Lo strano caso dell’agenda dell’Ordine degli Psicologi

Quanto gli psicologi sono legati alla tradizionale agenda cartacea fornita dall’Ordine? Leggendo le conversazioni online, sembrerebbe molto.

In svariati gruppi se ne discute animatamente, tanto che se potessimo analizzare la ricorrenza del termine “agenda” nei mesi di Dicembre e Gennaio, forse scopriremo che è la parola più gettonata: di che colore è, è grande o piccola, quando arriva, non è arrivata, è uno scandalo…
Dichiaro subito di non esserne una fan perché, tra pc e smartphone, non ne sento l’esigenza. Come me, credo anche molti colleghi tecnologici, mentre ne conosco altri che preferiscono acquistare agende più blasonate, o di dimensioni ridotte, comunque corrispondenti al proprio gusto.

Sembrerebbe però che il mio campione di riferimento non sia significativo perché, da quando faccio parte del Consiglio dell’Ordine del Veneto, ho scoperto quanta importanza rivesta l’agenda per la categoria, tant’è che la scelta del colore, del nastrino da abbinare, del formato delle pagine, viene affrontata con attenzione, specialmente dalla componente femminile dell’Ordine. Se notate, la versione di quest’anno ha la busta in crystal, la cui mancanza nell’edizione precedente era stata segnalata come una pecca. Spero quindi che l’abbinamento grigio e turchese, con la bustina trasparente, abbia mediamente soddisfatto gli estimatori dell’agenda. Per chi invece non l’avesse ancora ricevuta, chiedo venia a nome mio e, sicuramente, anche di tutto il Consiglio.

Da questo casus belli però scaturisce una riflessione più profonda che riguarda lo sviluppo della professione, il futuro della deontologia, la demografia della categoria, la politica economica delle libere professioni, tutti temi fondamentali per cui però non c’è lo stesso interesse.

Mi chiedo allora:

1) cosa rappresenta l’agenda per gli psicologi?

2) di tutto quello che un Ordine fa e può fare, l’attivazione degli iscritti scatta per l’agenda?

agenda

Feticcio professionale. Rispetto al primo punto, un collega che stimo molto la definisce “feticcio professionale”. Ipotizza che l’agenda rappresenti l’unico oggetto “concreto” in una professione fatta per definizione di astrazione, in cui non vi è nulla di materiale o di visibile; un oggetto in grado di rendere fisica un’identità simbolica, sentita sempre come troppo fragile ed evanescente.

Il Complesso della Smemoranda. Oppure (sempre per il collega di cui sopra) potremmo trovarci di fronte al “Complesso della Smemoranda”: come la mitica “Smemo” fondava di fatto un’identità sociale, prima ancora che essere un insieme di fogli di carta per segnare i compiti, l’Agenda dell’Ordine diventa la Smemoranda dei giovani professionisti, la ricerca di uno status. È però bizzarro che siano proprio i “professionisti del simbolico” a farsi catturare da una seduzione così elusiva. Abbiamo davvero bisogno di una legittimazione cartacea verso il mondo esterno, che appoggiata sulla scrivania ci renda più sicuri del nostro ruolo?

E qui mi aggancio al secondo punto: se l’agenda del 2016 arriva a Febbraio, l’iscritto ha tutto il diritto di lamentarsi con il proprio Ordine, ma l’appartenenza a una comunità professionale non dovrebbe essere sentita solo per un’agenda e solo una volta all’anno.

La consapevolezza professionale è data dalla conoscenza di tutti gli aspetti che riguardano la professione, da quelli normativi a quelli deontologici. È data anche dal confronto con i colleghi, dalla condivisione di esperienze positive e fallimenti, dalla partecipazione attiva e informata alle iniziative e alle scelte politiche del proprio ordine. Perché si parla solo o così tanto dell’agenda? Ben venga la critica costruttiva, ma anche su altri temi!

Mi auspico che si possa superare il distacco che nasce dalla sfiducia, dall’abituazione, dall’indolenza che pervade la maggior parte della popolazione italiana quando si parla di istituzioni, enti pubblici, amministrazioni, per diventare attivi 12 mesi all’anno. Mi auguro in futuro di leggere e sentire altrettanta partecipazione anche per i temi di politica professionale, che incidono di più sul nostro lavoro di quanto non possa fare un’agenda con il logo.

Mettiamoci alla prova subito, con un piccolo sondaggio.

Per quanto il Tesoriere di OPV, e probabilmente anche i Tesorieri degli altri Ordini, selezioni con attenzione le offerte migliori, l’agenda e la sua spedizione rappresentano comunque una spesa cospicua. Se il prossimo anno il vostro Ordine non mandasse a casa nessuna agenda, ma destinasse le stesse risorse al marketing professionale, all’accesso a risorse scientifiche, alla formazione gratuita sui nuovi settori professionali, sareste d’accordo?

L’opinione mia e del collega che ha ispirato l’articolo è facilmente intuibile…