Lombardia: le assurde normative ATS per gli studi privati

Gli studi privati degli psicologi della Lombardia, secondo OPL (Ordine degli Psicologi della Lombardia) e ATS (Azienda di Tutela della Salute), sono soggetti ai requisiti minimi strutturali e organizzativi come da normativa degli studi ambulatoriali sanitari. Un rischio di spesa pro-capite di diverse migliaia di euro!

La comunicazione di ATS ai colleghi lombardi

Ad inizio gennaio 2022 tutti i colleghi referenti delle équipe di prima certificazione diagnostica DSA hanno ricevuto dalle ATS della loro provincia una lettera nella quale veniva richiesto a ciascun professionista di presentare al Dipartimento di Igiene e di Prevenzione Sanitaria, ai sensi della DGR 5724, comunicazione di apertura di studio professionale.

La notizia ha giustamente agitato tantissimi dei colleghi coinvolti, che per mantenere l‘attività di prima certificazione, stante tale comunicazione, avrebbero dovuto adeguare i propri studi alle caratteristiche strutturali di studio medico.

OPL dice: intanto adeguatevi, poi vediamo…

In risposta alle numerose richieste di chiarimenti pervenute dai colleghi, il 15 febbraio, OPL ha inviato una newsletter a tutti gli iscritti concludendo con un agnostico: “Nonostante le evidenti criticità (…), al fine di non incorrere in sanzioni, si invitano le Colleghe e i Colleghi ad adeguarsi alle specifiche richieste direttamente provenienti dall’Autorità Amministrativa competente”. Una dichiarazione che ha chiaramente generato malumori tra i colleghi, accendendo il dibattito tra l’assenza di una tutela nei confronti della categoria e l’incoerenza nelle posizioni di OPL.

Tra l’altro dalle parole di OPL pare che tale adeguamento spetti non solo ai colleghi referenti delle équipe di prima certificazione diagnostica DSA, ma in generale a tutti i colleghi che praticano la propria attività all’interno di uno studio privato. Come generare confusione: Lezione uno!

In risposta alle critiche ricevute, OPL ci ricorda che nel 2015 il consiglio con delibera n.288/15, aveva chiesto a Regione Lombardia l’emanazione di una circolare in cui si specificasse che la normativa in essere in tema di requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi minimi delle attività sanitarie non fosse applicabile agli studi privati per lo svolgimento della professione di Psicologo. Bene per la delibera, ma da quel giorno nulla è stato fatto e sono passati 7 anni!

Nessuna circolare da parte di Regione Lombardia e nessuna sollecitazione da parte di OPL.

Neppure il riconoscimento della psicologia tra le professioni sanitarie pare aver attivato il nostro ordine a tutela di questa situazione. Quindi nel 2015 OPL chiede a Regione Lombardia di adeguare la normativa alla nostra professione e nel 2022 chiede alla nostra professioni di adeguarsi alla normativa. Come generare confusione: Lezione due!

Cosa dice la normativa?

La DGR 5724/2001 alla quale si fa riferimento, precisa che gli studi professionali, ovvero tutte le attività ambulatoriali o sanitare “dove le prestazioni erogate non determinino procedure diagnostico terapeutiche di particolare complessità o che comportino un rischio per la sicurezza del paziente” (questo differenzia da un ambulatorio medico) devono possedere i seguenti requisiti strutturali ed organizzativi:

  • una sala d’attesa con una superficie minima di 9 mq;
  • una sala visita con una superficie minima di 9 mq dotata di un lavabo con rubinetteria a comando non manuale e collegato alla rete idrica e fognaria del fabbricato;
  • servizi igienici con una superficie minima distribuita in un 1 mq di bagno e 1 mq di antibagno, dotato di un lavabo con rubinetteria a comando non manuale e pareti igienizzabili.
  • tutte le superfici (pareti e pavimenti) lavabili e rapporti aeroilluminanti naturali di 1/8 su tutto l’ambiente, oltre che un sistema di ricircolo d’aria.

È evidente quindi che le norme a cui OPL consiglia di adeguarsi non sono per nulla pensate sulle caratteristiche della nostra professione, che non è paragonabile al medico e alle procedure di visita e cura dei suoi pazienti. Senza considerare gli sforzi fatti per demedicalizzare la nostra professione e l’importanza del setting nel nostro lavoro che con queste caratteristiche tutto è fuorché uno studio di psicologia.

Il problema serio è che, qualora l’ATS dovesse applicare in modo rigoroso i controlli, tutti i colleghi praticanti la professione in studio privato potrebbero essere esposti ad azioni onerose sul piano organizzativo ed economico per adeguarsi alle normative. Per fare un’ipotesi, se hai uno studio di almeno 20 mq e la possibilità di intervenire strutturalmente (cosa per nulla scontata), possiamo immaginare una spesa di circa 8/10 mila euro tra demolizioni, nuovi impianti, posa di lavabo e imbiancatura dei locali.

Una ristrutturazione che tra l’altro potrebbe portare molti colleghi a chiudere momentaneamente la propria attività, con conseguenze lesive per sé stessi e per i pazienti in cura.

Per quanto espresso e raccontato, riteniamo che la risposta di OPL “adeguatevi e intanto noi proviamo a parlare con Regione” sia completamente fuori luogo e lontana dai presupposti di tutela che tutti noi colleghi ci aspettiamo dalla nostra istituzione professionale regionale.

Un’istituzione regionale che tra l’altro è sempre stata in prima linea sull’inserimento della nostra categoria tra le professioni sanitarie, ma a quanto pare senza prendere in considerazione gli oneri di tale trasformazione.