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18 febbraio 1989: il Parlamento  Italiano approva la legge 56/89 che istituisce e disciplina l’ordine degli psicologi in Italia.

Martedì 18 febbraio 2014:
25 anni dopo, cosa è cambiato?
Come si è evoluto il nostro sistema e come si festeggiano i 25 anni della nascita della nostra professione in Campania?


Altrapsicologia, mantenendo fede a quanto promesso prima e durante la campagna elettorale e incuriosita dall’invito, ha partecipato, dal primo pomeriggio, alla giornata di festeggiamenti indetta dal consiglio dell’Ordine degli psicologi Campani.

Il suddetto invito recitava:

OPEN DAY – 18 Febbraio 2014
Festeggiamo i 25 anni dell’Ordine degli Psicologi

 L’Open Day sara’ un giorno per riflettere su quello che insieme in questi venticinque gli psicologi hanno costruito, parlare dei nostri progetti e nutrire i nostri sogni.”

Durante la giornata è stato possibile assistere alla proiezione del film “La psicologia raccontata a mia figlia” in tre orari diversi ( alle 12:00, alle 15:30 e alle 19:00) e discutere di alcune tematiche.

Nonostante un ricco buffet dolce/salato,  è stata registrata una bassa affluenza dei colleghi all’evento, il che non ha consentito la realizzazione di quanto preventivato, cioè la possibilità di confrontarsi su tematiche professionali e interrogare la comunità su progetti e idee per il futuro della professione.

Non pervenuti tutti gli ex consiglieri che per primi hanno assistito e partecipato alla creazione dell’Ordine campano nel lontano 1989.

Pur considerando fondamentale la promozione e lo sviluppo del senso di appartenenza professionale, e necessario lo sviluppo dell’associazionismo, soprattutto nell’attuale contesto politico-economico,  non posso non domandarmi  cosa si sarebbe potuto fare in occasione di tale ricorrenza e /o a partire da essa.

Non è forse vero che la nostra è una professione giovane che necessita ancora di tanto lavoro legato alla promozione e alla tutela? Non è forse vero che 25 anni dall’istituzione dell’Ordine degli psicologi sono relativamente pochi se paragonati alla presenza e al riconoscimento ottenuto  da altre professionalità racchiuse nei propri ordini nel contesto comunitario?

Non è forse vero che è necessario lavorare sul territorio e tra i colleghi affinché vi sia, da un lato la possibilità di toccare con mano la nostra prima fonte di “sostentamento professionale” , cioè le relazioni,  permettendo così alla comunità sociale di sviluppare una nuova concezione della psicologia, e da un altro lato permettere  ai colleghi di ritrovarsi in uno spazio condiviso dove “il vecchio” si incontra con “il nuovo”, rendendo ognuno di noi partecipe alla formazione e alla crescita di un’Istituzione che ha ancora tanto cammino da compiere?

Dal 1989 ad oggi si sono succeduti diversi consigli e dunque numerosi consiglieri che per primi hanno avuto il compito e la fortuna di  creare, ad immagine e somiglianza dello psicologo, un contesto che fosse “la casa degli psicologi” , un organo che ci rendesse non più orfani, che fosse la porta di accesso del cittadino al mondo della psicologia stessa;

Il 18 febbraio 2014 era  il giorno in cui i primi psicologi e i fondatori dell’Ordine avrebbero potuto incontrare gli oltre 5.000 iscritti che, con la loro professionalità e iscrizione, concorrono al mantenimento dell’Istituzione, per condividere e trasferire loro il senso di appartenenza e, soprattutto, il senso del dovere nei confronti dello sviluppo della nostra professione, un senso che deve dimorare in ogni professionista e che permetterà un giorno di proporre nuove leggi elettorali che definiscano e tutelino maggiormente la nostra professione da troppi anni ferma a quella data dell’89.

Dopo il tran tran elettorale, tutto è tornato alla quotidianità, tutti valori e le idee sembrano essersi dissolti nel vuoto, solo l’oblio sembra farla da padrone, eppure soltanto un mese fa veniva chiuso il seggio e venivano nominati i nuovi consiglieri, soltanto poche settimane fa c’è stato l’insediamento del nuovo consiglio.

Nella giornata di ieri, il silenzio dei corridoi dell’ordine lasciava immaginare che il desiderio di  far parte di una grande istituzione, i festeggiamenti e le migliaia di voti espressi non erano altro che segnali di un’individualità che mal si sposa con l’idea di “Ordine” , la cui  nascita doveva servire a sviluppare in ognuno di noi quel senso di appartenenza che avrebbe spinto ogni professionista a lavorare prima per la categoria e poi per se stesso. Ciò che è rimasto di ieri è che non c’è storia né presente e che dunque non ci può essere futuro senza un contributo reale allo sviluppo della nostra giovane professione.

Cosa è accaduto in questi pochi decenni per permettere che l’aridità  imbrigliasse i nostri pensieri e le nostre idee? Cosa realmente ha intenzione di fare la vecchia e la nuova classe politica professionale affinché si ritorni a pensare che la nostra professione ha ancora tutta la vita davanti per poter crescere e svilupparsi nel migliore dei modi?

A tutti noi l’ardua sentenza…