Papa Francesco è di AP?

Si, si, Papa Francesco non si è – ancora – iscritto ad AP, ma è solo questione di tempo. Ci sta mandando, da San Pietro, dei messaggi chiarissimi. Verrebbe quasi da rispondere, ed ecco, siamo certi che coglierà questo segnale di risposta..

Premesso che accoglieremmo Sua Santità a braccia aperte tra le nostre fila, la nostra associazione si trova ormai a stupirsi più e più volte dell’affinità di pensiero che noi, alfieri della cultura laica, troviamo con la più recente incarnazione di San Pietro. 

Infallibile come noi di certo non siamo, è interessante presentare alcune sue frasi, così vicine al pensiero di AP da farci pensare a qualcosa di quasi magico.

Nell’enciclica papaleEvangeliiGaudium (già citata dal collega Luigi D’Elia su pol.it), ecco cosa scrive Papa Francesco: “In questo contesto, alcuni ancora difendono le teorie della ricaduta favorevole, presuppongono che ogni crescita economica, favorita dal libero mercato, riesce a produrre di per sé una maggiore equità e inclusione sociale nel mondo. Questa opinione, che non è mai stata confermata dai fatti, esprime una fiducia grossolana e ingenua nella bontà di coloro che detengono il potere economico e nei meccanismi sacralizzati del sistema economico imperante. Nel frattempo, gli esclusi continuano ad aspettare.”

Ecco. Chi può guadagnare dalla svendita –ad esempio- della propria professione non è un buono – sarebbe ingenuo pensarlo – e non è vero che crede al valore della diffusione della cultura più di quanto creda al suo portafogli.

AP difende da sempre chi sta male, chi soffre sul piano psicologico e chi ha studiato per sapere offrire un aiuto competente, in regola con le leggi, con il riconoscimento di un terzo, lo stato, e con il buon senso.

Altraspirina

Il mercato non basta, non regola nulla, e lasciato a sé stesso crea terribili iniquità e sofferenza. Bravo Papa! “La cultura del benessere ci anestetizza e perdiamo la calma se il mercato offre qualcosa che non abbiamo ancora comprato, mentre tutte queste vite stroncate per mancanza di possibilità ci sembrano un mero spettacolo che non ci turba in alcun modo.”

Ecco. L’abusivismo professionale nasce proprio dall’incapacità di sopportare il fatto di non poter più essere tutto, fare tutto, di non poter realizzare qualsiasi desiderio venga in mente. C’è untempo della vita in cui si può esercitare quasi qualsiasi professione e diventare qualsiasi cosa, ma farlo da adulti trasforma in mostri, novelli Zelig che s’improvvisano psicologi, con i nomi dell’inganno, realizzando il proprio spettacolino di trucchi o inganni ai danni di pazienti sofferenti.

Infine, proprio là dove si suppone vi debba essere la maggiore concentrazione di ruggine tra valori laici e valori religiosi, si trova invece la massima prossimità: “Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla? Non si devono discriminare o emarginare queste persone, lo dice anche il Catechismo. Il problema per la Chiesa non è la tendenza. Sono fratelli.”

Ragazzi, altro che omosessualità come malattia e terapie riparative. Ben più innovatore, aperto, rifomista e tollerante di alcuni candidati al Consiglio del nostro ordine professionale in odore di omofobia, il Papa quasi cita l’articolo 4 del nostro Codice Deontologico: “lo psicologo rispetta opinioni e credenze astenendosi dall’imporre il suo sistema di valori; non opera discriminazioni in base a religione, etnia, nazionalità, estrazione sociale, stato socio-economico, sesso di appartenenza, orientamento sessuale, disabilità”.

Ma in base a quale potere si può dire di no alla discriminazione e alla violenza? Ancora una volta Papa Bergoglio parla chiarissimo sull’origine del potere: “il vero potere è il servizio”. E così prosegue il pontefice: “bisogna custodire la gente, aver cura di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore”.Di chi parla, qui, se non dei nostri pazienti, gli ultimi, i più sofferenti dei mali non fisici, dei dolori della mente?

E infine: ecco la prova definitiva. Anche il Santo Padre, nella promozione della fede, usa lo stesso strumento di marketing usato da AP: il finto farmaco. Ci hai rubato l’idea, Jorge! Lui sponsorizza la Misericordina, mentre noi avevamo lanciato, in tempi non sospetti durante altri papati, l’Altraspirina.

Perdonata la papale copiatura, è evidente che il Papa ci vede, e di più, ci guarda.

Grazie Santo Padre, una tessera di AltraPsicologia la teniamo via per te, è chiaro che ci si intende!