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Misery non deve morire“Misery non deve morire” è un romanzo di Stephen King da cui è stata tratta una fortunata edizione cinematografica. Misery è un eroina di una serie di romanzi cui l’autore vorrebbe porre termine. Ma una fan, incapace di sopportare la fine di Misery, rapisce l’autore e in una celebre scena lo immobilizza e con una possente mazza gli spezza la caviglia per impedirgli di realizzare il suo proposito e porre termine alla vita letteraria della sua eroina. E’, la storia di Misery che non deve morire, un emblema della difficoltà di cambiare.

Ora, Massimo Recalcati è andato pochi giorni fa alla Leopolda. E ha proposto “da uomo di sinistra” alcune letture psicanalitiche dei vizi di una parte della sinistra italiana: Un grande sintomo della sinistra  massimalista è il conservatorismo, si interpreta l’eredità come una  tutela museale del testo costituzionale”. Ha proposto una posizione politica. Ma anche una realtà vista con le lenti della sua cultura, profondamente psicanalitica.

Le conseguenze sono state notevolissime. La mattina Recalcati si è ritrovato con un problema: più di cento inviti in ogni parte d’Italia, e 1.034 nuove richieste di amicizia su Facebook, che per un lacaniano – di solito gente schiva e generalmente pallida anche d’estate, usa ad una comunicazione esoterica che non è affatto detto venga compresa neppure tra loro – è un evento discretamente destabilizzante.

Molti cittadini avevano sentito per la prima volta parlare uno psicanalista in una manifestazione politica. E a molti è anche piaciuto.

La comunità scientifica però, specie dei più giovani è insorta. Molti gruppi Facebook hanno dovuto fare intervenire i moderatori e in alcuni casi cacciare i più inquieti. Molto volevano cercare Recalcati e spezzargli una caviglia per non farlo tornare mai più alla Leopolda. Mai più uno psicanalista politico.

La prima critica, lo psicologo cortigiano

Molti si sono limitati a registrare l’incontro e hanno provato fastidio. Hanno visto quello che a loro è oggi negato e hanno voluto vivere quello di Recalcati come un atto da cortigiani, pro domo sua, fonte di danno.

Eppure per la prima volta a fianco del presidente del consiglio in carica c’era uno psicologo. La parola di uno psicanalista è sembrata vera, credibile, profonda, nuova e diversa.

E’ un riflesso anche biografico nel caso di Recalcati: è stata solo la sua parola, quella dello psicanalista e dei suoi libri ad accreditare Massimo, che di suo non è affatto figlio d’arte. Recalcati non è stato chiamato da Matteo Renzi per il suo ruolo, in quanto governante, figura burocratica, istituzionale, non per un atto dovuto ma solo per ciò che ha scritto, per la potenza trasformativa intuita nella sua parola.

20161106_leopolda_recalcati_uLa seconda critica, il mito della neutralità e dell’astinenza

Cosa amano e odiano i vecchi? I vecchi amano: giocare a carte fra loro, leggere il giornale borbottando, l’odore stantio e rassicurante della loro casa. E i vecchi odiano: il chiasso dei bambini, i libri che parlano di cose strane, l’aria aperta, le cose che mettono dei dubbi.

Che brutta figura, ma come, uno psicologo che usa le proprie chiavi di lettura della realtà per interpretare il mondo? Alcuni sono arrivati a sostenere l’esigenza che lo psicologo “non prenda posizione”. O che intervenga solo “come cittadino”, cioè non dicendo cose da psicologo: ma come può se la sua lingua è quella, la sua cultura è forgiata da Freud e Lacan, di che deve parlare, di diritto, o di urbanistica?

Ci siamo scontrati con un mito di astinenza sociale o di neutralità politica esteso dal setting clinico all’intera vita dello psicologo in quanto tale. L’immagine dello psicanalista astinente dal mondo, sempre e comunque è spaventosa: è la fantasia perversa dell’analista che non può avere rapporti sessuali. Recalcati legato a un letto con le gambe spezzate come lo scrittore di ‘Misery non deve morire’

Mi domando se sia questa la ragione per cui troppo pochi psicologi prendono pubblicamente posizione su quei temi sociali che pure beneficerebbero di un serio approfondimento psicologico, dal fondamentalismo religioso alla genitorialità omosessuale alla violenza di genere.

Penso invece che lo psicologo si debba immergere fino in fondo nella vita della propria comunità e che la vive, l’ascolta e la respira e che poi proponga, prenda posizione, intervenga, parli, agisca nel mondo, lui che conosce il peggio, gli abissi dell’animo umano.

E poi, diciamoci la verità…

Le nostre istituzioni sono state anche troppo frequentate da presidenti troppo spesso impauriti all’idea di svolgere qualsiasi funzione istituzionale, timorosi come sono di perdere qualche “grande elettore”. Trattano così gli Ordini professionali come bocciofile. Amano organizzare serate, conferenze, feste, incontri, presentazioni di libri.

  • Camminano invece sulle uova se gli parli di formazione in psicoterapia,
  • evitano accuratamente il dialogo con le università sul futuro degli studenti che vengono oggi formati in sovrannumero,
  • non indicano alcuna direzione della professione perché non hanno una visione del futuro.

L’abusivismo prospera e la psicologia langue nella povertà delle parole dei propri rappresentanti, parole che non fanno breccia, che non riescono a convincere.

Mi sembra di ricordare che qualcuno tra coloro che oggi si scagliano contro Recalcati alla Leopolda si chiedeva perché non esista ancora in Italia una legge sulla psicologia scolastica, sul trattamento dei minori autori di reato, sulla psicologia sostenibile.

Ora si può essere di destra o di sinistra, per il sì o per il no e pure per il forse, ma non mi si potrà mai dire che come voce della psicologia quella di Massimo Recalcati non sia infinitamente migliore di quella di chi sta sul proprio scranno grazie a brogli elettorali o creando danni erariali da milioni di euro.

Peccato invidiare uno che ha fondato la propria credibilità solo ed esclusivamente sulla propria parola, che è la parola di uno psicanalista. Cosa diversa dal dire – ovviamente – che sia la parola della psicanalisi.

Peccato però scindere e proiettare.

Peccato sentire il desiderio di immobilizzarlo, di riportarlo nello studio, di spezzargli la caviglia per fare vivere Misery per sempre.

Perché invece, forse oggi siamo di fronte al primo atto di parola che rende la nostra professione credibile di fronte al paese.