
News dal Consiglio della Toscana – Settembre 2021
21 Settembre 2021
Il nostro viaggio verso il futuro
24 Settembre 202150mila euro per finanziare progetti selezionati senza criteri trasparenti e chiari, dove la Presidente Parolin può influenzare il risultato decidendo autonomamente chi seleziona le migliori proposte; proposte che ottengono il finanziamento sulla base di quanti like otterranno. Un concorso a premi con criteri di selezione poco democratici e che danneggiano i giovani colleghi, coordinato dal Tesoriere Valentino Ferro.
Nell’epoca dei like e dei follower anche l’Ordine degli Psicologi della Lombardia si adegua al modus operandi degli influencer. Con il voto favorevole dei 9 consiglieri di maggioranza di Professione Psicologo e l’astensione di AltraPsicologia, viene deliberato il regolamento di un bellissimo concorso a punto: il “Bilancio Partecipato”, anche se di “partecipato” ha poco e nulla.
COME FUNZIONA?
Nelle prossime settimane OPL pubblicizzerà l’apertura del bando: 50 mila euro per finanziare i progetti dei colleghi. Dopo una prima selezione effettuata da una commissione, gli iscritti all’ordine avranno la possibilità di votare liberamente online.
Potrebbe essere uno strumento pratico di democrazia partecipata e diretta, ma di democrazia in questa proposta se ne vede poca, a partire dal regolamento che ha un corpus molto chiaro: favorire chi ha più conoscenze. Se hai più amici e ci sai fare con le “public relation” vinci il bando: come con il televoto di Sanremo. Avete presente quando la Ferragni ha invitato i suoi followers a votare per il marito Fedez?
Più un concorso a punti che un bel progetto democratico e meritocratico.
I 5 progetti più votati riceveranno un finanziamento di massimo 10 mila euro ciascuno.
MANCA TUTTO: TRASPARENZA, CHIAREZZA E MERITOCRAZIA
Dietro ad una bella vetrina ci sono un sacco di osservazioni e mancanze.
1. La commissione che effettua la prima selezione dei progetti sarà composta da persone scelte dalla Presidente e dal Direttore Amministrativo. Questa commissione dovrà scegliere i 10 progetti più interessanti. In un’ottica di democrazia istituzionale ci sembrava naturale affiancare la Presidente in questa composizione. Se la parte politica viene coinvolta in questa fase, riteniamo che vi debbano essere tutte le istanze, maggioranza e minoranza, e non solo una parte.
2. Non esiste un disciplinare. Non viene esplicitato come dovranno essere presentati i progetti. Quali caratteristiche dovranno avere, quali capitoli si dovranno sviluppare necessariamente le tematiche. Quali punteggi saranno assegnati e con quali proporzioni o banalmente quanto dovranno essere lunghi. Se avete risposto ad un bando nella vostra vita professionale, sapete di cosa parlo. Ma qui non c’è nulla, non esiste nulla di tutto ciò. Il senso: presentate i progetti e decidiamo noi, sulla base del nulla, quali sono meritevoli o meno, tanto siamo la maggioranza!
3. Il regolamento del bando prevede un maggior punteggio ai progetti che si presentano con referenze. Ma poi quali referenze? Come vengono valutate? Vale più una referenza di un’università o 10 referenze di associazioni semideserte? Questo sistema non solo non è chiaro, ma ci sembra favorisca chi è già inserito nel mondo del lavoro e ha contatti istituzionali. Il timore che abbiamo è che il un giovane collega neoabilitato senza referenze finisca in fondo alla lista. Pazienza se ha una bella idea! Abbiamo quindi consigliato di eliminare la parte delle referenze o di valutare un sistema di punteggio delle su base proporzionale: maggiori sono gli anni di iscrizione all’albo, minore è il valore delle referenze.
4. Il processo finale di votazione online premia chi è più conosciuto. È un dato di fatto. Accade in tutti concorsi che hanno questo processo, con il rischio concreto che si favoriscano dati soggettivi a svantaggio di una reale meritocrazia. Non è facile trovare soluzioni a questo “inghippo democratico”, ma ad esempio si potrebbe nascondere il nome del proponente portando i colleghi a votare realmente il progetto. I progetti potrebbero comparire nella votazione con una randomizzazione casuale in modo che non siano sempre al medesimo posto. Oppure si potrebbe costruire un punteggio finale proporzionato tra la scelta di una giuria superpartes e il voto online.
UN SILENZIO IMBARAZZANTE
Le nostre osservazioni sono suggerimenti per un esercizio di democrazia reale, con un occhio alla meritocrazia e alla vera oggettività dei processi. Vogliamo presentarci come parte attiva di una politica democratica? Bene, lavoriamo per una reale proposta di Bilancio Partecipato che parte da gruppi di lavoro costituiti dai colleghi, su tematiche specifiche. Creiamo obiettivi comuni e discussi. Partiamo dal basso per arrivare a risultati più alti utili a tutta la categoria professionale della nostra regione..
Ma così non è! Alla nostra maggioranza non interessano queste osservazioni. Per loro il concorso a premi è una bella proposta. Così il finto progetto di Bilancio Partecipato ha il suo “début” senza confronti e aperture: una sola parte politica coinvolta nelle scelte della commissione, nessun criterio di valutazione chiaro e trasparente, le referenze come elemento di valore e il voto della propria rete di conoscenti a farti vincere 10 mila euro.
Come stiamo in Lombardia? La solita noiosa maggioranza che va avanti a colpi di alzata di mano e silenzi imbarazzanti nonostante l’evidente assenza di chiarezza.
Parafrasando Nanni Moretti “consigliere di maggioranza (o di Professione Psicologo) dì qualcosa, reagisci, dì una cosa di sinistra, dì una cosa anche non di sinistra, di civiltà, ma per favore dì qualcosa!”

