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Il Decreto 3270 “in materia di professioni non regolamentate in Ordini o collegi” è passato. Le associazioni di counselor già strillano vittoria ai quattro venti. Molti colleghi psicologi ci scrivono, preoccupati, per sapere cosa accadrà adesso.

Mi sento di dire… tanto rumore per nulla… e ve ne spiego la ragione.

Il decreto 3270 possiamo vederlo, ad oggi, come un potenziale virus che, se non preso sul serio dai nostri Ordini professionali, potrebbe tra qualche anno portare un reale grave danno alla professione di Psicologo, a vantaggio delle esotiche pseudo-professioni tipo counselor, psicopedagogisti, reflector, ecc…

Ad oggi, da un certo punto di vista, potrebbe addirittura rivelarsi utile per ridestare l’attenzione degli Ordini sul tema della TUTELA (tema su cui AltraPsicologia si spende dalla sua nascita!) e compattare tutta la comunità professionale.

Una definizione naif di “professione”

Una necessaria premessa. Il decreto si basa su una definizione eccessivamente sintetica di “professione” come mera “attività economica, anche organizzata, volta alla prestazione di servizi o di opere a favore di terzi“. Una definizione connessa esclusivamente all’attività economica, all’avere un prezzo, in cui tutto e tutti possono rientrare.

E’ evidente che se avessimo definito “professione” come propone Dal Re “attività lavorativa non generica, altamente qualificata, esercitata da soggetti che hanno acquisito una competenza specialistica attraverso un iter formativo e un tirocinio destinato a tale scopo. La professionalità è collegata alla necessità di assicurare la tutela di alcuni beni fondamentali per la vita personale e sociale” ci troveremmo di fronte ad altre tutele e anche ad una maggiore coerenza con l’articolo 33 della nostra Costituzione, che prescrive un esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio professionale, ciò perché si considera il “professionista” un soggetto cui vengono affidati dallo Stato beni di interesse pubblico, come ad esempio la salute dei cittadini.

La criticità del DDL 3270: chi controlla il controllore?

Il decreto 3270 crea un nuovo soggetto giuridico, le “associazioni professionali di natura privatistica“, ed assegna a loro stesse l’onere di verificare l'”indipendenza” della propria disciplina e la “buona fede e affidamento del pubblico” alle cure dei priori associati.

In pratica assegnano all’associazione professionale, che agisce secondo interessi e profitti personali, il compito di dire se è brava o meno, senza prevedere la presenza si un soggetto terzo e super partes (un Organo Garante esterno). Un clamoroso conflitto di interesse, svincolato dalle regole e dalle tutele del sistema pubblico e dalla formazione accademica.

Sintetizza così il presidente nazionale degli Psicologi Giuseppe Palma il principale pericolo di questa legge: “delegare completamente ad associazioni private l’individuazione dei requisiti necessari allo svolgimento di attività che potrebbero non avere alcun carattere professionale autonomo disegnando un sistema interamente autoreferenziale. L’applicazione di questo principio anche nell’ambito della salute significa che lo Stato abdica alla fondamentale funzione di responsabile della salute dei cittadini“.

La vera battaglia adesso si gioca sugli “atti tipici” dello Psicologo!

Fortunatamente la legge contiene già la possibile soluzione a questa deriva visto che esclude dal suo ambito le attività riservate per legge a soggetti iscritti in albi, e tutto ciò che riguarda le professioni sanitarie.

Il decreto 3270 inibisce “l’esercizio delle attività professionali riservate dalla legge a specifiche categorie di soggetti, salvo il caso in cui dimostrino il possesso dei requisiti previsti dalla legge e l’iscrizione al relativo albo professionale” (art. 2, comma 6).

In altre parole dice: “cara associazione professionale di counselor, tu puoi fruire di questo decreto legge a patto che la tua pratica professionale non si accavalli ad altre professioni già esistenti ed ordinate

La vera battaglia si sposta quindi su una più puntuale ed operativa definizione degli “atti tipici” dello Psicologo, e delle “tecniche” che lo psicologo apprende in virtù della formazione accademica e specialistica: colloquio, tests, ecc.

In altre parole c’è da capire se il counselor sia di fatto un nuovo professionista o se invece, nascendo dalla Psicologia, essendo formato da psicologi su tecniche psicologiche, non sia sempre stato perfettamente descritto dalla legge 56 come “uno psicologo” e di questo debba avere la formazione, a tutela della pubblica fede e della salute dei cittadini.

Il testo dell’art. 1 della L.56/89 cita testualmente “La professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito.

Un articolo a maglie larghe che contiene possibili zone d’ombra in cui poter reclamare la nascita di nuove pseudo-professioni… un articolo a maglie larghe su cui – come psicologi – dovremo assolutamente lavorare, pena la cannibalizzazione della nostra professione da parte di queste pseudo-professioni.

I counselor non cantino vittoria, ma gli psicologi che si sveglino dal torpore!

Ad oggi quindi NULLA E’ COMPROMESSO! Detto ciò, gli psicologi debbono ricompattarsi e lavorare sul fronte della tutela e dell’operativizzazione degli atti tipici dello psicologo!f

In questi 23 anni di Ordine Psicologi i nostri governanti non hanno fatto nulla per chiarificare in cosa esattamente consistono gli atti tipici dello psicologo, le tecniche, gli strumenti.

Hanno lasciato fiorire decine e decine di scuole di specializzazione, gestite da psicologi, che – nelle stesse stanze, con gli stessi docenti, sugli stessi programmi didattici – formavano counselor, coach, reflector, psicopedagogisti clinici, ecc…

AUPI, SIPAP, MOPI, Cultura e Professione. Gruppi che nei loro Ordini regionali, in questi 23 anni, non hanno MAI arginato il fiorire di questo lucroso business formativo di quelle scuole a cui, durante le vigilie elettorali, chiedono il supporto per canalizzare i loro bacini di voti!

Come AltraPsicologia dal 2010 siamo al Governo dell’Ordine Psicologi Lombardia ed in pochi anni abbiamo prodotto una Carta Etica per le Scuole di Psicoterapia e vinto una battaglia legale sull’articolo 21 del CD (quello che impedisce agli psicologi di insegnare tecniche psicologiche a non psicologi) che potrà fare giurisprudenza per future situazioni… a patto che AUPI, SIPAP, MOPI, Cultura e Professione si sveglino dal torpore e comincino a tutelare fattivamente la professione!

Siamo felici che il Presidente degli Psicologi Giuseppe Palma nell’ultimo anno, anno e mezzo, si sia concretamente impegnato per fermare il decreto 3270. Come AltraPsicologia siamo pronti, da domani, a sostenere le azioni del nostro Consiglio Nazionale a tutela della professione. Ma non possiamo tacere sul lasso e miope governo di questi 23 anni.

Quali i prossimi passi da fare?

La legge che è passata introduce elementi di tipo anglosassone, liberisti in una società complessa e un pò furbacchiona e ruspante come quella italiana.

Il pericolo dell’autoreferenzialità in tema di salute pubblica è certo presente e preoccupante. Tuttavia letteralmente la legge contiene in sè tutti gli anticorpi necessari a sconfiggere le malattie sociali che potrebbe creare.

Tutto sta alla serietà con cui si valuterà la sovrapposizione delle nuove professioni con le professioni esistenti e ordinate, e la tutela della fede e della pubblica salute.

La figura del “terzo garante” (lo Stato) si rivelerà indispensabile nel regolare il traffico delle associazioni e delle sedicenti professioni, perché questa legge non diventi una gigantesca istigazione a delinquere e dia origine a un’ondata di esercizio abusivo di tutte le professioni possibili senza precedenti.

L’azione congiunta, corale, compatta dell’Ordine Psicologi Nazionale, degli Ordini regionali, dei vari gruppi politico professionali, degli psicologi tutti sarà determinante!

Dovremo riuscire ad elaborare e definire con rigore, scientificità e chiarezza quelle che sono le competenze, le tecniche, gli strumenti e gli atti tipici dello psicologo.

Dovremo farlo nel breve periodo e dovremo poi agire in modo efficace nei luogo istituzionali deputati a decidere se ciò che reclamano queste pseudo-professioni non sia, di fatto, già proprio ed esclusivo della professione di Psicologo!

La verità è una: questa legge apre uno scenario pericoloso per lo Psicologo, ma ci offre anche l’opportunità di attivarci per fare ora quello che non è stato fatto nei 23 anni precedenti.

Come sempre, il futuro è nelle nostre mani!