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Il cosiddetto Piano Colao, ossia il piano elaborato dai tecnici nominati dal Governo per elaborare una serie di proposte in materia economica e sociale, apre alcune prospettive di sviluppo interessanti anche per la psicologia e gli psicologi.

I PUNTI DI INTERESSE PER GLI PSICOLOGI. Il programma è diviso in schede di lavoro su 6 macro ambiti: 1) Imprese e lavoro; 2) Infrastrutture e ambiente; 3) Turismo, cultura e arte; 4) Pubblica Amministrazione; 5) Istruzione, ricerca e competenze; 6) Individui e famiglia

I punti di interesse per la nostra professione si trovano soprattutto nel punto 5 e 6, e riguardano l’orientamento al lavoro, il welfare di prossimità, il supporto psicologico, le persone con disabilità, gli investimenti necessari nel servizio sanitario.

Per ciascuno di questi temi si prospettano azioni da implementare nell’immediato o sul medio-lungo termine.

Clicca sul titolo per leggere la sintesi delle azioni previste

ORIENTAMENTO GIOVANI (Punto 81): Lo sviluppo del capitale psicologico.

Le azioni previste sono finalizzate a sostenere percorsi di orientamento e sviluppo della carriera quanto più possibile coerenti con il mercato del lavoro e con le potenzialità individuali. In questi percorsi la professionalità degli psicologi è riconosciuta come chiave sia negli interventi nelle scuole a tutti i livelli di istruzione, sia nella co-costruzione di buone visioni per il futuro. Si tratterebbe di psicologi con una formazione ad hoc – che nel documento non è specificata – ma si può immaginare riguardi la capacità di gestire piccoli e grandi gruppi e la capacità di sviluppo di life e soft skills.

PRESIDI DI WELFARE E PROSSIMITA' (Punto 88): Lo sviluppo del capitale sociale.

Si auspica una riforma del Sistema di Welfare che superi la Legge 328/2000 e si concentri non solo sulle situazioni di già conclamata fragilità, ma riesca a intervenire sulle situazioni critiche che caratterizzano la quotidianità (genitorialità, invecchiamento, malattia, conflitto, ecc) attraverso una serie di servizi che integrino pubblico servizio e privato sociale del Terzo Settore, con il coinvolgimento dell’ANCI, dei Ministeri del Lavoro e della Salute, del Forum del Terzo Settore e degli Ordini professionali. Anche in questo caso gli psicologi potrebbero ricoprire un ruolo chiave, tanto negli interventi nei contesti fragili, quanto nella prevenzione e nel sostegno alle situazioni transitorie di difficoltà.

SUPPORTO PSICOLOGICO ALLE FAMIGLIE (Punto 89): Intervenire sul disagio post-Covid19

È sottolineata l’urgenza di un intervento rapido e preventivo sulla popolazione nel post-lockdown. In particolare si individuano 4 tipologie di popolazione particolarmente esposte al rischio di sindromi depressive e rischi socio-sanitari: a) chi ha perso un congiunto b) chi ha perso il lavoro c) ex pazienti covid d) vittime di violenza di genere. Riconosciuta la difficoltà di risposta compiuta da parte del SSN, la proposta è quella di creare un sistema complementare di supporto. In particolare si immagina un sistema per cui, una volta che viene attestata dai servizi del SSN la presenza di una delle quattro condizioni di cui sopra, verificata l’eventuale impossibilità di fissare un appuntamento entro 15 giorni, il cittadino potrà usufruire di un voucher per 4 colloqui, dal valore compreso tra i 40 e i 70 euro per ciascun colloquio, con cui potrà rivolgersi a uno psicologo-psicoterapeuta che abbia aderito ad una specifica manifestazione di interesse. Si tratterebbe di un intervento da implementare nel breve e da concludersi entro Dicembre 2021 a fronte di un investimento di 2,5-5 milioni di euro.

SERVIZI TERRITORIALI SOCIOSANITARI (punto 92): Investire nei servizi territoriali di Salute Mentale

Letto con gli occhi dello psicologo, è una banale constatazione: negli anni i finanziamenti ai servizi di Salute Mentale sono stati tra i più falcidiati. Occorre reinvestire, orientando gli interventi verso una sempre maggiore personalizzazione, superando le strutture residenziali. Suggerisce il reclutamento di nuovo personale e un piano di formazione e qualificazione delle attività secondo criteri evidence-based.

POLITICHE DEL LAVORO PER PERSONE CON DISABILITA' (Punto 93): Proteggere le persone più fragili

Le persone affette da disabilità (fisica o psichica) sono particolarmente esposte al pericolo di perdere il lavoro, la proposta è non solo di rinforzare le tutele normative, ma di implementare vere e proprie politiche attive per il lavoro. In particolare si individua, per le persone con disabilità intellettive e relazionali o psico-sociali, la necessità di usufruire di un’azione di tutoraggio. Non si parla esplicitamente di psicologi, ma si può immaginare che questo tutoraggio non sia solo tecnico e finalizzato ai nuovi strumenti da utilizzare, ma anche di gestione emotiva e comportamentale di situazioni nuove, rispetto alle quali gli psicologi e i dottori in tecniche psicologiche potrebbero svolgere un ruolo chiave.

SOSTEGNO ALL'OCCUPAZIONE FEMMINILE (Punto 95): Sostenere il lavoro delle donne e migliorare i servizi per la famiglia

Le donne lavoratrici in Italia sono già particolarmente esposte alla perdita del lavoro, a causa dalle scarsità di servizi a sostegno delle famiglie. La situazione rischia di degenerare ulteriormente in questa fase critica. Il piano propone una serie di riforme sulla maternità e sui congedi parentali, ma individua anche la necessità di realizzare percorsi di formazione ed empowerment per donne con diverse esigenze, nei quali gli psicologi e le psicologhe potrebbero svolgere un ruolo fondamentale. E’ poi presente un esplicito invito a potenziare l’occupazione nei settori dell’assistenza sociale e della sanità, settori ad alta intensità femminile, per allinearci ai servizi dei Paesi europei più avanzati.

INTERVENTI PER LE DONNE VITTIME DI VIOLENZA (Punto 98): Promuovere la parità di genere

L’approccio al tema è molto orientato al lavoro e al tema dell’autonomia economica, che è ritenuto il principale vincolo che ferma le donne dall’uscire rapidamente dai contesti di violenza. Pertanto gli interventi immaginati riguardano principalmente l’introduzione di un “Contributo di Libertà” di tipo economico, gli incentivi per le assunzioni di donne inserite nei percorsi di accoglienza e protezione nei CAV. Non si parla esplicitamente di interventi psicologici, se non in un richiamo nelle premesse di contesto alla Convenzione di Instanbul, ma si può immaginare un ruolo degli psicologi non solo nel sostegno psicologico diretto all’interno dei CAV, ma anche nella ridefinizione degli assetti culturali e organizzativi all’interno delle aziende.

GLI ELEMENTI DI INTERESSE. Per la prima volta, in maniera esplicita e in alcuni tratti già chiaramente declinata dal punto di vista operativo, si riconosce la necessità, anche urgente, di ritagliare un sempre maggiore spazio per la psicologia e gli psicologi.

Tutte le maggiori istituzioni mondiali, dall’ONU all’OMS, stanno da settimane pubblicando rapporti che disegnano le dimensioni di un’altra “pandemia” che colpirà la popolazione mondiale nei prossimi mesi. Una pandemia che si caratterizzerà per sintomi ansiosi e depressivi, per disagi emotivi e relazionali, che affliggeranno tanto gli individui quanto i sistemi di convivenza in cui si troveranno ad interagire.

Da anni, da ben prima dell’emergenza COVID-19, si raccolgono evidenze di come l’intervento psicologico non sia una spesa, ma un investimento in grado di determinare risparmio per la collettività. L’azione di ENPAP in questi anni, con la raccolta e la pubblicazione dei progetti nel volume Investire in Psicologia del 2017, diventa ancora più meritoria, e mette la nostra comunità professionale e le nostre istituzioni di rappresentanza nella condizione di avere già delle progettualità concrete da proporre per rendere operative le istanze rappresentate in molte parti del Piano Colao attinenti le questioni sanitarie e sociali.

GLI ELEMENTI DI CRITICITA’.  Grande assente di questo documento risulta essere la fetta di popolazione che più di tutte ha subito questa emergenza sulla propria pelle: tutti gli operatori sanitari che hanno operato con turni massacranti all’interno dei reparti COVID-19 e sul territorio. 

Lo sforzo di immaginare un sistema sanitario che integri a supporto della clinica anche personale sanitario di tipo psicologico è quantomeno necessario e richiesto a gran voce proprio dagli stessi medici e infermieri.

Come si legge infatti nell’articolo dei medici dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, pubblicato il 21 marzo 2020 dal NEJM Catalyst Innovations in Care Delivery:

I sistemi sanitari occidentali sono stati costruiti intorno al concetto di patient-centered care (un approccio per cui le decisioni cliniche sono guidate dai bisogni, dalle preferenze e dai valori del paziente, ndt). Ma un’epidemia richiede un cambio di prospettiva verso un approccio community-centered care. Stiamo dolorosamente imparando che c’è bisogno di esperti di salute pubblica ed epidemie. A livello nazionale, regionale e di ogni singolo ospedale ancora non ci si è resi conto della necessità di coinvolgere nei processi decisionali chi abbia le competenze appropriate per contenere i comportamenti epidemiologicamente pericolosi. […]

[…]Questa epidemia non è un fenomeno che riguarda soltanto la terapia intensiva, è una crisi umanitaria e di salute pubblica. Richiede l’intervento di scienziati sociali, epidemiologi, esperti di logistica, psicologi e assistenti sociali. […]

È evidente che una riflessione in questo senso costringerebbe a ripesare interamente all’organizzazione dell’assistenza sanitaria in un’ottica di integrazione delle competenze psicologiche nel processo di presa in carico clinica che, a quel punto, non sarebbe “schiacciata” sul paziente (e spesso relegata alla mera prestazione consulenziale) ma coinvolgerebbe tutta la famiglia e i servizi di cura stessi.

In questa fase la nostra voce non può essere né flebile né limitarsi alle richieste di riconoscimento generalizzato.

L’azione delle nostre principali istituzioni, ENPAP e CNOP, deve orientarsi congiuntamente al fine di generare la dovuta pressione affinché innanzitutto si riconosca il diritto alla salute psichica da parte dei cittadini, proponendo sicuramente soluzioni operative per il breve termine, ma soprattutto stimolando un cambiamento di prospettiva nella gestione del sistema di cura e presa in carico.

Se da un lato, infatti, il Piano Colao intravede per gli psicologi molte strade oltre quelle prettamente sanitarie, valorizzando molto il contributo della nostra professionalità in contesti come la scuola e le agenzie per il lavoro e in generale l’ambito sociale; dall’altra appaiono troppo timide e generalizzate le indicazioni di potenziamento dei servizi di salute mentale e risulta pressoché assente una riflessione sull’integrazione delle competenze psicologiche all’interno del funzionamento (normale e straordinario) dei servizi base di presa in carico medica.

Il rischio è di farsi attrarre dalle opportunità che l’emergenza ci sta ponendo davanti nel qui e ora, anche a fronte di una sensibilità del legislatore che pare diversa e più reattiva rispetto al passato, e tralasciare la fondamentale battaglia di consolidamento del ruolo dello psicologo all’interno del Sistema Sanitario Nazionale.

È solo per mero senso di responsabilità civile e sociale, che in questi mesi la nostra comunità ha messo a disposizione la propria professionalità per la collettività a titolo pressoché gratuito attraverso i canali ministeriali e/o di protezione civile, in un sistema che ha dimostrato, a dispetto della buona volontà, comunque diverse falle nelle tempistiche e nell’organizzazione, aprendo lo spazio anche a tanti interventi confusionari, talvolta avallati anche dalle istituzioni.

La salute è davvero un diritto solo se può essere realmente pubblica e accessibile a tutti i cittadini.

Il rischio di tralasciare questi elementi è che l’Italia si trovi ad essere una repubblica, non più basata sul lavoro, ma sugli “eroi”.

 

AUTRICI: Paola Serio, Ada Moscarella

FONTI:

https://www.quotidiano.net/politica/piano-colao-pdf-1.5200112

https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=85306

https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2020/05/07/coronavirus-oms-allarme-salute-mentale-cresce-il-disagio_2b6f4ea1-e91b-4a94-b1c2-c5e8e73ad4a6.html

https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-gestione-stress-operatori

https://catalyst.nejm.org/doi/full/10.1056/CAT.20.0080