Storica riforma ENPAP: aumentano interessi e pensioni

La riforma previdenziale realizzata da AltraPsicologia all’ENPAP aumenta sensibilmente il valore dei contributi versati.

Un iscritto con 20.000 euro di contributi versati, nel 2015 guadagnerà 594 euro invece che 101. Con 50.000 euro di contributi versati, guadagnerà 1485 euro invece che 252. Il 3% invece che lo 0,5%.

SUL LUNGO PERIODO questo significa un raddoppio dei contributi versati. E quindi un raddoppio della pensione.

PER FARE UN PARAGONE, oggi un Titolo di Stato (BTP) ha un rendimento lordo dell’1,51% a 10 anni e senza copertura dall’inflazione (VEDI ULTIMA ASTA).

Ecco, questo articolo racconta la storia di come tutto questo è stato possibile grazie al lavoro di AltraPsicologia in ENPAP.

PARTIAMO DALL’INIZIO: LO PSICOLOGO CHE VERSA I SOLDI. Ogni anno, uno psicologo sa che dovrà versare il 10% di quello che guadagna all’ENPAP. Non è mai un momento felice. Ma pensando che ti frutteranno degli interessi e che un giorno saranno la tua pensione, inizi a consolarti.

INTERESSI IN DISCESA. Un giorno ti accorgi che gli interessi che ricevi si stanno abbassando. E finisce che arrivano a zero. E’ l’effetto perverso di una legge (335/95, ART. 1 commi 8 e 9) che si combina con la caduta del PIL Italiano. L’abbiamo raccontato in LADRI DI PENSIONI e LA ZAVORRA DEL PIL.

Il tuo Ente di previdenza, l’ENPAP, non può fare diversamente: la legge gli impone di corrisponderti collegati all’andamento del PIL Italiano.

Ma questo non significa che gli investimenti dell’ENPAP non fruttino molto di più. E così, non potendo essere messi sul conto degli iscritti, finiscono in un magazzino buio e inaccessibile che si chiama ‘Fondo di Riserva’, da cui non escono se non in casi eccezionali.

AVREMMO POTUTO STARCENE IN PACE… Arrivati all’ENPAP come amministratori, avremmo potuto semplicemente applicare la legge.

Ma i colleghi non ci hanno eletti per questo. Ci hanno eletti per sanare l’ENPAP dagli scandali e portare innovazione.

NON POTEVAMO ACCETTARE la caduta libera degli interessi sui versamenti degli psicologi. Risparmi sudati, versati obbligatoriamente in ENPAP, che però non stavano fruttando nulla.

UNA BRECCIA NELLA LEGGE. Nel 2014 il Consiglio di Stato ha depositato quella che è passata alla storia come la ‘SENTENZA ENPAIA‘. Un piccolo ente di previdenza aveva tentato di forzare l’interpretazione della Legge, nel 2011. Ed ora aveva avuto ragione.

Si era creato un precedente, ormai inappellabile.

ALLARGHIAMO LA BRECCIA. Abbiamo sfruttato la Sentenza per costruire una riforma previdenziale in ENPAP. Seguendo due principi di fondo: (1) volevamo dare interessi più alti sul risparmio versato in ENPAP dagli psicologi, e quindi in futuro pensioni più alte, sganciandoci dal vincolo del PIL, e allo stesso tempo (2) volevamo impedire la corsa ad investimenti troppo rischiosi, tentazione inevitabile quando la prospettiva è dare più interessi ai tuoi iscritti.

UN MECCANISMO SICURO. Ci abbiamo lavorato parecchio, e alla fine abbiamo trovato l’uovo di colombo. Un meccanismo semplice all’apparenza, ma sofisticato perché garantisce matematicamente che ogni anno il Consiglio di Amministrazione ENPAP non possa dare interessi agli iscritti se prima non ha verificato l’equilibrio economico proiettato a 50 anni. Si può leggerlo nel Regolamento di Previdenza ENPAP, articolo 14 comma 4.

RIFORMA DEGLI INVESTIMENTI: LA GEMELLA PRUDENTE. La riforma previdenziale non avrebbe avuto senso se non avessimo adottato anche una riforma strutturale degli investimenti. Quando siamo arrivati nel 2013, c’era stato lo scandalo di via della Stamperia, che era solo la punta dell’iceberg di una gestione degli investimenti disordinata e priva di regole. Noi abbiamo creato da zero un sistema blindato per le decisioni di investimento, che abbiamo pubblicato sul sito ENPAP in ottemperanza alla terza grande riforma, quella sulla Trasparenza gestionale.

Ecco. Tre grandi riforme che hanno cambiato in tre anni il volto dell’ENPAP. Previdenza. Investimenti. Trasparenza Gestionale. Questa è AltraPsicologia: fatti e non parole.




Come aumentare l’accesso agli interventi psicologici in Italia

Il Centro per le Performance Economiche della London School of Economics (LSE), una delle più prestigiose ed influenti università britanniche, ha prodotto, in occasione delle elezioni nel Regno Unito del maggio 2015, un’interessante analisi di scenario che presenta in maniera sintetica i dati circa la ricaduta degli interventi psicologici attivati ed attivabili dal sistema sanitario pubblico inglese anche in termini di valore economico.

Al centro della breve riflessione vi è l’affermazione, supportata dai dati riferiti, che gli interventi di cura per la malattia mentale si ripagano ampiamente con i risparmi che consentono al sistema economico.

Negli ultimi anni le politiche per la salute mentale in Gran Bretagna sono state grandemente incentivate sulla base di una serie di studi, partiti da analisi proprio della London School of Economics, che hanno fatto rilevare il deciso vantaggio economico derivante dalla diffusione dell’offerta pubblica di psicoterapia.

IL COSTO DELLA PATOLOGIA PSICHICA

La patologia psichica è la principale causa di povertà e il principale problema di salute in età lavorativa, nei paesi ricchi, e ciò implica conseguenze economiche decisamente rilevanti visto che, solo in GB, le malattie mentali contano per il 40% di tutte le invalidità (richiedenti di sussidi di disoccupazione e simili) e per il 40% di tutti i casi di assenza dal lavoro.
Questo fa si che il costo delle patologie psichiche per l’economia inglese sia di circa 70 miliardi di sterline, di cui grosso modo la meta è a carico della spesa pubblica. Inoltre, le malattie mentali aggiungono il 50% ai costi delle cure sanitarie per malattie fisiche (altri 10 miliardi di sterline), visto che la comorbilità aggiunge complicanze e quindi costi.


IAPT: UN PROGRAMMA PUBBLICO PER INCENTIVARE LA TERAPIA PSICOLOGICA
 

g1380In quel Paese è stato pertanto attivato, dal 2008, un programma pubblico di incentivazione all’accesso alla terapia psicologica per gli adulti affetti da ansia e depressione (IAPT – Improving Access to Psychological Therapies) i cui risultati sono al cento delle riflessioni proposte nel citato opuscolo della London School of Economics.

I pazienti possono presentare anche autonomamente richiesta di accesso a questo programma e i dati rilevano che circa 780.000 persone l’anno, il 13% dei sei milioni che ne avrebbero bisogno, usufruiscono dei servizi psicologici offerti dallo IAPT.

I risultati in termini di efficacia sono sostanzialmente in linea con le previsioni degli economisti e con i rilevamenti della letteratura scientifica in psicologia: alla fine della terapia il 45% delle persone curate si è ristabilito.

Nonostante i grandi sforzi messi in campo negli ultimi anni, sforzi che hanno portato al reclutamento di oltre 6.000 psicoterapeuti nel programma IAPT e di altri 1000 nel programma – più recente – per bambini e adolescenti, la London School of Economic rileva la necessità di implementare ulteriormente i fondi stanziati, raddoppiando il budget previsto nel 2015 per portarlo, entro il 2020, a 600 milioni di sterline.

Oltre a che a migliorare l’offerta di terapie psicologiche per le patologie mentali gravi (già strutturalmente affrontate dal sistema sanitario inglese) nonché per l’ansia e per la depressione (affrontate con IAPT), questi stanziamenti servirebbero a cogliere una delle principali sfide per la salute pubblica dei prossimi anni: la comorbilità tra malattie fisiche croniche e problemi psicologi.

Un paziente con una malattia cronica costa, ogni anno, 2000 sterline in più al sistema sanitario se ha una comorbilità psichica ed una percentuale rilevante di patologia psichica può essere risolta con percorsi psicoterapeuti il cui costo è, dati alla mano, di 650 sterline una tantum: meno costi ambulatoriali, meno ricoveri ospedalieri, meno visite al pronto soccorso, minor ricorso a prescrizioni farmacologiche per tutta la vita a fronte della spesa per un trattamento psicoterapeutico una volta soltanto.

INTERVENTO PSICOLOGICO: SPESA O INVESTIMENTO?

I rilevamenti a livello internazionale riscontano che le persone a cui è stata somministrata una terapia psicologica costano in media il 20% in meno per la cura di malattie fisiche, rispetto alle persone non trattate per gli stessi problemi psicologici, e i risparmi possono essere ancora più grandi applicando protocolli specifici per gruppi con diagnosi specifiche (diabete, angina, ecc.).

Ciò richiederà modi nuovi di lavorare per gli specialisti della cura psichica, in setting ripensati a stretto contatto con medici generici e specialisti.

Allo stesso modo, per quanto riguarda i bambini – sostiene la London School of Economics – l’ampliamento dell’offerta di servizi per la terapia psicologica dovrebbe essere effettuato presso le scuole, che rappresentano il contesto più accettabile per l’ intervento precoce garantendo ricadute estremamente positive in termini di salute mentale e costi conseguentemente ridotti negli anni futuri.

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UN INTERESSE POLITICO MONDIALE

Si tratta, in gran parte, di dati già noti al pubblico degli addetti ai lavori ma l’aspetto più interessante di questo report sta meno nella parte “scientifica” e più in quella “politica”: la London School of Economics – non nuova ad esercitare la sua influenza culturale nell’indirizzare le politiche per la salute mentale in Inghilterra – termina l’opuscolo con una panoramica sulle azioni circa la salute mentale previste nei programmi elettorali dei tre principali partiti inglesi (Laburisti, Social Democratici e Conservatori).

In occasione della campagna elettorale, cioè, dopo aver rappresentato come sia nell’interesse concreto e diretto della collettività valutare, anche dal punto di vista economico, le politiche che lo stato attua per la salute mentale e dopo aver indicato le priorità per il futuro in questo campo, la LSE rileva e rende pubblici, in maniera organica, gli impegni che i gruppi politici si assumono su questo tema, di fatto segnalandoli all’opinione pubblica come elementi di rilievo da tenere presenti al momento del voto.

Può apparire un’anomalia il fatto che siano degli economisti a propugnare l’utilità di sviluppare un sistema diffuso ed efficiente per la cura della malattia mentale, ma questo offre una chiave particolarmente efficace per la promozione dei trattamenti psicologici in tutti i Paesi.

Molti documenti prodotti dalle istituzioni internazionali indicano nella dimensione della ricaduta economica l’aspetto più rilevante a sostegno della diffusione della psicoterapia e dei trattamenti integrati per la salute mentale.

La Banca Mondiale stima che i costi economici dei disturbi mentali siano pesantissimi, solitamente occulti e non considerati: la riduzione nella produzione economica dovuta a patologia psichica, a livello globale, vale migliaia di miliardi di dollari; per la sola depressione è stato stimato un costo di almeno 800 miliardi di dollari nel 2010, una somma che dovrebbe più che raddoppiare entro il 2030.

Allo stesso tempo sono ormai consolidate dagli studi evidence based una serie di strategie nell’offerta di servizi e trattamenti psicologici dimostratesi efficaci nel promuovere, proteggere e ripristinare la salute mentale. Correttamente attuati questi interventi rappresentano “i migliori investimenti possibili” per ogni società, con ritorni estremamente significativi in termini di salute e di vantaggi economici.

È anche in questa chiave che l’Organizzazione Mondiale della Sanità e la Banca Mondiale organizzano per Aprile 2016 un meeting internazionale a Washington DC con focus sull’evidenziazione di questi dati d’impatto e sull’implementazione dei servizi pubblici per il trattamento di ansia e depressione considerandone l’accessibilità, il costo e l’efficacia in relazione alle ricadute economiche che producono.

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QUALE DIBATTITO IN ITALIA?

In Italia il dibattito su questo fronte tende ad essere pressoché nullo, limitato ad alcune voci isolate che propongono interventi più o meno strutturati senza riuscire, però, ad attivare l’attenzione da parte dell’opinione pubblica e del mondo politico.

È ora necessario costruire un fronte ampio, che parta dal mondo della psicologia e della psicoterapia per andare rapidamente oltre, coinvolgendo le istanze sociali e quelle economiche al fine di sostenere scelte consapevoli in questo senso da parte del sistema politico nazionale.

Occorre preliminarmente, però, costruire una unitarietà di visione strategica all’interno della nostra categoria per poter aspirare a definire azioni di reale impatto all’esterno.
E questa visione comune, finora, non si è realizzata per mille motivi peculiari della psicologia professionale in Italia.

Forse, però, i tempi sono maturi: AP è pronta.




ENPAP: bonus genitorialità, senza discriminazioni.

di Felice Torricelli e Federico Zanon

In questi giorni caldissimi, mentre infuria la polemica sulle teorie Gender e sulle terapie riparative a causa di un post pubblicato sulla Pagina Facebook del CNOP, noi in ENPAP stiamo raccogliendo i frutti di un lavoro maturato da tempo.

E di un orientamento preciso. Noi prendiamo posizione. Non è una posizione militante o ideologica, ma è prima di tutto la posizione della comunità scientifica internazionale, validata da centinaia di ricerche e studi. Per noi le famiglie e i genitori sono tutti uguali, indipendentemente dal genere e dall’orientamento sessuale.

Per noi la funzione genitoriale è un valore a prescindere da ogni questione di genere e di orientamento sessuale della coppia. E per questo nella nostra gestione dell’ENPAP abbiamo fortemente voluto sostenere il momento in cui si diventa genitori con un contributo economico ad hoc, su cui non opererà alcuna discriminante legata al sesso dei genitori.

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Ci sono voluti mesi di lavoro e mesi di attesa, ma oggi i ministeri vigilanti l’hanno approvato, dimostrando fra l’altro che la stessa burocrazia italiana è più allineata alla scienza psicologica di quanto non siano certi psicologi.

Ora è finalmente attuabile: gli iscritti ENPAP potranno ricevere un contributo nel momento in cui diventano genitori, indipendentemente dalla loro appartenenza di genere o dal loro orientamento sessuale. Questo contributo sarà cumulabile con l’eventuale indennità di maternità.

Noi abbiamo assunto la ferma posizione politica di riconoscere – anche con un sostegno economico – il valore assoluto della genitorialità. Qualunque sia il tipo di famiglia che accoglie un figlio, per nascita, adozione o affidamento. Abbiamo voluto sostenere il valore della cura dei figli da parte di entrambi i genitori.

Crediamo sia la miglior risposta ad ogni posizione flebile, ambigua o anche soltanto fredda rispetto alla parità di genere e di orientamento sessuale.

Crediamo sia il doveroso esempio che gli psicologi italiani devono dare nella rimozione degli ostacoli al riconoscimento paritario di ogni tipo di famiglia.

Crediamo sia un contributo fermo nel derubricare a paranoia ogni pensiero complittista su inesistenti teorie Gender che starebbero infiltrando il mondo.

Crediamo sia un altro tassello nella lotta, senza ‘se‘ e senza ‘ma‘, alle antistoriche e antiscientifiche terapie riparative per l’omosessualità. Un tassello che si aggiunge a quello di migliaia di altri colleghi che in questi giorni hanno manifestato in modo fermo la loro posizione contro ogni discriminazione di genere, dopo il maldestro post comparso sulla pagina facebook del CNOP.

Per cui, possiamo stare tranquilli: gli psicologi ci sono.

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Psicologi e Felicità: che aspettiamo?

 

Parto da un’affermazione drastica ma poco oppugnabile: la Psicologia italiana, negli ultimi 50 anni, non ha fatto altro che cercare (e trovare) quello che non va nelle persone.

Lavorando prevalentemente sulla clinica, sui concetti di malattia e di cura, declinando epistemologie della complessità ma comunque occupandosi di come individuare i disturbi nelle persone e di come aiutarle a venirne fuori, la Psicologia ha sostanzialmente aderito ad una vocazione “sanitaria” che sempre più rivela la sua parzialità rispetto al mandato scientifico della professione.

In questo sforzo non sono mancati successi importanti, di cui andare fieri: dopo svariati decenni di studio sappiamo molto di più delle “malattie mentali”, siamo in grado di declinarne la sintomatologia specifica e differenziale secondo le indicazioni di manuali sempre più ingombranti e zeppi di codici e numeri, siamo in grado di capirne l’eziologia e siamo anche capaci di stilare un piano coerente di intervento psicologico. Abbiamo costruito teorie, pratiche e setting per fronteggiare anche le psicopatologie più gravi e complesse – quelle ritenute incurabili e bisognose solo di contenimento manicomiale fino a pochi anni fa – e siamo in grado di esplicitare e finanche di misurare esattamente concetti fino a qualche tempo confusi, come depressione, dipendenza, personalità.

Lo scotto più evidente di questi indubbi successi, per la Psicologia, è stato, dal punto di vista culturale, un sensibile appiattimento sulla Psichiatria ma è innegabile che la nostra scienza applicata sia ora in grado di rendere le persone infelici un po’ meno infelici.

Ci sono però altre conseguenze spiacevoli, forse meno evidenti ma altrettanto complesse da delineare e superare.

Intanto, la concentrazione della Psicologia quasi esclusivamente sulla clinica è alla base della pletora di offerta di Psicoterapia e servizi affini presente oggi sul mercato. Ed è questo schiacciamento sulla clinica che ha avallato , negli stessi Psicologi quanto nell’opinione pubblica, la convinzione che la Psicologia professionale si occupi solo di ciò che non funziona nella psiche nella gente, che il suo scopo sia quello di aiutare chi soffre a riscattarsi ma che per le persone comuni l’utilità della Psicologia sia limitata ai momenti più stressanti della vita – laddove incrociano qualche loro possibile anomalia di funzionamento – oppure alle curiosità da rotocalco.

Il fatto che la grande maggioranza dei professionisti Psicologi sia concentrata sull’alleviare la sofferenza e che in questo senso la Psicologia venga rappresentato al mondo dalle sue Istituzioni (Ordini in primis) ha anche fatto si che tutta la richiesta di interventi-psicologici-non-di-cura che la società esprime cercasse risposte altrove, dando corpo ad una serie di supposte nuove professionalità, parcellizzate e tematizzate (counselor, coach, mediatori, ecc.), che si occupano della vastissima area della promozione del benessere al di fuori di qualsiasi patologia o sofferenza dichiarata.

Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti e sono gravi, oltre che dal punto di vista economico e sociale, anche da quello della legittimazione della professione di Psicologo, che pare riconoscersi solo in un ruolo vicario alla Medicina, scienza che da sempre ha il primato dell’intervento sulla malattia e sulla cura.

Salvo poche eccezioni, a volte di eccelsa qualità, la Psicologia Applicata (e il sistema Ordinistico che la rappresenta) si è sostanzialmente dimenticata delle persone normali. Ci siamo scordati dell’obiettivo di migliorare le vite normali, come se la missione di rendere le-persone-che-non-hanno-un’etichetta-diagnostica più serene, più felici, più soddisfatte, più produttive non ci riguardasse. Come se coltivare le parti migliori delle persone non fosse tra i nostri compiti.

Complice una dominante cultura cattolica si è radicalizzato il pensiero che lo scopo più nobile della nostra scienza sia risollevare gli ultimi, lasciando che i primi si arrangino da soli. E sostenere il genio, il talento, la creatività, la soddisfazione l’abbiamo considerato sconveniente, non “politicamente corretto”.

Si è diffusamente pensato che quello che ha a che fare con la gioia, con la realizzazione di sé, col piacere, con la pienezza della vita dovesse essere guardato addirittura con sospetto, quasi potesse corrompere la natura stessa della nostra professione, a cui non smettiamo di attribuire una dimensione sacrificale, quasi espiatoria nella sua funzione correttiva del male.

Credo che, concentrandoci sul modello della malattia e nello sforzo di cercare risposte per chi è in difficoltà, nella fretta di riparare i danni, non abbiamo messo altrettante energie nello sviluppo e nella diffusione di metodi che rendono le persone più felici, perdendo e facendo perdere al mondo molte occasioni di migliorare.

Il mondo contemporaneo, invece, ci chiede sempre di più di prendere posizione e di aiutarlo ad accrescere le migliori capacità delle persone, dei gruppi e delle organizzazioni; di contribuire sia a ridurre la sofferenza che ad espandere il buon vivere, la pienezza di sé, la qualità delle relazioni; in una parola di contribuire alla felicità degli umani.

In questo senso la Psicologia deve anche essere più attiva nell’aiutare a sviluppare il genio, nel nutrire il grande talento, nell’aiutare le persone a trovare soddisfazione sviluppando le parti migliori di sé. E le istituzioni di categoria, gli Ordini soprattutto, devono prendere posizione in questo senso supportando attivamente quelle esperienze che – controcorrente – da anni propongono anche in Italia modelli di intervento a sostegno del ben-vivere individuale e collettivo.

A questo compito la nostra disciplina non può ulteriormente mancare, sia per tenere fede al suo mandato scientifico – di studio di tutti i processi psichici e mentali – sia perché sempre di più su questo versante si articola la richiesta della società (e del mercato del lavoro) alla nostra professione.

Lo sviluppo della Psicologia da qui in poi dovrà tenere conto della parzialità di un mandato sociale orientato solo alla clinica e riprendere in mano le capacità di osservazione ed intervento per sostenere il buon vivere e la felicità nel mondo. Non possono ignorarlo i Professionisti ed ancora di meno possono ignorarlo le Istituzioni che li rappresentano.

Un’ampia mole di ricerche rappresenta che siamo in grado di studiare compiutamente la felicità umana almeno quanto siamo capaci di studiare le declinazioni dell’infelicità. Un solido metodo scientifico viene applicato ormai da decenni anche in questo campo ed ha sviluppato modelli di riconoscimento e tecniche di intervento tali da poter essere applicati dalla pratica professionale praticamente in qualsiasi contesto.

Nel prossimo scorcio di ventunesimo secolo sarà osservando e comprendendo l’uomo nella sua totale complessità, nel suo peggio come nel suo sublime, ed espandendo le conoscenze per sviluppare le sue potenzialità migliori che – come Psicologi – potremo acquisire quel ruolo autonomo e quella referenzialità che sostiene il lavoro e la legittimazione sociale.




PSICOLOGI: TARTASSATI O LIBERATI

Un mare di nuove scadenze costose sono in arrivo per gli Psicologi italiani, in questo scorcio di estate imminente:

1) tra pochi giorni, dal 6 giugno, la Fattura Elettronica (che, in barba alla dichiarata sperimentalità e alla gradualità, da subito coinvolgerà tutte le colleghi e i colleghi liberi professionisti che lavorano con le scuole di ogni ordine e grado – ne parla Ivan Graziato qui);
2) dal 30 giugno l’onere di dotarsi del POS (tra mille incertezze, pratiche e normative, che Federico Zanon esplicita qui);
3) dal 14 agosto l’obbligo di Assicurazione per la Responsabilità Civile (ne abbiamo parlato qui prima che ci fosse l’ennesimo rinvio e torneremo presto sull’argomento).

 

Nel frattempo stanno maturando nell’oscurità nuove complicazioni che nei prossimi mesi ci troveremo a dover affrontare:

la formalizzazione della formazione permanente (ECM si o ECM no?) riguarderà tutti gli Psicologi individualmente.

Al contempo nuove tasse stanno colpendo il nostro risparmio per la pensione, quello depositato all’Enpap:

1) con l’aumento della tassazione per le rendite pensionistiche (l’Enpap è costretto a pagare tasse aggiuntive sui rendimenti, che abbassano ancora di più le magrissime pensioni),
1) con la tassazione aggiuntiva per la spending review (passata ora al 15% delle cosiddette “spese intermedie”) che toglie all’Enpap risorse che potremmo di certo impiegare più utilmente per gli iscritti.

 

Tutti questi movimenti normativi segnano, ancora una volta, quanto i professionisti Italiani – e gli Psicologi tra questi – siano visti da chi governa come una sorta di casta all’interno del sistema economico nazionale, “potenziali evasori fiscali” a cui è normale chiedere sacrifici in  tempo di crisi in ragione dei privilegi goduti finora.

Non so se la fantasia della casta e dei privilegi abbia mai avuto corrispondenza con la realtà di altre categorie professionali, in passato. Di certo non ha mai avuto alcun nesso con la realtà degli Psicologi.

Da sempre i redditi della nostra categoria sono tra i più bassi tra tutti i professionisti Italiani. È chiarissimo nelle tabelle pubblicate dal sole 24 ore qualche mese fa.

Il Bilancio dell’Enpap per il 2013, approvato proprio in questi giorni, dimostra, una volta di più, che i redditi degli Psicologi sono ulteriormente calati e in alcune regioni del Sud sono molto sotto la soglia di povertà (circa 13.600 euro il reddito netto su media nazionale, circa 9.000 euro nelle regioni del Sud). E sono molto più bassi per le donne, piuttosto che per gli uomini (in media i maschi guadagnano il 40% in più delle colleghe donne).

redditi psicologi

 Redditi Iscritti Enpap

 

In questi giorni ci stiamo impegnando a concretizzare una prima serie di iniziative per sottolineare – sul piano culturale ed economico – la parità di genere e la possibilità di dare nuove occasioni alla Psicologia.

Al Consiglio di Indirizzo siamo riusciti ad approvare all’unanimità una nuova forma di assistenza per la paternità e la genitorialità, un’iniziativa su cui stiamo lavorando fin dal principio del mandato eche aiutierá ad evidenziare che l’onere della cura dei figli ricade su entrambi i genitori indipendentemente dalle condizioni di genere (ora questa nuova assistenza va scritta in forma di regolamento e poi dovrà passare all’approvazione dei Ministeri).

Abbiamo poi fatto fare un altro passo avanti alla procedura per attivare il Microcredito e la formazione imprenditoriale per gli iscritti che hanno buone idee da sviluppare in piani economici: in modo che siano sostenute le capacità creative ed imprenditoriali di chi vuole investire nelle professione di Psicologo e che attraverso l’Enpap possano arrivare finanziamenti a sostegno dell’attività degli Psicologi.

La lotta per far rispettare la nostra categoria e liberarne le energie creative sarà necessariamente lunga e non possiamo essere soli, in questa azione.

Abbiamo richiesto ed ottenuto l’attivazione dellAssociazione di tutte le Casse di Previdenza dei Professionisti (l’AdEPP, www.adepp.it) per confrontarsi direttamente con il Governo e con i fornitori di servizi sulle questioni della Fatturazione Elettronica, del POS della Tassazione delle rendite degli Enti di Previdenza.

Si è riusciti così a far tornare sui suoi passi il Governo sulla tassazione, che sta per tornare ai livelli precedenti e viene promessa in calo il prossimo anno.

Siamo poi in attesa di chiarimenti regolamentari ed agevolativi sulle altre scadenze: nei prossimi giorni l’Agenzia delle Entrate dovrebbe fornire un software gratuito per la fatturazione elettronica e si attende una norma che riduca i costi delle transazioni bancarie per luso di strumenti come il POS.

Resta tantissimo da fare.

Spero che il nuovo Consiglio Nazionale degli Ordini degli Psicologi, che dopo le elezioni degli ultimi mesi si insedierà nelle prossime settimane, sia in grado di sostenere il lavoro che, dall’Enpap e come AltraPsicologia, facciamo e in cui non vorremo essere lasciati, ancora una volta, da soli.

 

   Felice D. Torricelli

(Past President e Fondatore di AltraPsicologia)