Psicologi e gruppi appartamento in Piemonte, un'emergenza da affrontare subito!

helpLa categoria degli psicologi, già in difficoltà e carente di gratificazioni, rischia di ricevere un’ulteriore mazzata; come saprete, molti psicologi – anche psicoterapeuti –per procedere nella vita ricoprono ruoli all’interno di comunità o gruppi appartamento (per cooperative, associazioni, società) che sempre di più vengono sottratti da altre figure professionali (educatori professionali e anche oss).

Un’ulteriore mazzata. La proposta di delibera sulla “residenzialità leggera” (gruppi appartamento, per intenderci), che la Regione Piemonte sta portando avanti, e che ha presentato pochi giorni fa, sta creando molte preoccupazioni tra gli psicologi. Si prevede una notevole riduzione del ricorso alla figura dello psicologo a vantaggio di educatori professionali e oss; di questa scelta, vi era già traccia in questi anni appena passati, da quando cioè le “funzioni educative” (stare e fare delle cose con i pazienti) – per esempio nelle comunità protette – sono state affidate agli educatori professionali e tolte agli psicologi.

Perché? Siamo troppo specializzati? Siamo “sprecati” per ridurci a fare la spesa o preparare la cena con i pazienti? Vi sono conflitti tra corsi di laurea per difendere posti di lavoro? C’entrano questioni economiche (gli psicologi costano più di altre figure)? Gli psicologi non sono preparati per tali funzioni? Tutte domande aperte.

La proposta di delibera ha un’intenzione certamente lodevole, e cioè, quella di mettere ordine in un campo fino ad ora è stato connotato da anarchia (es il servizio di report di qualche anno fa proprio sulla residenzialità psichiatrica in Piemonte) ma, ed è questo il problema, rischia di ingessare progetti che per natura nascono e si modificano intorno ai bisogni dei pazienti oltre al fatto che dividendo le figure in “assistenziali” e “sanitarie” spingono fuori gli psicologi.

Tali alloggi stanno iniziando il percorso verso l’accreditamento e questo dà garanzie di qualità: in questo senso è importante che venga fatto qualcosa subito; dopo l’accreditamento tutto verrà “blindato”.

Già qualche anno fa, all’interno delle comunità protette psichiatriche, il ruolo di educatore (prima svolto anche da psicologi come titolo equipollente), è stato normato a favore degli educatori professionali, ma con un paradosso: non c’erano sufficienti educatori professionali per soddisfare la richiesta. Nel tempo tuttavia molti psicologi si sono così “spostati” nei gruppi appartamento o sul territorio in quanto la normativa attualmente in vigore (dcr 357 del 1997) non dà indicazioni sulle figure professionali impiegate.

Di fatto noi psicologi stiamo o forse abbiamo già perso un’altra opportunità di lavoro. Si badi bene, di questa proposta di delibera, è da almeno 2 anni che se ne parla e, questo aspetto, favorisce l’impressione, o forse la certezza, di non essere stati tutelati e protetti (e anche informati) mentre si stavano compiendo tali scelte; senza accuse ma di nuovo alcune domande:

– chi doveva rappresentarci ha provato a farlo?

– come mai solo adesso si sta muovendo il nostro Ordine, cercando informazioni qua e la?

– è sempre responsabilità della vecchia maggioranza, o degli attuali consiglieri, visto che da 4 anni, è loro la delega alla psicologi sanitaria presso la regione Piemonte  (Simonetto e Tiranti nello specifico)?

– potevano (dovevano) informarci?

– e ancora: le percentuali riportate nella proposta di delibera come sono state costruite?

– vi è ancora la possibilità di contrattare?

Molte domande insomma, forse troppe, certamente scomode. Tu, cara/o collega, cosa ne pensi?