Psicologo di base: la reincarnazione?

In questi giorni qualcuno ha riesumato il sempreverde ‘psicologo di base’. E come per ogni leggenda metropolitana che si rispetti, si condisce una piccola base di verità con una buona dose di invenzioni verosimili.

COSA C’È DI VERO?

Partiamo dal Decreto Calabria, convertito in legge pochi giorni fa. Nella versione convertita in legge, contiene le parole “…e dello psicologo” riferite alle figure professionali presenti negli studi dei Medici di Medicina Generale.

Grazie ad un emendamento inserito durante l’iter di approvazione parlamentare, da oggi effettivamente la figura dello psicologo è dunque prevista per legge fra i principi su cui modellare le convenzioni fra SSN e Medici di Medicina Generale.

SI TRATTA DELLO ‘PSICOLOGO DI BASE’?

No, nessuna nuova miracolosa rinascita. Il Decreto Calabria non istituisce Psicologo di Base, Psicologo delle Cure Primarie e tutto quanto il corredo di figure mitologiche che rispunta ad ogni tornata elettorale per gli Ordini.

E ALLORA DI COSA SI TRATTA?

Il Decreto offre possibilità in più ai MMG. Quando organizzati per equipe multiprofessionali in cui siano presenti infermieri e psicologi, gli permette di ottenere un “incremento del numero di assistiti” o e negoziare specifiche “dotazioni strutturale, strumentali e di servizi”.

Come psicologi non ne avremo quindi un vantaggio immediato. Avremo un’opportunità. Ma dovremo inserirci in un sistema già organizzato, con una propria storia. E quindi sarà necessario tempo e lavoro per incorporare la nostra figura in termini vantaggiosi per tutti gli attori.

Non abbiamo costruito una casa. Abbiamo solo picchettato il terreno.

Il Decreto prevede la classica formula “senza ulteriori oneri a carico dello Stato”. Il che significa che non è da questa norma che si individueranno i finanziamenti. Andranno cercati successivamente e altrove.

Ma non bastano i soldi. Serve un pensiero su come articolare concretamente, nell’organizzazione dei servizi, quella frase: ‘…e dello psicologo’. Quindi tutto è da costruire.

È UNA BUONA NOTIZIA?

In generale lo è. Per la prima volta, la presenza dello psicologo è prevista da una legge nella medicina del territorio. È stata creata una cornice normativa in cui inquadrare il ruolo dello psicologo negli studi dei MMG.

La creazione di uno spazio normativo non va però confusa o spacciata per creazione immediata di spazi di lavoro. È solo il primo passo di un lungo lavoro che dovrà coinvolgere le istituzioni degli psicologi e gli psicologi stessi. Con serietà, senza improvvisare e senza promettere un milione di posti di lavoro.

CURIOSITÀ SUL DECRETO CALABRIA

Qualcuno si domanderà il motivo per cui questo decreto si chiama ‘Calabria’. È a causa del suo contenuto. Di fatto si tratta di un mostro bicefalo. Criticità che è stata peraltro sollevata nei giorni scorsi, nel corso del dibattito parlamentare che ho ascoltato su Radio Radicale.

Una delle due teste del Decreto, quella che gli conferisce il nome, commissaria completamente la sanità della Regione Calabria, una sorta di resa incondizionata alla realtà: la sanità in questa Regione è insanabile con mezzi ordinari, va dichiarato lo stato di guerra.

L’altra contiene un riordino generale di alcune questioni aperte in sanità, dalla disciplina della medicina territoriale all’apertura di contratti a tempo determinato nelle ASL ai medici specializzandi per supplire alla cronica carenza di medici. E dentro, affondato nel mucchio, c’è pure il nostro emendamento.

RIFERIMENTI NORMATIVI

Articolo 8 comma b-quinquies) del Decreto Legislativo 30 Dicembre 1992 n° 502

Articolo 12 del Decreto-legge 30 aprile 2019, n. 35, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 101 del 2 maggio 2019 e convertito in Legge con modifiche il 19 Giugno 2019.




Elezioni degli Ordini e voto elettronico.

Entro la fine del 2019 dovrebbero aver luogo le elezioni per il rinnovo dei consigli degli Ordini Regionali degli Psicologi. Prima che tutto scivoli – e confido che non avvenga in modo inutilmente conflittuale – nella bagarre elettorale, vorrei fare un appello a tutti coloro che oggi sono impegnati nel ruolo di consiglieri e Presidenti di Ordini.

Questo mio editoriale vuole essere un chiaro e fermo invito a procedere con le elezioni, giacché due anni di proroga e le voci di tentativi di ulteriori proroghe stanno trasformando gli Ordini in un impero in decadenza.

Ma la questione è aperta anche sul METODO con cui votare. La definizione di tale metodo è in corso in questo periodo nel CNOP. E siccome tutto si sta svolgendo con la consueta mancanza di trasparenza, non ho altro modo di far sentire la voce di Altrapsicologia se non con questo pubblico appello.

Altrapsicologia auspica senza compromessi il voto elettronico da casa.

La legge Lorenzin  (3/2018) prevede fra l’altro “la possibilità per gli Ordini delle professioni sanitarie di stabilire che le votazioni abbiano luogo con modalità telematiche“. Alcuni Ordini regionali stanno già procedendo con pareri legali a supporto dell’applicabilità di questa possibilità anche agli Ordini degli Psicologi.

Il voto elettronico da casa è la soluzione migliore per diverse ragioni: per favorire la partecipazione, per agevolare enormemente gli iscritti, per garantire una maggiore sicurezza, e per conseguire un risparmio anche dell’80% rispetto al voto tradizionale al seggio e per corrispondenza.

Il voto telematico non è una novità nelle pubbliche amministrazioni italiane. Istituzioni pubbliche lo hanno già utilizzato per importanti occasioni elettorali, come la nomina dei componenti le Commissioni di valutazione universitaria mediante il sistema CINECA.

E non è una novità nemmeno per gli psicologi. Le ultime elezioni ENPAP del 2017 si sono svolte interamente con voto telematico.

Vorrei in particolare soffermarmi sulle elezioni ENPAP.

(1) Il voto elettronico è stato adottato su autorizzazione ministeriale, mediante un Regolamento Elettorale approvato dal Ministero del Lavoro di concerto con il Ministero dell’Economia e Finanze.

(2) I 50.000 iscritti ENPAP hanno potuto votare comodamente dalla propria casa o studio attraverso un qualunque computer o smartphone connesso ad internet.

(3) La procedura è stata gestita in totale trasparenza da una società specializzata, selezionata mediante le procedure previste dal Codice degli Appalti.

(4) Le credenziali inviate tramite PEC hanno garantito la personalità del voto.

(5) Il sistema crittografico ne ha garantito la segretezza, impedendo qualunque possibilità di collegare l’identità del votante con la preferenza espressa.

(6) Le procedure si sono svolte correttamente, efficacemente e velocemente. Hanno visto un incremento sostanziale della partecipazione, e una grande soddisfazione espressa da tutti gli iscritti per la comodità e la rapidità della procedura di voto.

(7) Non ci sono stati contenziosi o ricorsi: segno che la procedura adottata è stato considerata affidabile e sicura anche dai candidati non eletti.

Con le ultime elezioni ENPAP ci si è allontanati molto dall’epoca delle diligenze postali.

Ricordo il voto per corrispondenza come fosse un’altra epoca, dal sapore antico. Per votare occorreva recarsi fisicamente in un capoluogo della regione di residenza, oppure intavolare complicati quanto antiquati scambi epistolari di plichi cartacei con tanto di autentica della firma, della durata di settimane. Con schede votate che viaggiavano in giro per l’Italia, affidate a sconosciuti corrieri.

Ma quel che più conta, il voto elettronico ha consentito un enorme risparmio.

Dal Bilancio Consuntivo ENPAP 2018: “per le elezioni del 2017 si sono complessivamente sostenuti oneri per 175mila Euro rispetto al milione e 118mila Euro per le elezioni del 2013, con una riduzione dell’84,38%. Risparmio che è possibile impiegare per altre finalità in favore degli Iscritti.”

Un risparmio di quasi 1 milione di euro: da 175 mila euro a fronte di 1 milione e 118 mila euro. In cambio di una procedura molto più comoda, sicura e veloce. Un risultato impressionante.

Sono a conoscenza che alcuni Ordini Regionali hanno già raccolto preventivi per il voto elettronico. Da queste preliminari indagini di mercato emerge una prospettiva di risparmio analoga a quella realizzata da ENPAP.

Un possibile danno erariale?

Avere a disposizione una tale possibilità di risparmio e non adottarla porrebbe inevitabilmente profili di danno erariale. Perché l’economicità è un principio cardine per l’azione delle Pubbliche Amministrazioni. Come potrebbe un amministratore di denaro pubblico, avendo a disposizione un modo per svolgere le elezioni risparmiando fino a 6-8 volte e con risultato analogo se non migliore, non adottarlo?

Un modo per liberare risorse per la comunità professionale.

Credo però che, al di là della condotta del buon amministratore, l’argomento più importante per adottare il voto elettronico sia questo: permetterebbe di liberare risorse economiche a favore degli iscritti e della professione.

Confidando che questo mio appello venga positivamente accolto dagli Ordini Regionali e dal Consiglio Nazionale, attendiamo con pazienza gli sviluppi della vicenda.




UNI risponde sui Counselor: sono Consolatori, come Dio.

In questi giorni, molti degli psicologi che hanno risposto all’inchiesta pubblica sulla figura del Counselor, stanno ricevendo risposte da UNI.

Un pensiero gentile, da parte dell’ente di normazione italiano. Ma questa iniziativa desta diversi dubbi e finisce per confermare un processo che a noi appare piuttosto disordinato.

Il primo fatto strano sono le risposte personalizzate in base ai contenuti della posizione espressa nel questionario. I colleghi stanno ricevendo mail con allegati numerati da R0 a R6. Ma l’invio di risposte clusterizzate è probabilmente frutto di un’operazione di clusterizzazione delle persone, verosimilmente in base alle opinioni espresse. Cosa che il GDPR sulla tutela dei dati permette, ma solo a patto che la persona esprima un consenso esplicito. Ma il modulo da compilare per rispondere all’inchiesta pubblica preliminare non conteneva richieste di consenso a trattare le risposte in questo modo.

Il secondo punto critico è che il fattore comune di tutte le risposte è uno solo: si tenta di convincere, spiegare, giustificare a chi ha risposto negativamente sull’opportunità di normare la figura del Counselor, che in fondo la sua risposta non andava proprio tanto bene. Una specie di invito a riconsiderare le proprie opinioni disinformate

Esemplare è la piega pedagogico-informativa contenuta nell’allegato R4:

In sostanza, l’UNI non prende semplicemente atto delle risposte fornite da chi ha espresso parere negativo sull’opportunità di normare la figura del Counselor, ma ribatte con fare educativo. Perché sai mai che qualcuno si sia confuso, nel rispondere negativamente.

Peccato che abbiano risposto negativamente oltre 26.000 persone, contro le 14.000 che hanno risposto positivamente. Questo per l’Istituto di normazione dovrebbe già rappresentare un punto di riflessione.

Entrando poi nel merito dei contenuti delle risposte, emergono dei punti perfino esilaranti. Ad esempio, che counseling nascerebbe etimologicamente dal latino ‘consolo’, nell’accezione di consolare e confortare. Ed effettivamente è ricorrente in latino l’espressione ‘Consolatore’, ma nella Bibbia, per indicare la figura di Dio. Ecco, nemmeno noi psicologi ci siamo mai spinti a tanto.

Del resto neanche il Merriam-Webster sembra confortare l’ardita ipotesi etimologica sostenuta dagli italiani dell’UNI:

Ma alla fine, quale sia la [poco] controversa radice etimologica del Counseling, un fatto è certo: la figura si sovrappone a quella dello psicologo. Con la differenza che quest’ultimo agisce in base ad una Legge dello Stato, che nasce per tutelare i cittadini in un campo come quello della salute psicologica.

Il passaggio della risposta R4 sul DSM-5 è ingenuamente autodefinitoria: il counselor è un tizio che può fare diagnosi differenziale, decidendo se vi sia o meno una patologia, per poi inviare allo specialista sanitario più competente.

Una specie di Consolatore di Psicopatologia Generale, insomma. Un misto fra un emissario di Dio che consola le anime, e un fine discriminatore di psicopatologia che le smista a bisogno al professionista più vicino.

E che si tratti di una figura che si sovrappone allo psicologo è chiaro dalle definizioni delle principali associazioni di counseling di USA e UK, dove è figura riconosciuta. Per gli inglesi della British Association for Counselling and Psychotherapy è una figura sostanzialmente sovrapponibile a quella dello psicoterapeuta, e per gli americani dell’American Counseling Association è una figura di empowerment che si occupa di mental health:

Ci dobbiamo interrogare su tutta questa furia dell’UNI di convincerci della bontà della figura del Counselor. E sull’ostinazione di affermare la sua distinzione da quella dello Psicologo. Non vorremmo derivasse da un posizionamento preconcetto dell’Istituto di normazione, perché questo non deporrebbe a favore di un processo sereno di analisi oggettiva della situazione al fine – in questa fase – di  stabilire se sia una norma da fare o meno.

Nel dubbio, chiediamo a tutti coloro che stanno ricevendo in questi giorni la mail dall’UNI, di rispondere ribadendo la propria posizione negativa. E chiedendo di poter partecipare al tavolo di normazione UNI.




Concorso psicologi a Vercelli: l’epilogo.

Il Concorso per Psicologi a Vercelli è ripartito. L’ANAC (autorità anticorruzione) ha appurato che è tutto regolare. Per cui ora mi divertirò a raccontare questa singolare storia.

Tutto inizia con un normalissimo bando di Concorso, a Maggio 2017. Due posti da dirigente psicologo. [2017 05 18 Bando]

Il Concorso procede regolarmente: ammissione dei candidati, costituzione della commissione, svolgimento della prima prova scritta. Il 20 dicembre 2017 vengono pubblicati gli esiti della prima prova. [>>LEGGI: Elenco ammessi prova pratica]

Poi qualcosa si rompe. All’inizio di febbraio 2018 il concorso viene improvvisamente sospeso dall’ASL, senza troppe spiegazioni. [>>LEGGI: 2018 02 08 sospensione]

PERCHÈ IL CONCORSO È STATO SOSPESO?

È successo che qualche strambo personaggio – ancora oggi sconosciuto – ha inviato varie mail anonime lamentando la partecipazione del Presidente dell’Ordine Piemonte al Concorso. Ha scritto alla stampa locale, poi all’Ordine Psicologi e all’ASL Vercelli.

Ora, lasciamo stare la stupidità delle mail anonime. Prima di tutto sono da sfigati. E poi nessuna mail è davvero anonima. Quando una mail viaggia verso il destinatario raccoglie frammenti di informazione dai luoghi dove passa. Un po’ come quando fai una passeggiata e ti si attacca alle scarpe il chewing-gum in Via del Fascista o il sassolino in Parco del Cazzaro.

Il vero tema è la tesi contenuta in queste mail: un presunto conflitto di interessi fra un candidato al Concorso e uno dei commissari, per il solo fatto che il primo è Presidente dell’Ordine e il secondo fa parte della consulta sanitaria dell’Ordine stesso.

Il 31 gennaio 2018, la mail anonima raggiunge l’ASL. Il Concorso viene sospeso e si inizia a vociferare che sia stato richiesto il parere dell’ANAC. Una prudenza perfino eccessiva da parte dell’ASL, che evidentemente non ha voluto lasciare ombre sulla procedura.

Pochi giorni prima, il 24 gennaio 2018, una piccola testata locale – Lo Spiffero – si era interessata alla vicenda. Con un acume degno di Geronimo Stilton, l’articolista era riuscito a sostenere la tesi aberrante che il candidato avrebbe dovuto inibirsi la partecipazione al Concorso. Così scriveva il giornale: “In mancanza di maggiore rigore da parte dell’interessato, sarebbe bastato anche l’escamotage dell’autosospensione (…) per placare le ire dei colleghi”[>>LEGGI: The sPiffero – Un Minimo di Psicologia]

Purtroppo alcuni colleghi riprendono l’articolo e l’argomento sui social. Lo fanno malamente. Innescano deliranti discussioni fondate su un completo travisamento della disciplina sui Concorsi pubblici. Diventa la sagra delle opinioni. Quel che è peggio, il partecipante interessato (Alessandro Lombardo, Presidente dell’Ordine Piemonte), viene messo impunemente alla berlina come fosse colpevole della sospensione del Concorso.

NELLA TERRA DI MEZZO

Passa più di un anno. Il Concorso resta sospeso. Ma non le polemiche.

Un ristretto gruppo di colleghi tenta più volte di ravvivare la brace. È evidente che non vogliono approfondire davvero la questione, perché il tema viene ripreso sui social senza prendere minimamente in considerazione la disciplina sui Concorsi pubblici. Sembra una sorta di accanimento personale nei confronti del Presidente dell’Ordine.

Il 21 febbraio 2019, Lo sPiffero rigurgita un nuovo articolo. Che racconta anche l’espulsione di Igor Graziato da Altrapsicologia e ne riporta bel virgolettato: “Ho pagato personalmente la mia autonomia, la mia coerenza e la mia fedeltà a certi valori. Continuo a ritenere che sia inusuale per il presidente di un ordine professionale candidarsi a un concorso pubblico”. Caro Igor, vai a ritenerlo all’ANAC.

Questo l’articolo del Piffero: [>>LEGGI: The sPiffero – Nervi Tesi fra gli Psicologi]

IL PARERE DELL’ANAC E LA RIATTIVAZIONE DEL CONCORSO.

A marzo 2019 finalmente l’ASL di Vercelli riattiva il Concorso. Viene pubblicato il calendario della prova pratica. Nel frattempo alcuni commissari sono andati in pensione e anche la composizione della Commissione è cambiata.

L’ASL pubblica anche il parere dell’ANAC. Vi si afferma (1) che l’eventuale incompatibilità sarebbe stata comunque in capo al componente della Commissione e non al partecipante al concorso (2) che tale incompatibilità nel caso specifico non sussiste.

Anche l’ASL è molto chiara nel porre i termini della questione: “(…) non potendosi negare l’indiscusso diritto del candidato alla partecipazione alla procedura concorsuale (…)”

[>>LEGGI: QUESITO_ANAC]

[>>LEGGI: RISCONTRO_ANAC]

Il parere dell’ANAC è schiacciante. Appoggia una robusta pietra tombale sul mare di cazzate galattiche che sono state sparate su questa vicenda. Purtroppo, non rimedia al ritardo di un anno nel concludere il concorso. Non certo per colpa di chi vi è iscritto, semmai di quello sfigato autore di mail anonime che con il suo gesto idiota ha danneggiato i colleghi e la categoria.

Fine della storia. Ammissione del torto e relative scuse (fantascienza). Sipario.




Verso gli ECM, per colpa del CNOP.

La notizia dell’obbligo ECM per tutti gli psicologi a partire dal 2020 arriva dal CNOP, attraverso una news datata 22 febbraio 2019 che cade dal nulla.

[LEGGI COMUNICATO CNOP SU ECM]

Il testo è rassicurante: #StateSereni, gli ECM vi saranno lievi. Per darvi un contentino gli cambieremo pure il nome: Educazione Continua in Sanità invece che in Medicina. Sai che sollievo.

Al di là del merito della questione ECM, su cui Altrapsicologia è sempre stata critica (QUI UN APPROFONDIMENTO), è il metodo che proprio non va.

IL LEGGENDARIO METODO CNOP

Opacità, mancanza di confronto, carenza nel processo decisionale, nessun documento a supporto: questi gli ingredienti che caratterizzano il ‘Metodo CNOP’.

Lo abbiamo visto poche settimane fa con il parere sul Ddl Pillon, che ha procurato alla categoria una figuraccia epocale nazionale e internazionale.

Lo abbiamo visto con i molteplici pareri rilasciati sulle professioni fake senza passare dal Consiglio, che ci sono costati una nota del Ministero della Salute.

E lo stiamo vedendo in questi giorni, con il segreto di pulcinella del regolamento elettorale: tutti sanno della sua esistenza, ma tutti negano. E così non viene mai discusso in consiglio.

IL METODO CNOP APPLICATO ALLA FORMAZIONE CONTINUA.

Anche la formazione continua è stata gestita malamente. Da oltre sei anni, 100.000 psicologi sono in attesa di un Regolamento che dica chiaramente come devono assolvere l’obbligo di formazione continua stabilito dalla legge.

La normativa che impone la formazione obbligatoria per tutti i professionisti risale infatti al 2011. Il DL 138/2011 e il DPR 137/2013 prescrivono che ciascuna categoria organizzi la formazione continua dei propri professionisti con un Regolamento specifico approvato dal Ministero vigilante.

Molte categorie hanno svolto tutto l’iter e sono già al sesto anno di esercizio. Gli psicologi invece brancolano nel buio.

Con molto ritardo, il 27 gennaio 2018 il CNOP aveva approvato un Regolamento per la Formazione Continua [LEGGI IL REGOLAMENTO 2018].

Poi non si era saputo più nulla.

Fino al 23 febbraio 2019, quando il CNOP ha pubblicato la lieta novella del passaggio a ECM dal 2020 [LEGGI COMUNICATO CNOP SU ECM]. In evidente contrasto con quanto fatto appena un anno prima.

Cosa è successo in mezzo? Quali novità hanno fatto cambiare idea al CNOP? Non si sa.

Nessuna modifica normativa è intervenuta. Non può essere chiamata in causa la Legge 3/2018 citata nella news, perché è dell’11 Gennaio 2018, mentre il Regolamento è stato approvato 16 giorni dopo, il 27 gennaio 2018.

Nulla è stato condiviso fra i presidenti regionali in seno al Consiglio Nazionale, almeno stando ai tre presidenti di Lazio, Marche e Piemonte.

Per cui nulla giustifica la posizione contenuta nella news. A meno che non ci siano cose che noi comuni mortali non sappiamo…

IL GIALLO DELLE LETTERE MISTERIOSE

Il mistero si infittisce quando su Facebook – luogo istituzionale per eccellenza – compaiono in questi giorni due commenti.

Uno è di Roberto Calvani, presidente dell’Ordine Friuli Venezia Giulia:

L’altro del CNOP stesso, sulla pagina ufficiale e in risposta ad un collega:

Chiaramente, il diniego del Ministero della Salute al regolamento presentato modificherebbe radicalmente lo scenario. E la lettera di Agenas sulle modalità di espletamento degli obblighi ECM potrebbe esserne diretta conseguenza. Strana, ma possibile.

Due notizie del genere avrebbero dovuto sicuramente essere comunicate ai presidenti regionali. A maggior ragione perché il giorno prima della pubblicazione della news, si era svolta la riunione del CNOP.

Ebbene, a quanto riferito dai presidenti di Lazio, Piemonte e Marche non è stato comunicato assolutamente nulla. Nè risulta nulla nella documentazione fornita per la riunione.

RIASSUMENDO:

(1) 100.000 professionisti appesi da anni in attesa di sapere come ottemperare all’obbligo di formazione continua

(2) un regolamento inviato al Ministero nel 2018 e di cui non si sa nulla, salvo poi scoprire su Facebook che sarebbe stato rigettato. Rigetto del quale non è stata data alcuna notizia al Consiglio del CNOP.

(3) una news del CNOP – che ha lo stesso statuto giuridico del pettegolezzo di una comare -pubblicata mentre si stava svolgendo un Consiglio, che annuncia con nonchalance un passaggio epocale per l’intera categoria.

(4) una misteriosa lettera dell’Agenas, agenzia pubblica che non ha alcun potere normativo, prescritto o interpretativo delle norme, mai trasmessa ai componenti del Consiglio Nazionale, che indicherebbe addirittura la data di inizio dell’ECM per tutti gli psicologi.

Se non fosse tutto vero, sembrerebbe un romanzo di Pennac.

CONCLUSIONI

Nel metodo e nel merito, la condotta del CNOP sulla formazione continua degli psicologi lascia interdetti.

Una questione di tale portata e complessità viene notiziata attraverso aggiornamenti informali, senza prima essere affrontata nella sede opportuna del Consiglio Nazionale.

Si ha notizia di scambi istituzionali con il Ministero su Facebook e non in consiglio. Esistono lettere misteriose di cui alcuni presidenti regionali conoscono l’esistenza, e altri no.

Se la direzione è di far coincidere la formazione continua degli psicologi con il sistema ECM, deve trattarsi di una decisione concertata e deliberata ufficialmente nel CNOP, mediante un apposito Regolamento da inviare poi al Ministero della Salute per approvazione. Con piena assunzione della responsabilità politica di tale scelta.

Stiamo cercando di esercitare tutta la tolleranza possibile verso il CNOP, nella speranza che a forza di infilare strafalcioni qualcuno si ravveda. Ma gli psicologi non meritano questo pressappochismo nel trattare le loro questioni più importanti.