UNI risponde sui Counselor: sono Consolatori, come Dio.

In questi giorni, molti degli psicologi che hanno risposto all’inchiesta pubblica sulla figura del Counselor, stanno ricevendo risposte da UNI.

Un pensiero gentile, da parte dell’ente di normazione italiano. Ma questa iniziativa desta diversi dubbi e finisce per confermare un processo che a noi appare piuttosto disordinato.

Il primo fatto strano sono le risposte personalizzate in base ai contenuti della posizione espressa nel questionario. I colleghi stanno ricevendo mail con allegati numerati da R0 a R6. Ma l’invio di risposte clusterizzate è probabilmente frutto di un’operazione di clusterizzazione delle persone, verosimilmente in base alle opinioni espresse. Cosa che il GDPR sulla tutela dei dati permette, ma solo a patto che la persona esprima un consenso esplicito. Ma il modulo da compilare per rispondere all’inchiesta pubblica preliminare non conteneva richieste di consenso a trattare le risposte in questo modo.

Il secondo punto critico è che il fattore comune di tutte le risposte è uno solo: si tenta di convincere, spiegare, giustificare a chi ha risposto negativamente sull’opportunità di normare la figura del Counselor, che in fondo la sua risposta non andava proprio tanto bene. Una specie di invito a riconsiderare le proprie opinioni disinformate

Esemplare è la piega pedagogico-informativa contenuta nell’allegato R4:

In sostanza, l’UNI non prende semplicemente atto delle risposte fornite da chi ha espresso parere negativo sull’opportunità di normare la figura del Counselor, ma ribatte con fare educativo. Perché sai mai che qualcuno si sia confuso, nel rispondere negativamente.

Peccato che abbiano risposto negativamente oltre 26.000 persone, contro le 14.000 che hanno risposto positivamente. Questo per l’Istituto di normazione dovrebbe già rappresentare un punto di riflessione.

Entrando poi nel merito dei contenuti delle risposte, emergono dei punti perfino esilaranti. Ad esempio, che counseling nascerebbe etimologicamente dal latino ‘consolo’, nell’accezione di consolare e confortare. Ed effettivamente è ricorrente in latino l’espressione ‘Consolatore’, ma nella Bibbia, per indicare la figura di Dio. Ecco, nemmeno noi psicologi ci siamo mai spinti a tanto.

Del resto neanche il Merriam-Webster sembra confortare l’ardita ipotesi etimologica sostenuta dagli italiani dell’UNI:

Ma alla fine, quale sia la [poco] controversa radice etimologica del Counseling, un fatto è certo: la figura si sovrappone a quella dello psicologo. Con la differenza che quest’ultimo agisce in base ad una Legge dello Stato, che nasce per tutelare i cittadini in un campo come quello della salute psicologica.

Il passaggio della risposta R4 sul DSM-5 è ingenuamente autodefinitoria: il counselor è un tizio che può fare diagnosi differenziale, decidendo se vi sia o meno una patologia, per poi inviare allo specialista sanitario più competente.

Una specie di Consolatore di Psicopatologia Generale, insomma. Un misto fra un emissario di Dio che consola le anime, e un fine discriminatore di psicopatologia che le smista a bisogno al professionista più vicino.

E che si tratti di una figura che si sovrappone allo psicologo è chiaro dalle definizioni delle principali associazioni di counseling di USA e UK, dove è figura riconosciuta. Per gli inglesi della British Association for Counselling and Psychotherapy è una figura sostanzialmente sovrapponibile a quella dello psicoterapeuta, e per gli americani dell’American Counseling Association è una figura di empowerment che si occupa di mental health:

Ci dobbiamo interrogare su tutta questa furia dell’UNI di convincerci della bontà della figura del Counselor. E sull’ostinazione di affermare la sua distinzione da quella dello Psicologo. Non vorremmo derivasse da un posizionamento preconcetto dell’Istituto di normazione, perché questo non deporrebbe a favore di un processo sereno di analisi oggettiva della situazione al fine – in questa fase – di  stabilire se sia una norma da fare o meno.

Nel dubbio, chiediamo a tutti coloro che stanno ricevendo in questi giorni la mail dall’UNI, di rispondere ribadendo la propria posizione negativa. E chiedendo di poter partecipare al tavolo di normazione UNI.




Concorso psicologi a Vercelli: l’epilogo.

Il Concorso per Psicologi a Vercelli è ripartito. L’ANAC (autorità anticorruzione) ha appurato che è tutto regolare. Per cui ora mi divertirò a raccontare questa singolare storia.

Tutto inizia con un normalissimo bando di Concorso, a Maggio 2017. Due posti da dirigente psicologo. [2017 05 18 Bando]

Il Concorso procede regolarmente: ammissione dei candidati, costituzione della commissione, svolgimento della prima prova scritta. Il 20 dicembre 2017 vengono pubblicati gli esiti della prima prova. [>>LEGGI: Elenco ammessi prova pratica]

Poi qualcosa si rompe. All’inizio di febbraio 2018 il concorso viene improvvisamente sospeso dall’ASL, senza troppe spiegazioni. [>>LEGGI: 2018 02 08 sospensione]

PERCHÈ IL CONCORSO È STATO SOSPESO?

È successo che qualche strambo personaggio – ancora oggi sconosciuto – ha inviato varie mail anonime lamentando la partecipazione del Presidente dell’Ordine Piemonte al Concorso. Ha scritto alla stampa locale, poi all’Ordine Psicologi e all’ASL Vercelli.

Ora, lasciamo stare la stupidità delle mail anonime. Prima di tutto sono da sfigati. E poi nessuna mail è davvero anonima. Quando una mail viaggia verso il destinatario raccoglie frammenti di informazione dai luoghi dove passa. Un po’ come quando fai una passeggiata e ti si attacca alle scarpe il chewing-gum in Via del Fascista o il sassolino in Parco del Cazzaro.

Il vero tema è la tesi contenuta in queste mail: un presunto conflitto di interessi fra un candidato al Concorso e uno dei commissari, per il solo fatto che il primo è Presidente dell’Ordine e il secondo fa parte della consulta sanitaria dell’Ordine stesso.

Il 31 gennaio 2018, la mail anonima raggiunge l’ASL. Il Concorso viene sospeso e si inizia a vociferare che sia stato richiesto il parere dell’ANAC. Una prudenza perfino eccessiva da parte dell’ASL, che evidentemente non ha voluto lasciare ombre sulla procedura.

Pochi giorni prima, il 24 gennaio 2018, una piccola testata locale – Lo Spiffero – si era interessata alla vicenda. Con un acume degno di Geronimo Stilton, l’articolista era riuscito a sostenere la tesi aberrante che il candidato avrebbe dovuto inibirsi la partecipazione al Concorso. Così scriveva il giornale: “In mancanza di maggiore rigore da parte dell’interessato, sarebbe bastato anche l’escamotage dell’autosospensione (…) per placare le ire dei colleghi”[>>LEGGI: The sPiffero – Un Minimo di Psicologia]

Purtroppo alcuni colleghi riprendono l’articolo e l’argomento sui social. Lo fanno malamente. Innescano deliranti discussioni fondate su un completo travisamento della disciplina sui Concorsi pubblici. Diventa la sagra delle opinioni. Quel che è peggio, il partecipante interessato (Alessandro Lombardo, Presidente dell’Ordine Piemonte), viene messo impunemente alla berlina come fosse colpevole della sospensione del Concorso.

NELLA TERRA DI MEZZO

Passa più di un anno. Il Concorso resta sospeso. Ma non le polemiche.

Un ristretto gruppo di colleghi tenta più volte di ravvivare la brace. È evidente che non vogliono approfondire davvero la questione, perché il tema viene ripreso sui social senza prendere minimamente in considerazione la disciplina sui Concorsi pubblici. Sembra una sorta di accanimento personale nei confronti del Presidente dell’Ordine.

Il 21 febbraio 2019, Lo sPiffero rigurgita un nuovo articolo. Che racconta anche l’espulsione di Igor Graziato da Altrapsicologia e ne riporta bel virgolettato: “Ho pagato personalmente la mia autonomia, la mia coerenza e la mia fedeltà a certi valori. Continuo a ritenere che sia inusuale per il presidente di un ordine professionale candidarsi a un concorso pubblico”. Caro Igor, vai a ritenerlo all’ANAC.

Questo l’articolo del Piffero: [>>LEGGI: The sPiffero – Nervi Tesi fra gli Psicologi]

IL PARERE DELL’ANAC E LA RIATTIVAZIONE DEL CONCORSO.

A marzo 2019 finalmente l’ASL di Vercelli riattiva il Concorso. Viene pubblicato il calendario della prova pratica. Nel frattempo alcuni commissari sono andati in pensione e anche la composizione della Commissione è cambiata.

L’ASL pubblica anche il parere dell’ANAC. Vi si afferma (1) che l’eventuale incompatibilità sarebbe stata comunque in capo al componente della Commissione e non al partecipante al concorso (2) che tale incompatibilità nel caso specifico non sussiste.

Anche l’ASL è molto chiara nel porre i termini della questione: “(…) non potendosi negare l’indiscusso diritto del candidato alla partecipazione alla procedura concorsuale (…)”

[>>LEGGI: QUESITO_ANAC]

[>>LEGGI: RISCONTRO_ANAC]

Il parere dell’ANAC è schiacciante. Appoggia una robusta pietra tombale sul mare di cazzate galattiche che sono state sparate su questa vicenda. Purtroppo, non rimedia al ritardo di un anno nel concludere il concorso. Non certo per colpa di chi vi è iscritto, semmai di quello sfigato autore di mail anonime che con il suo gesto idiota ha danneggiato i colleghi e la categoria.

Fine della storia. Ammissione del torto e relative scuse (fantascienza). Sipario.




Verso gli ECM, per colpa del CNOP.

La notizia dell’obbligo ECM per tutti gli psicologi a partire dal 2020 arriva dal CNOP, attraverso una news datata 22 febbraio 2019 che cade dal nulla.

[LEGGI COMUNICATO CNOP SU ECM]

Il testo è rassicurante: #StateSereni, gli ECM vi saranno lievi. Per darvi un contentino gli cambieremo pure il nome: Educazione Continua in Sanità invece che in Medicina. Sai che sollievo.

Al di là del merito della questione ECM, su cui Altrapsicologia è sempre stata critica (QUI UN APPROFONDIMENTO), è il metodo che proprio non va.

IL LEGGENDARIO METODO CNOP

Opacità, mancanza di confronto, carenza nel processo decisionale, nessun documento a supporto: questi gli ingredienti che caratterizzano il ‘Metodo CNOP’.

Lo abbiamo visto poche settimane fa con il parere sul Ddl Pillon, che ha procurato alla categoria una figuraccia epocale nazionale e internazionale.

Lo abbiamo visto con i molteplici pareri rilasciati sulle professioni fake senza passare dal Consiglio, che ci sono costati una nota del Ministero della Salute.

E lo stiamo vedendo in questi giorni, con il segreto di pulcinella del regolamento elettorale: tutti sanno della sua esistenza, ma tutti negano. E così non viene mai discusso in consiglio.

IL METODO CNOP APPLICATO ALLA FORMAZIONE CONTINUA.

Anche la formazione continua è stata gestita malamente. Da oltre sei anni, 100.000 psicologi sono in attesa di un Regolamento che dica chiaramente come devono assolvere l’obbligo di formazione continua stabilito dalla legge.

La normativa che impone la formazione obbligatoria per tutti i professionisti risale infatti al 2011. Il DL 138/2011 e il DPR 137/2013 prescrivono che ciascuna categoria organizzi la formazione continua dei propri professionisti con un Regolamento specifico approvato dal Ministero vigilante.

Molte categorie hanno svolto tutto l’iter e sono già al sesto anno di esercizio. Gli psicologi invece brancolano nel buio.

Con molto ritardo, il 27 gennaio 2018 il CNOP aveva approvato un Regolamento per la Formazione Continua [LEGGI IL REGOLAMENTO 2018].

Poi non si era saputo più nulla.

Fino al 23 febbraio 2019, quando il CNOP ha pubblicato la lieta novella del passaggio a ECM dal 2020 [LEGGI COMUNICATO CNOP SU ECM]. In evidente contrasto con quanto fatto appena un anno prima.

Cosa è successo in mezzo? Quali novità hanno fatto cambiare idea al CNOP? Non si sa.

Nessuna modifica normativa è intervenuta. Non può essere chiamata in causa la Legge 3/2018 citata nella news, perché è dell’11 Gennaio 2018, mentre il Regolamento è stato approvato 16 giorni dopo, il 27 gennaio 2018.

Nulla è stato condiviso fra i presidenti regionali in seno al Consiglio Nazionale, almeno stando ai tre presidenti di Lazio, Marche e Piemonte.

Per cui nulla giustifica la posizione contenuta nella news. A meno che non ci siano cose che noi comuni mortali non sappiamo…

IL GIALLO DELLE LETTERE MISTERIOSE

Il mistero si infittisce quando su Facebook – luogo istituzionale per eccellenza – compaiono in questi giorni due commenti.

Uno è di Roberto Calvani, presidente dell’Ordine Friuli Venezia Giulia:

L’altro del CNOP stesso, sulla pagina ufficiale e in risposta ad un collega:

Chiaramente, il diniego del Ministero della Salute al regolamento presentato modificherebbe radicalmente lo scenario. E la lettera di Agenas sulle modalità di espletamento degli obblighi ECM potrebbe esserne diretta conseguenza. Strana, ma possibile.

Due notizie del genere avrebbero dovuto sicuramente essere comunicate ai presidenti regionali. A maggior ragione perché il giorno prima della pubblicazione della news, si era svolta la riunione del CNOP.

Ebbene, a quanto riferito dai presidenti di Lazio, Piemonte e Marche non è stato comunicato assolutamente nulla. Nè risulta nulla nella documentazione fornita per la riunione.

RIASSUMENDO:

(1) 100.000 professionisti appesi da anni in attesa di sapere come ottemperare all’obbligo di formazione continua

(2) un regolamento inviato al Ministero nel 2018 e di cui non si sa nulla, salvo poi scoprire su Facebook che sarebbe stato rigettato. Rigetto del quale non è stata data alcuna notizia al Consiglio del CNOP.

(3) una news del CNOP – che ha lo stesso statuto giuridico del pettegolezzo di una comare -pubblicata mentre si stava svolgendo un Consiglio, che annuncia con nonchalance un passaggio epocale per l’intera categoria.

(4) una misteriosa lettera dell’Agenas, agenzia pubblica che non ha alcun potere normativo, prescritto o interpretativo delle norme, mai trasmessa ai componenti del Consiglio Nazionale, che indicherebbe addirittura la data di inizio dell’ECM per tutti gli psicologi.

Se non fosse tutto vero, sembrerebbe un romanzo di Pennac.

CONCLUSIONI

Nel metodo e nel merito, la condotta del CNOP sulla formazione continua degli psicologi lascia interdetti.

Una questione di tale portata e complessità viene notiziata attraverso aggiornamenti informali, senza prima essere affrontata nella sede opportuna del Consiglio Nazionale.

Si ha notizia di scambi istituzionali con il Ministero su Facebook e non in consiglio. Esistono lettere misteriose di cui alcuni presidenti regionali conoscono l’esistenza, e altri no.

Se la direzione è di far coincidere la formazione continua degli psicologi con il sistema ECM, deve trattarsi di una decisione concertata e deliberata ufficialmente nel CNOP, mediante un apposito Regolamento da inviare poi al Ministero della Salute per approvazione. Con piena assunzione della responsabilità politica di tale scelta.

Stiamo cercando di esercitare tutta la tolleranza possibile verso il CNOP, nella speranza che a forza di infilare strafalcioni qualcuno si ravveda. Ma gli psicologi non meritano questo pressappochismo nel trattare le loro questioni più importanti.




Il casino internazionale del CNOP sul Ddl Pillon.

Il CNOP si presenta in audizione al Senato per il DDL Pillon sull’affido dei minori. E fa affermazioni sconcertanti. Nel parere cita Linda Nielsen, notissima esperta in questo campo, e ne distorce il pensiero. Lei non ci sta. Diffida il CNOP, chiede le scuse “per aver mistificato il suo pensiero” e invia la diffida per conoscenza anche al Senato.

Due enormi casini, uno nazionale e uno internazionale. Questo è riuscito a combinare il CNOP guidato dall’attuale maggioranza composta da Fulvio Giardina e dai 17 firmatari della Letterina di Natale.

Dimostrando una gestione inadeguata della rappresentanza della categoria.

I FATTI IN DETTAGLIO.

Il CNOP, massimo organo di rappresentanza della Categoria, si presenta in audizione al Senato per portare la posizione degli psicologi italiani sull’importantissimo tema del Ddl Pillon in materia di affido dei minori.

Il parere contiene affermazioni SCONCERTANTI, come questa:

Il luogo prevalente di vita del minore, soprattutto in età infantile, deve essere uno ed uno solo, unico e privilegiato. L’interferenza dell’ambiente sul regolare processo di sviluppo del minore è ampiamente dimostrata dalla letteratura scientifica, al punto da influenzarne la salute.

[LEGGI QUI TUTTO IL PARERE DEL CNOP]

Inoltre, contiene una serie di indicazioni che sconfinano in ambito giuridico, un territorio che non è di competenza del CNOP.

LE REAZIONI NEGATIVE IMMEDIATE

Il parere genera un doppio fall-out.

Sul piano internazionale risponde Linda Nielsen. Studiosa di fama internazionale in materia di minori e famiglia, impegnata da oltre 30 anni anche sul tema degli affidi, invia una diffida al CNOP per essere stata citata nel parere in modo distorto. Chiede formalmente le scuse per la mistificazione del suo pensiero.

La diffida di Linda Nielsen al CNOP viene inviata anche al Senatore Pillon per conoscenza. Il testo è lapidario:

La professoressa Nielsen “diffida il CNOP all’uso improprio dei suoi studi, che portano invece a conclusioni opposte a quelle riportate, e richiede scuse per la mistificazione del suo pensiero che, come noto a tutti gli studiosi internazionali, è a favore dell’affido materialmente condiviso anche nella forma paritetica (…)”.

LEGGI LA DIFFIDA DI LINDA NIELSEN AL CNOP

Quando una studiosa di psicologia di fama internazionale arriva a smentire il CNOP italiano davanti al Senato della Repubblica, abbiamo perso qualunque credibilità come categoria.

È un colossale danno per l’immagine degli psicologi italiani. Ma non è un danno casuale. Nasce, come ogni grande incidente, da una catena di errori che avvengono grazie ad un ambiente favorevole.

COME SI ARRIVA A TUTTO QUESTO?

Semplice: l’attuale CNOP è un ambiente fertile per gli errori, perché la catena decisionale corretta è saltata. Ad esempio, del parere del CNOP portato in Senato i tre presidenti di Lazio, Marche e Piemonte non sapevano nemmeno l’esistenza.

Molte decisioni vengono prese senza discussione né votazione in consiglio. E non da oggi. Altrapsicologia da anni segnala una situazione inaccettabile. Ai tre presidenti di Lazio, Piemonte e Marche non arrivano le informazioni perché sono colpevoli di essere ‘La minoranza’. Il presidente Fulvio Giardina prende le decisioni con una pattuglia di 17 presidenti che restano dietro le quinte.

Ma incolpare Fulvio Giardina di questa epocale figuraccia sarebbe sbagliato. I 17 presidenti che accettano questo gioco al ribasso non sono figuranti di cartone. Sono presidenti di regioni, hanno una responsabilità di ruolo. Li conosciamo per nome, cognome e regione: a Natale firmarono la famosa Letterina

LA LETTERINA DI NATALE

A Dicembre 2018 il CNOP ha inviato a tutti gli psicologi italiani una lettera imbarazzante. Firmata da 17 Presidenti. Mancavano fra i firmatari solo i presidenti di Lazio, Marche e Piemonte: i reietti di minoranza.

La letterina (LEGGILA QUI) è un’accozzaglia di velati rimproveri pedagogico-moralisti, i cui destinatari sottintesi sono i tre Pierini della classe, i tre presidenti che mancano fra le firme. Lazio, Piemonte e Marche.

Questa maleducata operazione ci racconta qualcosa del pensiero dei firmatari. Sembra sottesa l’idea di una certa superiorità morale, da cui autorizzarsi ad ammonire il prossimo a comportarsi bene. Qualcosa a mezzo fra il prete, il sagrestano e il maestro elementare. Pazienza. ciascuno pensi di sé quel che vuole.

Ma se un pensiero disparitario di questo genere contagia il governo di un’istituzione, è un problema serio. L’effetto è di sottovalutare il confronto collegiale, anima della democrazia e delle buone decisioni. Per cui si saltano le votazioni, non si comunica in consiglio, si agisce senza delega. Infine si arriva ad escludere totalmente chi non ci piace, anche se rappresenta i colleghi.

Gli esiti di questa patologia del buon governo sono oggi clamorosamente evidenti. Sarebbe bastato porre in discussione quel parere sul Ddl Pillon, facendolo votare prima di portarlo in Senato. La discussione collegiale lo avrebbe migliorato. Evitandoci questo immane danno d’immagine alla Professione.

CONCLUSIONI

Ieri, sconfortato, ho scritto ad alcuni presidenti di maggioranza con cui ho rapporti di cordialità. Ho trovato reazioni imbarazzate in alcuni. Inaccettabili negazioni da parte di altri. Uno mi ha risposto che ‘tutti commettono degli errori’… beh, sicuro. Però fateli a casa vostra, non coinvolgete gli psicologi italiani.

Di certo quando il CNOP sbaglia diventa colpa di Fulvio Giardina. Il destino dei re: essere decapitato dai propri sudditi. Mi dispiace.

Io non ci sto a questa operazione medievale: non è tutta colpa di Fulvio Giardina.

Qui è colpa di un sistema che ha fatto comodo a tutti. Un sistema decisionale approssimativo, deviato dai corretti percorsi collegiali, in una parola: fallimentare.




FATTURA ELETTRONICA e regimi fiscali 2019: primi chiarimenti per gli PSICOLOGI

Questo è un primo aggiornamento su fattura elettronica e regimi fiscali 2019, a distanza di 5 giorni dall’entrata in vigore della Legge 145/2018 – Legge di Bilancio.

È una semplice introduzione, con i primi ragguagli operativi per orientarsi. Ma non si può essere esaustivi in questa fase. Il quadro completo si avrà solo dopo che ministeri, authority e consulenti avranno definito meglio i vari punti oscuri.

Prima di entrare negli aspetti tecnici, mi si permetterà una piccata osservazione: questo modo di trattare il lavoro dei professionisti è demenziale.

Un professionista che svolgesse sia attività sanitaria che non sanitaria, sia a privati che a Pubbliche Amministrazioni, potrebbe ritrovarsi a gestire tre diversi metodi di fatturazione, con relativi diversi sistemi di conservazione e forse di numerazione.

Pare che il Legislatore non abbia idea di cosa significhi esercitare una professione oggi in Italia. E il termine ‘semplificazione’ usato per titolare commi che invece introducono complicanze lo conferma.

Premesso questo, vediamo quali sono i primi passi concreti per orientarsi.

COSA FARE PRIMA DI TUTTO? SCEGLIERE IL REGIME FISCALE

La prima scelta da adottare, che poi definisce anche il metodo di fatturazione, riguarda il regime fiscale.

Con l’articolo 1 comma 9 della Legge 145/2018 (Legge di Bilancio) è variata la soglia per avvalersi del regime forfetario: dal 2019 si può accedervi se nell’anno precedente (il 2018) non si sono percepiti compensi superiori a 65.000 euro.

Il regime forfetario può essere vantaggioso. Tuttavia sono previste una serie di esclusioni. Inoltre, influisce in senso peggiorativo sulla possibilità di fruire di deduzioni e detrazioni. Per cui il passaggio va attentamente valutato insieme al proprio consulente commercialista e caso per caso.

In specie se:
> ci si avvale di detrazioni per ristrutturazioni e interventi di efficienza energetica degli edifici;
> si possiedono quote di società o associazioni, condizione che in alcuni casi rende inaccessibile il regime forfetario;
> si hanno altri redditi oltre a quello di psicologo libero professionista.

Il regime forfetario è esente dalla fatturazione elettronica: si continuerà a fatturare in modo tradizionale.

FATTURAZIONE ELETTRONICA A PRIVATI

Scegliendo il regime fiscale ordinario semplificato, la fatturazione elettronica diventa necessaria. Non è quindi una scelta, ma la conseguenza dell’inclusione nel regime ordinario semplificato.

Può comunque rappresentare una scelta anche per chi è in regime forfetario. Al momento forse masochistica, date le incertezze di cui ho parlato sopra.

Esiste però un caso di divieto di emissione della fattura elettronica. Al comma 53 dell’articolo 1 è stabilito che:

“(…) Per il periodo d’imposta 2019, i soggetti tenuti all’invio dei dati al Sistema tessera sanitaria (…) NON POSSONO emettere fatture elettroniche (…) con riferimento alle future i cui dati sono da inviare al Sistema tessera sanitaria.”

Tale formulazione non chiarisce il caso in cui il cliente si oppone all’invio della fattura al Sistema tessera sanitaria. A rigore, tali fatture non sarebbero da inviare al Sistema tessera sanitaria, e quindi dovrebbe essere emessa Fattura Elettronica.

Ma interpretando la norma nel senso di definirne come perimetro tutte le fatture che a monte sarebbero da inviare al Sistema tessera sanitaria – interpretazione più aderente al motivo per cui è stata prevista questa eccezione, e cioè il problema della riservatezza dei dati sanitari che secondo il Garante Privacy il sistema della Fattura Elettronica non tutela adeguatamente – anche le fatture oggetto di opposizione non potrebbero essere emesse come Fatture Elettroniche, ma dovrebbero essere emesse in formato tradizionale.

Peraltro, la formulazione “con riferimento alle fatture i cui dati sono da inviare al STS” è una modificazione del DL 119 (Decreto Legge Fiscale), che più precisamente recitava “con riferimento alle fatture i cui dati sono inviati al STS”, e stabiliva così una chiara indicazione. Che nella versione finale, in vigore, lo è meno.

In attesa di chiarimenti su questo e altri punti, occorre tener presente che nei primi mesi del 2019 non sono previste sanzioni per chi omette di utilizzare la Fattura Elettronica per fatturare. Quindi è possibile – almeno in linea teorica – emettere fatture in formato tradizionale senza rischio di sanzioni, evitando così il rischio di violazione della riservatezza dei dati sanitari evidenziato dal Garante Privacy. Anche questa valutazione deve essere compiuta con il proprio consulente commercialista.

FATTURA ELETTRONICA PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI

Nulla sembra cambiato, rispetto alla fatturazione elettronica alle Pubbliche Amministrazioni, che non prevede esoneri di alcun tipo in base al regime fiscale o alla natura sanitaria delle prestazioni.

FATTURE PASSIVE

Si tratta delle fatture che vengono ricevute da fornitori di beni e servizi. Ad esempio, il ristorante in cui si pranza o la libreria da cui si acquistano testi professionali o il commercialista.

Per questo tipo di fatture si è soggetti riceventi. E prevedibilmente si riceveranno sia fatture tradizionali che Fatture Elettroniche, in qualità di privati cittadini o di esercenti attività professionale.

Non è ancora del tutto chiaro se la ricezione e conservazione di tali fatture richiederà particolari modalità per gli esercenti attività professionale, oltre a quelli previsti per qualunque cittadino. L’Agenzia delle Entrate offre uno spazio apposito per la ricezione delle Fatture Elettroniche a tutti i cittadini. Ma non è detto che sia la soluzione migliore per i professionisti.

Anche in questo caso, lo sfortunato professionista in regime ordinario semplificato (ma forse anche forfetario) potrebbe doversi dotare di un sistema per ricevere e conservare le Fatture Elettroniche, e di un diverso sistema per le fatture tradizionali.

Chi, come il sottoscritto, ha già sperimentato la ricezione di fatture su PEC, ha anche già capito che non è semplice come dovrebbe essere. La PEC che si riceve non contiene la fattura, ma una codifica che serve per accedere al proprio spazio messo a disposizione dall’Agenzia Entrate, dove si trova la fattura.

Praticamente una caccia al tesoro: si deve accedere ogni volta a due diversi siti web per scaricare un documento. Verosimilmente sarà più comodo acquistare un gestionale apposito, che prelevi le Fatture Elettroniche e le metta a disposizione per la gestione contabile.

CONCLUSIONI

Al termine di questo primo articolo di informazione, non mi resta che augurare a tutti un buon 2019. L’anno non è partito nel migliore dei modi, ma confidiamo che la situazione si normalizzi e chiarisca al più presto.