image_pdfimage_print

Quando l’Ordine Nazionale è in Salsa AUPI

Diciamolo in premessa: noi di AltraPsicologia siamo quelli che vedono il bicchiere mezzo vuoto, quelli che in altri contesti verrebbero definiti “anti-italiani” perché magari mettono l’accento piuttosto sulle cose che non vanno invece che su quelle che (dicono) vanno bene, deprimendo magari l’immagine dell’Italia all’estero. Tutti ben sanno, invece, che sono mafie e immoralità pubblica i veri motivi che deprimono l’immagine nazionale all’estero.

Il punto è, però, che se il bicchiere in questione è vuoto o vi sono solo tracce di vino, volerlo definire mezzo pieno non è solo molto ottimistico, ma un peletto allucinatorio.

Ma di cosa stiamo parlando?

Ci riferiamo al lavoro che l’Ordine Nazionale ha commissionato al Gruppo di Lavoro Atti Tipici interno alla professione e coordinato (e voluto) dalla Presidente toscana Sandra Vannoni.

Compito di questo Gruppo di Lavoro nelle encomiabili intenzioni iniziali della promotrice, appunto Vannoni, era di 1) Individuare precisamente quali competenze permettano di esercitare solo allo psicologo certi atti. 2) Definire una strategia politico-professionale al fine di ottenere una riserva di legge per quegli atti che se impropriamente esercitati andrebbero a ledere diritti costituzionalmente riconosciuti del cittadino (vedi proposta iniziale).

Peccato che strada facendo queste buone intenzioni si siano annacquate in salsa AUPI.

L’intenzione in definitiva era di cominciare a operativizzare gli Atti Tipici della nostra professione come da articolo 1 della Legge 56/89 e che sono: la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito.

A definire operativamente gli atti tipici e di conseguenza le riserva professionali degli psicologi devono essere gli psicologi stessi. Noi di AltraPsicologia lo andiamo dicendo dagli albori del nostro movimento: è questo il primo passo verso la costruzione di una professione seria.

Bene allora, si dirà, finalmente l’Ordine Nazionale mette mano nella materia oscura di leggi, regolamenti, definizioni scientifiche, per fare chiarezza e comunicare urbi et orbi le proprie autodeterminazioni potendo altresì dialogare con il livello legislativo e consentire agli utenti dei nostri servizi di distinguere prima o poi il grano dall’oglio.

Eh no! Troppo semplice e troppo bello! Purtroppo non è andata così.

Siamo stati invitati Giovedì 19 Novembre 2009 nella sede dell’ADNKronos nel Palazzo dell’Informazione di Piazza Mastai a Roma dove era presentato il lavoro del Gruppo di Lavoro sugli Atti Tipici. Vediamo come è andata, e stabilite voi stessi come effettivamente è riempito il bicchiere…

Aspetti positivi:

l        Finalmente si comincia a lavorare sugli atti tipici nell’Ordine Nazionale

l        Finalmente si convocano nel gruppo di studio e nei referee personalità competenti come Piero Porcelli, Vittorio Lingiardi, Giuseppe Sartori, ed altri ancora (per la verità accanto a figure istituzionali non quotate scientificamente in veste unicamente “politica”). Si comincia ad attingere dalle competenze della nostra comunità professionale senza consultare solo il Manuale Cencelli, solitamente utilizzato in ambito politico-burocratico.

l        Finalmente un documento finale chiaro e sintetico frutto di un evidente lavoro di elaborazione scientifica di livello.

Aspetti negativi:

l        Il Gruppo di Lavoro Atti Tipici (leggete anche voi al plurale, sì??) in realtà ha lavorato UNICAMENTE su uno solo di essi, cioè la diagnosi. Che fine abbiano fatto la prevenzione, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno non ci è dato di saperlo.

l        L’Ordine Nazionale ha fatto cioè una scelta di campo inequivocabile, che è anche una scelta politica: agli psicologi italiani interessa, nell’AUPI-pensiero, solo la diagnosi. Scelta che allude chiaramente al ruolo sanitario che l’Ordine vuole assegnare alla psicologia italiana. Tutti gli altri, interessati a definire meglio prevenzione, attività di abilitazione-riabilitazione e sostegno… si attaccano.

l        Alla presentazione nella sede dell’ADNKronos erano presenti 28 in tutto (!), compresi gli esperti invitati a parlare. Nessun giornalista, nessun preside di facoltà, nessun rappresentante di altre professioni. C’erano solo presidenti e consiglieri ordinistici e pochissimi Altri, tra cui il sottoscritto. Impatto mediatico e culturale dell’evento: sottozero! Anche questa è palesemente una scelta politica.

Per la verità, notando da subito queste incongruenze, siamo riusciti a formulare le domande opportune e cioè:

  1. se questo lavoro fosse solo quello iniziale visto che l’Articolo 1 recita chiaramente come su detto e se erano previste altre tappe per questo Gruppo di Lavoro che prevedessero analogo approfondimento per gli altri Atti Tipici trascurati: prevenzione, attività di abilitazione-riabilitazione e sostegno.

Ci è stato risposto che il lavoro preliminare su leggi e regolamenti che ha già fatto questo Gruppo di Lavoro potrebbe (forse, chissà, ndr) essere propedeutico per altre tappe e per gli altri atti tipici (di fatto nessun impegno ufficiale a proseguire, considerando anche che questa consiliatura è alla sua scadenza, ndr)

  1. quale uso intendessero fare a livello sociale, o politico o mediatico di questo primo importante documento così partorito.

Ci è stato risposto che questo documento serve soprattutto alla categoria e quindi è ad uso interno.

Cari colleghi che speravate che il nostro Ordine Nazionale pensasse a tutti gli psicologi italiani, macché! Il gran gourmet aupino cucina solo l’ortodossia culinaria sanitaria, proprio come certi ristoranti cinesi occidentalizzati, dove un po’ tutto sa di salsa di soia o salsa agrodolce dove tutti i sapori sono appiattiti ed il cibo stesso è di dubbia provenienza.

Nessun impegno ufficiale a proseguire sulla strada iniziata con questo primo step sulla psicodiagnosi. Nessuna intenzione di dare risalto politico a questo primo movimento identitario.

L’AUPI rimane fedele al patto fondativo della 56/89 che vuole la psicologia posizionata in modo del tutto subordinata ai poteri forti della politica e della sanità.

Ci si domanda allora per quali strani ed innominabili equilibri si da spazio ad un’iniziativa così importante (nata fuori dall’AUPI, dalla presidente toscana Vannoni) per poi di fatto renderla nulla a motivo della sua evidente INCOMPLETEZZA e dello scarsissimo peso politico che se ne da. Ci si domanda anche quali compromessi deve aver dovuto accettare la coordinatrice non-aupina per mandare avanti un Gruppo di Lavoro che non è in agenda-AUPI. Forse lavorare solo sulla diagnosi è stato il compromesso?

Chi si vuole rabbonire? A chi si vuole mandare fumo negli occhi? Ed infine e soprattutto a chi interessa e a chi serve un lavoro monco?

La politica del pesce in barile e la sua inconfondibile puzza la riconosciamo ormai da molti chilometri di distanza.

Nonostante il nostro sconforto vogliamo però augurarci che il prossimo Consiglio Nazionale, a breve nominato a seguito delle imminenti elezioni, si assuma il compito, lasciato inevaso da quello uscente, di portare a termine il percorso appena cominciato, ma con maggiore coraggio (molto maggiore!).

L’augurio è però che cambi lo chef e la gestione di questa cucina un po’ melensa…