image_pdfimage_print

Il 5 settembre a Napoli si è riunita la commissione deontologica del nostro Ordine Campano per ascoltare una giovane paziente in merito ad un caso di presunta omofobia di una collega.
Questa storia – che sarà usata come pretesto di riflessione – ha inizio però un anno prima.
Procediamo con calma e riportiamo i fatti.

Nell’agosto del 2018 alcune testate giornalistiche Lgbt e non denunciano – dietro segnalazione del Comitato Provinciale Arcigay Napoli Antinoo – il caso di una giovane ragazza che in cerca di sostegno psicologico si rivolge ad una struttura pubblica del Napoletano.
Fin qui nulla da eccepire, se non fosse per la testimonianza della ragazza circa tale incontro:

«…la psicologa, distaccandosi dal mio caso specifico, ha asserito che gli omosessuali sono affetti da uno squilibrio psichico inevitabile, dal momento che l’uomo e la donna sono e restano complementari a prescindere dalle scelte che si effettuano in fatto di partner […] l’omosessualità […] ha affermato che […] è stata depennata dall’elenco delle patologie mentali soltanto per via di pressioni politiche sopravvenute […] L’omosessualità è una moda, ha chiosato alla fine, abbinandovi un “ma non è detto che sia il tuo caso».

Il Comitato Provinciale Arcigay Napoli Antinoo, acquisita la testimonianza, denuncia immediatamente l’accaduto.
La ragazza stessa, il 1 Agosto 2018, con coraggio, scrive all’Ordine degli Psicologi della Campania segnalando il presunto abuso.
Il giorno dopo la Commissione Deontologica le risponde che ha preso visione della segnalazione.
Passa quasi un anno. Un silenzio lungo trecentoquarantasette giorni.

Siamo al 15 Luglio 2019.
Il Comitato Provinciale Arcigay Napoli Antinoo invia una comunicazione alla commissione Deontologica, diffusa anche al pubblico a mezzo comunicato stampa attraverso la quale, in sostanza, chiede una accelerazione del procedimento.

Passano nove giorni è il 24 Luglio. Appare un post nel quale Arcigay Napoli dichiara che nel giorno in cui ricevono rassicurazioni – dalla Commissione Deontologica dell’Ordine – rispetto all’avanzamento delle procedure di accertamento è anche il giorno nel quale la giovane paziente viene, finalmente, convocata dalla commissione. Ecco il post apparso sui social network dell’associazione:

Arriviamo al 5 Settembre, dopo trecentonovantanove giorni la ragazza finalmente viene ascoltata!

La Commissione Deontologica dell’Ordine è troppo lenta, il rischio è lasciar agire cattivi psicologi indisturbati

Questi sono i fatti nudi e crudi.

Veniamo alle considerazioni, almeno due:
– il funzionamento ed i tempi delle procedure della commissione deontologica
– I livelli di formazione e aggiornamento della popolazione degli psicologi sulle questioni LGBT+

Partiamo dal primo punto, muovendo dai fatti riportati.
Non sappiamo, né noi di AltraPsicologia Campania né Arcigay Napoli, come sarebbero andate le cose senza il sollecito dell’associazione che si muove a tutela dei cittadini LGBT.
Ipotizziamo però che quanto accaduto sia la norma, ovvero che la Commissione Deontologica non riesca a portare a termine la fase istruttoria entro un anno.
Questo vuol dire ovviamente che il collega o la collega che commette un illecito deontologico può, indisturbato, continuare a farlo ed arrecare danno ai cittadini ed alle cittadine che si rivolgono a lui/lei, con pesanti ricadute sulla salute del singolo mal capitato oltre che sulla percezione di affidabilità e fiducia generale nei confronti degli psicologi e della psicologia.

Con questa considerazione non abbiamo alcuna intenzione di tralasciare la dovuta attenzione ed approfondimento assolutamente necessario alla buona risoluzione del caso.
Tuttavia, se la fase di istruttoria è quella di prima scrematura, ovvero quella nella quale si definisce se ci siano o meno i termini per avviare un approfondimento oppure archiviare definitivamente il caso allora, probabilmente questa deve essere una fase efficace ed efficiente anche dal punto di vista della tempistica.
Uno dei motivi principali dell’esistenza degli ordini professionali è la tutela dell’utenza ed in un’epoca di incertezze e scarse tutele riteniamo che la Deontologica sia chiamata a dare risposte efficienti anche dal punto di vista della tempistica.
È per questo necessario avviare realmente l’osservatorio nazionale per la deontologia, con il compito di analizzare i casi trattati dagli Ordini regionali e costruire prassi comuni per l’istruttoria e il giudizio deontologico.

Ordine e le Università devono formare gli psicologi anche su tematiche LGBT, per prevenire casi del genere

Passiamo poi al secondo punto. Questo non è il primo nè sarà l‘ultimo caso di omofobia all’interno della nostra categoria professionale.
In questo caso in particolare attendiamo, con fiducia assoluta nell’operato dell’istituzione, gli esiti del caso.
Tuttavia negli anni abbiamo assistito a casi nei quali l’abuso presunto si è poi rivelato reale.
Il susseguirsi di tali eventi riteniamo debba diventare punto a partire dal quale avviare una riflessione intorno al sistema di formazione universitario e post universitario.

L’Ordine degli Psicologi della Campania, ad onor del vero e nonostante il diverso colore politico, ha avviato delle azioni intorno alle questioni LGBT (ricordiamo le linee guida nei confronti dei pazienti LG o nei confronti dei pazienti T) ma questo forse non basta.
Ricordiamo anche il lavoro fatto dal centro di Ateneo Sinapsi nella più ampia popolazione universitaria.

Tuttavia (da quanto ne sappiamo, ma speriamo di sbagliarci) sono ancora assenti in Campania esami universitari nei quali si apprende che l’omosessualità è una variante naturale della sessualità umana, che le terapie riparative sono condotte senza base scientifica ed anzi dannose per la popolazione o nei quali si apprendono le difficoltà della popolazione T o il costrutto di Minority Stress.
Eppure tutto ciò è possibile! Guardiamo ad esempio la buona prassi messa in atto all’Università degli Studi di Torino con l’insegnamento di Psicodinamica dell’Orientamento sessuale.
Basta poco, basta solo la visione di un’ Altra Psicologia attenta alle questioni odierne ed un pizzico di coraggio per iniziare a cambiare le cose e creare un rapporto sinergico tra le l’Ordine Professionale della Campania e le Università Campane.

Gli Ordini potrebbero essere partner attivi e costanti delle Università, sostenendo e supportando una didattica complementare.
Partecipando anche come Parti Sociali e su obiettivi di Terza Missione, su cui si possono creare sinergie vantaggiose sia per il mondo accademico che per il mondo della professione.