
ECM: il burocratismo del CNOP
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1 Luglio 2025Nel 2020, in piena pandemia, emergeva in modo prepotente l’esistenza di una classe sociale che fino ad allora era rimasta alla periferia dell’attenzione pubblica: gli studenti delle scuole.
Emergeva rivendicando il benessere psicologico a scuola come diritto.
Il mondo dei grandi, noi adulti, reagimmo allora (come oggi) con il più indulgente paternalismo: scambiammo la rivendicazione di un diritto per una dichiarazione di fragilità.
IL FRAGILISMO DEGLI STUDENTI
Loro ci dicevano: ‘la scuola stessa, e la società che ci state consegnando, è spesso fonte di sofferenza psicologica’. E noi traducevamo: ‘Soffrite perché siete una generazione fragile (non come noi)’.
Da questo scarto di comprensione fra generazioni, temo che anche la psicologia non sia esente.
Dopo aver decretato che gli studenti sono soggetti fragili e bisognosi di cure, il passo successivo è stato relegarli a destinatari di aiuto. Un aiuto deciso, progettato ed erogato da noi.
La mia generazione è a volte capace di una tale inconsapevole arroganza da farmi restare senza parole.
DAL FRAGILISMO AL DENARO.
Fra le varie iniziative avviate allora, sull’onda di questo riscoperta pietas per i fragili giovani studenti, vi furono le prime ondate di finanziamento per gli psicologi scolastici.
Ad ogni scuola fu assegnato un budget di 1.600 euro da spendere in ore-psicologo.
Va riconosciuto al CNOP e all’allora presidente Lazzari di aver ottenuto un risultato importante: per la prima volta lo psicologo veniva riconosciuto come figura strutturale e non più facoltativa nelle scuole.
Da allora i finanziamenti sono stati rinnovati, più o meno.
Da ultimo, anche la legge di bilancio 2024 ha stanziato 10 milioni di euro per il 2025 e 18,5 milioni di euro per il 2026 per l’attivazione dei “presidi territoriali di esperti psicologi a supporto delle istituzioni scolastiche” (una formula prevista dalla vecchia legge 71/2017 sul bullismo).
Per gestire questo stanziamento, poche settimane fa il Ministero dell’Istruzione ha chiesto al CNOP di presentare una proposta operativa per lo psicologo a scuola.
DOVREMMO ESSERE CONTENTI?
Si, forse: ci hanno dato dei soldi, proprio a noi psicologi. E il ministero chiede a noi come utilizzarli.
Come usare questi soldi? Questo resta il grande problema, fin dal 2020: lo Stato stanzia denaro per comprare ore-psicologo a scuola, ma la psicologia scolastica a scuola è ancora un oggetto incognito.
Mi spiego meglio: non è una scienza sconosciuta. È la sua applicazione, oggi, nelle scuole italiane, ad essere molto naive.
Ciò che fanno gli psicologi nelle scuole è spesso lasciato all’iniziativa individuale dei singoli, e mediato dalle aspettative dei dirigenti scolastici, dei genitori, degli insegnanti.
Mancano pratiche comuni, magari fondate su prove di evidenza, che intercettino i reali temi sociali presenti a scuola. E tutto sembra molto appiattito sul paradigma del fragilismo.
I LIMITI DEL FRAGILISMO.
Qual è il problema se lo psicologo viene interpellato solo quale soccorritore di ‘fragili giovani studenti’?
Un primo problema è il suo mancato riconoscimento quale fruitore di un servizio pubblico, quale cittadino che ha il diritto di dire qualcosa del servizio di cui fruisce.
Relegato al ruolo di fragile, lo studente finisce per essere solo colui che deve essere aiutato. Il contesto scuola, quale possibile generatore di insoddisfazione nei fruitori, non viene così mai messo in discussione.
Ma se guardiamo alla psicologia scolastica nel mondo, essa non è mai solo stampella per il disagio degli studenti. È anche, sempre, osservatorio sul sistema e generatrice di sviluppo.
Un ruolo della psicologia scolastica che in Italia è del tutto sconosciuto, eppure dovrebbe essere i principale.
MA SE NON SOCCORRE GLI STUDENTI, DI COSA DOVREBBE OCCUPARSI LA PSICOLOGIA SCOLASTICA IN ITALIA?
C’è solo l’imbarazzo della scelta, e se ci poniamo in ascolto ce lo dicono gli studenti stessi.
Ne cito alcuni: la valorizzazione della varietà multiculturale oggi presente nelle scuole, vero laboratorio sociale dell’Italia che verrà.
E poi l’adeguamento dei metodi di insegnamento, il passaggio dallo studente da contenitore da riempire e poi misurare (è pieno a sufficienza?) a cittadino attivo che si socializza al mondo.
E poi l’abbandono scolastico, superando anche qui il paradigma del disagio e dell’aiuto per andare sul paradigma sistemico, perché solo così si può leggere fenomeni di abbandono che in realtà somigliano più ad una selezione sociale, ad soffitto di cristallo. Perché le scuole secondarie inferiori sono popolate di studenti di ogni nazionalità, mentre nei licei vediamo solo studenti italiani?
E POI, ANCHE, UN PROBLEMA DI SOLDI.
10 milioni di euro divisi per gli 8000 istituti scolastici italiani fa 1.250 euro/scuola. Una cifra perfino inferiore ai 1.600 euro/scuola stanziati nel 2020.
Ci compri 25 ore-psicologo per l’intero anno scolastico, per centinaia di studenti.
A questo il ministero prova a rimediare imponendo al CNOP di proporre un servizio in sola modalità telematica, per “intercettare un numero maggiore di studenti e di istituzioni scolastiche e in modalità più agevole rispetto al presidio fisico”.
Ora, con 25 l’anno puoi pure fare le sedute online di gruppo dallo stadio di San Siro, ma comunque non raggiungerai tutti.
Ma è sbagliato anche il concetto: le modalità di erogazione andrebbero pensate in termini di appropriatezza; laddove non è così, c’è un problema a monte.
LA PSICOLOGIA SCOLASTICA CHE VORREI.
Proverò a sognare un po’.
Vorrei una psicologia scolastica italiana che ragiona sulla scuola come contesto, e che non si presta a trasformare gli studenti in una generazione di fragili bisognosi delle nostre [paternalistiche?] cure.
Vorrei una psicologia scolastica che sviluppa prassi di intervento un minimo omogenee, create da una comunità professionale che si interroga e trova un consenso su ciò che funziona. Anche per poter opporre, alle a volte strane aspettative di DS, insegnanti e genitori, le nostre buone prassi.
Vorrei un CNOP in grado di interloquire con lo Stato e la società (leggi: il ministero) in modo propositivo e attivo, da interlocutore più che da erogatore automatico di prestazioni. Che sappia, anche, dire ‘no, a queste condizioni buttiamo i soldi’.
Voglio troppo, forse.
CONCLUSIONI
Sappiamo già come andrà a finire: il CNOP farà buon viso a cattivo gioco, tirerà in piedi un mezzo protocollo, le nozze coi fichi secchi, per non perdere anche quel poco che viene destinato a qualcosa di psi.
La politica dirà di aver aiutato il fragile giovane studente (bianco, italiano, magari cattolico e comunque rigorosamente presente a scuola il giorno del Ramadan).
E tutti vivranno felici e contenti.
È una posizione pragmatica, lo comprendo.
Ma non posso ignorare le ragioni di chi dice che forse quei soldi non dovremmo accettarli, e che dovremmo dire chiaramente alla politica che senza idee e senza soldi non si va da nessuna parte.

