image_pdfimage_print

Nel mese di Giugno gli psicologi sono stati chiamati a votare la modifica di tre articoli del nostro Codice Deontologico, l’1, il 5, il 21, che riguardano tre aspetti assolutamente non marginali della nostra vita professionale:

a) Con l’art.1 si è ribadito che lo psicologo può operare online, ma che, anche all’interno di un setting così particolare e innovativo, ogni sua azione deve fare riferimento a quanto contenuto del C.D.;

b) Con l’art.5 si è ricevuto l’obbligo di formazione continua secondo quanto sancito dallo Stato con il DPR 137/12 e che riguarda tutte le professioni, non solo la nostra;

c) Con l’art.21 si è cercato di sancire con più forza che formare non psicologi a fare gli psicologi significa, di fatto, avallare e favorire l’abuso professionale;

Cosa è successo, allora, in questi mesi a seguito di tali cambiamenti?

  • Articolo 1: Il CNOP ha pubblicato le raccomandazioni sulle prestazioni online. Un evento atteso da molti, soprattutto dagli psicologi laziali, dove una “bizzarra” normativa dell’Ordine Regionale aveva vietato qualsiasi tipo di intervento su internet;

  • Articolo 5: Se al CNOP possono essere talvolta addebitati tempi biblici, peggio mi sento se devo pensare al Ministero… Da Gennaio infatti si attendono notizie sulla proposta che il Consiglio Nazionale ha presentato sulla formazione continua (Federico Zanon la spiegava QUI) e ancora niente si sa. Ergo: per la formazione continua ogni sanzione è rimandata all’anno prossimo.

  • Articolo 21: finalmente diventa leggibile a tutti (non solo agli iscritti, come era stato ad agosto) il lavoro del gruppo di lavoro “Atti Tipici” sulla Prevenzione e la Promozione.

Le ricadute dell’Art.21 modificato erano quelle che più mi incuriosivano per una serie di fattori inerenti il contenuto ma anche il periodo “particolare” in cui la modifica è stata attuata, ossia a 6 mesi dal rinnovo dei Consigli degli Ordini.

Insomma: campagna elettorale in vista.

Per quanto concerne il contenuto, mi preme rassicurare che nessuno che abbia fatto un corso di formazione a genitori, insegnanti, medici, infermieri, ecc… è stato arrestato, radiato, segnalato…direi che il terrore che i sostenitori del NO alla modifica hanno tentato di suscitare durante il periodo referendario può rientrare… Ero più curiosa, ovviamente, di valutare l’impatto del nuovo articolo sugli istituti che offrono parallelamente corsi di specializzazione in psicoterapia e corsi di formazione in counseling. Da una parte il tema della tutela professionale è molto caro alla generazione di psicologi giovani, dall’altra le scuole di specializzazione sono bacino di voti spesso vicino alla generazione più conservatrice.
Lo stesso irreale silenzio che gli ordini regionali (ad eccezione di Lombardia e Lazio, seppure con modalità molto diverse) hanno avuto durante il periodo referendario, persiste ora che il rinnovo dei consigli è praticamente alle porte.

Eppure in Campania la questione delle scuole di specializzazione che offrono parallelamente specializzazioni in psicoterapia e corsi di formazione in counseling non è affatto marginale. Secondo un censimento del collega Luca Pizzonia (potete leggerlo QUI), quasi la metà degli istituti di specializzazione in Campania propone questo tipo di offerte formative. Una presenza tanto incisiva che per una “svista” tra gli eventi pubblicizzati sulla bacheca del sito del nostro Ordine finì persino una giornata di presentazione di un corso di counseling (QUI la segnalazione di AltraPsicologia nel mese di giugno).

Il tema della tutela della professione è caro ad AltraPsicologia sin dai suoi albori.

Credo debba essere caro a ciascuno di noi. Non per questioni politiche. Non per questioni occupazionali. Non per questioni economiche e nemmeno per questioni meramente corporative.

Il rispetto della deontologia e la vigilanza sull’abuso di professione, su chi lo pratica e su chi lo favorisce, è nostro dovere innanzitutto perché il nostro intervento ha a che fare con il benessere delle persone, che sia per difenderlo o per recuperarlo. Che si utilizzino parole e non bisturi non cambia molto: la nostra professione, con i suoi singoli professionisti e le sue istituzioni, non può più cedere terreno su quest’aspetto!

Il silenzio assordante che si è sentito in questi anni è diventato ora ancora più stridente e colpevole in questi ultimi mesi.

Le istituzioni non possono più far finta di niente.

Il prossimo quadriennio politico sarà decisivo per la nostra professione; non possiamo più permetterci indifferenti vie di mezzo. Serve un radicale cambiamento di rotta e impegno, un cambiamento che ciascuno di noi può agire e sostenere, perché un’altra psicologia è possibile.

Anche in Campania.

Autore: Ada Moscarella

Ada MoscarellaSin da subito, già durante il mio percorso universitario, ho fatto di tutto per fare esperienza diretta in diversi contesti. Questo mi ha aiutato a scegliere con più consapevolezza il mio percorso, che si è concentrato sulla clinica, sulla psicodiagnosi e sulla formazione. 
Negli anni da studente fuorisede all’Aquila ho imparato quanto la condivisione e il lavoro di gruppo siano le principali fonti di speranza e creatività per il professionista. Ho portato questa ferma convinzione anche nella mia vita professionale: sono Tesoriere dell’Associazione Psicologi Campani e Socio Fondatore e VicePresidente dell’Associazione LeGaMi. Gestisco inoltre un blog molto seguito dove racconto la vita dello psicologo libero professionista (#senzacamice). Amo i sistemi, le connessioni: sono costantemente e tenacemente alla ricerca di possibilità. Dalla mia adolescenza un po’ nerd, ho conservato la passione per la matematica, la tecnologia e soprattutto la narrazione. Credo nell’autenticità come base di ogni relazione e nelle relazioni come generatrici di speranza.