
Ippocrate e Galeno: la psicoterapia dei medici e la latitanza degli psicologi
11 Novembre 2005
Ricerca come motore di sviluppo
15 Novembre 2005Ad oggi abbiamo circa 50.000 iscritti all’Albo, ed altrettanti studenti di Psicologia in formazione. Nel 2015, calcolando il pensionamento progressivo, ma aggiungendo i nuovi studenti che entreranno nel contesto formativo nei prossimi 3 o 4 anni, avremo oltre 100.000 psicologi operanti sul territorio. Una cifra superiore al quadruplo di quella che c’era solo a metà degli anni ’90.
Il problema non è tanto di “inventarsi nuove nicchie”, o di “proporre servizi innovativi”. E’ un problema di “macroeconomia”: esiste veramente una base di mercato (“domanda”) che possa soddisfare “un’offerta” che si è letteralmente, confusivamente, quadruplicata in pochi anni ?
Il CNOP, o qualche Ordine Regionale previdente, ha pensato che è improrogabile basare le scelte strutturali di politica professionale nel medio-lungo termine su una analisi accurata ed approfondita del mercato del lavoro degli psicologi nei prossimi venti o trent’anni?
Un’indagine seria e necessaria per capire come progettare uno “sviluppo sostenibile” senza affidarsi solo ad intuizioni personali o stime a breve termine….
Come AltraPsicologia riteniamo che l’Ordine debba fare pressione sull’Università al fine di:
- impedire, o limitare fortemente, il numero di nuovi corsi di laurea in Psicologia;
- arginare il numero di matricole che ogni anno si iscrivono a facoltà di Psicologia. Il numero chiuso è impopolare e per certi aspetti anche poco democratico. Riteniamo invece che l’Ordine debba condurre serie campagne di informazione presso le aspiranti matricole in cui si spieghi loro che si iscrivono a loro rischio e pericolo, fornendo un quadro realistico ed aggiornato delle prospettive occupazionali che li attendono. Non come oggi in cui Presidi di facoltà propagandano che la laurea in Psicologia darebbe lavoro quasi certo …
- selezionare sugli standard di qualità: dalla facoltà di Psicologia escono un sacco di ignoranti e spesso i danni maggiori alla categoria ce li combinano proprio i colleghi, la riforma universitaria ed i crediti hanno poi definitivamente mandato a picco l’aspetto qualitativo. È necessario formare adeguatamente gli studenti, inserire la pratica e l’esperienza internamente al momento teorico. Ed anche il corpo docente dovrebbe essere rivisto perché anche lì c’è gente che con la qualità, la crescita professionale, la Psicologia non ha nulla a che vedere;
- è inoltre necessario continuare ed accentuare l’opera di informazione e consapevolezza rispetto alla scelta professionale, con attività esperienziali che portiano i giovani colleghi ad avere contatto diretto con psicologi e Psicologia, ad entrare in contesti di lavoro reali, a confrontarsi sulle rappresentazioni della professione psicologica;
- bisognerebbe sin dall’Università potenziare la formazione sulle competenze trasversali, quelle utili poi a muoversi in un mercato del lavoro agguerrito e competitivo. Spesso incontriamo neo-laureati che dopo decine d’esami ed una tesi, non conoscono la struttura di un progetto o non sanno scrivere un curriculum presentabile;
- il tirocinio pre e post lauream andrebbe maggiormente tutelato e valorizzato, ed i colleghi che offrono il loro tempo e le loro energie per fare tutoraggio andrebbero in qualche modo retribuiti. L’Università dovrebbe aumentare il numero di strutture per inserire tirocinanti, così come monitorarne poi l’aderenza a quanto previsto dal progetto formativo: basta fotocopie come tirocinio!
- sostenere iniziative di tipo sindacale per lottare contro lo sfruttamento di tirocinanti e volontari. La grande mole di lavoro svolta dai giovani non è minimamente compensata da assunzioni o collaborazioni;
- le Università potrebbero inoltre potenziare i servizi che offrono all’esterno (servizi di consulenza in campo clinico, nell’orientamento, nella formazione, in campo organizzativo, ecc…) in modo da inserire un maggior numero di psicologi;
- per quanto riguarda la ricerca, si tratterebbe di svolgere ricerche con ricercatori sia universitari che esterni e su temi di reale interesse professionale, possibilmente con una ricaduta diretta, privilegiando la ricerca psicosociale e la ricerca intervento.
