenze per la progettazione di carriera e l’accesso ai finanziamenti è arrivata in quasi venti città e raggiunto circa duemila Colleghi;
  • i servizi per sostenere lo sviluppo (le consulenze fiscali , il social network interno, la ricerca di mercato, il progetto “Investire in Psicologia”) hanno consentito di facilitare il lavoro, creare occasioni e reti di scambio;
  • la riorganizzazione delle prestazioni sanitarie – sia assicurative con l’inserimento del pacchetto maternità, che dirette con l’ampiamento delle coperture in caso di malattia – hanno dato protezione concreta nei momenti di maggior fragilità;
  • le nuove risorse per la solidarietà – con i contributi in stato di bisogno, i contributi per i familiari disabili – danno ora supporto nelle circostanze più sfavorevoli per i professionisti;
  • La grande spinta all’innovazione efficiente che l’ENPAP ha espresso in questi anni ha trovato spessissimo eco nella stampa nazionale, che ha preso a parlare della nostra professione in toni finalmente favorevoli e confortanti.

Le elezioni hanno visto ampiamente riconosciuto l’intenso lavoro di AltraPsicologia: anche con la forza eclatante dei numeri – Zanon, con oltre 8.500 voti, è il candidato più votato di sempre in una elezione degli Psicologi ma tutti i candidati di AP hanno conseguito voti pari a quasi quattro volte quelli ottenuti dai rappresentanti dei gruppi inseguitori – è stato riconosciuto il valore che, in questo primo mandato alla guida dell’ENPAP, il progetto collettivo di AltraPsicologia ha portato alla professione.

Ora si parte con un nuovo mandato e questo progetto collettivo avrà la possibilità di darsi continuità.

Il 12 e 13 maggio si insedieranno gli Organi che gestiranno l’ENPAP fino al 2021: saranno anni cruciali perché le sfide che attendono la nostra professione mettono oggi in discussione equilibri che – per quanto sofferti – hanno comunque strutturato a lungo il nostro modo di essere Psicologi.

Abbiamo la possibilità, con i prossimi quattro anni, di consolidare e di rendere non più reversibili le realizzazioni di questo primo periodo. E abbiamo l’obbligo di proseguire nel cambiamento per mettere tutti gli Psicologi in condizione di affrontare con qualche certezza in più le sfide che attendono la professione nei prossimi anni.

Nel corso degli incontri con cui, negli ultimi anni, abbiamo raggiunto decine di città in tutt’Italia abbiamo interagito dal vivo con migliaia di colleghi ed abbiamo raccolto tutti i loro feedback, ascoltato tutte le segnalazioni, i commenti, le domande, le preoccupazioni, le proposte che sono arrivate.

Fin dall’inizio dell’avventura di AltraPsicologia (nel 2005) ed ancora di più dall’avvio del primo mandato in ENPAP abbiamo presidiato i social network, risposto alle email, ascoltato le telefonate e abbiamo potuto cogliere i dubbi, le ansie, le speranze di quelli che oggi sono 55.000 professionisti e delle loro famiglie.

Abbiamo commissionato e letto indagini di mercato, ne abbiamo studiato i dati ed indagato le implicazioni per il futuro; abbiamo incontrato i rappresentanti della politica nazionale e gli stakeholder principali della nostra professione; abbiamo maturato esperienza nei rapporti con la burocrazia italiana e con la finanza, più e meno etica, a livello internazionale…

Da tutto questo abbiamo tratto ed elaborato le priorità che AltraPsicologia ha proposto per il governo dell’ENPAP nel prossimo quadriennio. Ripartiamo da questa conoscenza, da questa disponibilità all’ascolto ed alla condivisione per concretizzare il progetto collettivo di AltraPsicologia per l’ENPAP fin dai primi passi della consigliatura che sta per cominciare.

Occorrerà, infatti, intervenire rapidamente per dare agli Psicologi strumenti nuovi ed efficaci per sostenere la capacità di valorizzazione e di programmazione a medio e lungo termine di coloro che vivono di libera professione.

Nei prossimi anni, oltre a quella pensionistica, si consumeranno altre sfide cruciali, per il posizionamento degli Psicologi professionisti nella società italiana: ENPAP sarà il loro alleato concreto nello sforzo, che tocca ad ognuno, per essere al passo con i bisogni emergenti e con il rinnovato mandato sociale che il Paese va proponendo nei nostri confronti.