
Lo psicologo negli ATS: un passaggio strategico per la salute mentale di comunità
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25 Luglio 2025In questi giorni tutti ne parlano: il concorso indetto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per gli Ambiti Territoriali Sociali (ATS), con scadenza il 30 luglio, sta generando un intenso dibattito nella comunità professionale.
Per molti si tratta di una svolta attesa da anni: potrebbe rappresentare un passaggio storico per il riconoscimento della psicologia nei servizi territoriali.
Per altri corriamo il rischio – ancora una volta – di attribuire a un’occasione temporanea un valore strutturale che non ha.
Il concorso, infatti, offre incarichi a tempo determinato di 36 mesi, e al momento non esiste alcuna garanzia sul futuro dei colleghi che vinceranno.
È giusto accogliere con favore questa apertura istituzionale, ma è altrettanto doveroso porsi domande critiche sul suo reale impatto e sulle sue prospettive a lungo termine.
Oltre il lavoro individuale: una funzione politico-professionale
Chi supererà questo concorso non sarà solo chiamato a lavorare con l’utenza, ma si troverà a rappresentare, nei fatti, la nostra professione in contesti istituzionali nuovi.
Il loro operato potrà concretamente influenzare la percezione pubblica del nostro ruolo, modellare prassi, collaborazioni interprofessionali e modalità d’intervento.
In questo senso, la responsabilità che si assume chi partecipa a questo concorso va ben oltre quella consueta del lavoro clinico o psicosociale.
Portare la visione psicologica all’interno degli ATS non significa solo “fare bene il proprio lavoro”, ma costruire, passo dopo passo, uno spazio politico e culturale per la nostra professione, laddove finora non c’è mai stato.
Entusiasmo sì, ma anche consapevolezza
Non si può ignorare che le posizioni offerte siano a tempo determinato per 36 mesi.
Si tratta dunque di una progettualità con un orizzonte temporale limitato, che non garantisce stabilità né continuità.
Non sappiamo quale sarà il destino dei colleghi che vinceranno: saranno valorizzati e integrati nel lungo periodo, oppure lasciati andare una volta concluso l’incarico?
Questa incertezza dovrebbe moderare l’euforia collettiva, non per spegnere l’interesse, ma per promuovere una visione più lucida, responsabile e strategica.
Questa non è solo una “grande occasione di lavoro”, ma una sfida collettiva e politica: ciò che farà ciascun vincitore del concorso inciderà su come verrà percepito il contributo dello psicologo nei sistemi integrati di welfare.
Saranno loro — nel bene o nel male — a stabilire le premesse per un riconoscimento più stabile e strutturale della nostra figura professionale.
Come comunità professionale, abbiamo il dovere di sostenere chi parteciperà, ma anche di riflettere insieme sulla portata di questa occasione.
La conquista di nuovi spazi di lavoro deve sempre andare di pari passo con la costruzione di senso, di etica e di visione condivisa.

