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Psicologo e attività clinica hanno sempre formato un binomio indissolubile, sin dai tempi di Freud. Gli psicologi si sono innamorati a tal punto della Clinica da trascurare altri mille ambiti di lavoro. Hanno avuto occhi solo per lei, e finora è stato un matrimonio perfetto.

Di quelli felici, che durano per sempre.

Eppure, ogni lunga storia d’amore vive qualche momento di empasse.

Sei uno psicologo felice, hai studiato 5 anni all’Università, hai fatto un tirocinio, hai superato l’Esame di Stato, ti sei iscritto all’Albo degli Psicologi, magari hai anche studiato altri 4 anni in una scuola di specializzazione, vivi la tua vita tranquillamente, e pensi che niente possa turbare questa serenità…

Ma un giorno ti svegli, e scopri che il grande amore della tua vita ti ha tradito.

Con un counselor.

Un counselor che però nega tutto. Che giura e spergiura di non aver mai visto la Clinica.

«Ma no, ti assicuro, abbiamo solo preso un caffè insieme, non c’è altro… io non c’entro niente con la psicologia! Io mi occupo di relazione d’aiuto, conflitti, relazioni, consapevolezza; ma non ho mai conosciuto questa Clinica di cui parli, te lo giuro!»

Tu, psicologo affranto, ti senti un po’ preso in giro da queste spiegazioni…

E ti senti anche piuttosto stupido.

Come ho fatto a non accorgermene? Perché ho investito tanto in questa relazione? Le ho dato gli anni migliori della mia vita, ho speso migliaia di euro per lei, ho cercato il suo volto nei corsi, nei master, negli anni di volontariato… e sarebbe bastato un caffè!?

Poi ti calmi, ci rifletti, ti guardi intorno, cerchi di capire… e ti ricordi chi è stato a farli conoscere.

Tu.

Sei stato tu.

Quella volta che hai accettato di insegnare a un corso di counseling aperto a insegnanti, educatori, e diplomati in genere. Non ci avevi pensato. In fondo quel corso si teneva a casa di tua madre. Si, proprio quella che ha insegnato a te a fare lo psicologo. Quella che ti diceva che dovevi studiare tanto per prendere la patente, e che dovevi farti la station wagon perché quando ci porti i pazienti dentro devi essere sicuro e affidabile… e adesso insegna ad altri che si può andare in motorino senza casco, con i freni rotti e senza rispettare i segnali stradali, e va bene uguale. È la solita storia del fratello minore, scapestrato e viziato.

E così, ti ritrovi da solo, con una copia di “Introduzione alla psicoanalisi” tra le mani, a cantare Battisti:

«ballavi insieme a me… e ti stringevi a meeeeee… all’improvviso, mi hai chiesto lui chi è… lui chi èèèè… un sorriso, e ho visto la mia fine sul tuo viso… il nostro amor dissolversi nel vento…»

E ora? Che fai? Entri nel primo bar che ti capita e affoghi i tuoi dolori nell’alcool? Tiri freccette contro la laurea appesa al muro? Ma no! Animo! Non tutto è perduto!

Invece di prendertela con chi cerca di portarti via la compagna di una vita, riconquistala! Esci dal tuo studio, parla con la gente, racconta di quanto lunga e appassionata sia la tua storia d’amore con la clinica, aiuta le persone a comprendere con quanta dedizione, ogni giorno, ti dedichi a lei, e quanta preparazione sia necessaria per amarla nel modo giusto!

Insomma, fa come vuoi, ma per l’amor del cielo, non restare solo nel tuo studio a piangerti addosso.

Fai gruppo con i colleghi, facciamo sentire la nostra voce!

Autore: Valentina Bovio

Valentina BovioSono una psicologa in movimento. Fin dai tempi universitari, mi davo da fare per ottenere sempre di più, per me e per gli altri. Facevo infatti parte di un’associazione chiamata “Psicologi in movimento” con cui riuscimmo a ottenere sessioni straordinarie di esami, stimolando la partecipazione di tutti. Questa attitudine al movimento, al guardare avanti, mi accompagna tutt’oggi. Da un lato, non mi ritengo mai “arrivata” e quindi sfrutto al massimo tutte le esperienze e le opportunità che mi si presentano, dall’altro non mi accontento, e cerco sempre di migliorarmi. Ho volutamente fatto tirocini in ambiti diversi, mi occupo di clinica ma anche di risorse umane e formazione, ed ogni esperienza è una nuova fonte di ispirazione.