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È il capitalismo: quella trama di regole, bisogni, aspettative, scambi e valori che, ci piaccia o no, finisce per incorniciare ogni vissuto umano.
Anche i luoghi di cura sono attraversati dall’economia
I pazienti portano in seduta precarietà, affitti ingestibili, tempi rubati, identità appese al giudizio del capo o dell’algoritmo.
E il terapeuta li ascolta con addosso le stesse pressioni: lo studio da mantenere, i contributi da versare, le tasse, la formazione continua, il rischio d’impresa.
Ogni ora di ascolto e accoglienza è anche un’ora di lavoro, un’ora fatturata.
La cura accade quindi in uno spazio a tratti paradossale: prova a sottrarsi alla logica della prestazione, ma ne è inevitabilmente attraversata.
Il denaro come parte integrante del setting
Il denaro nella relazione terapeutica non è mai neutro: è parte del setting.
Non è solo il “prezzo di una prestazione”, ma un patto che regge la cura.
Il paziente paga non per comprare la vicinanza del terapeuta, ma per rendere possibile uno spazio libero da bisogni reciproci.
Quella transazione crea un confine che tutela entrambi e separa la terapia dall’ambiguità di altri scambi affettivi o relazionali.
Per alcuni pazienti il denaro attiva vissuti di dipendenza, colpa o rabbia; per altri è un investimento su di sé.
Per il terapeuta, è insieme riconoscimento professionale e condizione materiale di lavoro.
Il rischio di mercificazione
Il volume d’affari della psicologia in Italia supera gli 1,7 miliardi l’anno. La domanda cresce, così come il numero di professionisti.
Il “mercato” dei bisogni psicologici è ormai visibile, riconosciuto e appetibile.
E i grandi operatori economici si propongono come intermediari tra paziente e psicologo.
Le piattaforme online: tra opportunità e rischi
La psicoterapia online è un fenomeno globale in espansione.
Negli Stati Uniti il mercato vale già 9-10 miliardi di dollari, con previsioni che lo porteranno a decine di miliardi nei prossimi anni.
In Italia piattaforme come Unobravo e Serenis contano migliaia di professionisti e centinaia di migliaia di pazienti, con fatturati in forte crescita.
Queste realtà hanno abbattuto barriere di accesso e normalizzato la domanda, ma hanno anche ridefinito potere e valore:
- chi decide tariffe, condizioni e tempi?
- chi trattiene i margini economici?
- chi custodisce dati e matching?
- quanto pesa il rischio di ridurre la qualità a un sistema di recensioni?
I rischi sono evidenti: relazioni ridotte a pacchetti promozionali, metriche che premiano la compiacenza più dell’efficacia clinica, dumping professionale spacciato per accessibilità, estrattivismo dei dati, precarizzazione del lavoro.
Uno sguardo collettivo
La psicoterapia non è un servizio come un altro, eppure oggi rischia di essere trattata così.
Ma la cura deve restare innanzitutto un luogo di dignità, non una merce.
Perché se il capitalismo entra in seduta con noi senza chiedere il permesso, non possiamo limitarci a prenderne atto passivamente.
Dobbiamo scegliere come stare in quella stanza.
Non basta adattarsi alle regole del mercato: bisogna metterle in discussione, almeno quando parliamo di salute.
Il benessere psicologico e la psicoterapia sono un bene sociale, non un lusso individuale. Significa costruire un sistema che non scarichi tutto sul singolo terapeuta o sul singolo paziente, ma che preveda condizioni comuni: servizi di base accessibili, regole trasparenti per gli intermediari, protezioni per chi lavora, continuità per chi si cura.
Altrimenti il futuro è già scritto: relazioni trasformate in pacchetti, professionisti sostituibili con un clic, bisogni umani compressi in metriche di retention.
La differenza la può fare solo una scelta collettiva: se la comunità professionale si organizza, se le istituzioni assumono responsabilità, se la società riconosce la salute psicologica come diritto e non come mercato, allora in quella stanza il terzo non sarà più solo il capitalismo.
Ci sarà anche la comunità, con le sue regole, le sue tutele e la possibilità di condividere il peso — invece di lasciarlo sempre sulle spalle di chi cura e di chi chiede aiuto.

