Fedez e DDL Zan: “Nel vostro futuro i diritti civili sono contemplati?”

Mi assumo tutte le responsabilità di ciò che dico e faccio

E’ iniziato così il tanto atteso discorso di Fedez sul palco del Concerto del Primo Maggio. Una bella lezione di libertà e buon senso, non c’è che dire! 

Come prevedibile in poche ore il video è diventato virale e con lui anche la registrazione della chiamata con i vertici Rai in cui veniva “caldamente” invitato a censurare nomi e cognomi perché “editorialmente inopportuno” e per “adeguarsi al sistema”. 

Affermazioni come “Se avessi un figlio gay, lo brucerei nel forno”, “Gay vittime di aberrazioni della natura”, “I gay sono una sciagura per la riproduzione e la conservazione della specie” hanno sempre lo stesso significato. In qualsiasi contesto vengano dette! E se poi a pronunciarle sono rappresentanti delle Istituzioni rappresentano la sconfitta di un’intera società a favore della paura, dell’odio, della distanza

Condannare il finto moralismo e l’ipocrisia di alcuni personaggi e servizi pubblici significa esprimere solidarietà per tutte quelle persone che ripetutamente sono vittime di frasi ed azioni razziste, omofobe e sessiste, a volte al limite dell’intolleranza e del fanatismo sociale.

Impossibile non sentire e condividere quel brivido di rabbia e agitazione nella voce del cantante. Alla fine però, a pensarci bene, Fedez non ha fatto altro che dare forza e clamore a delle verità che ognuno di noi già conosceva. 

Quante volte abbiamo ascoltato frasi discriminatorie da parte di conoscenti, politici o volti noti dello spettacolo? Quante volte abbiamo assistito ad una strumentale attesa di Disegni di Legge mascherata da “ulteriori riflessioni” o “altre emergenze”? 

Era il Maggio 2018 quando il deputato Alessandro Zan ha depositato, per la prima volta, la sua proposta di Legge. Questa è stata approvata alla Camera dei Deputati solo nel Novembre del 2020 (ben 2 anni dopo!) ed ora si è in attesa del suo iter in Senato, necessario per l’approvazione definitiva.

Quasi 3 anni per approvare una legge contro l’odio e la violenza?

Ad oggi, secondo la Legge Mancino (122/1993) se si viene aggrediti per ragioni di razza, etnia, nazionalità e religione è prevista un’aggravante sulla pena, e negli gli articoli 604-bis e 604-ter del Codice Penale si sancisce l’illegalità della propaganda e dell’istituzione a delinquere per motivi di discriminazione. Il DDL Zan intende aggiungere – ai testi già in vigore – la discriminazione e la violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità. 

La prima volta che l’ho letto ho subito pensato all’art.4 del nostro Codice Deontologico che ad un certo punto recita: Lo psicologo non opera discriminazioni in base a religione, etnia, nazionalità, estrazione sociale, stato socio-economico, sesso di appartenenza, orientamento sessuale, disabilità.”

Ebbene sì, il Disegno di Legge di cui tanto si discute in questi mesi descrive quasi alla lettera uno dei punti cardini della nostra professione. Come psicologi e psicologhe conosciamo bene la forza delle parole e quotidianamente operiamo perché ogni forma di discriminazione, sia essa legata al genere o all’orientamento sessuale, venga contrastata. 

E lo facciamo affinchè non sia più la persona ad adeguarsi al sistema, ma il sistema stesso a rispettare i valori e diritti delle persone che rappresenta.

Il DDL Zan non rappresenta solo un adeguamento alla normativa esistente, ma la speranza in un futuro in cui i diritti civili non debbano essere elemosinati, ma garantiti e difesi. Viene osteggiato in nome della libertà di espressione, ma ricordiamoci che il linguaggio d’odio si configura come violenza e in quanto tale limita la libertà altrui

È per tutte queste riflessioni che l’altra sera, davanti al televisore, ho ringraziato Fedez per il suo intervento. Può piacere o meno (artisticamente parlando), ma lui è un cantante e un influencer e i suoi canali di comunicazione sono i social, le piazze e la tv. E un discorso come il suo colpisce, soprattutto perché sembra inusuale.

Grace Murray Hopper un tempo disse che l’espressione “Si è sempre fatto così’” è una delle frasi più pericolose in assoluto. È tempo dunque di mettere in discussione le vecchie “tradizioni” che ci allontanano dall’essere una società inclusiva e salire – ognuno sul proprio palco – a difendere i nostri diritti.

 

CLICCA QUI PER LEGGERE IL TESTO INTEGRALE DEL DDL ZAN




Recovery Fund: un’occasione per noi psicologi

Recovery Fund: un’espressione a cui ormai siamo abituati, ma che spesso genera una resistenza immediata perché tutte le volte che ne sentiamo parlare si ha l’impressione di non riuscire davvero ad afferrare il punto della questione.

Di cosa si tratta? Perché dovrebbe riguardare tutti noi? E soprattutto, che c’entriamo noi Psicologi?

Proviamo a chiarirci le idee insieme, e per farlo cominciamo dal principio.

Cos’è il Recovery Fund? Letteralmente “Fondo di Recupero” è uno strumento europeo per la ripresa economica degli Stati Membri approvato lo scorso Luglio dal Consiglio Europeo Straordinario. In poche parole si tratta di finanziamenti europei per un ammontare pari a 750 miliardi di euro (390 di contributi a fondo perduto e 360 di prestiti). All’Italia, nello specifico, sono destinati poco meno di 209 miliardi, di cui circa 82 in sussidi e 127 in prestiti.

Ma da dove nasce? Dall’epocale crisi economica legata all’emergenza sanitaria COVID-19 che ha colpito il nostro Continente, la peggiore registrata dalla Seconda Guerra Mondiale in poi. A maggio 2020 fu presentata una prima versione del fondo denominata “Piano Next Generation EU”, che ha visto una prima opposizione da parte di alcuni Paesi a causa della modalità di ridistribuzione dei contributi. Dopo lunga contrattazione si è giunti al piano come lo abbiamo descritto poco prima.

E come si può accedere a questi fondi? Ogni Governo, tra cui quello Italiano, dovrà mandare un Piano di Ripresa e di Resilienza (PNRR) entro fine aprile 2021. Un vero e proprio progetto di investimento che verrà valutato dalla Commissione Europea e che dovrà essere approvato dal Consiglio Ecofin (Economia e Finanza) con atto di attuazione (implementing act) entro 4 settimane.

Veniamo a noi: nel concreto in che modo il PNRR può interessare la nostra comunità professionale?

In potenzialità – con un vero e proprio ripensamento dell’intero assetto socio-sanitario del nostro Paese – e nel concreto – con uno stanziamento di fondi a missioni specifiche che coinvolgono la figura dello psicologo in modo diretto per le sue competenze di intervento.

Entriamo nel dettaglio riportando di seguito alcuni dei punti pubblicati nel Piano presentato dal Ministro Gualtieri alla Commissione Bilancio della Camera nella sezione 11 Parte II del Documento, denominata “Sanità e Politiche Sociali”.

“Con riferimento al settore “sanità e politiche sociali”, riconducibile prevalentemente alla missione n. 6, Salute, appare necessario adottare misure volte a:

    • b) assicurare l’organizzazione di una nuova rete territoriale di assistenza che comporti un ripensamento dell’intera offerta sanitaria e socio-sanitaria, mettendo in relazione professionisti – quali, ad esempio, medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, medici specialisti, infermieri, psicologi, operatori socio-sanitari, fisioterapisti, farmacisti – strutture e servizi che erogano interventi sanitari e socio-sanitari di tipologia e livelli diversi, attraverso modelli organizzativi integrati e, altresì, mediante la promozione di una medicina territoriale costituita da équipe multidisciplinari composte da figure sanitarie e socio-sanitarie al fine di superare il concetto di ospedalizzazione come principale intervento assistenziale;
    • c) realizzare un nuovo modello organizzativo dell’offerta assistenziale, vicina al cittadino anche in assenza di malattia e imperniata sul concetto di prevenzione primaria e di promozione della salute, intesa come educazione ai corretti stili di vita, alla corretta alimentazione e all’attività fisica, e sul concetto di prevenzione secondaria (screening), attraverso un potenziamento dei dipartimenti di prevenzione in una logica intersettoriale, anche assicurando risorse adeguate per l’attuazione delle disposizioni del Piano nazionale della prevenzione (PNP);
    • d) integrare le politiche sanitarie, sociali e ambientali, al fine di favorire un’effettiva inclusione sociale, attraverso l’integrazione dei servizi offerti, un maggior sostegno alla domiciliarità dei pazienti cronici, fragili e non autosufficienti e la promozione dell’invecchiamento attivo, in modo da garantire, anche a coloro che si trovano in condizioni di non autosufficienza, una vita dignitosa in un contesto relazionale adeguato;
    • l) valorizzare il personale sanitario attraverso un adeguamento degli ordinamenti didattici formativi, prioritariamente per i corsi di laurea in medicina e chirurgia nonché in Scienze infermieristiche, e rivedere la logica dell’aggiornamento professionale in tali ambiti, al fine di adeguarne le competenze ai nuovi bisogni di salute;
    • r) potenziare e accrescere, all’interno di un progetto di rete nazionale, i posti letto di neuropsichiatria infantile e il relativo percorso diagnostico, terapeutico e assistenziale, investendo contestualmente nella formazione degli insegnanti di sostegno e degli educatori in tema di salute mentale e neuropsichiatria infantile, anche al fine di garantire omogeneità nella rete dei servizi per la salute mentale sul territorio nazionale;
    • s) prevedere il monitoraggio e l’attuazione del “benessere organizzativo” affiancandolo agli indicatori BES (benessere equo e sostenibile), in modo da contemplare, accanto a un “indicatore di esito”, un altrettanto importante “indicatore di sviluppo organizzativo”, nel solco della cultura della valutazione delle politiche pubbliche e della progettazione e gestione delle reti ospedaliere e delle reti assistenziali della medicina del territorio.

Con riferimento al settore delle politiche sociali, riconducibili prevalentemente alla missione n. 5, Equità sociale, di genere e territoriale, appare necessario adottare misure volte a:

    • a) ridurre, nell’ambito dei progetti concernenti le categorie fragili, le disuguaglianze connesse alle condizioni di disabilità, con particolare attenzione alle persone affette da disagio psichico e con dipendenze patologiche e nell’ambito dei progetti di dismissione delle residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (REMS), attraverso misure volte ad assicurare un reale inserimento sociale, scolastico e lavorativo, percorsi personalizzati, capaci di realizzare un welfare “generativo”, e un’efficace integrazione e coprogettazione tra le reti di servizi e con gli enti del Terzo settore;
    • b) mettere in atto le politiche volte a consentire la piena attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, destinando una specifica quota delle risorse per garantire l’accessibilità agli edifici pubblici e privati e a tutti i servizi, per la realizzazione dei progetti di vita indipendente;
    • c) colmare le carenze pubbliche strutturali e qualitative del sistema di accoglienza per le persone con disabilità e dei centri diurni per persone con disabilità e anziani, anche attraverso l’utilizzo del budget di salute per la deistituzionalizzazione, ferma restando l’esigenza di promuovere i progetti di vita indipendente;
    • f) definire i livelli essenziali delle prestazioni (LEP), al fine di garantire adeguata assistenza alle fasce più fragili della popolazione e di promuovere un welfare di comunità attraverso interventi e misure di contrasto alla povertà, alle fragilità sociali e al disagio giovanile, di tutela dell’infanzia, di cura e assistenza agli anziani e ai disabili, di inclusione socio-lavorativa e integrazione degli immigrati.

Proviamo ora a riassumere i concetti salienti: istituzione di equipè multidisciplinari che comprendano la figura dello psicologo; prevenzione della salute intesa anche come educazione ai corretti stili di vita; adeguamento degli ordinamenti didattici formativi delle professioni sanitarie; favorire l’inclusione sociale in contesti relazionali adeguati; garantire omogeneità nella rete dei servizi per la salute mentale sul territorio nazionale; implementare il concetto di “benessere organizzativo”; promuovere un welfare di comunità attraverso interventi di contrasto alle fragilità sociali; ridurre le disuguaglianze connesse alle condizioni di disabilità psichica e fisica.

Sono tutte azioni concrete per le quali il nostro Governo sta richiedendo un investimento economico che potrebbe consentirne una reale attuazione da qui ai prossimi anni.

Parliamo di certezze? Ancora no purtroppo! Il Piano di Ripresa e Resilienza deve ancora passare tutto l’iter di approvazione europeo.

Ma allora perché ne parliamo? Perché è proprio ora che le nostre Istituzioni di categoria dovrebbero diventare interlocutori autorevoli del Governo per trasformare in progettazione reale quanto abbiamo appena letto.

Al momento dal Recovery Fund è tutto … e da oggi, forse, saremo un po’ tutti più interessati a scoprire l’evoluzione del Piano Nazionale.




COVID-19 e Ordini Professionali: nuovi servizi per nuovi scenari? Si. Può. Fare!

È agosto inoltrato, e solo ora ci si riesce a fermare un attimo e a fare mente locale su quanto successo nei mesi scorsi. Elezioni a Dicembre 2019 e insediamento a Gennaio 2020.
Il tempo di riavviare gli Uffici, programmare le azioni dell’anno che verrà e … STOP! Arriva il blocco nazionale delle attività in presenza, le ordinanze e i decreti iniziano a susseguirsi con velocità, si inizia a respirare un certo grado di nervosismo e l’incertezza diventa parte integrante di ogni pensiero decisionale.

Mentre rifletto su quanto costruito nell’Ordine Lazio, lo sguardo va inevitabilmente anche sul panorama nazionale, in cui abbiamo assistito a iniziative a volte confuse, che hanno finito per dare un’immagine del nostro lavoro legata più al mondo del volontariato che a quello professionale, con comunicati che talvolta hanno finito per cavalcare più l’onda emotiva senza restituire una chiave di lettura strutturata e funzionale della situazione.

Ecco che l’articolo prende forma. Ad una prima lettura potrebbe sembrare una semplice rendicontazione delle attività svolte dall’Ordine Psicologi Lazio in questi mesi … e forse lo è. Ma rappresenta anche la risposta ad una serie di domande che molti colleghi si sono posti in questi mesi:

  • Si può promuovere la nostra professione senza per questo regalarne i servizi?
  • Si può dialogare con le Scuole di Specializzazione senza coprirsi gli occhi davanti a chi “dimentica” il nostro Codice Deontologico?
  • Si può sedere ai tavoli Istituzionali anche quando c’è un’emergenza sanitaria nazionale in atto facendo sentire la propria voce?

La risposta è: SI PUO’ FARE!

Facciamo un passo indietro e torniamo al primo decreto in cui viene chiuso tutto.

Niente panico… priorità assoluta è riorganizzare il lavoro degli Uffici in modalità telematica. I servizi base per i colleghi (es. gestione dell’albo, commissione deontologica e tutela, commissioni paritetiche con le Università, etc) non possono e non devono fermarsi!

Ed ora? Avevamo sul tavolo una programmazione di attività e obiettivi da raggiungere nel 2020 e, in molti casi, i lunghi processi di organizzazione nel backstage erano già iniziati. Ma tutto è cambiato: in meno di un mese le richieste e le esigenze dei colleghi e dei nostri interlocutori istituzionali sono mutate e bisognava adeguarsi…velocemente…senza indugi e senza cedere alla confusione generale. Ed ecco che – individuati i nostri 3 interlocutori principali (cittadini, colleghi e istituzioni) – abbiamo iniziato a costruire nuovi servizi per nuovi scenari.

Per i Cittadini:

Progetto Elenco Prestazioni a Distanza: il 13 marzo 2020, due giorni dopo il DPCM, è stato lanciato il progetto Prestazioni a Distanza, che prevede la possibilità per gli iscritti di richiedere che venga annotata nella pagina dell’Albo la loro disponibilità ad esercitare online. In una panoramica nazionale in cui si promuoveva in modo smodato l’intervento gratuito degli psicologi, l’elenco creato dall’Ordine Lazio – diffuso presso la cittadinanza anche dall’Ordine dei Medici di Roma e a cui hanno aderito 5400 colleghi – ha promosso con successo la nostra professione presso i cittadini senza per questo abolirne il compenso. Si sono contate circa 20mila Visualizzazioni Uniche di Pagina (VPU).

Progetto COV-Habits: il 6 maggio abbiamo invitato i cittadini che seguono le nostre iniziative di comunicazione a compilare un breve questionario su come si fossero modificate le loro abitudini quotidiane durante il lockdown in tre aree principali: alimentazione, sessualità e sport. Nell’arco di circa due settimane il questionario ha registrato più di 1.200 risposte e i risultati dell’indagine – raccolti in un ebook – sono stati pubblicati dal Corriere della Sera nel mese di Luglio.

L’Ordine in Stampa: nei primi mesi dell’anno l’Ordine ha continuato il suo lavoro di informazione collaborando con i mezzi di comunicazione per la promozione di una diffusa cultura psicologica. Nello specifico, solo nei primi 6 mesi, si sono raggiunte 123 uscite stampa: 10 in radio, 15 in TV, 94 sui giornali (tra cui Il Fatto Quotidiano, la Repubblica, il Messaggero, la Stampa, il Sole 24Ore, El Pais, BBC, etc etc). Obiettivo? Portare la Psicologia lì dove il dibattito pubblico si forma e si evolve, in modo tecnico, professionale e vicino al vissuto di paura e preoccupazione di un’intera nazione.

Per i Colleghi:

Progetto Network Professionali: si tratta di Comunità di pratica professionale, focalizzate su differenti ambiti e contesti di intervento: alimentazione, cronicità, giuridica, lavoro, perinatalità, sanità, scuola, sessualità e sport. Ciascun network è pensato per poter: condividere risorse formative, sviluppare percorsi di peer coaching, produrre progetti e contenuti per target esterni. Al momento hanno aderito circa 1400 colleghi. Solo partendo da una costruzione efficace della nostra comunità professionale potremmo posizionarci come interlocutori autorevoli nei diversi settori della sanità pubblica e privata.

Progetto Scenari: nel periodo 25 maggio / 13 luglio sono stati organizzati 20 eventi formativi (3 a settimana ogni settimana) a favore degli psicologi iscritti al nostro Ordine. Gli eventi hanno visto circa 3.400 partecipanti.

Progetto Network Territoriale: nato nel 2014 e ri-avviato il 19 giugno, il progetto è finalizzato a favorire l’interlocuzione tra i professionisti della Regione con l’Ordine e la costruzione di una rete di collegamento con soggetti istituzionali e cittadini. Il territorio regionale è stato suddiviso, per il momento, in 24 sotto-territori: 4 capoluoghi di provincia, 15 municipi romani e 5 comuni della provincia di Roma.

Progetto Il Caso Clinico: iniziativa finalizzata ad illustrare l’offerta formativa delle scuole di specializzazione operanti nella nostra Regione (modello teorico, organizzazione didattica, modalità di intervento clinico, ecc.) e a promuovere un dibattito che renda tangibili le proprie “aggettivazioni”, a incarnarle cioè nella prassi. Hanno aderito all’iniziativa 32 differenti Scuole, i cui contributi sono stati raccolti in un ebook e in una videoteca dedicata. Per partecipare all’iniziativa è stato chiesto il rigoroso rispetto del Codice Deontologico e sono stati esclusi tutti quei centri che formano counselor.

Per le Istituzioni:

Progetto CTU in COVID-19: abbiamo avviato delle interlocuzioni con alcuni Tribunali della Regione Lazio per poter redigere dei documenti che fossero condivisi con il committente della consulenza tecnica d’ufficio. Tra fine maggio ed inizio giugno abbiamo sottoscritto tre documenti congiunti con il Tribunale di Roma Sezione Civile, il Tribunale di Civitavecchia e la Corte d’Appello di Roma, che sono stati presentati ufficialmente, il 23 giugno nel corso di un’intervista congiunta con i Presidenti del Tribunale di Roma, di Civitavecchia e della Corte d’Appello di Roma.

Tavoli Istituzionali: l’Ordine è stato audito in diversi tavoli:

  • legge regionale per attuazione del Decreto Legislativo 65/2017 che innova e rivoluziona i servizi educativi 0-6 anni, in merito alla formazione psicologica degli insegnanti;
  • proposta di legge regionale per la parità retributiva tra i sessi e il sostegno dell’occupazione femminile;
  • proposta di legge regionale per la definizione del percorso di individuazione precoce delle difficoltà di apprendimento, di diagnosi e di certificazione dei disturbi specifici di apprendimento (DSA);
  • proposta di legge regionale n. 131 del 19 marzo 2019, concernente: “Interventi di prevenzione e sostegno in materia di diffusione illecita di immagini e video sessualmente espliciti”;
  • Tavolo permanente “Scuola, Donne, Lavoro ed Emergenza Coronavirus” della Regione Lazio;
  • supporto nella progettazione dei centri per la famiglia di II livello con il Dipartimento delle Politiche Sociali di Roma Capitale;
  • collaborazione con la Regione Lazio dell’Osservatorio Psicologia in Cronicità nella costruzione di un questionario ad hoc sulle modifiche della qualità di vita dei pazienti in cronicità;
  • partecipazione alla Task Force di Roma Capitale per il Sociale;
  • collaborazione con la Asl 4 per avvio di uno spazio vittime a Civitavecchia.

 

7 mesi! Quanto avete letto è stato ideato e costruito in soli 7 mesi, in periodo COVID-19!

E per citare il Maestro Yoda: FARE O NON FARE…NON C’E’ PROVARE!




Psicologia, sessualità, diritti e istituzioni: è ora di parlarne

Negli ultimi anni la nostra società ha subito una generale e profonda trasformazione, soprattutto nell’ambito della sessualità: si pensi alle modificazioni dei ruoli maschili e femminili, alla facilità con cui si parla esplicitamente di sesso in ogni contesto pubblico e privato e, soprattutto, alla progressiva attenzione politica e mediatica su alcuni temi propri della sessualità umana. In particolare viene data sempre maggiore risonanza alle componenti relazionali e sociali di quest’ultima, anche se molto spesso non vengono sufficientemente discusse e approfondite…o perlomeno non sempre con la dovuta competenza.

In Italia negli ultimi anni abbiamo assistito a campagne e dichiarazioni che sfioravano il limite della decenza (superandolo a dire il vero in alcune occasioni), penso – ad esempio – all’invenzione della “teoria del gender” o alle affermazioni dell’ex Ministro Pillon (vicepresidente della Commissione Infanzia e adolescenza) in tema di aborto ed educazione sessuale. Troppo spesso a livello mediatico sono stati veicolati messaggi ambigui, contraddittori o – a volte – scientificamente scorretti su tematiche quali la genitorialità, l’orientamento sessuale e i diritti!

Il Ministero della Salute ha posto come priorità dei suoi progetti di intervento la salute riproduttiva e sessuale della cittadinanza, definendo la salute sessuale – in linea con l’OMS – “uno stato di benessere fisico, emotivo, mentale e sociale legato alla sessualità, non riducibile all’assenza di malattia, disfunzione o infermità. Essa presuppone un approccio positivo e rispettoso alla sessualità e alle relazioni sessuali, così come la possibilità di avere esperienze piacevoli e sicure, libere da coercizioni, discriminazioni e violenza”.

Riconoscere e garantire i diritti sessuali, sostenere la parità di genere, condannare e prevenire ogni forma di violenza sessuale (anche di natura informatica), assicurare l’accesso universale ad un’educazione sessuale corretta, arrestare la diffusione delle infezioni a trasmissione sessuale, identificare ed affrontare i disagi legati alla propria sessualità e riconoscere il piacere sessuale come componente fondamentale del proprio benessere sono ormai aspetti riconosciuti, a livello mondiale, come fondamentali per il benessere della persona (WAS, 2007).

In quest’ottica si è fatta sempre più strada la centralità del ruolo dello psicologo nell’affrontare le tematiche della sessualità umana in collaborazione con altri professionisti della salute pubblica. Ma se in Europa questa sinergia è da tempo attiva, in Italia la situazione è ancora piuttosto complessa. Quali possibili spiegazioni?

Uno: la cultura prettamente medica del nostro Paese ha supportato per anni la visione dello psicologo come ultimo interlocutore nel delicato processo di presa in carico di difficoltà di natura sessuale e, nonostante evidenti contributi scientifici in tal senso, la Psicologia non si è mai imposta come disciplina elettiva nella presa in carico della salute sessuale.

Due: mancanza di linee guida ufficiali, profili di competenza e/o buone prassi di intervento in ambito psico-sessuologico, nonostante – nei fatti – l’interesse e l’attenzione per quest’area di intervento della psicologia sia cresciuta a tal punto da essere stata inserita come materia curriculare all’interno di alcune Facoltà di Psicologia delle Università Italiane.

Tre: resistenze culturali legate alle tematiche riguardanti la sessualità. In tal senso si assiste ad una forte ambivalenza sociale che se da una parte sembra aver sdoganato alcuni antichi moralismi, dall’altra guarda ancora con sospetto, imbarazzo e resistenza qualsiasi cambiamento legato a vecchie credenze riguardanti la sessualità. Si assiste quindi a spiacevoli episodi omo- e trans- fobici, a campagne propagandistiche contro l’educazione sessuale e al dilagare di pregiudizi legati alla sessualità e al ruolo di genere.

Quattro: mancanza di leggi chiare e definite in tema di educazione sessuale e difesa dei diritti sessuali. Nonostante l’OMS e la Comunità Europea abbiamo sottolineato l’importanza dei programmi di educazione sessuale per la prevenzione delle infezioni a trasmissione sessuale e delle gravidanze indesiderate, l’Italia è uno dei pochi Paesi Europei a non aver ancora raggiunto un accordo in tal senso, nonostante le numerose proposte di legge depositate a partire dagli anni ’90;

Cinque: assenza di psicologi esperti di sessualità nei team sanitari che si occupano della salute generale dei pazienti affetti da malattie croniche o disabilità. Il silenzio delle istituzioni non coincide però con il silenzio dei pazienti e degli operatori che esprimono, in modo più o meno evidente, il loro bisogno e le loro difficoltà nella gestione di tali aspetti.

Alla luce di queste criticità, cosa si potrebbe fare – come Ordine – per valorizzare la funzione psicologica e generare opportunità di lavoro per gli psicologi in tale ambito?

Sembrerà banale, ma la prima vera azione è quella di generare un Valore psicologico, che possa essere riconosciuto come vantaggioso – per la cittadinanza e per le Istituzioni.

Un ruolo psicologico specializzato nei contesti di intervento sanitari ed educativi ha un impatto sociale e di risparmio economico importante per il SSN e gli Enti Scolastici, poiché permette di intervenire preventivamente su tematiche quali: gravidanze indesiderate, infezioni a trasmissione sessuale, omo- e trans-fobia, discriminazione di genere, etc. Inoltre la presa di consapevolezza sociale della centralità di tali aspetti aiuta a sostenere anche un processo di diminuzione dei pregiudizi sociali legati ai ruoli di genere, all’orientamento sessuale e ai diversi comportamenti sessuali. Centrale, inoltre, aprire, mantenere e consolidare canali di comunicazione con Enti e Istituzioni scientifico-politiche coinvolti nella programmazione degli interventi di educazione alla salute e nella redazione di testi normativi, come l’Assessorato alla Formazione e alla Scuola, il Ministero della Salute, l’ISS, l’Assessorato alle Politiche Sociali, il Ministero di Giustizia, etc etc.

Sì, ok, ma nello specifico come si ottengono questi risultati?

Con una vision chiara, competenze specifiche, collaborazione con i colleghi del territorio e, soprattutto, con una programmazione efficace delle azioni e degli interventi da mettere in campo.

È fondamentale, prima di tutto, creare una rete di professionisti allo scopo di stilare delle buone prassi di intervento in ambito psico-sessuologico, chiarendo le specificità di competenze e intervento, promuovendo così una nuova consapevolezza sociale dei fattori emotivi coinvolti nel benessere sessuale; rafforzare l’immagine della nostra categoria professionale come interlocutore autorevole e disposto al confronto, con i cittadini (organizzando eventi e giornate di sensibilizzazione sul territorio), e con le Istituzioni (predisponendo attività mirate di lobbying volte a consolidare un riconoscimento dell’Ordine come interlocutore autorevole per i processi di natura politico-decisionale che riguardano la salute, la tutela e la promozione del cittadino in ambito sessuale); sostenere il ruolo dello psico-sessuologo nei contesti educativi e in quelli sanitari assistenziali, non solo per la presa in carico dell’utente ma anche come supporto al benessere lavorativo degli operatori di tali Enti; creare sinergie con altri Ordini professionali per promuovere un confronto diretto sulle diverse aree che riguardano la sessualità.

Infine, non meno importante: promuovere un dialogo attivo con gli altri ambiti di intervento della psicologia. Si pensi, ad esempio, all’importanza di un confronto diretto e continuo con i colleghi che si occupano di psicologia scolastica o forense, di cronicità e terapie del dolore, di violenza e alimentazione.

Come AltraPsicologia, nel Lazio, negli ultimi anni abbiamo dato ampio spazio ai nuovi settori di sviluppo della professione iniziando ad aprire un dialogo – con i cittadini, i colleghi e le Istituzioni – anche sui temi riguardanti la sessualità, ma tanto va ancora costruito, sia a livello locale che nazionale.

È fondamentale espandere il raggio d’azione sui diversi ambiti applicativi, promuovere il dialogo tra le diverse aree di intervento e creare così opportunità di sviluppo in nuovi settori.

Per maggiori informazioni sul programma:

https://elezioniordinepsicologi.com/programma-elettorale-altrapsicologia-lazio/




Riposizionare la professione: la psicologia tra nuovi ambiti di intervento e campi d’applicazione

CONTINUANO GLI INCONTRI DI ALTRAPSICOLOGIA LAZIO SUL TERRITORIO!

 

Nel corso degli ultimi anni è crescente il riconoscimento della figura dello psicologo come facilitatore di processi e promotore di salute a livello individuale e collettivo, non solo in ambito clinico ma anche sociale, educativo, giuridico, medico ed aziendale. Assistiamo infatti ad un cambiamento che finalmente vede uscire il nostro intervento dall’immagine univoca e standardizzata dello studio privato per dialogare con altri scenari operativi, affrontare sfide e costruire sinergie atte a potenziare spazi di intervento e occasioni di benessere.

Obiettivo dell’incontro è quello di far dialogare alcuni di questi scenari applicativi della nostra professione al fine di promuovere competenze ma soprattutto sviluppare opportunità di crescita professionale, in un’ottica integrata e interistituzionale.

 

L’evento si svolgerà mercoledì 9 Ottobre 2019,
dalle 19 alle 21
in Via degli Aurunci 34
(San Lorenzo),
presso la sede di Liquid Plan srl

 

Sarà questa un’occasione per riflettere insieme su criticità e potenzialità, spazi di interazione e possibili ulteriori sviluppi degli ambiti applicativi della Psicologia Giuridica con la Dott.ssa Vera Cuzzocrea, della Psico-Sessuologia con la Dott.ssa Marta Giuliani, dell’Intervento nelle Cronicità con la Dott.ssa Mara Lastretti, della Psicologia dell’Alimentazione con la Dott.ssa Paola Medde, della Psicologia dello Sport con la Dott.ssa Luana Morgilli, e della Psicologia del Lavoro con il Dott. Marco Vitiello.

Tante esperienze professionali e percorsi di formazione differenti, ma un unico filo conduttore: la tutela e lo sviluppo presente e futuro della nostra Professione!

L’evento è gratuito ma è obbligatorio prenotarsi a: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSd3zzGcOR9ZgafkYNGCXhNmEGvoaj15KHKFarxPKMrujQlNsQ/viewform?usp=sf_link