Psicofarmacologia e psicologi: una prospettiva integrata

Un ciclo di tre incontri, che fanno seguito, al primo dello scorso giugno, per affrontare la tematica degli psicofarmaci da un punto di vista “terzo”, superando la tradizionale visione sull’utilizzo dei farmaci e le differenti competenze dello Psichiatra e dello Psicologo.

Un ringraziamento al Dott. Alberto Kirn, Medico Aiuto della Casa di Cura convenzionata SSN “Park Villa Napoleon”,  con cui abbiamo elaborato questi tre incontri che, siamo sicuri, porteranno ad una visione più ampia delle problematiche psichiatriche e della presa in carico integrata della persona.

Questi i titoli ed i giorni in cui si terranno gli incontri:

  • Venerdì 18 novembre:  Strategie di cura nella depressione e nei disturbi bipolari
  • Venerdì 16 dicembre: Strategie di cura nelle psicosi
  • Venerdì 20 gennaio: Strategie di cura nei disturbi d’ansia

Relatore: Dott. Alberto Kirn, Medico Aiuto della Casa di Cura convenzionata SSN “Park Villa Napoleon”

Luogo e orario: c/o Terzopianocmb, via Dante Alighieri 2 , Preganziol. (TV) – dalle 18.00 alle 20.00

 

Per partecipare prenota il tuo posto cliccando sul seguente link:

https://goo.gl/forms/BStjIVH67UuMBLlM2

 

NB: Ricordatevi che i posti sono limitati!




Psicofarmaci: Istruzioni per l’Uso

Un incontro per conoscerne le logiche di prescrizione degli psicofarmaci, gli effetti e le casistiche.

Un confronto per esplorare gli ambiti e le modalità di collaborazione tra psicologo e psichiatra.

Relatore: dott. Alberto Kirn, medico psichiatra

Mercoledì 22 giugno, dalle 20.30 alle 22.30

presso l’Aula Magna della Nuova Scuola di Osteopatia NSO
via Galvani 6/h – Spresiano – TV
Per partecipare manda una mail a: apvconvegni@gmail.com



Lo strano caso dell’agenda dell’Ordine degli Psicologi

Quanto gli psicologi sono legati alla tradizionale agenda cartacea fornita dall’Ordine? Leggendo le conversazioni online, sembrerebbe molto.

In svariati gruppi se ne discute animatamente, tanto che se potessimo analizzare la ricorrenza del termine “agenda” nei mesi di Dicembre e Gennaio, forse scopriremo che è la parola più gettonata: di che colore è, è grande o piccola, quando arriva, non è arrivata, è uno scandalo…
Dichiaro subito di non esserne una fan perché, tra pc e smartphone, non ne sento l’esigenza. Come me, credo anche molti colleghi tecnologici, mentre ne conosco altri che preferiscono acquistare agende più blasonate, o di dimensioni ridotte, comunque corrispondenti al proprio gusto.

Sembrerebbe però che il mio campione di riferimento non sia significativo perché, da quando faccio parte del Consiglio dell’Ordine del Veneto, ho scoperto quanta importanza rivesta l’agenda per la categoria, tant’è che la scelta del colore, del nastrino da abbinare, del formato delle pagine, viene affrontata con attenzione, specialmente dalla componente femminile dell’Ordine. Se notate, la versione di quest’anno ha la busta in crystal, la cui mancanza nell’edizione precedente era stata segnalata come una pecca. Spero quindi che l’abbinamento grigio e turchese, con la bustina trasparente, abbia mediamente soddisfatto gli estimatori dell’agenda. Per chi invece non l’avesse ancora ricevuta, chiedo venia a nome mio e, sicuramente, anche di tutto il Consiglio.

Da questo casus belli però scaturisce una riflessione più profonda che riguarda lo sviluppo della professione, il futuro della deontologia, la demografia della categoria, la politica economica delle libere professioni, tutti temi fondamentali per cui però non c’è lo stesso interesse.

Mi chiedo allora:

1) cosa rappresenta l’agenda per gli psicologi?

2) di tutto quello che un Ordine fa e può fare, l’attivazione degli iscritti scatta per l’agenda?

agenda

Feticcio professionale. Rispetto al primo punto, un collega che stimo molto la definisce “feticcio professionale”. Ipotizza che l’agenda rappresenti l’unico oggetto “concreto” in una professione fatta per definizione di astrazione, in cui non vi è nulla di materiale o di visibile; un oggetto in grado di rendere fisica un’identità simbolica, sentita sempre come troppo fragile ed evanescente.

Il Complesso della Smemoranda. Oppure (sempre per il collega di cui sopra) potremmo trovarci di fronte al “Complesso della Smemoranda”: come la mitica “Smemo” fondava di fatto un’identità sociale, prima ancora che essere un insieme di fogli di carta per segnare i compiti, l’Agenda dell’Ordine diventa la Smemoranda dei giovani professionisti, la ricerca di uno status. È però bizzarro che siano proprio i “professionisti del simbolico” a farsi catturare da una seduzione così elusiva. Abbiamo davvero bisogno di una legittimazione cartacea verso il mondo esterno, che appoggiata sulla scrivania ci renda più sicuri del nostro ruolo?

E qui mi aggancio al secondo punto: se l’agenda del 2016 arriva a Febbraio, l’iscritto ha tutto il diritto di lamentarsi con il proprio Ordine, ma l’appartenenza a una comunità professionale non dovrebbe essere sentita solo per un’agenda e solo una volta all’anno.

La consapevolezza professionale è data dalla conoscenza di tutti gli aspetti che riguardano la professione, da quelli normativi a quelli deontologici. È data anche dal confronto con i colleghi, dalla condivisione di esperienze positive e fallimenti, dalla partecipazione attiva e informata alle iniziative e alle scelte politiche del proprio ordine. Perché si parla solo o così tanto dell’agenda? Ben venga la critica costruttiva, ma anche su altri temi!

Mi auspico che si possa superare il distacco che nasce dalla sfiducia, dall’abituazione, dall’indolenza che pervade la maggior parte della popolazione italiana quando si parla di istituzioni, enti pubblici, amministrazioni, per diventare attivi 12 mesi all’anno. Mi auguro in futuro di leggere e sentire altrettanta partecipazione anche per i temi di politica professionale, che incidono di più sul nostro lavoro di quanto non possa fare un’agenda con il logo.

Mettiamoci alla prova subito, con un piccolo sondaggio.

Per quanto il Tesoriere di OPV, e probabilmente anche i Tesorieri degli altri Ordini, selezioni con attenzione le offerte migliori, l’agenda e la sua spedizione rappresentano comunque una spesa cospicua. Se il prossimo anno il vostro Ordine non mandasse a casa nessuna agenda, ma destinasse le stesse risorse al marketing professionale, all’accesso a risorse scientifiche, alla formazione gratuita sui nuovi settori professionali, sareste d’accordo?

L’opinione mia e del collega che ha ispirato l’articolo è facilmente intuibile…




Il neuropsicologo: chi è, chi sarà?

All’Ordine del Veneto si discutono i requisiti auspicabili per lo psicologo nell’ambito della neuropsicologia: la specializzazione è tra questi?

PERCHÈ SE NE PARLA:

Nel Consiglio del 13 novembre, il Consigliere Tesoriere Ruzza, coordinatore del Gruppo di lavoro sulla Neuropsicologia, ha portato all’attenzione di tutti la necessità di definire meglio questa figura, che:

1) viene richiesta nelle struttura sanitarie, in ambito medico-legale ed è prevista nei LEA;

2) non ha ancora trovato un inquadramento preciso nell’organigramma istituzionale del SSN;

3) deve avere delle competenze specifiche e comprovate per tutelare il potenziale utente, dato che compito dell’Ordine è anche quello di garantire la professionalità oltre che la professione.

Specifichiamo che stiamo qui parlando parlando di “linee guida”, quindi di requisiti non vincolanti. 

Ma quando è un Ordine professionale ad esprimersi, seppur a livello regionale, il passaggio da “auspicabile” a “necessario” può potenzialmente diventare breve, sia per gli iscritti allo stesso Ordine, sia per chi in ambito pubblico o privato si deve avvalere di tale figura.

REQUISITI AUSPICABILI:

La proposta del gruppo di lavoro prevede che il “Neuropsicologo” debba possedere:

  • Laurea Magistrale nelle “Classi” di Psicologia
  • Iscrizione all’Albo A da almeno 4 anni
  • Scuola di Specializzazione (di fatto in Psicoterapia), quadriennale o quinquennale
  • 4 anni di esperienza clinica continuativa nel settore per almeno 750 ore all’anno in aziende ULSS, ospedaliere e ospedaliero-universitarie integrate, in strutture private accreditate e convenzionate.

Si tratta di una serie di requisiti molto particolari e stringenti, e che lasciano spazio a diversi dubbi di implementazione.

neuropsicologo

DUBBI:

Immaginiamo il caso di Francesca, una collega fittizia che si forma a Padova e vuole diventare neuropsicologa.

Terminato un percorso universitario triennale in “Scienze cognitive e psicobiologiche”, prosegue con una laurea Magistrale in “Neuroscienze e Neuropsicologia”, svolgendo nel frattanto tesi triennali e magistrali, e relativi tirocini, in ambito neuropsicologico.

A questo punto svolge un anno di tirocinio in un ambulatorio neuropsicologico, magari impostando un paio di pubblicazioni col suo tutor, e si abilita all’Esame di Stato.

Si iscrive quindi ad un Master di settore (ad esempio quello prestigioso di Padova), formandosi in maniera teorico-pratica ulteriore per un anno in neuropsicologia clinica.

E’ pronta? No, con questi nuovi requisiti Francesca non sarebbe considerata minimamente “a linea guida” per attività di tipo neuropsicologico.

In primo luogo, dovrebbe rimanere iscritta all’Ordine minimo 4 anni (perché non 3 o 5? Sulla base di quale dato concreto viene posto il cut-off esattamente a 4 anni?); ma non basta ancora.

Deve nel frattanto lavorare quattro anni in una struttura accreditata, almeno per 750 ore all’anno, molto probabilmente senza avere grosse possibilità di negoziare un compenso adeguato, dal momento che questa esperienza farebbe parte di un (pur utile) percorso di approfondimento formativo-esperienziale (e sempre che un compenso ci sia, e non diventi uno dei soliti semivolontariati pluriennali a tempo pieno di cui la nostra professione è affetta strutturalmente…).

E’ pronta? No, Francesca non è pronta!

In questi ulteriori 4 anni (o dopo, allungando di un altro lustro il suo percorso formativo) Francesca, oltre a “lavorare” o fare la volontaria a tempo pieno in una struttura accreditata, deve anche specializzarsi… in Psicoterapia, pagandoselo da sola.

Il requisito ulteriore della specializzazione in psicoterapia ci lascia alquanto perplessi, perché non stiamo parlando di un percorso quadriennale di Specializzazione in Neuropsicologia specifico, dal momento che in Italia non ce ne sono ad eccezione delle Università di Roma e di quelle di Trieste (a Padova al momento è bloccata)!

Secondo i criteri proposti, servirebbe (e basterebbe)… una qualsiasi Scuola di Specializzazione in Psicoterapia, nessuna esclusa; anche Scuole in cui di Neuropsicologia non si parli nemmeno col cannocchiale!

Scuola che però costa al giovane e speranzoso Neuropsicologo altri 4 o 5 anni, e dai 15.000 ai 20.000 euro circa…

Sia chiaro: la Scuola di Specializzazione è di grande rilievo per chiunque voglia occuparsi di psicoterapia e di clinica psicologica in senso lato; ma in questo caso stiamo parlando di requisiti tecnico-formativo in un settore molto specifico, che poco “c’azzeccano”  con un percorso quadriennale in psicoterapia.

Paradossalmente, molti dei neuropsicologi più famosi d’Italia, non sarebbero “a norma” in quanto non specializzati in psicoterapia. 

Cosa facciamo, li escludiamo d’ufficio dal novero di coloro che possiedono i “requisiti auspicabili” per svolgere l’attività che fanno e insegnano da decenni?

Sembra quindi più logico, nel momento in cui si valutano dei “requisiti auspicabili”, considerare invece il piano di studi, valutare i master coerenti, valutare le competenze effettivamente acquisite nello specifico settore; e non gravare sulle tasche e sulla vita di chi vuole lavorare come neuropsicologo e già segue un lunghissimo percorso formativo per farlo.

Il fatto che la Sanità pubblica richieda il titolo di Specializzazione per l’accesso ai ruoli di Dirigente Psicologo (cosa di per sé comprensibile), non obbliga però l’Ordine a seguire la stessa logica nel valutare quali siano i requisiti da suggerire per la figura “generale” dello Psicologo operante nel campo Neuropsicologico.

Anche perché proporre questo lunghissimo percorso ai giovani colleghi non corrisponde o implica alcuna particolare possibilità di assunzione nel SSN, in quanto di concorsi da Dirigente Psicologo in Unità di Neuropsicologia se ne sono contati sulle dita di una mano nell’arco di anni…

Se da un lato l’Ordine cerca di promuovere la  figura dello psicologo, di tutelarne il campo di azione, di creare occasioni di dialogo a livello politico-istituzionale, dall’altro non rischia così di penalizzare i suoi iscritti proponendo parametri estremamente complessi e sovrapposti, che ritardano significativamente l’inserimento nel mondo del lavoro a fronte di vantaggi formativi non specifici?

QUINDI?

Il Consiglio è prima di tutto un luogo di confronto, a volte anche di scontro. In questo caso, come finora è sempre accaduto, ha vinto il confronto.

Come Consigliera di AltraPsicologia, ho espresso i dubbi qui riportati, e la discussione  costruttiva che ne è seguita ha portato il Consigliere Ruzza a prendersi il tempo per valutare le obiezioni e ripresentare il tutto in altra data.

Seguiranno quindi regolari aggiornamenti da parte nostra su quanto accade in merito.

LA TUA OPINIONE CONTA!

Quando mi trovo a discutere o a votare qualcosa che riguarda più di ottomila colleghi, e che ha ricadute concrete sulla loro professione quotidiana, penso a cosa può pensarne un giovane iscritto più che un collega con 20 anni di attività alle spalle; chi a fatica si mantiene con questa professione o chi guarda con soddisfazione agli obiettivi raggiunti.

Se vuoi dire come la pensi, lascia un commento: sarà uno spunto di riflessione a vantaggio della categoria! 🙂