Counselor e Ordini: i pervenuti della tutela

Stiamo vivendo giorni intensi, sul tema counselor.
Ora arrivano tutti: Ordini e CNOP.
Forse un po’ in ritardo. Giusto qualche anno. Ma arrivano.

I nuovi pervenuti sono alcuni Ordini, e addirittura il CNOP.
Si affannano con i proclami e le promesse.
Rilanciano.
Il primo dice che è contro tutto, anche il dialogo in panetteria se si spinge su questioni personali.
L’altro allora propone la White List di chi non forma counselor.
Il terzo promette che chiuderà il tavolo sui counselor all’UNI.
Ormai aspettiamo solo le bombe a mano.

Tutti contro i COUNSELOR.
La grande moda del momento.

Ottimo. Altrapsicologia sta sul pezzo dal 2005, la nostra voce solitaria è stata sempre accompagnata da accuse di corporativismo, aggressività, chiusura. Ora finalmente qualcuno si rende conto che la battaglia per la tutela non è un vezzo corporativo, ma un tema di salute e pubblica e chiarezza verso i cittadini.

I movimenti dagli Ordini e dal CNOP sono però sui generis: comunicati, proclami, dichiarazioni. Tutta roba che costa poco.

Ovviamente non si butta via nulla: era ora che gli Ordini e il CNOP si mettessero a fare quello per cui la legge li ha creati, nel 1989.

Bisogna ottimizzare parecchio.
Andare oltre i proclami.
Ripulire le incoerenze.

A partire dal CNOP.

Che prima apre Consensus Conference sui counselor con il barocco obiettivo strategico di mettersi d’accordo. Come se i piloti di aereo volessero accordarsi con i draghi volanti per l’uso delle piste.

E poi elargisce pareri positivi su professioni come il counselor esistenziale. E chissà che altro, perché parrebbe che di pareri simili ne siano stati elargiti altri, su pseudo-professioni simili.

Pareri che vengono scoperti solo grazie all’Ordine Lazio (governo AP), che dopo aver interpellato due volte al CNOP senza ottenere risposta, si rivolge direttamente al Ministero della Salute.

Il quale Ministero della Salute risponde “ho rilasciato parere positivo sul Counselor Esistenziale perché me lo ha detto il CNOP”. Del tipo: mettetevi d’accordo, che non se ne può più.

Pareri che il Presidente Giardina avrebbe rilasciato senza chiedere nulla agli altri Presidenti regionali.
Pareri che dovevano essere votati in CNOP da questi Presidenti, ai sensi della Legge 56/89.
Che io mi domando che aspettano, tutti questi Presidenti, a mandare una nota formale al CNOP.
Perché tu prendi decisioni a nome mio, su una materia che la Legge 56/89 attribuisce per competenza a me. Al mio voto. Tutto a mia insaputa.

L’Ordine Umbria però ha sollevato un artiglio.
Piccolo, ma lo ha sollevato.
Nel suo comunicato del 22 Novembre 2018 (QUESTO) redarguisce le scuole di psicoterapia a non formare counselor e promette la costituzione di una “white list” delle scuole di psicoterapia che si impegnano a non formare counselor et similia, né direttamente né indirettamente tramite proprie emanazioni.

Impegno lodevole. Ma non so quanto sarà attendibile una tale White-list, visto che le Scuole di Psicoterapia si guardano bene dal formare pseudo-professionisti spendendo direttamente il proprio nome ma più spesso agiscono con associazioni parallele.

Staranno tutti in White-list. In chiesa la domenica sono tutti santi.

Resta poi un punto, importante: la deontologia. Per gli psicologi la formazione di ciarlatani è una grave violazione deontologica. Lo dice l’articolo 21. Per cui non sono [solo] le scuole il problema, ma piuttosto anche i formatori. Gli psicologi.

Peccato che nel comunicato dell’Ordine Umbria questo aspetto non venga affatto chiarito.
Ci sono parole come abusivismo e tutela della salute, che tracciano bene la questione dal lato dei cittadini.
Mancano invece le parole DEONTOLOGIA e CODICE DEONTOLOGICO, che rilevano dal lato degli psicologi.

Per cui: bene la lista dei chierichetti. Però bisogna dirlo chiaro: chi forma ciarlatani sta mettendo a rischio la salute dei cittadini, e se psicologo sta gravemente violando il Codice Deontologico.

Oltre a dirlo, occorre farlo: ci aspettiamo anche una decisa azione deontologica, dovere dell’Ordine. Azione che è sugli individui, non solo sulle scuole. E questo, lo sappiamo bene, è meno conveniente che fare una White-list. Perché finché ti fermi ai complimenti fai contenti tutti. Quando inizi a prendere provvedimenti deontologici invece perdi quote di consenso.

Quindi bene tutto, ma passiamo alle azioni deontologiche e di tutela concrete.