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26 Ottobre 2025Ci sono vicende che, più che appartenere alla cronaca amministrativa, sembrano tratte da una Commedia di Plauto: con personaggi che entrano in scena senza sapere cosa accade dietro le quinte, messaggi che si incrociano e decisioni impattanti che nascono da un malinteso misterioso.
È il caso della recente programmazione dei posti e delle borse di studio destinate alle Scuole di Specializzazione pubbliche (Universitarie) in Psicologia; una misura nata con ottime intenzioni, ma precipitata in un paradosso tecnico e istituzionale.
Un parametro nato per tutt’altro scopo
Alla base di tutto, un errore concettuale.
Pare che il Ministero della Salute abbia utilizzato – per determinare il numero delle borse in ogni singola Regione – un parametro chiamato fabbisogno formativo regionale; lo stesso che ogni anno le Regioni trasmettono per stimare il numero di professionisti sanitari necessari al Servizio Sanitario Nazionale.
Un meccanismo che è (notoriamente) pensato solo per figure come infermieri, fisioterapisti, medici o farmacisti ospedalieri: la cui formazione e collocazione nel SSN seguono filiere pubbliche ben definite, e programmazioni nazionali rigide.
Nel caso degli Psicologi il sistema è completamente diverso: oltre il 90% degli psicoterapeuti si forma in scuole private e lavora in contesti privati, estranei alla programmazione regionale e ministeriale, e anche per la formazione di base degli psicologi non esiste un numero chiuso nazionale pubblico.
Questo rende il parametro usato dal Ministero inapplicabile, poiché gli algoritmi usati per stimarlo, non sapendo come trattare la nostra professione, restituiscono spesso valori simbolici, di cortesia o solitamente… zero.
Ciononostante, tali numeri “di cortesia” (nati per uno scopo diverso) sembra che siano stati copiati e incollati a livello ministeriale, all’insaputa di Regioni e Ordini, come base di calcolo per l’assegnazione delle borse nazionali: trasformando così un numero da sempre privo di significato operativo in un dato ufficiale, che ricade su tutta la programmazione nazionale delle Scuole Pubbliche.
Le colonne di Excel
Ma la storia non si ferma qui.
Nella Tabella Ministeriale sono riportati anche i dati forniti dal CNOP al Ministero, come stima dei posti per le cinque tipologie di Scuole di Specializzazione pubbliche esistenti.
Nel passaggio successivo, chi ha predisposto le Tabelle a livello Ministeriale, apparentemente avrebbe sommato e confuso in modo palese questi dati: inventandosi così la distribuzione, per presumibile errore materiale, di 1100 posti per Clinica e 200 posti per tutte le altre quattro scuole messe insieme.
Numeri inesistenti in qualunque fonte, ma che sono finiti scritti da qualcuno nei documenti di programmazione finali arrivati in Conferenza Stato-Regioni.
Un errore da commedia degli errori, dentro un altro errore da commedia degli errori.
Questo produce conseguenze concrete: disparità enormi tra Regioni senza una reale logica formativa, senza rispetto per le Scuole realmente presenti, e senza attenzione alle dimensioni della popolazione regionale (solo 5 posti in tutto in Lazio, ma 130 in Sicilia, 31 in Abruzzo, 0 in Campania…. praticamente, numeri random).
Insomma, tutto questo ha creato incoerenze inesplicabili tra Scuole, e un forte e comprensibile disorientamento nella comunità accademica e professionale, che non è stata coinvolta e neppure informata fino all’ultimo di tutto questo, e che adesso sta cercando di organizzarsi giustamente in merito (anche con la nascita di un Coordinamento nazionale delle Scuole Pubbliche).
L’assenza di una Regia nazionale
Al di là del gravissimo episodio in sé, ciò che questa vicenda rivela è la mancanza di una regia da parte del Consiglio Nazionale.
Né gli Ordini regionali, né le Regioni, né le Direzioni delle Scuole di Specializzazione Universitarie di tutta Italia erano state informate per tempo dell’esistenza di questa Tabella ministeriale.
Mentre si riorganizzavano le rappresentanze nel tavolo tecnico interistituzionale che avrebbe dovuto essere la sede naturale per analizzare questi aspetti (TUOFOR), le decisioni scorrevano altrove, senza il necessario presidio politico apicale di livello nazionale da parte del CNOP.
La lezione (amara) di una commedia plautina
La vicenda delle borse rivela l’urgenza di ripensare il ruolo di coordinamento e regia del CNOP, e della sua effettiva capacità di mantenere un rapporto forte e continuativo con le rappresentanze Universitarie e il mondo delle Scuole Pubbliche.
Urge riconoscere che un sistema complesso come quello psicologico-accademico non può essere gestito per “inerzia procedurale” e tabelle ministeriali che circolano “a nostra insaputa”.
Quando le decisioni si formano per stratificazioni casuali di algoritmi, protocolli e tabelle “a sorpresa”, la psicologia diventa l’anomalia del sistema italiano.
In fondo, Plauto lo avrebbe raccontato meglio di chiunque altro.
Solo che qui, purtroppo, la risata resta amara: perché a pagare il prezzo della confusione non sono i personaggi di una Commedia, ma sono giovani professionisti, intere Università, e una professione complessa che meriterebbe ben altro coordinamento politico.

