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Finalmente la maggioranza ha presentato il proprio programma di lavoro.
Di solito si fa il contrario: prima hai un programma comune e poi ti fai votare come maggioranza per realizzarlo. Ma tant’è, qui è andata diversamente.
Comunque, almeno adesso è pubblico e se ne può discutere.
I CONTENUTI DEL PROGRAMMA
Il programma pare connotato, a prima vista, dalla voglia di coprire tutto lo scibile professionale, come se non si volesse dimenticare nulla.
Il risultato è quello di quando cerchi di ficcare tutto l’armadio nella valigia, con l’idea che ogni cosa ti potrebbe servire: un guazzabuglio.
Il fine vita è mescolato alla cronicità, i comitati bioetici alle cure palliative, lo psicologo di base con le unità di psicologia e con gli psicologi convenzionati, la psicologia ambientale si accoppia con la psicologia dell’emergenza, l’intelligenza artificiale con le piattaforme.
Sotto il capitolo giustizia ci finisce il carcere e l’affidamento dei minori, la psicologia giuridica e l’equo compenso.
La parola ‘diritti’, ficcata a casaccio un po’ dappertutto, finisce per perdersi nel mucchio insieme a tante altre cose importanti.
Basti pensare alla legge 219/2017, che è stata una svolta per il diritto di autonomia nel fine vita, che viene citata solo di striscio per dire che c’è pure lo psicologo, snaturandone completamente il valore.
È onestamente difficile capirci davvero qualcosa, in questo manifesto programmatico.
Alcuni dei temi a me più cari per mestiere o per passione, come la condizione carceraria, il fine vita e i connessi temi bioetici, la tutela o la deontologia, sui quali ho forse un occhio più smaliziato, sono trattati con discreta superficialità, non so se per fretta o per scarsa dimestichezza. Ed è un peccato, perché come psicologi avremmo molto da dire.
Non voglio però che queste mie considerazioni risultino critiche sterili, per cui mi prendo l’impegno di dettagliare in successivi articoli i motivi per cui singoli temi del programma, messi così non sono assolutamente condivisibili.
Il secondo elemento che mi pare caratterizzi il programma è una certa forzata attitudine a ficcare lo psicologo ovunque, come se il fine ultimo fosse piazzare un prodotto.
Ora, io capisco che parliamo del CNOP, che promuovere la professione è il suo compito, ma non così. Questo atteggiamento da piazzisti a mio avviso non paga.
Le professioni hanno successo perché si rendono utili alla società che abitano, non perché si fanno insistentemente auto-promozione.
Come psicologi dovremmo continuare a chiederci quali interessi collettivi possiamo soddisfare, quale valore aggiunto possiamo dare, quale ruolo civico possiamo avere nei contesti in cui lavoriamo. Ed è un lavoro culturale di cui le istituzioni di categoria dovrebbero farsi promotrici.
L’IPOCRISIA DELLE COMMISSIONI E DEI GRUPPI DI LAVORO.
Ogni programma ha bisogno di gambe per essere sviluppato, e di solito queste gambe sono commissioni e gruppi di lavoro.
Così, subito dopo la seduta del 17 maggio, il CNOP ha lanciato una call fra tutti i presidenti degli ordini regionali per indicare i nominativi e i CV degli aspiranti componenti.
Fin qui nulla di strano: una call può servire per selezionare i migliori cervelli della professione e metterli al lavoro sui temi di cui sono esperti.
Il problema è che si tratta di una finta call: i nomi sono stati già decisi dalla maggioranza. Inclusi ed esclusi.
A vedere come sta funzionando la scelta dei componenti, il dubbio che commissioni e gruppi di lavoro stiano venendo usati, ancora una volta, per premiare sodali e sostenitori e fare campagna acquisti attraverso elargizioni e partecipazioni che glorificano il narcisismo e il portafoglio.
Attenzione: non sto dicendo che tutti partecipano alle commissioni e ai gruppi di lavoro per denaro o per narcisismo.
Sto dicendo che questo tipo di dispositivi viene spesso usato per tenere insieme maggioranze fragili attraverso la distribuzione di prebende, e questo non può produrre nulla di buono.
Peraltro, io non contesto che una maggioranza possa decidere di formare su base fiduciaria i componenti degli organismi tecnici di cui si vuole servire: è un’opzione possibile e legittima.
Ciò che non mi piace è l’ipocrisia, è lanciare call apparentemente aperte, quando in realtà tutto è già deciso.
Quindi ecco, mi sento di dire: meno scene e più chiarezza.
LA POSIZIONE DI ALTRAPSICOLOGIA.
In questa fase, Altrapsicologia ha scelto di non partecipare ai lavori delle commissioni e dei gruppi di lavoro.
Non c’è nessuna intenzione ostile in questo, c’è solo la presa d’atto che la maggioranza che attualmente governa il consiglio nazionale si è voluta organizzare da sola, intenzionalmente escludendo tutte le componenti di Altrapsicologia dai ruoli principali.
Il corollario quasi inevitabile è che AP dovrà perseguire i propri obiettivi politici in altro modo, fuori dal CNOP.
Ma i nostri presidenti resteranno in ogni caso aperti al dialogo con tutte e tutti. L’Associazione manterrà però una posizione vigile e, quando servirà, critica.
CONCLUSIONI.
Nelle prossime settimane, il programma di mandato del CNOP verrà commentato pezzo per pezzo: è un tema di interesse pubblico, che prescinde largamente i personalismi dei suoi estensori, e per chi si occupa di politica professionale da vent’anni non è possibile esimersi dal dibattito pubblico e aperto. Speriamo che nessuno si offenda o la prenda sul personale, se azzardiamo un un po’ di sana e democratica critica.

